Ghiaccioli al tamarindo, una ricetta semplice da fare a casa
Ghiaccioli al tamarindo, dei ghiaccioli fuori dal comune
I ghiaccioli al tamarindo sono un dessert estivo che stupisce per il sapore complesso, che poco ha a che vedere con quello dei ghiaccioli classici (limone, ghiaccioli all’arancia, ghiacciolo alla fragola etc.). Il merito va proprio al tamarindo, un frutto tropicale dalle note ora acidule ora dolcissime.
I ghiaccioli al tamarindo sono perfetti per trovare un po’ di sollievo dalla calura estiva o per concedersi un momento di relax all’insegna della freschezza e del gusto.
Sono molto semplici da preparare, come qualsiasi altro ghiacciolo. Bastano una manciata di ingredienti, un congelatore, degli stecchi e delle formine per ghiaccioli. Si inizia creando un composto di tamarindo, acqua e zucchero (molto simile allo sciroppo ma meno concentrato), poi si versa questo composto nelle formine, si aggiunge lo stecco e si ripone tutto in freezer per almeno tre ore.
Ricetta ghiaccioli al tamarindo
Preparazione ghiaccioli al tamarindo
- Versate l’acqua in una pentola e portatela ad ebollizione.
- Aggiungete la polpa di tamarindo e cuocete il tutto per 10-15 minuti a fiamma bassa.
- Ora filtrate e fate sciogliere lo zucchero.
- Poi cuocete per altri 30 minuti e lasciate raffreddare.
- A questo punto aggiungete lo zucchero e cuocete per altri 30 minuti.
- Ora lasciate raffreddare completamente, poi distribuite il composto negli stampini, aggiungendo il classico stecco.
- Infine, fate congelare il composto.
Ingredienti ghiaccioli al tamarindo
- 700 gr. di polpa di tamarindo
- 1.5 lt. di acqua
- 2 cucchiai di zucchero
Cosa sapere sul tamarindo
Vale la pena conoscere più da vicino il tamarindo, il protagonista di questi ghiaccioli fatti in casa. Il tamarindo è un frutto diverso dagli altri che spicca per un carattere squisitamente esotico, infatti è originario delle regioni tropicali di Africa e Asia. Il suo aspetto è peculiare: si presenta con un baccello simile a quello degli edamame, che racchiude una polpa morbida dal colore amaranto. Il sapore, a seconda del grado di maturazione, varia dal dolce all’aspro.
Il tamarindo stupisce anche per le sue proprietà nutrizionali. Come tanti altri frutti (sia esotici che mediterranei) contiene dosi importanti di vitamina C, potassio e magnesio. Inoltre, è ricco di fibre e contiene il betacarotene, una sostanza che aiuta ad assorbire la vitamina A. Per inciso il betacarotene funge anche da antiossidante, dunque può essere considerato un ottimo antitumorale.
Il frutto che più si avvicina al tamarindo, per profilo aromatico e comportamento in cucina, è senza dubbio l’imli (o “tamarindo dolce”), proveniente da varietà meno acide della pianta originaria. In alternativa, il dattero può ricordarne la dolcezza caramellata, mentre il frutto della passione ne condivide la freschezza acidula. Nessuno replica perfettamente il tamarindo, ma alcuni frutti possono avvicinarsi al suo equilibrio agrodolce.
I tanti usi sul tamarindo
Il tamarindo, nonostante le sue peculiarità, è un frutto molto versatile. E’ certamente possibile mangiarlo a crudo, così come si trova, ma in genere viene cotto oppure coinvolto in preparazioni complesse: salse, paste, concentrate, impasti, ghiaccioli e molto altro ancora. Dal tamarindo si ottiene anche un ottimo sciroppo, che può essere utilizzato per preparare bevande (cinque parti di acqua per ogni parte di sciroppo) oppure come topping per dessert al cucchiaio, mousse e dolci vari.
Il tamarindo è un frutto molto utile in cucina grazie al suo sapore variegato, che cambia in base al grado di maturazione. Questo frutto offre tante soluzioni, sia per chi vuole preparare dolci, sia per chi vuole conferire ai secondi piatti di carne e di pesce un suggestivo tocco agrodolce.

Qualche consiglio per dei perfetti ghiaccioli al tamarindo
Preparare i ghiaccioli, siano essi al tamarindo o a qualsiasi altro ingrediente, è molto semplice. Preparare dei ghiaccioli perfetti è invece un altro paio di maniche. Come fare a preparare dei ghiaccioli perfetti? Semplice, basta seguire alcuni consigli.
Intanto è importante modulare il rapporto tra acqua e frutta in base al proprio gusto. Di base le proporzioni dovrebbe essere di 66 a 33. Se tuttavia desiderate dei ghiaccioli più morbidi, più scioglievoli e più simili ad un sorbetto, sbilanciate leggermente il rapporto a favore della frutta. Ovviamente una presenza più robusta della frutta renderà i ghiaccioli più concentrati.
Un altro consiglio è di valutare con attenzione la quantità di zucchero da inserire. A tal proposito non basta seguire la ricetta, ma bisogna guardare anche alle caratteristiche del frutto. Il tamarindo maturo può essere più dolce di quanto si possa immaginare. In questo caso è bene diminuire lo zucchero del 10-20%.
Il prossimo consiglio riguarda il colore. I ghiaccioli al tamarindo sono in genere marroncini e ricordano da vicino non già i ghiaccioli alla frutta, bensì i ghiaccioli alla coca cola. Se tuttavia desiderate dei ghiaccioli dal colore più vivace e più chiaro, magari tendente all’arancione, aggiungete al composto un po’ di succo di limone, che è un ottimo antiossidante ed evita l’annerimento della frutta appena sbucciata.
Infine, fate attenzione a quanto composto utilizzate. Di base dovreste riempire gli stampi per ghiaccioli lasciando libero un centimetro dal bordo. In questo modo evitate che il ghiaccio strabordi, visto che occuperà un volume maggiore.
Come aromatizzare i ghiaccioli al tamarindo
Come abbiamo visto, preparare i ghiaccioli al tamarindo è semplicissimo: basta cuocere la polpa di tamarindo, farla raffreddare, zuccherarla e congelarla negli stampi da ghiacciolo. Nondimeno, si può rendere la ricetta più complessa e allo stesso tempo più buona. Per esempio si può aggiungere al composto elementi aromatizzanti, che dialoghino bene con la sua naturale acidità. Il tamarindo, come abbiamo visto, ha un gusto unico: unisce note agrodolci, sfumature fruttate e un leggero richiamo terroso. Per questo motivo si presta a numerosi abbinamenti sorprendenti.
Uno degli aromi più adatti è lo zenzero, che rinfresca, profuma e aggiunge un pizzico di piccantezza. Basta aggiungerne un pezzetto durante la cottura della polpa, per poi filtrare tutto. Ma funziona benissimo anche la menta, in quanto dona un carattere estivo e vellutato, oltre a un profumo che smorza la componente acida del tamarindo.
Se cercate una versione più esotica pensate alla cannella o al cardamomo, entrambi sono capaci di conferire una tonalità più calda e morbida. Un’altra idea? Una spruzzata di succo di lime o di arancia: il primo amplifica l’acidità, il secondo la bilancia.
Dolcificanti alternativi per il ghiacciolo al tamarindo
Lo zucchero basta e avanza per ottenere dei ghiaccioli equilibrati, ma se volete rendere la preparazione ancora più genuina potete considerare l’utilizzo di dolcificanti alternativi. Il tamarindo è un frutto naturalmente ricco di acidi organici, per questo tende all’aspro e ha quindi bisogno di un elemento che riequilibri il gusto. Lo zucchero raffinato svolge bene questo compito, ma possono farlo anche altri ingredienti meno invasivi.
Un primo esempio è il miele, soprattutto nelle sue varianti più delicate come il millefiori o l’acacia. La dolcezza naturale e gli aromi leggeri lo rendono perfetto per chi desidera un risultato rotondo e profumato.
Un’altra alternativa è lo sciroppo d’agave, che dolcifica più dello zucchero e quindi permette di usarne meno, mantenendo una consistenza più morbida. Funziona molto bene anche lo sciroppo d’acero, soprattutto se si opta una variante più complessa e più matura. Chi preferisce evitare zuccheri aggiunti può sperimentare il succo d’uva bianco o il concentrato di mela: entrambi conferiscono una dolcezza priva di note sintetiche.
Integrare i ghiaccioli nella dieta è semplice, purché vengano preparati con frutta naturale e dolcificanti leggeri. Possono diventare un modo intelligente per idratarsi durante l’estate, soprattutto se sono a base di frutta ricca di minerali. I ghiaccioli al tamarindo, in particolare, apportano acidi organici utili alla digestione e una buona quota di antiossidanti. Sono uno snack leggero, pratico e poco calorico, perfetto anche per chi segue regimi ipocalorici.
Come coltivare il tamarindo?
Il tamarindo non è solo un frutto versatile in cucina, è anche una pianta affascinante, decorativa e più semplice da coltivare di quanto si creda. E’ originario delle zone tropicali e cresce come un grande albero sempreverde, dotato di foglie delicate e frutti a baccello che contengono la polpa utilizzata nelle ricette. Chi vive in zone dal clima caldo può coltivarlo direttamente all’aperto, mentre chi vive in zone più fredde può comunque farlo prosperare in vaso, purché venga protetto durante l’inverno.
La pianta richiede un terreno ben drenato e leggermente sabbioso, con annaffiature moderate, ma senza ristagni. La pianta di tamarindo ama il sole, quindi deve essere posizionata in un luogo molto luminoso. Per far germinare i semi basta lasciarli in ammollo per qualche ora e poi piantarli a poca profondità.
Il tamarindo cresce lentamente ma con costanza e, dopo alcuni anni, può produrre i caratteristici baccelli. Se non fruttifica poco male, anche senza arrivare alla fruttificazione il tamarindo rimane una pianta ornamentale molto bella, perfetta per terrazzi e giardini in stile mediterraneo-esotico. Insomma, il tamarindo è una piacevole scoperta: è una risorsa per chi ama la botanica e per chi lo vuole applicare al meglio nella cucina di tutti i giorni.
Si può fare il sorbetto al tamarindo?
Vi ho appena presentato il ghiacciolo al tamarindo, un’alternativa gustosa ed esotica ai classici ghiaccioli alla frutta. Ma con il tamarindo si possono fare anche altri dolci estivi? Per esempio il sorbetto? Certo, il sorbetto al tamarindo si può fare e può essere anche molto interessante. Il tamarindo, come abbiamo visto, ha un gusto particolare e difficile da confondere con quello di altri frutti. E’ acidulo, leggermente dolce e a tratti agrumato, inoltre possiede una sfumatura quasi caramellata. Proprio per questo si presta bene alle preparazioni fredde, che hanno bisogno di sapori netti, freschi e riconoscibili.
Tuttavia, rispetto al ghiacciolo, il sorbetto richiede qualche attenzione in più. Il ghiacciolo è più semplice, basta preparare una miscela, versarla negli stampi e lasciarla congelare. Il sorbetto, invece, deve avere una consistenza più morbida e fine. Per ottenerla è necessario bilanciare bene acqua, zucchero e polpa di tamarindo. Se c’è poca parte zuccherina il risultato rischia di diventare troppo duro, mentre se ce n’è troppa il sorbetto può risultare pesante e stucchevole. Il punto di partenza è la polpa di tamarindo. Si può utilizzare quella già pronta, purché sia di buona qualità e non troppo zuccherata, oppure ricavare la parte utile dai baccelli. In questo secondo caso bisogna ammorbidire la polpa in acqua tiepida, schiacciarla bene e filtrarla per eliminare fibre e semi. Il liquido ottenuto avrà un sapore intenso, quindi andrà dosato con attenzione.
Per preparare un sorbetto equilibrato conviene realizzare prima uno sciroppo leggero con acqua e zucchero. Una volta raffreddato, lo sciroppo si unisce alla polpa filtrata di tamarindo. A questo punto si può assaggiare e correggere. Se il sapore è troppo acido si aggiunge poco zucchero, se invece è troppo dolce si può integrare qualche goccia di lime o limone. L’obiettivo è di ottenere una miscela fresca, intensa ma non aggressiva.
Chi possiede una gelatiera può versare il composto direttamente nella macchina e mantecarlo fino a raggiungere la consistenza desiderata. Chi non ha la gelatiera può procedere con il metodo manuale. In quest’ultimo caso si mette la miscela in freezer e la si mescola ogni trenta o quaranta minuti, rompendo i cristalli di ghiaccio. Dopo alcune ore il sorbetto diventa più cremoso e uniforme. Il sorbetto al tamarindo può essere servito da solo, come dessert leggero dopo un pasto estivo, oppure come intermezzo rinfrescante. Si abbina bene alla menta, al lime, allo zenzero e anche a una piccola quantità di rum se si vuole proporre una versione più adulta.
I frutti simili al tamarindo
Trovare frutti davvero simili al tamarindo non è semplice. Il tamarindo, infatti, si caratterizza per una personalità molto marcata in quanto unisce acidità, dolcezza, una nota scura quasi caramellata e una leggera sensazione astringente. Non assomiglia del tutto agli agrumi, non è dolce come i frutti tropicali più comuni e non ha la delicatezza della mela o della pera. Tuttavia esistono alcuni ingredienti che possono ricordarlo almeno per una parte del suo profilo aromatico. Il primo riferimento è il lime. Non perché abbia lo stesso gusto, ma perché condivide con il tamarindo la componente acidula e rinfrescante. Il lime è più agrumato, più profumato e più diretto, mentre il tamarindo è più profondo e rotondo. In una ricetta il lime può aiutare a ricreare quella sensazione di freschezza vivace, che rende il tamarindo così piacevole nelle bevande e nei dolci freddi.
Anche il limone può richiamare una parte del gusto del tamarindo, soprattutto per l’acidità. La differenza è che il limone è più pulito e lineare, mentre il tamarindo ha una nota più complessa, quasi da frutta secca o da zucchero scuro. Per questo, se si cerca un sostituto, non basta il limone, ma può essere utile abbinarlo a un elemento più dolce e aromatico. Un frutto interessante è il frutto della passione, che ha una spiccata acidità, un profumo tropicale intenso e una dolcezza che resta sullo sfondo. Rispetto al tamarindo è più floreale e aromatico, ma può offrire una sensazione simile nelle preparazioni estive. Nei sorbetti, nei ghiaccioli e nelle creme fredde funziona molto bene perché mantiene un gusto energico anche dopo il congelamento.
Un’altra idea è la prugna, soprattutto se si scelgono varietà più acidule. Ancora più vicina al tamarindo è la prugna secca reidratata con un po’ di succo di limone. In questo modo si ottiene una sfumatura più scura e caramellata, che richiama vagamente la profondità del tamarindo.
I ghiaccioli possono trovare spazio anche in una dieta dimagrante, purché vengano considerati come uno sfizio controllato e non come un alimento. Meglio prepararli in casa, usando frutta, acqua e poco zucchero, così da gestire meglio gli ingredienti e le calorie. Possono sostituire un dessert più ricco o una merenda dolce soprattutto in estate. L’importante è inserirli nel conteggio complessivo della giornata e non usarli per compensare pasti sbilanciati o troppo poveri.
FAQ sui ghiaccioli al tamarindo
Quali sono i ghiaccioli più buoni?
Non esistono ghiaccioli più buoni degli altri, tutto dipende dai gusti personali. Ad ogni modo i ghiaccioli più consumati sono quelli al limone, alla fragole, alla coca cola e alla menta.
Quanti ghiaccioli si possono mangiare in un giorno?
I ghiaccioli sono composti solo da acqua e zuccheri quindi sono poco calorici. Dunque, non esiste una soglia al di là della quale i ghiaccioli facciano male.
Quanto tempo ci mettono i ghiaccioli a congelarsi?
In genere i ghiaccioli ci mettono una o due ore per congelarsi. Il tempo di congelamento, però, è influenzato dalla temperatura del congelatore, che deve essere di almeno -18 gradi. Stesso discorso per la composizione del ghiaccioli: quelli più zuccherini tendono a congelare più lentamente.
Quante calorie hanno i ghiaccioli al tamarindo?
L’apporto calorico dei ghiaccioli dipende dalla loro composizione e dalle loro dimensioni. Per quanto concerne i ghiaccioli al tamarindo si possono stimare 100 kcal per ghiacciolo.
Ricette di ghiaccioli ne abbiamo? Certo che si!
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