bg header

Cambio del codice esenzione per celiachia

codice esenzione per celiachia

Cambio del codice esenzione per celiachia: dal 18 marzo 2017

Con il cambio del codice esenzione per celiachia, il 18 marzo 2017 sono entrati ufficialmente in vigore i nuovi LEA, ovvero i Livelli Essenziali di Assistenza, che stabiliscono quali servizi e prestazioni il Servizio Sanitario Nazionale fornisce gratuitamente e quali invece dietro il pagamento del ticket. A distanza di ben 16 anni dalla loro istituzione, questi codici sono stati ufficialmente modificati e molte sono le norme e i cambiamenti che ci riguardano.

Innanzitutto, la celiachia è stata spostata di categoria: non fa più parte delle malattie rare, ma bensì delle malattie croniche. La causa principale risiede nel numero di persone colpite da questa patologia che, ad oggi, sono ormai ben al di sopra della soglia dello 0,05%, necessaria per rientrare nelle malattie rare. Un’altra motivazione dello spostamento risiede nelle terapie: attualmente la procedura diagnostica si è sviluppata a tal punto da non consentire la permanenza nella categoria delle malattie rare. Con questi presupposti, vediamo allora cosa fare con cambio del codice esenzione per celiachia.

Le conseguenze e le indicazioni da seguire

Innanzitutto, è utile sapere che i nuovi codici sono: 059, celiachia e dermatite erpetiforme; 059.579.0, celiachia; e 059.694.0, dermatite erpetiforme. Come abbiamo detto, il cambio del codice esenzione per celiachia ha introdotto diverse novità da non sottovalutare. In primo luogo, una volta scaduti i 12 buoni spesa previsti dalla legge, validi per un anno, bisognerà provvedere all’aggiornamento dei codici, recandosi presso la propria ASL territoriale e richiedendo la modifica della dicitura.

Una volta corretto il libretto, sarà possibile richiedere i nuovi buoni spesa, sempre presso la ASL di competenza. È inoltre da considerare che tutte le persone alle quali è stata diagnosticata la celiachia dopo il mese di marzo del 2017, non devono effettuare questo procedimento: con il cambio del codice esenzione per celiachia già effettuato, sono state fin da subito in possesso dei codici aggiornati.

Cos’altro dovreste sapere sul cambio del codice esenzione per celiachia?

Tra le altre novità da tenere bene a mente, troviamo quella relativa alle visite di controllo: dopo il cambio del codice esenzione per celiachia, per gli esami di monitoraggio si continuerà a garantire l’esenzione, mentre le visite specialistiche richiederanno il pagamento del ticket, il cui valore viene deciso a livello regionale. Infine, un’altra differenza riguarda la possibilità di richiedere la pensione d’invalidità.

Infatti, la dicitura “malattia cronica” fornisce proprio questa opportunità, ma attualmente le istituzioni sembrano pensarla in maniera differente e, pertanto, dovremo attendere ulteriori conferme. Tuttavia, noi non ci abbattiamo, non è vero? Ogni celiaco può condurre una vita perfettamente normale, mangiando in modo sano e con gusto. Pertanto, non diamo troppo peso alle modifiche dovute al cambio del codice esenzione per celiachia: abbiamo comunque diverse agevolazioni, buoni spesa e tante bontà ancora da assaporare!

Celiachia: gli ultimi dati

Celiachia: gli ultimi dati confermati dal nostro Ministero della salute. La celiachia colpisce circa l’1% della popolazione mondiale. Si tratta di una patologia cronica che obbliga chi ne soffre a eliminare dalla propria dieta gli alimenti che contengono glutine.  Negli ultimi anni, si sta assistendo a una maggiore sensibilizzazione verso questa intolleranza, puntando sulle diagnosi e sull’assistenza sanitaria integrativa per i prodotti gluten free.

Nell’introduzione della Relazione annuale sulla celiachia anno 2016, inviata al Parlamento il 16 gennaio 2018, Beatrice Lorenzin, ministra della Salute, ha affermato: “In Italia il Ministero della Salute con le sue attività istituzionali è fortemente impegnato in tema di celiachia attraverso un costante e laborioso lavoro di collaborazione con le Regioni e le Provincie Autonome.

In particolare quest’anno sono stati realizzati diversi interventi mirati a garantire il celiaco durante il percorso diagnostico, condividendo con le Regioni i requisiti tecnici, professionali ed organizzativi minimi per l’individuazione dei presidi sanitari deputati sul territorio alla diagnosi di celiachia”.

I risultati della ‘Relazione annuale sulla celiachia’

Secondo quanto riportato nella Relazione: “la celiachia , chiamata anche  malattia celiaca, è un’enteropatia infiammatoria permanente, con tratti di auto-immunità, provocata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. È la più frequente intolleranza alimentare […] ed è caratterizzata da un peculiare aspetto istologico della mucosa duodenale: atrofia dei villi, iperplasia delle cripte e infiltrazione linfocitaria”.

Quali sono i dati italiani? Nel nostro paese i celiaci diagnosticati sono 198.427, di cui due terzi sono donne e un terzo uomini. La regione italiana con più celiaci diagnosticati è la Lombardia (37.907), seguita dal Lazio (19.325) e dalla Campania (18.720). Rispetto agli anni precedenti, inoltre, si è assistito a un aumento dei casi, probabilmente dovuto a una maggior attenzione alla diagnosi di questa intolleranza.

La dieta per i celiaci

Essendo una malattia cronica, per ora l’unica soluzione alla celiachia è seguire una dieta gluten free. Oltre alimenti non trasformati come frutta e verdura che non contengono naturalmente glutine, i celiaci possono consumare anche alimenti trasformati che nell’etichetta contengano la dicitura “senza glutine”, ossia quelli che hanno un contenuto di  glutine inferiore ai  20 mg/kg (o parti per milione – ppm).

Il DM del 17 maggio 2016 prevede che alcuni alimenti senza glutine siano erogabili gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale ai celiaci diagnosticati. Questi prodotti si possono riconoscere perché hanno sull’etichetta “la dicitura “senza glutine” accompagnata dall’indicazione “specificamente formulato per persone intolleranti al  glutine” oppure, in   alternativa, “senza glutine” accompagnata dall’indicazione “specificamente formulato per  celiaci” e inserita nel Registro Nazionale dei prodotti senza glutine”.

Le domande più comuni sono:

Quali sono i sintomi? La celiachia si manifesta diversamente in base all’età in cui si presenta. Nell’infanzia può mostrarsi con notevole aumento delle dimensioni dell’addome del bambino, mentre negli adulti può scatenare tanti altri disagi e malesseri a carico dell’apparato gastrointestinale. In tutti i casi e a tutte le età, si assiste a un aumento dell’evacuazione con consistenza liquida e si riscontrano frequenti mal di pancia e mal di stomaco.

Ad ogni modo, è utile considerare che alcuni studi hanno evidenziato che non sempre i problemi intestinali sono lo specchio della presenza di celiachia nel corpo umano. A volte, i sintomi si concretizzano in carenze di vitamine e sali minerali, e nell’insorgenza di anemia e sideremia. Non a caso, la maggior parte dei celiaci e intolleranti al glutine non sa di esserlo e lo scopre solo casualmente, durante alcuni screening per l’individuazione di altre malattie come l’iper e l’ipotiroidismo, il diabete di tipo 1 o intolleranze ad altri alimenti. Dell’ipotiroidismo ve ne parlo meglio nei prossimi paragrafi.

Come effettuare la diagnosi? Gli esami da effettuare per eseguire la diagnosi della celiachia sono prescrivibili dal medico curante. Generalmente, è sufficiente un esame del sangue, dal quale viene rilevato il quadro clinico complessivo del soggetto. Per la conferma definitiva è spesso necessario effettuare una biopsia nell’intestino tenue, durante una gastroscopia.

Cosa mangiare quando si soffre di celiachia? Posso dirvi con certezza che vanno eliminati dall’alimentazione tutti gli alimenti che contengono glutine. Non vanno consumati i carboidrati preparati con farina raffinata e neanche i derivati dai cereali, come la birra e altri prodotti confezionati. Il mercato offre moltissimi prodotti “senza glutine”, dovete solo leggere bene le etichette. Tuttavia, è sempre il medico a proporre a ogni paziente una dieta personalizzata… e non preoccupatevi: il sito è pieno di ricette adatte a voi!

Non fate mai autodiagnosi e rivolgetevi a un professionista

La Corte di Cassazione (sent. n. 20281 del 28.04.2017) ha invece stabilito che la redazione di schede personalizzate è una competenza che, proprio per le ricadute in termini di salute, può essere esercitata solo da chi è in possesso di uno specifico titolo, come medici, farmacisti, dietisti o biologi. Così testualmente: «L’individuazione dei bisogni alimentari dell’uomo attraverso schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni, se non è esclusa per il medico biologo, può competere in via concorrente ad altre categorie professionali per le quali è comunque prescritta l’acquisizione di una specifica abilitazione, quali medici, farmacisti, dietisti, fatte salve le competenze stabilite dalle normative di settore, ma mai, proprio per le ricadute in termini di salute pubblica che tali prescrizioni assumono, essere esercitate da persone che siano prive di competenza in tema sanitario ».

Ipotiroidismo: per vederci più chiaro

Ipotiroidismo : come trattarlo con l’alimentazione. Il nostro corpo è una macchina complessa e bellissima, che deve essere curata con molta attenzione. Molto spesso, alla base dei problemi di salute che viviamo ci sono aspetti non immediatamente visibili. L’efficienza della tiroide è uno di questi. Prima di accorgerci che qualcosa non va con questa ghiandola, infatti, dobbiamo avere a che fare con diversi sintomi, come per esempio l’aumento di peso o l’eccessiva stanchezza.

Una volta formalizzata la diagnosi, arriva il momento di affrontare la problematica. Cosa fare, per esempio, in caso di ipotiroidismo? Questa condizione è senza dubbio seria e non deve essere trascurata. Grazie all’alimentazione mirata, è possibile gestirla al meglio. Se stai cercando qualche consiglio utile al proposito, seguimi nelle prossime righe!

Dieta per l’ipotiroidismo: esiste davvero?

No, non esiste una dieta precisa per l’ipotiroidismo. Ci sono però dei consigli molto semplici che, se messi in pratica quotidianamente, aiutano a tenere sotto controllo i sintomi. Il principale consiste nel ridurre l’assunzione di glutine.

Chi soffre di deficienze a livello tiroideo, dovrebbe concentrarsi su alimenti gluten free e possibilmente integrali. Grazie alle fibre, infatti, è possibile migliorare la regolarità intestinale che, quando la tiroide non funziona bene, è spesso compromessa.

Se si assumono farmaci contro l’ipotiroidismo, è importante prenderli qualche ora prima di mangiare o aspettare un po’ dopo la consumazione del pasto. Il rischio, infatti, è che le fibre interferiscano con l’assorbimento dei principi attivi del medicinale. Anche in questo caso ribadisco sempre che dovete consultare sempre un medico e non fatevi autodiagnosi. Non assumete farmaci senza controllo.

Quali sono le principali malattie autoimmuni?

Prima di parlare di percentuali di invalidità, è utile chiarire che le malattie autoimmuni sono quelle in cui il sistema immunitario presenta un’alterazione e si difende attaccando alcune parti dell’organismo. Questo comporta il peggioramento di alcune funzioni o la modifica dell’anatomia dell’organismo stesso: è come se il corpo si autodistruggesse, andando a colpire gli organi interni oppure zone esterne come l’epidermide.

Al momento, sono state identificate e catalogate circa 80 malattie autoimmuni sino ad oggi e le più comuni sono: Psoriasi, Tiroidite di Hashimoto, Lupus, Artrite Psoriasica, Anemia Perniciosa, Celiachia, Cistite Interstiziale, Alopecia Areata, Colangite Sclerosante, Connettivite, Artrite Reumatoide, Dermatite Atopica, Diabete di Tipo 1, Febbre Reumatica, Colite ulcerosa, Epatite Autoimmune, Dermatite Erpetiforme, Fibromialgia, Malattia di Behçet e Miastenia oculare.

Chiaramente, quelle che ho appena nominato sono solo alcune delle patologie più diffuse e conosciute. Quindi, purtroppo, ce ne sono molte altre. Sarà il medico a diagnosticarle e a informare il paziente della presenza di una malattia autoimmune che affligge il suo organismo. È utile considerare che a ognuna di queste patologie viene assegnata una percentuale d’invalidità, che possiamo reperire nelle linee guida proposte dall’Inps.

Molte malattie autoimmuni sono talmente invalidanti da comportare il riconoscimento del 100% d’invalidità. Per tutte le altre, le percentuali variano in base alla gravità e possono cambiare nel tempo in base alle eventuali cure e trattamenti che pian piano vengono scoperti e classificati come efficienti. Per ottenere l’invalidità, è necessario presentare la domanda all’Inps ed eseguire le relative visite mediche.

Attenzione alla soia!

Un altro consiglio che si dà spesso a chi vuole iniziare un regime alimentare amico della tiroide riguarda l’attenzione all’assunzione di soia. Chi soffre di ipotiroidismo, infatti, dovrebbe usare moderazione, soprattutto a causa della presenza di isoflavoni, composti con potenziali effetti negativi sulla ghiandola.

Particolare cautela va osservata anche per quel che concerne l’assunzione di grassi, principi nutritivi che possono interferire con l’assorbimento dei principi attivi dei farmaci, ma anche ostacolare la produzione di ormoni da parte della ghiandola.

Ricordiamo infine che anche la caffeina può creare dei problemi. Blocca infatti l’assorbimento dei farmaci sostituti degli ormoni tiroidei. Alla luce di questo aspetto, si consiglia di attendere una mezz’oretta dall’assunzione delle medicine per bere il caffè.

Concludiamo con un cenno al consumo di alcol, anch’esso da moderare in caso di problemi di ipotiroidismo.

Riproduzione riservata
CONDIVIDI SU

1 commento su “Cambio del codice esenzione per celiachia

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare HTML tags e attributi:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

TI POTREBBE INTERESSARE

Rotolo di focaccia con salame

Gli insaccati e i salumi sono sempre gluten-free?

Alimenti gluten-free, una questione delicata Tra gli insaccati, i salami sono davvero privi di glutine? Il dubbio emerge sempre quando si scopre di essere celiaci. D’altronde la paura più grande...

utensili da cucina

Utensili da cucina, attenzione alla contaminazione degli allergeni

Utensili da cucina, una fonte di pericolo per gli intolleranti alimentari La gestione degli utensili da cucina genera più di qualche grattacapo a chi ha da poco ricevuto una diagnosi di celiachia o...

covid19 e celiachia

Covid19 e celiachia, facciamo un po’ di chiarezza

Covid19 e celiachia : esiste un nesso? Covid19 e celiachia, facciamo un po’ di chiarezza. In questo anno drammatico sono sorte domande di ogni tipo, timori e ansie. Eh sì, alcune di queste...

logo_print