Biscotti al cocco: la colazione sana, gustosa e nutriente

Biscotti al cocco con orzo

Gustosità, leggerezza e una marcia in più: tutto quello di cui avete bisogno è contenuto nei biscotti al cocco.

Al mattino abbiamo bisogno di energia e nutrimento, ma anche di gusto e leggerezza. Queste sono le principali caratteristiche dei biscotti al cocco, genuini e perfetti per la prima colazione. Salute e tanto sapore sono racchiusi in queste dolcezze fatte in casa, che potrete preparare per voi, per i vostri bambini e per i vostri ospiti. Questa ricetta è perfetta non solo per soddisfarci al mattino, ma anche per allietare l’ora del tè e la merenda.

Gli ingredienti principali sono la farina di riso, quella di tapioca e quella di cocco, da unire allo zucchero di canna bianco (meno raffinato e più salutare), al burro chiarificato, all’albume d’uovo. Numerose sfaccettature di gusto e genuinità vi stanno aspettando. Pertanto, ecco tutto quello che dovreste sapere per preparare e gustare al meglio questi biscotti.

Tre farine diverse per portare in tavola i gustosi biscotti al cocco

Come abbiamo detto, per preparare questo gustoso alimento perfetto per la colazione, per l’ora del tè e per il dessert, abbiamo bisogno di tre farine diverse: quella di riso, quella al cocco e quella di tapioca. Tutte quante si presentano come una ricca fonte di carboidrati ed energia, e si rivelano anche molto più leggere della classica farina bianca che solitamente utilizziamo per preparare i prodotti da forno.

Per questo motivo, i biscotti al cocco sono decisamente più digeribili e leggeri dei biscotti tradizionali o di quelli che compriamo al supermercato. È utile considerare anche che queste farine hanno tutte e tre un sapore molto particolare e soprattutto quella di cocco sarà capace di donare a questo alimento fatto in casa un gusto unico e speciale.

Questi ingredienti provvederanno anche a fornirvi una buona dose di fibre, sostanze perfette per ottimizzare le funzioni intestinali, aiutare l’organismo a portare a termine importanti processi metabolici e favorire il corretto assorbimento di zuccheri e grassi. Ma quali sono gli altri ingredienti principali di questa ricetta?

Ecco gli altri benefici dei biscotti al cocco: tutti da non sottovalutare

Oltre a queste tre farine, questa ricetta prevede l’utilizzo del burro chiarificato, un alimento ricco di proteine del latte, minerali, vitamine e grassi. Anche se questi ultimi possono destare un po’ di preoccupazioni, sappiate che assimilandoli al mattino sarà più semplice smaltire quelli di cui il nostro organismo non ha bisogno e, inoltre, le fibre contenute nelle farine aiuteranno il corpo ad assorbirli nel modo più giusto.

Questo ingrediente presente nella ricetta dei biscotti al cocco vi regalerà un’altra buona dose di energia utile per iniziare la vostra giornata con il piede giusto. Per tutti questi motivi, andiamo a scoprire come portare in tavola questi gustosi biscotti, ideali per la colazione e per qualunque altro momento della giornata.

E’ una colazione che puo’ andare bene per gli intolleranti al glutine, al lattosio e sono a basso contenuto di nichel

Il professore che mi segue da anni il cocco lo consente sia sotto forma di zucchero che di farina. Personalmente non ne faccio un consumo esagerato, lo uso nei dolci e bevo il latte di cocco. E’ come molti altri alimenti è inserito con una dieta a rotazione per il recupero della tolleranza

Ingredienti per 10/12 biscotti

  • 80 gr di farina di riso
  • 80 gr di farina di tapioca
  • 80 gr di farina di cocco
  • 80 gr di zucchero di canna bianco
  • 100 gr di burro chiarificato
  • 40 gr di albume
  • 1 pizzico di sale

Preparazione

Preriscaldate il forno a 180 gradi. Setacciate le farine e versatele in una ciotola tutte e tre. Unite lo zucchero. Mescolate il tutto e incorporate il burro e l’albume, continuando a mescolare accuratamente.

Formate delle palline con l’impasto e posizionatele su una teglia rivestita con la carta da forno, distanziandole l’una a 3-4 centimetri dall’altra. Infornate per circa 10 minuti. Al termine della cottura, sfornate e lasciate raffreddare.

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


27-07-2016
Scritto da: Tiziana Colombo
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