Pan tramvai o pane con l’uvetta: il dolce di nonno Felice
Il pane con l’uvetta che profuma di casa e di ricordi
Il pan tramvai, chiamato anche pane con l’uvetta, è un lievitato lombardo ricco di uva passa, con una mollica morbida e un gusto dolce ma non stucchevole. La versione che preparo in casa nasce da un impasto con lievito madre, miele di acacia e uva passita lasciata riposare nel vino bianco. È buono a colazione, a merenda e ogni volta che abbiamo voglia di ritrovare un sapore semplice.
Non aspettatevi una brioche: qui la base resta quella del pane. Il miele accompagna la dolcezza dell’uvetta, mentre la lunga lievitazione aiuta a ottenere un impasto ben sviluppato. Quando si taglia il filoncino, la fetta deve mostrare l’uvetta distribuita nella mollica e una crosta sottile, ben cotta.
Asciugate bene l’uvetta dopo l’ammollo. Se resta troppo bagnata, rende l’impasto difficile da lavorare e tende a concentrarsi in alcuni punti.
Per me questo pane ha soprattutto il volto di mio nonno Felice. Preparava dolci da vendere e poi partiva con la sua cassetta per fare il giro di tutto il paese. Era famoso per il croccante, il torrone e il pan tramvai. Il profumo invadeva la casa e, tante mattine, mi svegliava con una colazione speciale. Quanto mi manca.
È uno di quei ricordi che fanno capire quanto una ricetta possa custodire una persona. Se amate iniziare la giornata con qualcosa di preparato in casa, trovate altre idee nella mia guida completa alla colazione. Se invece cercate un altro dolce brianzolo legato alla memoria familiare, vi consiglio la torta paesana della tradizione.
Ricetta pan tramvai
Preparazione pan tramvai
- Ammollate l’uva passita nel vino bianco per 1 ora.
- Sciogliete il lievito madre nell’acqua, unite il miele e mescolate.
- Aggiungete la farina e impastate per 8-10 minuti, poi unite il sale e lavorate fino a ottenere un impasto uniforme.
- Scolate l’uva passita, asciugatela con carta da cucina e incorporatela poco alla volta senza strappare l’impasto.
- Sistemate l’impasto in una ciotola, copritelo e lasciatelo lievitare per 2 ore.
- Fate una piega di rinforzo, coprite e lasciate riposare per altre 2 ore.
- Ripetete la piega e proseguite la lievitazione per circa 3 ore, o fino a quando l’impasto appare ben gonfio.
- Dividete l’impasto in 4 parti, formate dei piccoli filoni e disponeteli su una teglia spolverata con la semola.
- Coprite i filoni con carta da forno e lasciateli lievitare per circa 3 ore, fino a quando risultano soffici e visibilmente cresciuti.
- Scaldate il forno statico a 200°C e cuocete per 20-25 minuti, controllando che la superficie sia ben dorata.
- Sfornate il pane con l’uvetta e lasciatelo raffreddare su una griglia prima di tagliarlo.
Ingredienti pan tramvai
- 400 g di farina 00
- 200 g di uva passita di Pantelleria
- 60 g di miele di acacia
- 150 g di lievito madre già rinfrescato
- 200 ml di acqua
- 100 ml di vino bianco
- 20 g di semola di grano duro per la teglia
- 6 g di sale.
Il Pan tramvai è il nome lombardo di un pane ricco di uvetta, nato come cibo pratico da portare durante i viaggi in tram. Questa è la mia versione di casa: si prepara con lievito madre, miele e uva passita, richiede una lievitazione lenta ed è adatta alla colazione o alla merenda. Non contiene latte né burro, ma contiene glutine.
Pan tramvai: una ricetta tra Brianza e famiglia
Nonno Felice e la sua cassetta dei dolci
Quando penso al pane con l’uvetta non vedo soltanto una fetta sul tavolo. Vedo mio nonno che prepara i suoi dolci, sistema tutto nella cassetta e parte per il giro del paese. Il croccante, il torrone e il pan tramvai erano il suo lavoro, ma per me bambina erano il profumo del mattino e l’attesa di una sorpresa.
Quella frase, «Per la mia Tizy», rendeva la colazione diversa da tutte le altre. Forse è per questo che ancora oggi il pane con l’uvetta mi sembra più dolce di quanto dicano gli ingredienti: dentro ci sono il miele e l’uva passa, certo, ma anche il modo in cui un nonno sapeva far sentire amata la sua nipotina.
Perché si chiama pan tramvai?
Il nome richiama le vecchie linee tranviarie che collegavano Milano, Monza e i centri della Brianza. Il pane con l’uvetta era comodo da portare con sé e offriva una merenda sostanziosa durante spostamenti che duravano molto più di oggi. La parola “tramvai” deriva dall’adattamento italiano di “tramway”, il termine inglese legato al tram.
La storia viene raccontata anche in questa puntata di È sempre mezzogiorno, dove il pan tramvai è presentato come il pane all’uvetta dei pendolari brianzoli. Il legame con il viaggio spiega perché questa preparazione sia rimasta nella memoria del territorio.
Pan tramvai e pane con l’uvetta non sono sempre uguali
Nel linguaggio di casa i due nomi vengono spesso usati come sinonimi, ma oggi il Pan Tramvai tutelato dal Comitato dei Maestri Pasticceri della Brianza segue regole precise ed è più ricco della mia ricetta. Prevede una grande quantità di uvetta e un impasto con burro, uova e lievito naturale. Un approfondimento sulla tradizione brianzola racconta la storia e gli ingredienti previsti per il prodotto dei pasticceri.
La preparazione che trovate in questa pagina è quindi un pane con l’uvetta di famiglia, vicino per memoria e uso al pan tramvai, ma più semplice e senza burro né uova. Dirlo con chiarezza non toglie valore alla ricetta: al contrario, le restituisce il suo posto vero, quello della cucina di casa e dei ricordi di nonno Felice.
Se cercate il prodotto conforme al disciplinare, rivolgetevi a un pasticcere aderente. Se volete preparare il pane della mia memoria, seguite invece la ricetta di casa riportata qui.
Come ottenere un pane morbido con l’uvetta
Il primo punto da controllare è il lievito madre: usatelo dopo il rinfresco, quando è attivo e mostra una buona crescita. I tempi indicati sono una guida, perché la temperatura della cucina cambia la velocità della lievitazione. Osservate l’impasto: deve diventare gonfio e leggero, non restare compatto.
Le pieghe danno forza all’impasto e aiutano a sostenere il peso dell’uva passita. Fate movimenti decisi ma non bruschi, così l’uvetta resta dentro senza rompere la superficie. Anche il miele di acacia ha un ruolo pratico: addolcisce con misura e lascia spazio al sapore della frutta.
Per altri impasti a lievitazione naturale potete leggere la ricetta del pane con semi di zucca. Cambiano farine e gusto, ma resta la soddisfazione di aspettare che il pane cresca con calma.
Come servire il pane con l’uvetta
A colazione basta una fetta, anche appena scaldata, con una bevanda calda. Il miele è già presente nell’impasto, quindi non serve aggiungere molto altro. Se amate il contrasto tra dolce e amaro, provatelo con un velo di marmellata di arance amare.
A merenda si può gustare da solo, mentre in un tagliere sta bene con un formaggio fresco o poco sapido. La dolcezza dell’uvetta crea un bel contrasto, ma è meglio scegliere accompagnamenti semplici per non coprire il gusto del pane.
Tostate una fetta per pochi minuti e servitela con ricotta fresca oppure con una composta agrumata. Il calore ravviva il profumo dell’uvetta e rende più netto il contrasto con la parte cremosa.
Conservazione e recupero delle fette
Lasciate raffreddare del tutto i filoni e conservateli in un sacchetto per pane o in un contenitore ben chiuso per 2-3 giorni. Evitate di chiuderli quando sono ancora tiepidi, perché l’umidità rende la crosta molle.
Potete anche affettare il pane e congelarlo, separando le fette con carta da forno. Quando serve, scaldatele nel tostapane o in forno per pochi minuti. Se il pane è diventato asciutto, usatelo per preparare dei piccoli toast dolci: è un modo semplice per non sprecare nulla.
FAQ sul pan tramvai fatto in casa
Posso sostituire il lievito madre?
Sì, potete usare 10 g di lievito di birra fresco oppure 3 g di lievito secco. I tempi cambiano: controllate la crescita dell’impasto e, in genere, riducete il primo riposo a 2-3 ore e la lievitazione dei filoni a 1-2 ore.
Posso ammollare l’uvetta senza vino?
Sì, usate la stessa quantità di acqua tiepida. Lasciate riposare l’uvetta per 20-30 minuti, poi scolatela e asciugatela con cura prima di unirla all’impasto.
Ricette lombarde ne abbiamo? Certo che si!
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