Fibromialgia: la malattia silenziosa di cui si dovrebbe parlare di più     

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Che cos’è la fibromialgia?

L’argomento fibromialgia negli ultimi anni sollecita interrogativi e dubbi come mai prima d’ora. Trattasi, infatti, di una malattia subdola, in quanto “invisibile” che causa in particolare dolore ai muscoli ed alle ossa, andando a colpire diversi punti del corpo contemporaneamente, soprattutto gambe, schiena e legamenti delle braccia. Come si comprende facilmente, è facile quindi che venga confusa con semplici dolori muscolari, anche se presenta una natura più estesa e effetti più invalidanti.

Questa malattia è per di più molto diffusa: interessa circa due milioni di italiani, al 90% il sesso femminile, di queste soprattutto giovani donne sottoposte a stress particolarmente intenso. La fibromialgia è una condizione patologica i cui sintomi tipici sono prima di tutto di carattere doloroso, ma non solo, essendo corredata da altri disturbi aspecifici e invalidati, quali spossatezza, fatica a muoversi con rapidità e stanchezza.

Quali sono i sintomi e quali le cause?

Oltre ai dolori muscolari e articolari, tra i principali e più diffusi sintomi della fibromialgia rientrano anche: mal di testa, formicolio alle mani/alle gambe con conseguenti disturbi della sensibilità, diminuzione della forza muscolare, contrazione spontanea dei muscoli. Trattasi di problemi di natura fisiologica ai quali purtroppo, si aggiunge -come è comprensibile che accada- un crogiuolo di manifestazioni psicologiche quali ansia, depressione, insonnia. Ecco perché è bene riconoscerla e arrestarne il suo possibile degenerare nel tempo.

Ad oggi ancora non si conoscono bene le cause della malattia. Una cosa è certa: la sua eziologia ha senz’altro una genesi multifattoriale, ossia possono essere davvero tante le cause all’origine dei disturbi correlati. Ad oggi si crede che concorrano nella genesi della fibromialgia: fattori genetici, particolare sensibilità soggettiva alla sopportazione del dolore ed alterazioni della circolazione capillare. Queste sono cause generiche, che dovranno essere però meglio vagliate dagli studi che da anni si portano avanti su questa misteriosa patologia.

fibromialgia

Cosa si può fare per contrastare e prevenire la fibromialgia?

È doveroso precisare che la cura di questa problematica assai seria è strettamente rimessa alle decisioni dello specialista il quale, in genere, prescrive per calmare i dolori degli antinfiammatori di natura chimica. Anche boswellia, partenio, spirea ulmaria, partenio, salice, di natura in questo caso vegetale, possono rivelarsi di valido aiuto. Grazie alla loro azione analgesica e antinfiammatoria, vengono normalmente prescritte per alleviare i reumatismi e migliorare la mobilità in genere, anche in ottica di prevenzione della malattia.

Fanghi e bagni termali sono poi da annoverare tra i rimedi naturali più efficaci, naturalmente da intendersi come complementari ma non già sostitutivi del trattamento principale prescritto dal medico. Il caldo temperatura dell’acqua, infatti, favorisce il rilassamento muscolare tendendo ad alleviare quegli aspetti dolori legati alla fibromialgia. Quanto poi ai risvolti di natura psicologica quali ansia e depressione, è doveroso rimettersi ai consigli di uno specialista.  

Che ruolo gioca l’alimentazione?

La domanda che viene da porsi è, poi, la seguente: si può curare la fibromialgia con l’alimentazione? Ebbene, medici e specialisti sostengono che una corretta alimentazione, ricca di nutrienti buoni per il nostro organismo, equilibrata nelle varie componenti, che propenda verso il consumo di frutta e verdura, alimenti freschi e naturali, è senza dubbio il primo modo di prevenire e curare la fibromialgia.

Un’alimentazione corretta e bilanciata influenza, infatti, moltissimo la capacità del nostro corpo di svolgere adeguatamente le sue funzioni fisiologiche e le attività metaboliche, come per natura è chiamato a fare, in quanto preserva il nostro organismo da infiammazione e dolore, reumatismi e mobilità in genere. Ricordiamo, infatti, che la fibromialgia interessa proprio l’apparato muscolo-scheletrico, dunque è buona regola partire da una corretta prevenzione a tavola.

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Si può parlare, se esiste, di una dieta anti-fibromialgia?

Ovviamente, non è possibile pensare di essere immuni da fibromialgia semplicemente mangiando qualcosa di specifico. Sono tanti gli accorgimenti da prendere e le regole alimentari da seguire. Un regime alimentare dovrebbe essere innanzitutto sempre personalizzato tenendo conto delle caratteristiche e delle risposte fisiologiche di ciascun individuo. Fermo restando ciò, esistono delle regole base che possono essere adottate da tutti coloro che soffrono di fibromialgia a qualsiasi livello.

Una dieta sana e ben bilanciata dovrebbe includere, innanzitutto, due o tre porzioni di pesce a settimana. I nutrenti che più degli altri sono in grado di proteggere il nostro organismo dalla fibromialgia sono, infatti, gli acidi grassi essenziali, quindi in particolare omega 3 e omega 6 contenuti soprattutto in alcuni tipi di pesce come salmone, pesce spada, sardine, sgombro, tonno e trota. Omega 3 e omega 6 si possono trovare anche nei vegetali (semi di lino, noci, mandorle, pistacchi) e, sia pur in minore quantità, anche nel cavolfiore e nelle alghe.

I cibi “no” da evitare in caso di fibromialgia

Al fine poi di prevenire/combattere la fibromialgia attraverso la preferenza di alcuni cibi, sarebbe altresì buona regola evitarne altri: attenzione particolare andrebbe posta all’assunzione delle verdure della famiglia delle solanacee quali melanzane, peperoni, patate, pomodori ma più di tutti, sarebbe da evitare l’eccesso di zuccheri. Gli zuccheri giocano un ruolo nefasto nel quadro dell’insorgenza e dell’evoluzione della fibromialgia. Andiamo a spiegare il perché.

Gli zuccheri passano nel sangue in maniera molto veloce, portando ad una condizione di iper-glicemia e ad una intensa secrezione di insulina, che l’organismo scatena proprio per contrastare le variazioni glicemiche. Se presente in eccesso, lo zucchero dunque, anziché rappresentare una indispensabile fonte di energia per il funzionamento delle cellule, rimane in circolo innalzando i livelli di infiammazione, infiammazione che, come sappiamo, è nella natura stessa della fibromialgia.

Possibile legame tra glutine e fibromialgia: ecco cosa dice la scienza

Diverse indagini tese ad individuare possibili componenti alimentari alla base dell’insorgenza della fibromialgia sono state di recenti condotte su più fronti. Da alcune di esse sembra emerso un dato interessante, assolutamente da non trascurare: il glutine, se assunto in dosi eccessive, è stato ritenuto possibile fautore o comunque elemento aggravante nell’alveo dell’insorgenza e permanenza dei problemi infiammatori.

Dallo studio, portato di recente avanti dall’Unità di Reumatologia Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa nonché dall’Università La Sapienza di Roma è emerso come la sensibilità al glutine (di natura non celiaca) possa rappresentare una condizione frequente di manifestazioni che si sovrappongono a quelle della fibromialgia. Ecco perché l’eliminazione del glutine sta assumendo, di recente, la natura di potenziale intervento di natura dietetica finalizzato a migliorare il quadro clinico dei pazienti che ne sono affetti.

Ass. Italiana Celiachia

Controllo del peso: quanto conta in termini di prevenzione

Altro aspetto fondamentale legato alla fibromialgia è il controllo del peso corporeo. Una ricerca condotta da scienziati dell’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia fa luce sull’insorgenza e sullo sviluppo di questa malattia che incide pesantemente sulla qualità della vita di coloro che ne soffrono. Importante variabile che deve essere presa in considerazione è infatti, senza dubbio, l’indice di massa corporea. Il sovrappeso con indice superiore 25 di massa corporea sembra incidere sul rischio di fibromialgia nella soglia del 60% – 70%.

L’obesità, innanzitutto, porta ad avere una flora intestinale con una minore variabilità di batteri buoni, paladini e fautori del benessere complessivo del nostro organismo. Alcune ricerche suggeriscono poi che un aumento dei livelli di alcune proteine ​​infiammatorie possono giocare un ruolo decisivo concorrente nella fibromialgia e nell’obesità. In che esatti termini il sovrappeso possa aumentare il rischio di sviluppare la fibromialgia è attualmente alla base di sempre più numerosi studi.

Qualche considerazione finale: le misure comportamentali da seguire

Per trattare i sintomi della fibromialgia occorre un approccio integrato, considerato che la sintomatologia va ad interessare diversi elementi del nostro organismo. Quindi, sana alimentazione e controllo del peso ma non solo: è bene osservare altresì tutta una serie di altri accorgimenti che vadano ad interessare diversi aspetti della nostra vita.

Gli ambiti di intervento riguardano, infatti, diverse sfere della vita di ogni individuo: quella fisica in primis, certamente, ma non va trascurata anche la componente emotiva, visto che non va trascurato anche il disagio psichico che accompagna soprattutto le forme più severe della fibromialgia. Allora le strade da percorrere sono tante ed è bene farlo con l’aiuto di specialisti in grado di indirizzare e consigliare.

Misure comportamentali nell’alveo dell’attività fisica

Non va, innanzitutto, trascurato il ruolo dell’attività fisica. I pazienti fibromialgici devono essere incoraggiati a praticare sport, anche leggero. Tra le pratiche da suggereire lo yoga, che stende la muscolatura senza strapazzarla e gravarla da sforzi. Assai consigliato è anche il nuoto, mentre adatta a tutti è sicuramente una passeggiata a passo sostenuto, preferibilmente da svolgere tutti i giorni per almeno 30 minuti.  

Numerose evidenze cliniche hanno documentato che i pazienti fibromialgici sono fisicamente “legati”: ciò significa che il corpo è colpito da contratture muscolari di ogni genere su varie parti del corpo, in particolare schiena ed arti superiori ed inferiori. Di contro questi soggetti, proprio perché provano dolore nei movimenti, tendono a bloccarsi, cadendo nell’astenia da esercizio: questo circolo vizioso si spezza proprio praticando attività fisica in maniera assidua ma leggera.

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Misure comportamentali per un sonno migliore

Alla fibromialgia è correlata altresì una cattiva qualità del sonno. I muscoli rimangono infatti stanchi e indolenziti e questo generalmente conduce a difficoltà ad addormentarsi, con fatica a mantenere il sonno. Al mattino la sensazione è quella di essere più stanchi della sera precedente, in molti casi ci si sente spossati senza apparente motivo, segno che il sonno non è stato ristoratore. Ebbene, qualcosa per migliorare la qualità del ritmo veglia-sonno e la stanchezza debilitante si può fare.

È bene, innanzitutto, limitare l’eventuale sonnellino diurno, così da andare a letto ben stanchi. È buona regola poi andare a letto e alzarsi alla stessa ora, evitare cibi pesanti e carboidrati alla sera. No ad alcolici e fumo. In caso di fibromialgia è altamente consigliato darsi, nelle ore che precedono il sonno, a quelle pratiche che portano ad una distensione del corpo e della mente come ad esempio leggere, fare training autogeno, darsi a qualche minuto di meditazione, farsi una bella doccia calda.

Misure comportamentali nei casi più gravi

La fibromialgia generalmente non induce altre patologie. Questa è la buona notizia. Certamente, vi sono casi in cui il dolore associato è invalidante, tanto da, nei casi più gravi, costringere la persona che ne è vittima a non muoversi da casa o non svolgere alcun movimento. In questi casi l’affaticamento e i disturbi del sonno vanno a interferire pesantemente con le attività quotidiane e professionali tanto da condurre ad alterazioni della memoria e a difficoltà di concentrazione.

In tutti i casi in cui la sindrome conduca a problemi non più facilmente sanabili, il consiglio è quello di seguire una terapia ad hoc che includa anche una consulenza psicologica. In molti casi, infatti, è proprio la paura a creare blocchi fisici ed emotivi che non fanno che aggravare il quadro sintomatologico della fibromialgia. Il consiglio è quello di combattere e non darsi mai per vinti. Di soluzioni e approcci ve ne sono tanti, l’importante è non arrendersi.

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2 commenti a “Fibromialgia: la malattia silenziosa di cui si dovrebbe parlare di più     

  1. Matilde vegnani

    Salve..io ho 57 anni e soffro da anni di dolori…praticamente nel vostro articolo avete descritto la mia vita! Si parla sempre di malattie di diete di fare yoga o ginnastica…ma mai di persone che hanno gia una patologia dalla nascita…tipo la Polio..e non possono muoversi x ovvi motivi….ecco io sono affetta da Poliomielite da quando avevo un anno….purtroppo sono malattie che col tempo.degenerano….cosa posso fare,visto che sono affetta da altre patologie.e voglio vivere e non arrendermi?Ho un figlio e desidero vivere x lui e mio marito!Grazie
    ..

    1. Tiziana Colombo Autore articolo

      Buongiorno Sigra Matilde posso solo che capirla e comprendere il suo disagio. Ci sono medici che si limitano a risolvere il problema al momento senza andare a fondo sui vari sintomi. Per molti di loro siamo tutti stressati o ipocondriaci. Se posso darle il mio aiuto in cucina saro’ felice di darle una mano.

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