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Datteri: varietà, qualità, proprietà e curiosità

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Articolo scritto da
Tiziana Colombo

Pubblicato il
27/06/2021 alle 13:56

datteri varietà a confronto

I datteri hanno molto da raccontare oltre alla loro dolcezza. Sono i frutti della palma Phoenix dactylifera, coltivata da millenni e legata alla vita delle oasi. Possono essere gialli e croccanti, ambrati e teneri oppure scuri e quasi cremosi: varietà, maturazione e quantità d’acqua spiegano queste differenze. I datteri freschi si mangiano anche al naturale, dopo averli lavati e privati del nocciolo; quelli secchi sono già pronti al consumo. Non tutti i frutti marroni sono stati essiccati dopo la raccolta e non tutti quelli morbidi hanno ricevuto sciroppi. Per scegliere bene, bisogna leggere la confezione e osservare la polpa, senza fermarsi al colore.

Una buona qualità si riconosce dalla coerenza tra varietà, consistenza e stato di conservazione, non soltanto dalle dimensioni. I grandi Medjoul sono diversi dai Deglet Nour più slanciati e dai Barhi che cambiano tanto durante la maturazione. Dal punto di vista alimentare, i datteri apportano soprattutto carboidrati, insieme a fibre e minerali: la loro dolcezza va considerata anche quando entrano in un impasto. In cucina possono dare corpo a una crema o equilibrio a un abbinamento salato. Conoscere il frutto vi aiuta quindi a comprarlo, assaggiarlo e conservarlo meglio, scoprendo un alimento che merita attenzione ben oltre le feste.

datteri

Conoscere i datteri, oltre il vassoio delle feste

Basta aprire un dattero morbido per capire quanto possa essere diverso dalla frutta che sgranocchiamo ogni giorno. La polpa cede sotto le dita, il nocciolo si stacca e resta una piccola cavità pronta da farcire. Nei datteri freschi più sodi il morso cambia ancora: è proprio questa varietà di consistenze a renderli interessanti, ben oltre il vassoio delle feste.

Con i datteri abbiamo preparato anche un tramezzino con mousse al formaggio. È una delle occasioni in cui il frutto esce dal suo ruolo più abituale e incontra il salato. Prima ancora di usarlo, però, vale la pena assaggiarlo da solo: sentire quanto è dolce, quanto resiste al morso e se ricorda il miele o il caramello aiuta a capire dove possa dare il meglio.

Consiglio della nonna
Prima di tritare o frullare i datteri, apriteli uno alla volta e controllate che il nocciolo sia stato tolto. Fatelo anche con quelli venduti denocciolati: è un piccolo gesto che protegge i denti e le lame del frullatore.

Un dattero piccolo e più asciutto non è per forza meno pregiato di uno grande e morbido. Può semplicemente appartenere a un’altra varietà e offrire un gusto diverso. La polpa, per esempio, incide sul risultato di una torta di datteri: conoscere l’ingrediente viene prima di scegliere la preparazione.

Anche la sapidità cambia il modo in cui percepite la dolcezza, come accade nei datteri ripieni di gorgonzola e noci. È un invito a guardare questo frutto con più curiosità. Provenienza, maturazione e conservazione sono le prime cose da conoscere per portare a casa il prodotto che cercate davvero.

pianta di dattero

La palma da dattero: origine, raccolta e curiosità

La palma da dattero appartiene alla famiglia delle Arecaceae. La sua coltivazione ha una storia di millenni in Medio Oriente e nel Nord Africa; ricostruirne un unico luogo d’origine è meno semplice di quanto possa sembrare. È una pianta legata ai climi caldi, ma l’immagine della palma che vive soltanto di sole inganna: per produrre ha bisogno anche d’acqua, fornita dalle risorse delle oasi o dall’irrigazione.

Una curiosità riguarda i fiori: esistono palme maschili e femminili. I frutti si sviluppano sulle seconde dopo l’impollinazione. Nelle coltivazioni il trasferimento del polline può essere aiutato a mano, un lavoro preciso che si aggiunge alle cure dei grappoli e alla raccolta. Dietro un frutto piccolo c’è dunque una pianta imponente e molto lavoro, non una produzione che si rinnova da sola senza attenzioni.

Il proverbio «chi pianta datteri non mangia datteri» può far pensare a un’attesa lunghissima. Non va preso alla lettera: una palma può iniziare a fruttificare dopo alcuni anni, non dopo un secolo. La frase si può leggere come un invito a coltivare pensando anche al futuro. E il legame tra questa pianta e le persone è tanto profondo che saperi e pratiche legati alla palma da dattero sono riconosciuti dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale.

La stagione di raccolta varia con il luogo, la varietà e lo stadio desiderato. La disponibilità in negozio durante tutto l’anno dipende anche dalla conservazione e non significa che ogni palma produca senza sosta. Se cercate datteri freschi, chiedete al venditore quando sono stati raccolti e come sono stati mantenuti: sono informazioni più utili dell’abitudine di considerarli soltanto un alimento natalizio.

Lo sapevi che…
Il riconoscimento UNESCO riguarda le conoscenze e le tradizioni delle comunità legate alla palma: coltivazione, gesti tramandati e vita quotidiana. Non è un marchio di qualità assegnato a una confezione di datteri.

Freschi, morbidi o secchi: il ruolo della maturazione

Per capire i datteri freschi, sono utili tre nomi. Khalal indica lo stadio in cui il frutto ha assunto il colore tipico, giallo o rosso secondo la varietà, ma resta sodo. Solo alcune varietà sono gradevoli già così; altre risultano ancora astringenti, con quella sensazione che lega la bocca.

Nello stadio Rutab la polpa si ammorbidisce e il colore tende a scurire. Con Tamr si indica una fase più avanzata, con minore acqua. Un dattero marrone può quindi essersi asciugato sulla palma: il colore non dimostra un’essiccazione industriale.

Le parole fresco, morbido e secco raccontano aspetti diversi e non bastano a identificare una varietà. Un Barhi giallo e uno brunito possono essere lo stesso frutto in due momenti diversi. Leggete quindi il nome in confezione e osservate la consistenza prima di scegliere.

Le varietà di datteri da scegliere in cucina

Medjoul: chiamati anche Medjool, hanno in genere dimensioni grandi e una polpa carnosa, dal gusto che ricorda il caramello. Sono pratici da farcire perché, tolto il nocciolo, offrono spazio al ripieno. Quando sono ben morbidi si prestano anche a creme e paste da incorporare negli impasti.

Deglet Nour: hanno spesso una forma più slanciata e una polpa più soda rispetto ai Medjoul. Sono una scelta utile quando volete tagliare i datteri a pezzetti per biscotti, torte o un piatto di riso. Valutate comunque il prodotto che avete davanti: lavorazione e conservazione possono cambiare molto la tenerezza.

Mazafati: si distinguono per il colore scuro e la polpa morbida e umida. Sono piacevoli al naturale e facili da schiacciare con una forchetta, quando ben maturi. Proprio per la loro umidità, controllate con cura le istruzioni sulla confezione e non trattateli come frutta da lasciare a lungo in una dispensa calda.

Hayani: sono una varietà che potete incontrare nel reparto refrigerato o surgelato. La polpa tenera invita al consumo al naturale, ma il modo in cui vengono venduti è importante: se il prodotto è congelato, seguite le indicazioni per scongelarlo e per consumarlo dopo lo scongelamento.

Barhi: sono tra i datteri freschi più interessanti per osservare il cambiamento della polpa. Allo stadio giallo possono essere croccanti; con la maturazione diventano più scuri e morbidi. Non giudicateli soltanto dal colore: chiedete quale consistenza aspettarvi e come conservarli nello stadio in cui li acquistate.

Datteri bahri

Come mangiare i datteri freschi e usare quelli secchi

Per mangiare i datteri freschi, lavate solo quelli che state per consumare e asciugateli. Incideteli per il lungo e togliete il nocciolo: la buccia si mangia insieme alla polpa. Se sono molto maturi, potete aprirli con le dita. Per i prodotti confezionati pronti al consumo seguite le istruzioni del produttore; non serve lasciarli a bagno se hanno già la consistenza desiderata.

Quando i datteri secchi sono troppo duri da frullare, un breve ammollo in acqua tiepida può aiutarvi. Controllateli dopo circa dieci minuti e proseguite solo se necessario. Scolateli prima di usarli e aggiungete eventuale acqua poco alla volta: una pasta troppo fluida cambia l’equilibrio di una torta. L’ammollo serve ad ammorbidire frutti ben conservati, non a recuperare quelli alterati.

Per dolcificare una crema o uno yogurt, tritate finemente la polpa o frullatela con una piccola parte del liquido già previsto. Negli impasti, invece, non sostituite lo zucchero con lo stesso peso di datteri senza rivedere la ricetta: entrano anche acqua, fibre e volume. L’abbinamento con frutta succosa, come nella torta alle pere e datteri, richiede attenzione proprio alla morbidezza finale.

Nel salato, piccoli pezzi di dattero possono accompagnare un’insalata amara, un cereale o verdure al forno. Una nota di limone aiuta a bilanciare il gusto dolce. La pasta ottenuta dal frutto è inoltre diversa dallo zucchero di dattero, ricavato dalla polpa essiccata e macinata: non hanno la stessa umidità e non si comportano allo stesso modo nelle preparazioni.

crostata con marmellata di datteri

Riconoscere la qualità e conservare i datteri

Per valutare la qualità dei datteri, guardate prima la confezione: deve essere integra, senza umidità anomala o frutti danneggiati. Poi considerate la varietà. Una buccia raggrinzita può essere normale in un frutto maturo; una consistenza più tenace non è sempre un difetto. Cercate invece un prodotto coerente con ciò che viene descritto e privo di segni di insetti, muffa o fermentazione.

Il prezzo e il calibro raccontano solo una parte del prodotto. Un dattero grande offre più polpa e spazio per un ripieno, ma non è automaticamente più buono. Per un assaggio, confrontate varietà diverse senza aggiunte: una può colpirvi per la morbidezza, un’altra per una dolcezza meno avvolgente o per il morso più consistente. Il gusto personale ha spazio anche qui.

Leggete gli ingredienti per distinguere i datteri al naturale da quelli con sciroppi, rivestimenti o ripieni. Una superficie lucida e appiccicosa non basta a dimostrare l’aggiunta di zucchero. Allo stesso modo, la dicitura «senza zuccheri aggiunti» non significa che il frutto ne sia privo: indica una cosa diversa, utile da conoscere quando confrontate due confezioni.

Dispensa, frigorifero e segnali da osservare

I datteri freschi molto umidi vanno tenuti in frigorifero, ben protetti e secondo le indicazioni di chi li produce. Non esiste una durata unica per tutte le varietà e tutti gli stadi di maturazione. Conservateli senza lavarli in anticipo: aggiungere acqua prima di riporli non aiuta a mantenerli bene.

Per i datteri secchi seguite le indicazioni della confezione, compresi i tempi dopo l’apertura. Quando è prevista la dispensa, scegliete un posto fresco, asciutto e lontano dal sole, con un contenitore ben chiuso. Se la cucina è calda, il frigorifero può essere utile; proteggete i frutti anche dagli odori degli altri alimenti.

Se volete congelarli, divideteli in piccole quantità e usate contenitori adatti, segnando la data. Per i datteri freschi scongelate in frigorifero e rispettate le indicazioni del prodotto. Non congelate di nuovo un prodotto acquistato già scongelato. La polpa può cambiare consistenza: i frutti più morbidi restano pratici per una crema o un impasto.

Un odore acido o fermentato, muffa o altri segni di alterazione richiedono di scartare il prodotto. Non assaggiatelo per capire se è ancora buono. La superficie può anche mostrare cristalli di zucchero, ma se non riuscite a distinguere una normale cristallizzazione da un’alterazione, non consumate quei datteri.

datteri avvolti in pancetta croccante

Proprietà dei datteri e attenzioni alimentari

Il valore alimentare dei datteri viene soprattutto dai carboidrati e dalle fibre. Contengono anche minerali, tra cui potassio e magnesio, mentre grassi e proteine sono presenti in piccole quantità. Non sono però un concentrato di tutte le vitamine: per esempio, non è corretto presentarli come una grande fonte di vitamina C. Varietà e acqua residua cambiano i valori per lo stesso peso; per il prodotto acquistato, fate riferimento alla tabella nutrizionale della confezione.

Nei datteri essiccati la minore quantità d’acqua concentra zuccheri ed energia. Le indicazioni alimentari di AIC Emilia-Romagna riportano 30 g di frutta essiccata come porzione media di riferimento. È una misura orientativa, non una quantità adatta a ogni persona: pesare la parte che mangiate, senza nocciolo, è più utile che contare i frutti, perché le dimensioni cambiano molto.

La dolcezza naturale resta dolcezza: un impasto con datteri non diventa per questo povero di zuccheri. Se avete il diabete o seguite un piano alimentare, concordate porzioni e abbinamenti con il professionista che vi segue. Anche le esigenze digestive vanno considerate nel loro insieme: non basta che un ingrediente sia naturale per essere adatto in qualsiasi quantità.

Datteri, glutine, lattosio e ripieni

Al naturale, i datteri sono senza glutine e senza lattosio. Per la celiachia, l’ABC della dieta del celiaco di AIC comprende la frutta essiccata non infarinata tra le categorie permesse, con le precisazioni sugli ingredienti aggiunti. Con ripieni, coperture e preparati composti occorre valutare il prodotto specifico. In cucina usate utensili puliti e tenete lontane farine e briciole contenenti glutine.

Sostituzione utile
Per una farcitura senza lattosio potete scegliere ricotta o formaggio fresco con questa dicitura. Per una proposta vegetale, provate una crema di mandorle al 100%, se la frutta a guscio è adatta a chi mangia. Il ripieno cambia, ma il contrasto tra polpa dolce e crema resta piacevole.

Allergia al latte e intolleranza al lattosio richiedono scelte diverse: un formaggio senza lattosio contiene ancora le proteine del latte. Per un dolce senza glutine, scegliete inoltre farine e altri ingredienti a rischio con la dicitura adatta. Partite dal frutto, poi controllate ciò che gli mettete accanto: è così che un piccolo dattero trova il suo posto nella vostra cucina, dalla colazione a un boccone salato da condividere.

Ricette con datteri ne abbiamo? Certo che si!

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