Celiachia e situazioni scomode, come risolverle al meglio

Celiachia e situazioni scomode
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Il celiaco e le sue relazioni con il resto del mondo

Celiachia e situazioni scomode, come risolverle al meglio. La celiachia è una patologia “strana”. Può avere risvolti sanitari importanti, ma allo stesso tempo è relativamente facile da addomesticare. Non è infettiva, tuttavia impatta dal punto di vista relazionale e sociale. Proprio di quest’ultimo aspetto vorrei parlarvi, ovvero di come la celiachia può pesare su determinate situazioni sociali, fino a determinare dei veri e propri momenti di tensione. Chi soffre di celiachia da molto tempo si ritroverà in questa breve rassegna. Chi ha scoperto da poco di essere celiaco, invece, avrà l’opportunità di prepararsi e di ragionare sulla forma mentis più adatta per non farsi cogliere di sorpresa.

Nei prossimi paragrafi vi illustrerò un paio di situazioni poco confortevoli. Successivamente, fornirò qualche spunto di riflessione e qualche consiglio utile per affrontarli nel migliore dei modi, conciliando al meglio la tutela della salute con quella degli affetti. Come noterete, le situazioni che vi presenterò hanno un denominatore comune, ossia come la scarsa conoscenza può indurre una scarsa sensibilità sull’argomento. In questi casi, per risolvere al meglio la situazione, è necessaria una dose ingente di pazienza.

Il caso del falso ristorante gluten-free

La prima situazione di cui vorrei parlarvi è quella del classico ristorante senza glutine, che in realtà tanto gluten-free non è. Si tratta di un vero e proprio incubo per i celiaci, soprattutto quando l’occasione vede come protagonista una persona con cui non si ha molta confidenza, o magari conosciuta da poco (pensiamo ai primi appuntamenti). Purtroppo, è anche un incubo ricorrente. Certo, da un lato la consapevolezza sulle necessità dei celiaci è in crescita, dall’altro permangono nutrite “sacche di resistenza” legate alla volontà di generare profitto a danno dei clienti. Ovviamente, sto parlando di quelle situazioni in cui il ristorante dichiara erroneamente di servire pasti per celiaci, e purtroppo lo si scopre una volta che ci si è seduti al tavolo.

Cosa fare in questi casi? Alzarsi e andarsene è un’opzione percorribile, certo, ma si rischia di rovinare la serata. Dunque è possibile fare buon viso a cattivo gioco e, ciononostante, tutelare la propria salute. Per esempio, si può parlare con il cuoco, spiegare le proprie necessità e chiedere non solo di preparare piatti senza glutine, ma anche di evitare qualsiasi tipo di contaminazione. Se il cuoco è restio, non vi rimane che parlare con il responsabile. Di norma i responsabili sono consapevoli dei loro obblighi, dunque se messi alle strette tendono a modificare il menù per l’occasione.

Il consiglio è comunque di mantenere la calma. Lo so, non è facile vista la cattiva volontà di fornire indicazioni false, inoltre a ciò si somma la paura di rovinare la serata, e magari un primo appuntamento. Dunque, parlate con tono conciliante ma fermo, magari riservando uno spazio isolato alla discussione, in modo da non mettere a disagio il proprio partner nel caso le richieste degenerassero in uno scontro verbale.

pranzo con amici

La cena o il pranzo in casa tra amici e parenti

Un’altra situazione molto imbarazzante, che può generare ansia, riguarda le cene in casa. Di norma, un celiaco ha sempre qualche timore a mangiare a casa degli altri, proprio perché non può esercitare un controllo sulla cucina né come semplice cliente né tantomeno come cuoco. Si intrecciano, poi, dinamiche relazionali molto particolari, che comprimono il margine d’azione.

Per esempio, immaginate di dover rifiutare la pasta al forno dell’anziana suocera, che magari ha profuso affetto e attenzione nella preparazione della pietanza. Alcuni potrebbero giudicare questa situazione borderline, ma è facile degenerare e fare brutte figure. Potreste ritrovarvi con una pietanza che contiene pochi ingredienti a base di glutine, frutto dell’attenzione non certo maniacale che caratterizza chi conosce le esigenze dei celiaci, ma non è abituato a soddisfarle in pieno.

La mortificazione, un atteggiamento da evitare

Cosa fare in questi casi? Rifiutare il pasto può generare una catena di situazioni imbarazzanti. Ovviamente, la questione non riguarda la cena con gli amici di vecchia data, con cui si ha una stretta confidenza, ma quelle situazioni in cui le convenzioni sociali si fondono con la necessità di fare una buona impressione. Il pranzo dai suoceri è un caso emblematico, ma può esserlo anche la cena tra coppie appena conosciute. Rifiutare il pasto può mortificare chi l’ha cucinato. Anzi, rischia di mortificarlo in ogni caso, sia che si renda conto dell’errore sia che non se ne renda conto. Nel primo caso il dispiacere è legato ad uno sbaglio grossolano, che poteva mettere in pericolo l’ospite. Nel secondo caso, il rifiuto può essere visto come una sorta di offesa.

Inoltre, anche se più raro al giorno d’oggi, può capitare che qualcuno scambi la celiachia per una moda o per una semplice abitudine alimentare, come può essere il veganesimo, il crudismo etc. In questo caso la situazione provoca dispiacere anche alla persona affetta da celiachia. Infatti, in un riflesso a volte incondizionato, si provano sentimenti di autocolpevolizzazione, come cominciare a credere di essere un guastafeste, un povero sfortunato ecc. Insomma, affiora maggiormente il peso della “malattia”, che scava un solco profondo tra sé e gli altri. Chi convive con la celiachia da molti anni conosce bene questa sensazione, in quanto l’ha provata almeno qualche volta nella sua vita.

Come tutte le dinamiche mentali, questo tipo di colpevolizzazione va evitato assolutamente e preso con la giusta prospettiva. Alla fine è solo una reazione psicologica, che la nostra stessa psiche commette nel tentativo di sciogliere lo stress e di dare un senso a una situazione di sofferenza o disagio. Il malato non è un colpevole. Non dovrebbe essere mai giudicato tale, nemmeno quando la patologia ha un’origine comportamentale, figuriamoci quando si parla di celiachia.

Comunicare la celiachia, una soluzione sempre valida

Nei casi i celiachia stringere i denti e sopportare è una scelta pessima, così come lo è fare finta di niente. Sono errori da non commettere, sia che si soffra di celiachia asintomatica (molto rara), sia se la celiachia è di tipo sintomatico. Ovviamente, in quest’ultimo caso i problemi possono essere davvero importanti, soprattutto a livello gastrointestinale. Dunque, che fare? Ebbene, sono sempre più convinta che la soluzione vada rintracciata nel dialogo e nella trasparenza. Insomma, dovreste spiegare in modo semplice cosa significa essere celiaco e cosa comporta, rendendo partecipi gli altri delle vostre difficoltà. Solo in questo modo potrete essere presi sul serio e, allo stesso tempo, sciogliere gli imbarazzi e le dinamiche di mortificazione reciproca.

Se possibile, fatelo prima di partecipare al pasto, ma potrebbe essere necessario farlo anche durante, ovvero quando vi accorgete che qualcosa non va. Per limitare i danni, senza causare tensioni o dispiaceri, dovreste agire su due livelli: scientifico ed emotivo. Insomma, spiegate cosa è la celiachia e cosa significa la celiachia per voi. In questo modo stimolerete un circolo virtuoso alimentato dall’empatia, che è un po’ il motore della comprensione più profonda. All’inizio può sembrare complicato parlare con il cuore in mano e, allo stesso tempo, risultare precisi e chiari. Tuttavia, dopo un po’, ve lo assicuro, farete l’abitudine e vi sembrerà quasi un gioco da ragazzi. Comunicare la celiachia risulta sempre la migliore arma vincente che avete a disposizione!

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22-03-2021
Scritto da:

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Pochi sanno che mi chiamo Tiziana Colombo. Tutti, nel mondo del wewb, mi conoscono come Nonnapaperina. Questo spazio nato è per caso 2004 come una sorta di diario che utilizzavo per condividere una passione. Una passione messa a dura prova dalla diagnosi di intolleranza al nichel prima e al glutine e al lattosio poi: una diagnosi inaspettata che mi ha fatto patire mezza vita. La colpa era sempre lo stress. Mi sono sentita completamente persa e in rete le notizie non erano sempre di aiuto. Non mi sono scoraggiata e ho cercato di trovare una soluzione! Dare un’informazione corretta. Mi sono sentita per molto tempo un vero “Don Chisciotte”. Ora la situazione è migliorata ma abbiamo ancora molto lavoro da fare.

Ma da sola non potevo farcela! Cosi nel 2012 ho fondato l’Ass.Il Mondo delle Intolleranze APS, di cui sono il Presidente in carica. Ad oggi siamo diventati una realtà importante e un punto di riferimento per tantissime persone, chef, aziende e medici. Abbiamo un comitato scientifico formato da professionisti e un gruppo di lavoro attivo e dinamico. Ognuno di noi ha un suo ruolo e tutti gli aspetti vengono vagliati con cura. Vogliamo dare un’informazione corretta e responsabile e siamo a disposizione dei nostri utenti. Torna a pensare positivo e mangiare con gusto. Ti garantisco che è possibile.

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