Anko, la confettura di fagioli rossi azuki
Una sola preparazione, consistenze molto diverse
L’anko è la pasta dolce di fagioli azuki che ritroviamo in molti dolci giapponesi. In Italia viene spesso chiamato confettura di fagioli rossi, una definizione utile per capirne l’aspetto, anche se non è una confettura di frutta. La cosa più importante è che anko non indica una sola consistenza: può conservare i fagioli interi, diventare una crema rustica oppure essere setacciato fino a risultare liscio.
La prima volta che l’ho assaggiato ero a casa di un’amica giapponese. Durante la merenda ci servì dei dorayaki farciti con una crema bruna e morbida. L’idea dei fagioli in un dolce mi sembrava insolita, ma al primo assaggio riconobbi una dolcezza piena e un sapore che ricordava vagamente le castagne. Da quella merenda è nata la curiosità di capire che cosa ci fosse davvero dentro.
Tsubuan e koshian non sono due preparazioni estranee: sono due modi di lavorare la stessa base di azuki. Nel primo si percepiscono ancora i fagioli; nel secondo le bucce vengono eliminate con un setaccio.
Gli ingredienti restano pochi: azuki, zucchero, acqua e un pizzico di sale. A cambiare sono soprattutto il passaggio finale e il risultato. Per un taiyaki o un dorayaki rustico possiamo scegliere il tsubuan; per uno yōkan uniforme o un ripieno molto fine possiamo preparare il koshian. In questa ricetta trovate entrambi i procedimenti, così la scelta non resta soltanto teorica.
Prima di iniziare potete conoscere meglio i fagioli azuki rossi e verdi. Se invece volete vedere subito l’anko dentro un dolce, date un’occhiata ai dorayaki al tè matcha.
Ricetta anko o confettura di fagioli rossi azuki
Preparazione Confettura di fagioli rossi
- Preparazione comune degli azuki
- Sciacquate gli azuki sotto acqua corrente e controllate che non siano presenti impurità.
- Versate gli azuki in una casseruola con 600 ml di acqua e portate a bollore.
- Cuocete per 5 minuti e scolate i fagioli per eliminare la prima acqua di cottura.
- Rimettete gli azuki nella casseruola e unite 1200 ml di acqua pulita.
- Cuocete a fuoco dolce per 60-90 minuti e aggiungete l’acqua rimasta poco alla volta se il livello scende troppo.
- Controllate la cottura schiacciando un fagiolo tra due dita e proseguite finché cede senza opporre resistenza.
***************************************************************************************************************.
- Per ottenere il tsubuan o il tsubushian
- Scolate gli azuki morbidi e conservate circa 100 ml del loro liquido di cottura.
- Trasferite i fagioli nella casseruola e unite metà dello zucchero.
- Cuocete a fuoco medio-basso e aggiungete lo zucchero rimasto quando la prima parte si è sciolta.
- Mescolate con delicatezza per conservare i fagioli interi se desiderate il tsubuan.
- Schiacciate invece una parte dei fagioli con la spatola se desiderate il tsubushian.
- Aggiungete il sale e poco liquido tenuto da parte soltanto se il composto si asciuga prima che lo zucchero sia sciolto.
- Spegnete il fuoco quando la spatola lascia sul fondo una traccia visibile per qualche secondo.
- Stendete l’anko in un contenitore basso e lasciatelo raffreddare.
- Per ottenere il koshian
- Scolate gli azuki morbidi e conservate circa 200 ml del loro liquido di cottura.
- Schiacciate o frullate brevemente i fagioli aggiungendo soltanto il liquido necessario per ottenere una purea lavorabile.
- Passate la purea attraverso un setaccio molto fine e premete con una spatola per separare la polpa dalle bucce.
- Raccogliete la parte setacciata in un colino rivestito con un telo pulito adatto al contatto con gli alimenti.
- Lasciate scolare la purea per 20 minuti e trasferitela in una casseruola dal fondo spesso.
- Unite lo zucchero in tre riprese e cuocete a fuoco medio-basso per 12-15 minuti.
- Mescolate continuamente e aggiungete il sale verso la fine della cottura.
- Spegnete il fuoco quando la crema è lucida e la spatola lascia una traccia visibile sul fondo.
- Stendete il koshian in un contenitore basso e lasciatelo raffreddare.
Cottura: 1 ora e 45 minuti
Tempo di riposo: 20 minuti
Difficoltà: media
Calorie: circa 145 kcal per porzione da 50 g
Ingredienti Confettura di fagioli rossi
- 200 g di fagioli azuki secchi
- 200 g di zucchero semolato
- 2000 ml di acqua
- 1 g di sale fino.

La confettura di fagioli rossi azuki, chiamata anko, si ottiene cuocendo gli azuki finché diventano tanto teneri da cedere tra le dita e unendoli poi allo zucchero. Se i fagioli rimangono interi o vengono schiacciati solo in parte si prepara il tsubuan o il tsubushian; se la polpa viene separata dalle bucce con un setaccio si ottiene il koshian. L’ogura-an riunisce invece una base liscia e fagioli interi cotti nello sciroppo. La crema pronta deve essere densa e lucida, ma ancora morbida: raffreddandosi acquista ulteriore struttura e diventa facile da porzionare senza colare dai dolci.
Con la stessa base possiamo quindi farcire taiyaki, dorayaki, mochi, daifuku e manjū oppure preparare lo yōkan. L’anko fatto in casa permette di scegliere dolcezza e consistenza, non richiede latte, burro, uova o farine e può essere diviso in piccole porzioni da conservare. Lo zucchero va aggiunto soltanto quando gli azuki sono completamente teneri, mentre la cottura finale regola la densità del ripieno. Non va però trattato come una normale confettura di frutta da lasciare in dispensa: è più prudente tenerlo per pochi giorni in frigorifero oppure congelarlo.
Tsubuan, koshian e gli altri tipi di anko
Anko e an vengono spesso usati come termini generali per indicare un ripieno dolce lavorato fino a diventare una pasta. Quando non viene aggiunta un’altra specificazione, il riferimento più comune è agli azuki zuccherati. Per descrivere davvero ciò che abbiamo davanti servono però i nomi delle diverse lavorazioni.
Tsubuan: gli azuki restano interi o quasi interi e danno alla pasta un aspetto rustico. Tsubushian: i fagioli vengono schiacciati dopo la cottura, ma le bucce non vengono eliminate; la consistenza è più amalgamata rispetto al tsubuan e continua a mostrare piccoli frammenti.
Koshian: la polpa degli azuki viene passata attraverso un setaccio che trattiene le bucce, producendo una pasta liscia e uniforme. Ogura-an: al koshian vengono uniti azuki interi, spesso della varietà Dainagon, cotti nello sciroppo. Il Ministero giapponese dell’Agricoltura presenta proprio tsubuan, tsubushian, koshian e ogura-an come le quattro grandi forme dell’anko di azuki.
La famiglia delle paste dolci giapponesi continua con colori e ingredienti diversi. Lo shiroan si prepara con fagioli bianchi e ha un colore chiaro; può diventare matcha-an con il tè verde. Il goma-an contiene sesamo, il kuri-an è a base di castagne, l’imo-an nasce dalle patate dolci e lo zunda-an dagli edamame. Sono tutti ripieni della famiglia degli an, ma non sono varianti rosse ottenute dagli azuki.
Non aggiungete lo zucchero prima che gli azuki siano completamente teneri. Una volta zuccherati diventa molto più difficile correggere fagioli rimasti duri, soprattutto se volete prepararne una versione liscia.
Quale anko usare nei dolci giapponesi?
Nel taiyaki a forma di pesce il ripieno tradizionale più riconoscibile è il tsubuan: i fagioli ancora visibili contrastano con il guscio cotto nella piastra. Il koshian è comunque una scelta possibile e offre un cuore più fine e regolare. Scrivere semplicemente “anko” è quindi corretto, ma specificare la variante aiuta a prevedere il risultato.
Nei dorayaki si incontrano spesso tsubuan e tsubushian, perché la loro consistenza accompagna bene le due frittelle morbide. Nei mochi ripieni di fagioli rossi e nei daifuku possiamo scegliere una pasta rustica oppure il koshian; quest’ultimo si porziona facilmente in piccole sfere e crea un contrasto uniforme con l’impasto di riso.
Per lo yōkan il koshian è la base più pratica, perché si scioglie con acqua, zucchero e agar agar senza lasciare bucce nel taglio. Anche la gelatina di azuki rossi mostra come la stessa materia prima possa passare da crema a dolce compatto. L’ogura-an è invece interessante quando vogliamo un fondo liscio punteggiato da fagioli interi.
Fuori dai wagashi l’anko può accompagnare un gelato neutro, farcire biscotti di riso o diventare uno strato sottile in una cheesecake. Gli azuki si abbinano bene al tè matcha, al sesamo nero, alle castagne, agli agrumi e ai profumi floreali come l’osmanto. Scegliere la variante in base al dolce permette di usare la consistenza come parte della ricetta, non come un dettaglio secondario.
Una pasta dolce naturalmente inclusiva
L’anko di questa ricetta contiene soltanto azuki, zucchero, acqua e sale. È quindi una preparazione vegetale, senza latte, burro, uova e ingredienti a base di glutine. Può essere usato in ricette vegetariane e vegane, oltre che in dolci senza glutine e senza lattosio.
Se acquistate l’anko già pronto controllate comunque l’etichetta. Sciroppi, aromi e addensanti possono cambiare da un prodotto all’altro; per la celiachia scegliete una confezione con indicazioni chiare e verificate anche il rischio di contaminazione. Gli azuki confezionati secchi devono essere controllati e selezionati prima del lavaggio.
L’idoneità del dolce finale dipende anche da ciò che racchiude l’anko. Il taiyaki tradizionale usa normalmente farina di frumento e richiede quindi una pastella specifica con farina di riso o un mix idoneo per diventare senza glutine. Il mochi nasce invece da riso glutinoso: in questo caso “glutinoso” descrive la consistenza collosa e non la presenza di glutine, ma le farine confezionate devono comunque riportare indicazioni adatte alle proprie esigenze.
Come conservare l’anko in frigorifero e freezer
Stendete l’anko appena cotto in un contenitore basso, in modo che perda calore più rapidamente. Quando è freddo trasferitelo in frigorifero in un recipiente pulito e ben chiuso. Consumatelo entro 3-4 giorni e prelevatelo sempre con utensili puliti, evitando di lasciarlo a lungo a temperatura ambiente.
Per conservarlo più a lungo dividetelo in porzioni da 100 o 200 g e congelatelo per uno o due mesi. Appiattire le porzioni aiuta sia il congelamento sia lo scongelamento. Lasciatele poi rinvenire in frigorifero e mescolate la pasta prima di utilizzarla; se sembra leggermente asciutta potete lavorarla con pochissima acqua.
Non è prudente versare l’anko caldo nei barattoli, capovolgerli e riporli in dispensa come se fosse una normale confettura di frutta. Gli azuki non sono un alimento acido e la semplice inversione del vasetto non costituisce un procedimento domestico validato. Per comprendere perché le conserve non acide richiedono cautele diverse potete consultare la pagina dell’Istituto Superiore di Sanità sul botulismo alimentare. Per questa ricetta restano quindi indicate la conservazione breve in frigorifero o il congelamento.
Ricette confetture ne abbiamo? Certo che si!
TI POTREBBE INTERESSARE
Gnocchi di carote viola e patate, colore in...
Gnocchi di carote viola: un primo piatto fatto con carote viola, patate rosse, uovo e farina di riso per la lavorazione. La ricetta richiede circa 50 minuti, ha una difficoltà media e può essere...
Maionese fatta in casa: la ricetta classica e...
Per ottenere una maionese fatta in casa cremosa versate nel bicchiere alto l’uovo, il succo di limone e il sale, poi aggiungete l’olio. Appoggiate il frullatore a immersione sul fondo e...
Panini di mais e miglio con fiori di...
I panini di mais e miglio con fiori di sambuco sono una piccola sorpresa da mettere nel cestino del pane: rustici, profumati e con un gusto genuino che sta bene sia con un aperitivo improvvisato sia...



























9 commenti su “Anko, la confettura di fagioli rossi azuki”