NonnaPaperina » Ingredienti di stagione » Melanzane
Melanzane
Melanzane: perché riportarle al centro della nostra cucina
Le melanzane sono uno di quegli ingredienti che in cucina cambiano volto con poco. Basta una griglia calda, una teglia da forno o una padella ben gestita per ottenere piatti diversi, dalla verdura semplice di tutti i giorni fino alle preparazioni più ricche della domenica.
Mi piacciono perché hanno una polpa generosa, capace di assorbire profumi e condimenti, ma proprio questa dote va trattata con attenzione. Se si usa troppo olio, diventano pesanti; se si cuociono poco, restano spugnose. Il segreto è scegliere bene la varietà e dare alla cottura il tempo giusto.
Consiglio della nonna
Quando preparo le melanzane alla griglia o al forno, le taglio sempre in modo regolare. Fette troppo sottili seccano in fretta, mentre fette troppo alte restano crude al cuore. Una misura media aiuta ad avere polpa morbida e bordo ben cotto.
In una cucina inclusiva le melanzane hanno un posto comodo: sono naturalmente senza glutine, senza lattosio e adatte a piatti vegetariani e vegani. La differenza la fanno gli abbinamenti, le etichette dei prodotti confezionati e il modo in cui vengono cucinate.
Se volete partire da un grande classico, la parmigiana di melanzane resta una delle ricette più amate. Per una versione più agile, invece, potete guardare anche le polpette di melanzane, perfette quando si cerca un’idea pratica da servire come secondo o antipasto.
In breve
Le melanzane sono ortaggi della famiglia delle solanacee, con polpa morbida e sapore pieno dopo la cottura. Sono naturalmente senza glutine, senza lattosio e adatte alla cucina vegetariana e vegana, purché si controllino condimenti e ingredienti aggiunti. In cucina sono utili perché danno corpo a primi piatti, contorni, creme, piatti al forno e ricette estive. Il punto più importante è non trattarle tutte allo stesso modo: varietà, taglio e cottura cambiano davvero il risultato.
Melanzane: proprietà e consigli pratici
Che cosa sono le melanzane e perché si mangiano cotte
La melanzana è il frutto commestibile della pianta Solanum melongena. In cucina la trattiamo come un ortaggio, perché entra nei piatti salati e si abbina bene a olio extravergine, pomodoro, erbe, spezie, cereali e formaggi.
Da cruda non è gradevole: la polpa può risultare amara, asciutta e poco piacevole. La cottura cambia tutto, perché ammorbidisce le fibre, rende il sapore più rotondo e permette ai condimenti di legarsi meglio alla polpa.
Il colore più comune è il viola scuro, ma esistono anche melanzane chiare, striate, tonde, lunghe e piccole. La buccia non è solo una parte estetica: aiuta a mantenere la fetta compatta e porta con sé pigmenti naturali interessanti.
Un errore frequente è pensare che tutte vadano bene per ogni ricetta. In realtà una melanzana lunga rende bene grigliata, una tonda è comoda per la parmigiana, mentre una perlina cuoce in fretta e può essere saltata intera o tagliata a metà.
Se le melanzane vi sembrano sempre troppo unte, non partite dall’olio. Partite dalla cottura. Una padella calda, una griglia ben pronta o il forno già a temperatura aiutano la polpa a cuocere senza bere troppo condimento.
Melanzane e valori nutrizionali
Le melanzane hanno un apporto calorico basso: secondo le tabelle CREA, da crude forniscono circa 23 kcal per 100 g. Sono ricche di acqua, hanno pochi grassi e contengono fibre, potassio e piccole quantità di altri sali minerali.
Questo non significa che il piatto finale sia sempre leggero. La melanzana assorbe facilmente l’olio, quindi una frittura abbondante o una cottura in padella poco controllata possono cambiare molto il profilo della ricetta.
Per questo, quando voglio un risultato più equilibrato, preferisco cuocerle al forno con poco olio già distribuito oppure grigliarle e condirle dopo. In questo modo il sapore resta pieno, ma il condimento non copre la polpa.
Per un approfondimento sui dati nutrizionali potete consultare le tabelle CREA degli alimenti: Approfondisci qui. Per il nome botanico e la famiglia di appartenenza, trovate una scheda generale su Approfondisci qui.
Come scegliere le melanzane al mercato
Una buona melanzana si riconosce al tatto prima ancora che al taglio. Deve essere soda, pesante rispetto alla sua misura e con buccia tesa. Il picciolo dovrebbe apparire fresco, non secco né troppo scuro.
Se la superficie è raggrinzita o cede troppo sotto le dita, la polpa può essere vecchia, piena di semi e meno piacevole in cottura. Una melanzana molto leggera, invece, spesso contiene più aria e rende meno.
La grandezza non è sempre sinonimo di qualità. Quelle molto grandi sono comode per fette ampie, ma possono avere più semi. Quelle piccole sono pratiche per padelle veloci, spiedini vegetali e contorni da servire tiepidi.
Quando devo preparare una teglia, scelgo frutti simili tra loro. La cottura diventa più uniforme e non rischio di avere alcune fette già morbide e altre ancora crude.
Varietà di melanzane: quale usare in cucina
Le melanzane tonde sono adatte alle ricette al forno. Hanno fette ampie, comode da sovrapporre, e una polpa che regge bene sughi e formaggi. Sono perfette per parmigiana, tortini e piatti a strati.
Le melanzane lunghe sono più pratiche per griglia, padella e involtini. Si tagliano in fette strette e regolari, cuociono con facilità e si arrotolano bene quando la polpa è morbida.
Le melanzane striate hanno spesso un gusto più dolce e una polpa piacevole. Sono belle da portare in tavola anche quando il piatto resta semplice, per esempio con una cottura al forno e un filo di olio a crudo.
Le melanzane perline sono sottili, piccole e rapide da cucinare. Sono utili quando si vuole un contorno veloce, magari con pomodorini, basilico o un condimento semplice. Per una crema da bruschette, invece, potete provare anche il pesto di melanzane.
Melanzane, pomodoro e basilico funzionano perché uniscono dolcezza, acidità e profumo fresco. Se volete un piatto senza lattosio, completate con olive, capperi dissalati o mandorle tostate al posto del formaggio.
Melanzane in cucina: metodi di cottura
La griglia è il metodo più asciutto e pulito. Serve calore costante e fette regolari. Dopo la cottura, si possono condire con olio, sale, erbe e un poco di aceto di mele o succo di limone.
Il forno è comodo quando si preparano molte porzioni. Le melanzane tagliate a cubi o a fette cuociono bene a temperatura medio-alta, con poco olio distribuito prima della cottura. Girarle a metà aiuta ad avere un risultato più uniforme.
La padella richiede più attenzione. Se il fondo è freddo, la polpa assorbe subito olio. Meglio scaldare bene la padella, aggiungere poco condimento e muovere le melanzane solo quando iniziano a prendere colore.
La frittura resta una scelta gustosa per alcune ricette, ma va fatta con olio pulito e temperatura corretta. Dopo la cottura, è bene scolare le fette su carta da cucina e salare solo alla fine.
Melanzane senza glutine, lattosio e nichel
Le melanzane sono naturalmente senza glutine e senza lattosio. Il controllo serve quando entrano in ricette con pangrattato, farine, formaggi, salse pronte o prodotti confezionati.
Per una ricetta senza glutine, scegliete pangrattato certificato, farina di riso o mais se serve una panatura. Per una versione senza lattosio, potete usare mozzarella delattosata, formaggi stagionati adatti alla propria tolleranza o alternative vegetali.
Sul nichel bisogna evitare promesse valide per tutti. Le melanzane possono non essere adatte in alcune fasi di dieta a basso nichel, quindi conviene seguire le indicazioni ricevute e valutare anche porzione, frequenza e abbinamenti.
La cucina inclusiva funziona quando resta pratica. Non serve togliere gusto: basta scegliere ingredienti chiari, leggere le etichette e adattare la ricetta al bisogno reale della persona che siede a tavola.
Come conservare le melanzane senza rovinarle
Le melanzane si conservano meglio intere, asciutte e non lavate. L’acqua sulla buccia accelera il deterioramento, quindi è meglio lavarle solo poco prima dell’uso.
In frigorifero possono restare per alcuni giorni nel cassetto delle verdure, meglio se non schiacciate da altri alimenti. Se sono molto fresche, mantengono buccia tesa e polpa soda più a lungo.
Una volta tagliate, scuriscono in fretta. Se dovete prepararle in anticipo, proteggetele con un contenitore chiuso e usatele a breve. Per molte ricette è comunque meglio tagliarle poco prima della cottura.
Le melanzane cotte si conservano in frigorifero per 2 o 3 giorni, chiuse in un contenitore pulito. Quelle grigliate sono ottime anche il giorno dopo, condite con olio, erbe e un pizzico di sale.
Errori comuni con le melanzane
Il primo errore è tagliarle male. Pezzi troppo diversi cuociono in tempi diversi e rendono il piatto disordinato. Per padella e forno, cercate cubi o fette simili.
Il secondo errore è aggiungere olio di continuo. La polpa sembra chiederne sempre, ma spesso basta aspettare. Quando il calore lavora bene, la melanzana si ammorbidisce e rilascia parte della sua umidità.
Il terzo errore è non cuocerle abbastanza. Una melanzana ben cotta deve risultare morbida e cedevole alla forchetta. Se resta elastica e spugnosa, ha bisogno di altro tempo.
Il quarto errore è salare senza motivo. Il riposo con sale può essere utile per alcune preparazioni, ma non serve sempre. Con melanzane fresche e dolci, spesso basta una buona cottura.
Non coprite subito le melanzane in padella se volete un risultato asciutto. Il coperchio crea umidità e può rendere la polpa molle. Usatelo solo se volete una cottura più morbida, simile a uno stufato.
FAQ sulle melanzane
Le melanzane si possono mangiare crude?
No, è meglio consumarle cotte. Da crude hanno gusto amaro, consistenza poco gradevole e risultano più difficili da gestire in cucina. La cottura rende la polpa morbida e il sapore più piacevole.
Le melanzane sono senza glutine?
Sì, le melanzane sono naturalmente senza glutine. Bisogna però controllare gli altri ingredienti della ricetta, come pangrattato, farine, salse pronte o prodotti confezionati.
Le melanzane sono senza lattosio?
Sì, al naturale sono senza lattosio. Il lattosio può entrare nella ricetta tramite mozzarella, formaggi freschi, besciamella o altri latticini, quindi serve scegliere prodotti adatti.
Bisogna sempre mettere le melanzane sotto sale?
No, non sempre. Il sale può aiutare con melanzane molto amare o ricette fritte, ma con frutti freschi e ben scelti spesso non è necessario. Conta molto la qualità della materia prima.
Quali melanzane usare per la parmigiana?
Per la parmigiana sono comode le melanzane tonde o ovali, perché danno fette ampie e regolari. La polpa deve essere soda, così regge meglio sugo, cottura e riposo finale.
Come evitare che le melanzane assorbano troppo olio?
Usate calore già pronto, tagli regolari e poco olio distribuito bene. In padella conviene non aggiungere condimento di continuo; al forno è utile spennellare o mescolare prima della cottura.
Sformatini di melanzane e pomodoro, dei tortini deliziosi
Le varietà più conosciute di melanzane Gli sformatini di melanzane mettono in risalto un...
Il cevapcici e la mia indimenticabile vacanza in Croazia
Il cevapcici: un piatto croato che rimarrà sempre nel mio cuore Dopo un'indimenticabile vacanza a...
Portafoglio di melanzane, un vero regalo dell’orto
Le proprietà benefiche della melanzana Questo portafoglio di melanzane ha come protagonista una...
Pasta con melanzane e tonno per pranzo, un primo gustoso
L’importanza dell’equilibrio organolettico nella pasta con melanzane e tonno Un elemento...
Crema di melanzana e ricotta facile da preparare
Crema di melanzana e ricotta facile da preparare. Negli ultimi anni, il numero di soggetti...
Risotto con melanzane un ottimo primo piatto
Risotto con le melanzane: un piato ideale per pranzo Per un lungo periodo la melanzana non fu...
Quenelle di quinoa, antipasto al forno con ricotta e verdure
Quenelle di quinoa in breve: le quenelle di quinoa sono un antipasto vegetariano cotto al forno,...
Melanzane marinate alla maggiorana, una conserva sfiziosa
Le melanzane si possono utilizzare in moltissime ricette Come già detto, gli ortaggi devono...
Frittata al forno con melanzane: veloce e gustosa
Frittata al forno con melanzane. Detestavo le melanzane e ultimamente le sto rivalutando. La...
Come preparare il risotto peperoni e melanzane
Relax, riviste e nuove idee… Stamani, con i figli impegnati a loro modo, la Roby in giardino con...
Fagottini di melanzane al forno, una ricetta facile e veloce
Quali melanzane utilizzare? Tra i protagonisti di questi fagottini al forno figurano proprio le...
Caviale di melanzane, una ricetta vegan semplice e sfiziosa
Dal caviale di melanzane al vero caviale Il caviale di melanzane che vi presento qui vanta una sua...
Filetto di branzino al forno in crosta di melanzane
Filetto di branzino al forno in crosta di melanzane, un mix perfetto tra pesce e verdure Oggi...
Crocchette di melanzane alla curcuma, un finger food gustoso
Un mix perfetto sotto ogni punto di vista Questa ricetta delle crocchette di melanzane gluten-free...
Involtini di melanzane con pesce spada, dei bocconcini unici
Melanzane e pesce spada, una combinazione che sa di mediterraneo La combinazione che abbiamo...
Parmigiana di melanzane light, un piatto da leccarsi i baffi
Le proprietà benefiche delle melanzane La parmigiana di melanzane light ha come ingrediente...
Spiedini di tacchino al forno con verdure, un secondo facile...
In breve: gli spiedini di tacchino al forno con verdure sono un secondo per 4 persone, con una...
Involtini di branzino, melanzane e pesto di coriandolo
Involtini di branzino, un gustoso secondo gluten free Da quando mi hanno trovato la sensibilità...
I ravioli al cocco, un primo piatto di fine estate
Ravioli al cocco di fine estate, un primo leggero ma saporito I ravioli al cocco di fine estate...
Gnocchi di melanzane alla farina di ceci, un primo diverso
Gnocchi di melanzane alla farina di ceci, un primo alternativo Oggi prepariamo gli gnocchi di...
Melanzane e peperoni con cous cous, una cena con i...
Melanzane e peperoni con cous cous, degli ortaggi ripieni in stile fusion Le melanzane e peperoni...
Seguimi su Instagram
Cucina con gli ingredienti di stagione
Don’t worry be happy
Cosa può fare per voi Nonnapaperina.it
Ho già introdotto il motivo per cui ho intrapreso il progetto di Nonnapaperina.it, ossia condivisione della mia esperienza e la possibilità, per tutti, di fruire di soluzioni a portata di mano per un’alimentazione a prova di intolleranze alimentari. Tanto vale, quindi, parlare un po’ del sito e dare qualche consiglio per “viverlo” al meglio. Ad esempio, per la vita di tutti i giorni, fate riferimento alla sezione “ricette per intolleranti”. Ne trovate a bizzeffe, tutte categorizzate per portata (primi, secondi etc.), momento della giornata (colazione, pranzo, cena), funzione (basi, impasti, creme, salse) e molto altro ancora. Non trascurate, però, anche la sezione sulle festività. Se il principio cardine del progetto è la condivisione, allora la palla passa presto a voi, quindi condividete liberamente le ricette con i vostri cari e con i vostri amici. E quale migliore occasione di una festività, sia essa il Natale, la Pasqua o la Festa della Mamma? Non di rado le ricette hanno un ché di artistico. I piatti porgono il fianco a un concetto “elevato” di cucina, che coinvolge non solo il senso del gusto, ma pone le basi per un'esperienza a tutto tondo. Il tutto a uso e consumo degli intolleranti alimentari, o degli amanti del buon cibo in generale. Il consiglio, comunque, è quello di spaziare. Il sito è basato sul principio dell’ipertesto, ossia ciascuna ricetta ne richiama altre, e molte altre ancora. Lasciatevi trasportare e vi sembrerà realmente di intraprendere un viaggio nella cucina anti-intolleranze alimentari, nella sua versione più “friendly” e divertente! Buona degustazione a tutti! Intolleranze alimentari e allergie si sconfiggono a tavola Quello delle intolleranze alimentari e delle allergie rischia di diventare un problema di ordine sociale se non viene gestito con attenzione. In primis per le dimensioni del fenomeno. Si stima, infatti, che circa il 10% della popolazione soffra di un qualche disturbo legato all’assorbimento di sostanze alimentari e, allo stesso tempo, in grado di generare sintomi più o meno importanti. Sul banco degli imputati vi sono l’intolleranza al lattosio e la celiachia, che sono le patologie in assoluto più diffuse, ma vanno prese in considerazione anche l’allergia e la sensibilità al nichel. Per inciso, la distinzione tra intolleranza e allergia è fondamentale ai fini medici. I sintomi sono infatti diversi per tipologia o per intensità (o per entrambi). A fare il bello è il cattivo tempo è in particolar modo l’allergia, che coinvolge il sistema immunitario e quindi determina una sintomatologia spesso e volentieri sistemica. Le intolleranze alimentari, invece, producono prevalentemente sintomi gastrointestinali. Discorso a parte per la celiachia, che tecnicamente non è un’allergia, ma coinvolge ugualmente il sistema immunitario. La distinzione tra intolleranza e allergia, tuttavia, assume una posizione di secondo piano per quanto concerne gli approcci terapici, o per meglio dire “di gestione”. Al netto di alcune eccezioni, che riguardano i casi di “scarsa tollerabilità”, intolleranze e allergie vanno trattate allo stesso modo, ovvero evitando le sostanze che creano i disturbi. Nella quasi totalità dei casi, infatti, non esiste una terapia risolutiva e quindi la guarigione è un'ipotesi da escludere. Ne è consapevole chi viene raggiunto da una diagnosi di intolleranza o allergia. L’impatto emotivo della diagnosi è molto forte proprio per l’impossibilità di raggiungere una guarigione completa. Sia chiaro, il disorientamento iniziale è fisiologico e giustificato. Tuttavia, deve essere destinato a durare poco, ovvero il tempo necessario a prendere atto della buona notizia riguardante intolleranti e allergici: convivere con questi disturbi si può! E’ possibile quindi convivere con i disturbi alimentari senza rinunciare ai propri piatti preferiti e senza dire addio al proprio stile alimentare.Non surrogati ma scelte alimentari consapevoli
Le intolleranze alimentari e le allergie si combattono non solo con le armi della medicina, ma anche attraverso un cambio di mentalità, che a sua volta coinvolge il modo di intendere la cucina. Il trucco è semplice, basta non guardare agli alimenti anallergici e anti-intolleranze come a dei surrogati degli “alimenti normali”. Gli alimenti per intolleranti sono infatti alimenti dotati di una propria specificità e in grado di offrire molto sul piano organolettico e visivo. Chi soffre di intolleranze alimentari e di allergia non dovrebbe replicare il consumo di latte, pane o altri alimenti, ma dovrebbe valorizzare gli alimenti a cui può attingere in tutta sicurezza. Adottare questo approccio significa innanzitutto svincolarsi dal ruolo del “malato”, focalizzandosi in realtà su altri alimenti. Ad aiutarci in questo senso c’è la natura con le sue molteplici varietà. Gli alimenti che fanno al caso del celiaco, o all’intollerante al lattosio, sono numerosi e spesso buoni e belli da vedere; inoltre sono molto versatili in quanto possono dare inizio a molte ricette davvero sfiziose. Non lo sono solo per chi soffre di queste patologie, ma anche per tutti gli altri. Le implicazioni dal punto di vista sociale sono evidenti. Col mio sito di cucina porto avanti esattamente questa filosofia. Non è solo uno spazio per conoscere ricette, ma anche un vero e proprio manifesto per chi vuole affrontare le intolleranze alimentari con armi meno tediose di quelle esclusivamente sanitarie. In quest’ottica la farina di riso non è un surrogato della farina tradizionale, ma un elemento a parte con cui realizzare ricette deliziose, che si abbinano con una grande varietà di ingredienti. E lo stesso, ovviamente, si può dire delle farine di amaranto, di fonio, di quinoa etc. Un discorso simile può essere fatto anche per l’intolleranza al lattosio. Al netto della possibilità di delattosare il latte, le varianti vegetali godono di una propria dignità gastronomica e porgono il fianco a un interessante approccio creativo in cucina. Tra l’altro, questo cambiamento forzato pone le condizioni per un viaggio attraverso le cucine alternative e gli alimenti più esotici. Ecco che si capovolge la prospettiva: intolleranze e allergia non sono solo una condizione gestibile, ma anche un’occasione di arricchimento.Intolleranze alimentari e socialità, un falso problema
Un altro dei motivi per cui la diagnosi di intolleranza o allergia fa molta paura, gettando nello sconforto chi ne soffre, riguarda le implicazioni per la vita sociale. Chi ha ricevuto una diagnosi da poco è convinto nella maggior parte dei casi che la sua patologia inciderà negativamente sulle occasioni di socialità, sia dal punto di vista psicologico - emotivo che dal punto di vista pratico. Il timore è quello di sentirsi diversi e in qualche modo lontani dai canoni della normalità, questo può portare a disagi anche tra parenti e amici. In realtà sono paure infondate. In primo luogo una condizione patologica non corrisponde a una condizione di “anormalità” (al netto dell’inconsistenza semantica del termine). Secondariamente basta un minimo di organizzazione e di consapevolezza per gestire anche le occasioni di socialità. Anzi, quando queste si svolgono fuori di casa, ossia nei locali adibiti alla ristorazione, la questione è addirittura più semplice. I gestori infatti sono nella maggior parte dei casi preparati ad accogliere clienti con intolleranze e allergie. In ogni caso basta informarsi prima e scegliere di conseguenza. Ma il problema non si pone nemmeno se si mangia a casa di altri, o se si invitano a casa propria delle persone. In primo luogo perché le diagnosi di questo tipo non fanno scalpore in quanto sono ormai molto diffuse. In secondo luogo perché i piatti per chi soffre di intolleranze alimentari sono in realtà buoni per tutti, anche per chi non soffre di alcun disturbo. Al netto di tutto ciò, se si pone attenzione al tema della contaminazione alimentare, cucinare per intolleranti alimentari (o per allergici) è più semplice di quanto si possa immaginare.Mai fare autodiagnosi!
Leggere con attenzione!
Si fa un gran parlare di intolleranze alimentari e di allergie alimentari. Il problema è che spesso se ne parla male, si confondono le acque e si traggono consigli inefficaci.
Per esempio, è comune l’idea secondo cui intolleranza e allergia siano la stessa cosa. Non è così. Certo, di tanto in tanto i sintomi sono sovrapponibili, e una sostanza può essere contemporaneamente causa di intolleranza e allergia, ma si tratta di due disturbi diversi.
L’intolleranza è la reazione negativa all’assunzione con una determinata sostanza. L’allergia, invece, è la reazione negativa al contatto con una determinata sostanza. Tale contatto può essere frutto di un’assunzione vera e propria, ma non è una esclusiva, ossia può avvenire anche solo a livello cutaneo.
L’intolleranza raramente coinvolge il sistema immunitario, mentre coinvolge più frequentemente gli organi dell’apparato digerente. Nella stragrande maggioranza dei casi un individuo è intollerante perché il suo organismo non contiene gli enzimi necessari al metabolismo di una sostanza. E’ il caso dell’enzima lattasi per gli intolleranti al lattosio. Di contro, l’allergia coinvolge sempre il sistema immunitario. Per ragioni spesso genetiche, l’organismo individua in quella specifica sostanza un “nemico”, un corpo estraneo e pericoloso, dunque reagisce in maniera “scomposta”.
Si segnalano differenze anche per quanto concerne l’incidenza. Le percentuali cambiano da popolazione a popolazione, visto e considerato la forte componente genetica di questi disturbi. Tuttavia, secondo stime recenti fino al 4% della popolazione soffre di una qualche forma di allergia alimentare. Le percentuali riguardanti, invece, le intolleranze alimentari sono ancora più elevate. Si parla anche del 20-30%. Il dato è “sporcato” dall’incidenza dell’intolleranza al lattosio, che è incredibilmente diffusa. Le allergie tendono ad esordire nei primi anni di vita, e in alcuni casi spariscono raggiunta l’età adulta. Le intolleranze, invece, compaiono più frequentemente superata l’adolescenza.
Sintomi e sostanze scatenanti
Da quanto appena detto deriva anche l’eterogeneità di sintomi che allergie e intolleranze provocano. I sintomi delle allergie sono sovente sistemici e violenti, e possono includere forte malessere, rush e problemi respiratori. Se l’interazione con la sostanza avviene a livello cutaneo, si possono notare eczemi in corrispondenza della zona di contatto. E’ il caso dell’allergia al nichel. Non mancano, soprattutto in caso di assunzione, problemi gastrointestinali, come dolori, crampi, diarrea e nausea.
I sintomi delle intolleranze sono più circoscritti e sono principalmente gastrointestinali. Ciò si verifica – nella maggior parte dei casi – in quanto l’organismo non riesce ad assimilare la sostanza, dunque produce gas nel tentativo di farlo. Tale abnorme quantità di gas provoca i sintomi che abbiamo appena descritto. Questo è proprio il caso dell’intolleranza al lattosio, infatti il lattosio rimane per lo più integro, anziché scomporsi in glucosio e galattosio, stimolando un accumulo di gas.
Una differenza tra allergie e intolleranze, che spesso viene scambiata per punto in comune, è la classe di sostanze che scatenano le une e le altre. Nel caso delle allergie, la sostanza incriminata è un alimento nel suo complesso. Nel caso delle intolleranze, è spesso una molecola, uno zucchero o una proteina. Le allergie alimentari più comuni riguardano il latte, il miglio, il frumento, le uova e i crostacei. Le intolleranze alimentari più comuni, invece, riguardano il lattosio, il glutine e così via.
Ciò pone in essere conseguenze diversificate sul tenore di vita. In buona sostanza, quello degli allergici risulta molto più compromesso. Dover evitare una sostanza è un conto, dover evitare un alimento è un altro paio di maniche. Giusto per fare un esempio, chi è intollerante al lattosio può comunque bere latte e consumare latticini, purché siano delattosati. Chi è allergico al latte non dispone di questa possibilità.
Come diagnosticare allergie e intolleranze?
La diagnosi delle allergie alimentari è sostanzialmente clinica, dunque è frutto dell’osservazione di reazioni visibili e misurabili empiricamente. Ciò ha determinato la convinzione secondo cui anche il singolo individuo possa giungere a una diagnosi, senza l’aiuto di un esperto. In realtà è un errore madornale. L’autodiagnosi è fallace in quanto per individuare correttamente la malattia è necessario un bagaglio di conoscenze utile ai fini dell’interpretazione dei fenomeni. Inoltre, è anche pericolosa in quanto si rischia di scatenare i sintomi della malattia.
E’ vero che la diagnosi passa per prove ed errori, ma queste devono susseguirsi in una prospettiva di riduzione dei rischi propria della professione medica. Dunque, sì all’eliminazione dalla dieta di questo o quell’elemento, per capire se è proprio lui a scatenare i sintomi allergici. Si anche all’aggiunta di dosi ulteriori del sospetto allergene per verificare la reazione dell’organismo, ma secondo tappe e indicazioni ben precise, fornite dallo specialista. Anche l’intolleranza viene diagnostica o più frequentemente “scovata” con l’aggiunta o la sottrazione di elementi specifici dalla dieta. Il primo scopo è comunque escludere l’allergia, cosa tra l’altro abbastanza semplice vista la diversità di sintomi.
In alcuni casi sono a disposizione alcuni test che garantiscono una diagnosi. E’ il caso del breath test per le intolleranze al lattosio. Il paziente viene invitato a consumare del latte, in modo progressivo. Successivamente, soffia in un macchinario che analizza la composizione dell’aria immessa. Se si riscontra una quantità di anidride carbonica esagerata, allora si è in presenza di una intolleranza, infatti l’abbondanza di CO2 è causata proprio dalla cattiva digestione e dal malassorbimento. Se vi è un sospetto caso di celiachia, invece, si possono realizzare degli esami del sangue per rintracciare gli anticorpi specifici, in quanto tale patologia “stimola” comunque il sistema immunitario.
Gli esami strumentali nello specifico
Vale la pena approfondire la questione degli esami strumentali. Molti, infatti, pensano all’iter diagnostico con un po’ di timore reverenziale, immaginando chissà quale pratica complessa o dolorosa. In realtà è tutto molto semplice, e nemmeno troppo scomodo. Ciò vale soprattutto per il breath test. Sul meccanismo di azione ho già accennato qualcosa prima, rimane da affrontare il tema della “preparazione”, che merita particolare attenzione. Infatti, non ci si può presentare al breath test come se nulla fosse, ma occorre seguire delle regole ben precise.
La più importante riguarda il digiuno: esso deve durare per le otto ore precedenti al test. Lo scopo è quello di giungere con lo stomaco e gli intestini “vuoti”, analizzando al meglio l’impatto del lattosio sull’apparato digerente senza interferenze. Stesso discorso per il fumo. Il consumo di tabacco, infatti, può alterare – seppur impercettibilmente – l’attività respiratoria, inducendo all’errore l’esaminatore. E’ bene, poi, consumare cibo leggero in occasione dell’ultimo pasto (almeno otto ore prima del test). A tal proposito, si consiglia riso, carne o pesce, degli alimenti che producono pochi gas intestinali.
Più complessi sono i test per la diagnosi della celiachia, almeno dal punto di vista medico. Per il paziente sono una “passeggiata”, in quanto constano di un semplice prelievo di sangue. Questo viene poi analizzato per verificare la presenza di anticorpi specifici contro il glutine. Gli anticorpi possono essere anti-transglutaminasi (tTG), anti-gliadina (AGA) e anti-endomisio. I risultati, per ovvi motivi, sono difficili da leggere, ma per questo ci sono esperti e specialisti.
Se i risultati non sono chiari, o se la celiachia è a uno stadio precoce, è possibile sottoporsi ad alcuni test genetici. Questi hanno lo scopo di verificare la presenza di componenti genetiche associate alla celiachia. I test genetici sono comunque abbastanza rari, anche perchè costano parecchio.
Comportamenti e terapie
Quando si è in presenza di un’allergia alimentare, l’unica terapia realmente a portata di mano è l’esclusione totale dell’alimento dalla propria dieta. Tuttavia, in alcuni casi ciò non risulta possibile in quanto provoca un grave peggioramento della qualità della vita. Un’evenienza non comune, ma che fa riferimento solo alle situazioni in cui sono presenti contemporaneamente molte allergie.
In questi casi si procede con delle immunoterapie, che prevedono l’esposizione graduale e crescente all’allergene nel tentativo di ripristinare una corretta risposta immunitaria. Nella peggiore delle ipotesi, ovvero quando la sensibilità è estrema si possono assumere farmaci chelanti, che di fatto disintossicano il corpo dalla sostanza incriminata. Per la celiachia vale lo stesso discorso, solo che in questo caso ci si ferma all’eliminazione del glutine. E’ infatti uno sforzo meno gravoso di quanto si pensa, dal momento che esistono molti alimenti che possono sostituire al meglio i cibi full-gluten.
Discorso diverso, invece, per l’intolleranza al lattosio. Nella fattispecie è possibile evitare latte, latticini e formaggi freschi, o puntare sulle varianti delattosate. La rimozione del lattosio è un’operazione banale, che altera solo un po’ il gusto. Il procedimento consiste nell’immissione dell’enzima lattasi nel latte. Tale enzima, che manca negli intolleranti, di fatto “scompone” il lattosio. Il lattosio si trasforma poi in glucosio e galattosio, sostanze digeribili da chiunque.
Lo stile di vita di chi soffre di intolleranze alimentari
Chi soffre di intolleranze alimentari o allergia va incontro a un drastico peggioramento della qualità della vita? Il senso comune suggerisce di sì. Se l’unica terapia possibile, eccettuati i casi speciali (es. immunoterapia) è rinunciare agli alimenti che provocano i sintomi, si fa presto a concludere che questi disturbi privano di uno dei piaceri della vita, ossia mangiare ciò che si vuole. Il ragionamento ha una sua fondatezza, ma corrisponde al vero solo se chi ha ricevuto una diagnosi “si lascia andare” e non reagisce con furbizia di fronte a un problema in effetti piuttosto grave.
La verità è semplice: si può convivere con le intolleranze e con le allergie senza compromettere il proprio rapporto con il cibo. Insomma, si può evitare di scambiare le sofferenze fisiche (sintomi da intolleranze e allergie) con le sofferenze psicologiche. Il segreto sta nel cambiare il proprio approccio all’alimentazione, intraprendendo un percorso di conoscenza degli alimenti. La natura offre tanti alimenti in grado di sostituire quelli che, per una intolleranza o un’allergia sono off limits. Nella stragrande maggioranza dei casi sono buoni, nutrienti e porgono il fianco alla buona cucina.
Per intraprendere questo percorso e portarlo a termine sono necessari alcuni “ingredienti”. In primo luogo è necessario metabolizzare la diagnosi sul piano psicologico. Non è un processo immediato, ma prima o poi tutti se ne fanno una ragione. Secondariamente è necessario sviluppare una forma mentis diversa e più aperta a nuovi sapori, che vanno oltre gli approcci diversi da quello “mediterraneo classico”. E’ un caso, ma buona parte degli alimenti “agibili” provengono da altri contesti, e lo stesso si può dire delle ricette che ne fanno uso.
Infine, è bene sviluppare una vera cultura della condivisione. Coinvolgere il prossimo nel proprio percorso di crescita, o più banalmente condividere i pasti “anti-intolleranze” restituisce una dimensione di normalità e cambia la percezione che i “sani” hanno degli intolleranti e degli allergici.
Alcuni dettagli sull’intolleranza al lattosio e sulla celiachia
Cosa significa, nello specifico, convivere con questi disturbi? Rispondo alla domanda limitando il campo di indagine a quelli più diffusi: l’intolleranza al lattosio e la celiachia. D’altronde, ne so qualcosa, visto che sono affetta da entrambe. Attualmente, dopo aver intrapreso un percorso di conoscenza e di evoluzione del mio rapporto con il cibo, posso dirmi soddisfatta. Per me questi disturbi non sono un problema in quanto ci convivo non solo sul piano psicologico, ma anche come stile di vita, applicando in modo oculato eventuali rinunce.
Per esempio, affronto l’intolleranza al lattosio sostituendo il latte e i suoi derivati con versioni vegetali, come il latte di mandorla, il latte di cocco e il latte di soia. In alternativa, posso tranquillamente consumare prodotti delattosati, che sono buoni come quelli “normali” sebbene un po’ più costosi.
La celiachia mi ha imposto un cambio di marcia pesante, che mi ha portato a scoprire tanti alimenti e a esprimere un livello di creatività in cucina per me inedito (ho sempre amato sperimentare). Sostituiscono la farina di frumento con quella di riso e di mais, come fanno tutti, ma allo stesso tempo consumo – e preparo deliziose ricette – con farine diverse e più esotiche. Qualche esempio? La farina di amaranto, la farina di quinoa, la farina di fonio etc.
Non è uno sforzo, ma piuttosto un piacere. Anche perché nella stragrande maggioranza dei casi aggiungono un tocco di fantasia ai piatti. Senza considerare le loro proprietà nutrizionali, che sono spesso più accentuate rispetto delle farine standard. Non di rado contengono anche molte proteine e sono ricche di sali minerali e di vitamine. Per quanto concerne l’apporto calorico non ci sono grosse differenze, del resto la farina è sempre farina!
Cucina inclusiva: il manifesto di Nonna Paperina
Una tavola senza barriere per ogni ospite
NonnaPaperina.it è lo spazio dove la cucina per intolleranti diventa un linguaggio di pura inclusione alimentare. Credo fermamente che mangiare senza glutine o senza lattosio non debba mai significare sentirsi diversi o esclusi dalla tavola comune. La mia missione è trasformare ogni limite alimentare in una nuova, straordinaria possibilità creativa per tutti i commensali.
In questo sito, utilizzo la mia esperienza personale per abbattere le barriere invisibili create dalle allergie e dalle ipersensibilità. Ogni news, curiosità o pillola di sapere è pensata per offrire una vita normale a chi soffre di celiachia o deve gestire il nichel a tavola o ancora chi è intollerante al lattosio. La bellezza della cucina risiede nella sua capacità di unire le persone intorno a un unico, delizioso piatto condiviso.
La cucina inclusiva di Nonna Paperina non toglie nulla al piacere, ma aggiunge amore a ogni preparazione. Qui troverete soluzioni concrete e consigli della nonna per preparare piatti che nessuno chiamerà mai “speciali”, perché saranno semplicemente buoni. Il mio obiettivo è una tavola dove il gusto non conosce distinzioni e dove ogni ospite si sente accolto con gioia.
Lo sapevi che…

Dieta DASH e pressione alta: mangiare bene con buon senso
Dieta DASH e ipertensione: cosa cambia a tavola Da un paio di mesi convivo con valori della pressione più alti del solito. Ne ho parlato con medici e nutrizionisti e, durante questi confronti, ho sentito nominare più volte la dieta DASH. Non la conoscevo davvero e ho voluto capire meglio di che cosa si trattasse, senza fermarmi al nome inglese o alle spiegazioni troppo veloci. La prima cosa che mi ha colpita è la sua semplicità. La DASH non propone alimenti strani e non elimina intere categorie di cibi. Invita a dare più spazio a verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce,...
Articoli e ricette più lette

Farine senza glutine: quali sono e come usarle in cucina
Vi siete mai soffermati su quanti tipi di farina esistono? In questo articolo vi offro un’ampia...
Rimedi fai-da-te: come essiccare la camomilla
Perché abbiamo scelto la camomilla? L’ingrediente più...
Coste gratinate al forno, un piatto delizioso e salutare
Coste gratinate al forno: una ricetta gustosa con un tocco...
I formaggi senza lattosio adatti agli intolleranti
Il delicato rapporto tra gli intolleranti al lattosio e i...
Verdure senza nichel, scopriamole insieme
Verdure senza nichel: esistono davvero? Scopriamolo...
Ultime ricette, pillole e consigli

Chimichanga ricetta: storia, sapori e ricordi di un...
Chimichanga ricetta: il burrito fritto della cucina...

Pesce spada con melanzane: una ricetta semplice e...
Pesce spada e melanzane: la cena di casa che risolve...

Dieta DASH e pressione alta: mangiare bene con...
Dieta DASH e ipertensione: cosa cambia a tavola Da un paio...

Acqua aromatizzata al frutto della passione, aperitivo con...
Acqua aromatizzata al frutto della passione e...

Celiachia in viaggio: arriva la prima crociera 100%...
Celiachia in viaggio: la novità che cambia il modo di...
Cucinarea per il tuo evento perfetto!
Mai fare autodiagnosi










