Risotto al tartufo: un piatto gourmet facile da preparare
Risotto al tartufo: un primo elegante che resta facile da fare
Il risotto al tartufo è uno di quei primi che fanno subito atmosfera, ma nasce da pochi gesti fatti bene. Bastano un buon riso Carnaroli, un brodo vegetale curato e il profumo pieno del tartufo per portare in tavola un piatto raffinato, adatto ai giorni di festa ma perfetto anche quando vogliamo dare più gusto a un pranzo di casa.
Negli anni ho capito che il bello di questa ricetta sta tutto nell’equilibrio. Il riso deve restare cremoso, il condimento non deve coprire e il tartufo va lasciato parlare. Chi ama questo mondo può trovare altre idee nella raccolta dei primi piatti, mentre chi vuole restare sullo stesso tema può leggere anche i tagliolini al tartufo.
Oggi questo primo ha ancora più senso, perché si inserisce bene in una cucina inclusiva fatta di ingredienti chiari e scelte semplici. Con gli accorgimenti giusti, infatti, il risotto al tartufo può trovare spazio anche in una tavola dove si deve fare attenzione a glutine e lattosio, senza perdere il suo tono da piatto importante.
Il segreto resta uno: non avere fretta. Il brodo va aggiunto poco alla volta, la mantecatura va fatta al momento e il tartufo deve arrivare quasi alla fine, così il suo profumo resta netto e accompagna il riso con eleganza.
Risotto al tartufo in breve: il risotto al tartufo richiede circa 1 ora e 15 minuti tra preparazione e cottura, ha una difficoltà media ed è il classico primo da portare in tavola quando vogliamo qualcosa di curato ma non complicato. Con un brodo vegetale ben fatto, un riso Carnaroli che tenga la cottura e una mantecatura fatta al momento, il risultato resta cremoso e profumato. Con le giuste verifiche sugli ingredienti, può essere gestito anche in una tavola senza glutine o senza lattosio, mantenendo intatto il piacere di un piatto da occasione bella.
Ricetta risotto al tartufo
Preparazione risotto al tartufo
- Ponete in una casseruola tre quarti di litro di brodo, portate a ebollizione a fuoco moderato, versatevi il riso, mescolate e lasciate cuocere al dente a pentola scoperta, sempre a fuoco molto moderato.
- A cottura ultimata il riso non dovrà essere eccessivamente asciutto. Se necessario potrete unire ancora qualche cucchiaio di brodo bollente durante la cottura.
- Mentre il riso cuoce tenete il burro vicino alla casseruola in modo che si ammorbidisca senza però sciogliersi.
- Spazzolate intanto il tartufo, eliminando ogni traccia di terra. Con il tagliatartufi tagliate il pezzo di formaggio a sottili scaglie e raccoglietele in un piattino.
- Appena il riso sarà cotto al punto giusto, toglietelo dal fuoco ed incorporatevi tutto il burro e il formaggio grattugiato.
- Con un cucchiaio di legno mescolate in modo che gli ingredienti si amalgamino bene e controllate il sale.
- Versate il riso sul piatto di portata precedentemente riscaldato, distribuite in superficie le scaglie di formaggio e infine, una volta in tavola, affettate sopra al formaggio, con l’apposito utensile, il tartufo, coprendo tutta la preparazione. Servite il piatto caldo e buon appetito.
Ingredienti risotto al tartufo
- 400 gr. di riso Carnaroli
- 1 tartufo nero
- 1 lt. di brodo vegetale
- 60 gr di burro chiarificato
- 80 gr. di Pecorino stagionato e grattugiato (o Parmigiano Reggiano)
- q. b. di sale
Risotto al tartufo e intolleranze: come adattarlo con attenzione
Per chi deve seguire una cucina senza glutine, il punto di partenza è favorevole perché il riso è naturalmente privo di glutine. L’attenzione va però messa sul brodo vegetale, sugli ingredienti pronti e sulla contaminazione in cucina. Se ogni passaggio viene controllato con cura, questo primo può trovare spazio anche in un menù pensato per chi deve evitare il glutine. Per un ripasso generale può essere utile consultare anche le note per gli intolleranti.
Per l’intolleranza al lattosio, il risotto al tartufo si può gestire con qualche accorgimento semplice. Il burro chiarificato può essere una scelta più adatta, mentre per la mantecatura conviene orientarsi verso un formaggio ben tollerato oppure dichiarato senza lattosio. In questo modo il piatto mantiene la sua cremosità e il suo carattere elegante, ma diventa più facile da inserire nella quotidianità. Può tornare utile anche la guida dedicata ai formaggi senza lattosio.
Più delicato è invece il discorso per chi soffre di intolleranza al nichel. Il tartufo non è generalmente consigliato e andrebbe valutato solo sotto stretto controllo, all’interno di un percorso personalizzato. Per questo motivo il risotto al tartufo non è tra i primi più semplici da proporre a chi deve limitare il nichel, anche se il resto della preparazione appare essenziale. In caso di dieta specifica è sempre meglio confrontarsi con il proprio specialista e scegliere ricette più lineari e sicure per le proprie esigenze.
Il risotto al tartufo è un piatto delle feste
Dal 1970 la raccolta e il commercio dei tartufi sono stati regolati in Italia da un’apposita legge che ne ammette sette varietà, delle quali ci limitiamo a dare solo il nome volgare:
- Nero pregiato di Norcia o di Spoleto (raccolta da novembre a marzo)
- Tartufo bianco del Piemonte o di Alba (il più costoso e pregiato)
- Tartufo di Acqualagna (raccolta da ottobre a dicembre); tartufo nero d’inverno o trifola nera;
- moscato;
- Tartufo d’estate o scorzone (raccolta nella tarda estate o in autunno): ha l’interno marrone con venatura gialle e bianche);
- Tartufo nero ordinario terfezia (per quanto cresca anche nell’Europa meridionale è particolarmente diffuso nel Medioriente e nel Nordafrica).
La conservazione dei tartufi in scatola a mezzo del calore non dà risultati molto soddisfacenti. La surgelazione può dare invece prodotti migliori.
Mentre per il botanico le differenze fra il tartufo bianco e quello nero sono minime, in cucina le. due specie vengono nettamente differenziate, secondo un principio essenziale: il tartufo nero va consumato in quantità notevoli, pari a quelle di altre specie vegetali pregiate, mentre quello bianco è, in pratica, un aromatizzante, che trasmette ai cibi soprattutto un profumo, e va quindi impiegato in dosi minime.

Le proprietà del tartufo
Come è ben noto, i tartufi bianchi sono un «tesoro» quasi esclusivo di alcune regioni dell’Italia settentrionale (Piemonte, Emilia) con piccola appendice verso il centro (Marche, zona montana attorno ad Acqualagna), mentre il tartufo nero si trova in Umbria, ma deve la sua celebrità mondiale alla Francia, specie al Périgord.
Il tartufo è un fungo spontaneo, difficilmente coltivabile, almeno fino ad ora; anche da questo, oltre che dagli orientamenti di una certa clientela snob, dipende il suo prezzo elevatissimo, strettamente legato alle simpatie dei consumatori.
Vanno consumati dopo averli spazzolati con una spugnetta morbida asciutta e detersi con tovagliolini di carta per liberarli dal terriccio o altre impurità (non vanno mai lavati). Conservarli è difficile: secondo gli esperti, il metodo di mettere i tartufi in un barattolo di vetro immersi nel riso crudo, è sbagliato, perché il tartufo diviene molle e marcisce.
È meglio avvolgere i tartufi in un panno asciutto, da cambiare ogni giorno, chiudere l’involto in un barattolo a tenuta ermetica e conservare tutto in frigorifero. Fuori stagione, si trovano in negozio tartufi in scatola: ma possono servire solo per guarnizioni, costose e poco convincenti, in quanto hanno ben poco del profumo del prodotto fresco.
I tartufi sono meglio freschi che conservati
I tartufi in barattolo danno risultati deludenti, anche perchè sono immersi in soluzioni acquose: i pàtés di tartufo, sempre in scatola, possono utilizzarsi per farce e tartine, ma non entusiasmano. Nessun seguito hanno avuto i tentativi di liofilizzare i tartufi.
Le regole fondamentali della grande cucina riconoscono al tartufo il privilegio di poter figurare anche in due preparazioni di un menu importante: per esempio un risotto ai tartufi può precedere una cotoletta alla bolognese, mentre un risotto al pomodoro esclude la costata alla pizzaiola (o viceversa). Per analogia di forma e colore, il gelato di cioccolato, modellato in forma di sfera irregolare, e con la superficie coperta da granelli ugualmente di cioccolato, viene chiamato «tartufo».
Il valore alimentare del tartufo è leggermente superiore a quello medio dei funghi in genere; il suo consumo si riduce alla funzione di condimento e insaporimento di determinate pietanze. È infatti fortemente aromatico, per cui viene usato in dosi minime. Sembra, ma non è opinione condivisa da tutti, che la presenza di un particolare olio contenuto in questa qualità di funghi li renda poco digeribili. Per l’elevato contenuto in ferro sarebbe indicatissimo nelle anemie, se consumato in adeguate quantità. il risotto con i tartufi è considerato un piatto delle feste.
L’importanza del brodo vegetale nel risotto al tartufo
Il brodo vegetale è un ingrediente fondamentale per tutti i risotti, e quindi anche per questo risotto al tartufo. Tuttavia, in questo caso il brodo viene impiegato diversamente, infatti non viene aggiunto poco per volta sul riso tostato, bensì viene utilizzato per cuocere il riso, proprio come se si dovesse lessarlo in acqua bollente. Ovviamente dovrete stare attenti alle dosi, in quanto il riso deve risultare morbido ma non acquoso.
Per il resto vale il consiglio di sempre, ossia rinunciare al dado pronto e preparare il brodo in prima persona. Solo in questo modo è possibile esercitare un pieno controllo sulla qualità e sul gusto (il brodo può essere più o meno intenso). Un dettaglio non di poco conto per chi soffre di intolleranze alimentari.
Volete scoprire i seguite per preparare un ottimo brodo vegetale? Consultate la guida su come preparare il brodo vegetale che ho preparato per voi.
Una mantecatura classica per questo risotto ai tartufi
Al di là del peculiare impiego del brodo, siamo in presenza di un risotto al tartufo in piena regola che richiede una mantecatura adeguata. Per questo tipo di mantecatura si usa il burro e il formaggio grattugiato.
Tuttavia, vi consiglio di utilizzare non già il Grana o il Parmigiano, ma il Pecorino. Quest’ultimo è in genere più sapido e propone un sapore più intenso, proprio quello che ci vuole per contrastare il sapore intensissimo del tartufo (che viene aggiunto alla fine, quasi come fosse una guarnizione).
Per quanto concerne il burro vi consiglio di utilizzare quello chiarificato. Il burro chiarificato resiste meglio al calore ed è meno coprente. Se si utilizza il burro standard, invece, si corre il rischio di ottenere un risotto al burro, senza la possibilità di avvertire anche gli altri ingredienti.
Come aromatizzare il risotto al tartufo?
Il risotto al tartufo è saporito così come si trova, d’altronde il tartufo propone delle note molto intense, anche se il tartufo nero è in genere considerato meno raffinato del tartufo bianco. Nonostante ciò si può pensare a dare maggiore risalto al gusto del piatto, aggiungendo spezie ed erbe aromatiche che impreziosiscono l’esperienza gustativa.
A tal proposito vi consiglio di rinunciare alle erbe aromatiche comuni, ovvero rosmarino, origano, salvia e timo. Per il tartufo serve qualcosa di più intenso e raffinato, come la menta, che garantisce una freschezza tale da contrastare il gusto terroso del tartufo.
Potete anche pensare alle spezie che garantiscono un richiamo alla nocciola: semi di papavero e semi di sesamo in primis. Inoltre, potete pensare ad una spezia dal carattere balsamico, come il cumino, oppure dal carattere dolce, come l’anice. Insomma le soluzioni sono tante, quindi vi invito ad esplorarle con cognizione di causa e ragionando sugli abbinamenti.
FAQ sul risotto al tartufo
Che sapore ha il tartufo?
Per rispondere a questa domanda è necessario distinguere tra tartufo nero e tartufo bianco. Il tartufo nero propone sentori decisi, terrosi, leggermente amarognoli e aromatici. Il tartufo bianco, invece, trasmette note un po’ più decise e molto aromatiche.
Cosa si abbina con il tartufo?
Il tartufo si abbina ai formaggi, alle carni più delicate e alle uova. E’ perfetto per i risotti in quanto è capace di vivacizzarli, conferendo loro un carattere gourmet. Il tartufo potrebbe non sposarsi bene con le verdure più ordinarie.
Cosa bere con risotto al tartufo?
Il risotto al tartufo è un primo che si abbina al meglio ai vini rossi. Alcune soluzioni suggestive coinvolgono il Nero D’Avola, l’Amarone, il Barolo e il Barbera.
Quanto costa il tartufo?
Dipende dal tipo di tartufo. Il tartufo nero viaggia sui 500-800 euro al chilo. Il tartufo bianco, che è più pregiato e più raro, supera tranquillamente i 1.000 euro ma può raggiungere anche i 5.000 euro al chilo.
Ricette con il tartufo ne abbiamo? Certo che si!
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