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Gelatina di tequila: una dolce e alcolica delizia

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Ricetta proposta da
Tiziana Colombo

Gelatina di tequila
Ricette per intolleranti, Cucina Italiana
Ricette senza glutine
Ricette senza lattosio
preparazione
Preparazione: 10 min
cottura
Cottura: 10 min
dosi
Ingredienti per: 4 persone
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4/5 (4 Recensioni)

La tequila, uno degli alcolici più apprezzati

Oggi prepariamo la gelatina di tequila, una famosa bevanda alcolica. Si ottiene attraverso la fermentazione e la distillazione del succo di agave blu, una pianta a “foglie carnose” che cresce nelle zone tropicali. In Italia la tequila viene consumata da sola o in abbinamento al sale e al limone, seguendo un rituale di consumo che valorizza il particolarissimo sapore della bevanda e rappresenta un momento di convivialità.

A dispetto di quanto suggerisce il senso comune, il volume alcolico della tequila è variabile. Cambia, infatti, in base ad alcuni fattori quali l’età della pianta di agave da cui è stato estratto il succo, il tipo di lievito utilizzato per la fermentazione e la temperatura a cui è stato sottoposto il preparato. Ad ogni modo, la maggior parte delle tequila vendute in Italia ha un volume che oscilla tra i 36 e i 42 gradi.

Ricetta gelatina di tequila

Preparazione gelatina di tequila

Mettete a riscaldare in un pentolino l’acqua e lo sciroppo di agave. Nel frattempo fate ammollare la gelatina e attendente che si sia sciolta del tutto. Quando l’acqua e lo sciroppo hanno raggiunto i 40 gradi di temperatura versate anche la gelatina e mescolate.

Spegnete il fuoco, fate colare il contenuto del pentolino negli appositi stampi e conservate tutto in frigo. Una volta che il composto si sarà solidificato, potete servire.

Ingredienti gelatina di tequila

  • 100 gr. di acqua naturale
  • 100 gr. di tequila
  • 50 gr. di sciroppo di agave
  • 5 gr. di colla di pesce 

Gelatina di tequila: quando e perché

La gelatina di tequila è un preparato molto particolare, certamente estraneo alle tradizioni nostrane. Come tutte le gelatine a base alcolica, è infatti originaria degli Stati Uniti, dove sta spopolando ormai da qualche anno. E’ considerato uno dei protagonisti di buffet e aperitivi serali, in quanto capace di coniugare un impatto estetico notevole con il sapore (e il grado alcolico) dei più famosi liquori.

La gelatina di tequila può essere preparata in occasione di feste, appuntamenti mondani, occasioni informali, aperitivi e apericene. Vista la freschezza che la caratterizza, può giocare un ruolo importante anche nelle serate estive. Le gelatina di tequila è una soluzione molto particolare, istrionica, con la quale riuscirete certamente a stupire e deliziare i vostri invitati.

Le caratteristiche della gelatina

Uno dei protagonisti della ricetta è ovviamente la gelatina. In questo caso, la gelatina animale. Questa si ottiene attraverso la lavorazione dei tessuti connettivi animali.

Un tempo veniva realizzata quasi esclusivamente con i sottoprodotti ittici, a tal punto da guadagnare il soprannome di “colla di pesce”. Oggi si utilizzano i tessuti connettivi di bovini e suini. Si acquista in “fogli”, ciascuno dei quali solitamente pesa meno di 15 grammi.

La gelatina animale si ottiene attraverso un processo di idrolisi, a cui segue la filtrazione e la purificazione ad alte temperature. E’ l’ingrediente base di molti dolci, in genere, viene utilizzata per conferire densità e solidità ai composti. Della gelatina si apprezza non solo il ruolo in cucina, ma anche le proprietà nutritive, è infatti uno straordinario concentrato di proteine e antiossidanti.

Studi clinici hanno registrato un impatto positivo della gelatina sulla salute generale delle articolazioni. L’unico difetto è che essendo, appunto, di origine animale non è adatta a chi pratica una dieta vegana o vegetariana.

Quali sono le origini della tequila?

Tutti conoscono la tequila, ma meno nota è la sua origine e il significato che ricopre per la cultura messicana. La tequila è infatti la bevanda alcolica nazionale del Messico, per quanto – almeno agli occhi degli stranieri – sia il simbolo del sud America. La vera tequila viene prodotta con la leggendaria pianta di agave tequilana Weber Azul, conosciuta semplicemente come agave blu . Essa sta al Messico come la canna da zucchero sta ai Caraibi, una coltivazione che ha fatto la fortuna del Paese, e che occupa buona parte del suo territorio fertile.

Originariamente veniva prodotta nella città di Tequila e dintorni, nello Stato di Jalisco. La produzione della tequila segue canoni peculiari, non perché la distillazione sia così diversa da quella degli altri liquori, bensì per l’approccio artigianale che i messicani adottano. La tequila, in Messico, è per molti una questione di famiglia. Le multinazionali che la producono conservano spesso una struttura di questo tipo, mentre i piccoli brand (altrettanto preziosi) si cimentano ancora oggi nella conduzione familiare, nonché in una modalità di produzione che contempla molte fasi “a mano”. D’altronde, il disciplinare di questo tipo di alcolico, quello vero e di qualità almeno, è davvero severo.

L’importanza dello jmador, il coltivatore dell’agave

Tutto parte dall’irrinunciabile contributo dello jmador, ovvero il coltivatore dell’agave. Dopo averla curata per 8-10 anni, sceglie le piante più mature e ne pulisce il cuore, un accorgimento essenziale per non conferire alla bevanda degli sgradevoli sentori amari. Successivamente, le foglie dell’agave vengono cotte per uno o due giorni in forni appositi, in modo da favorire la fermentazione.

La fase successiva vede la macinazione delle foglie, realizzata spesso con i mulini tradizionali. Lo scopo è estrarre il succo, che viene chiamato “aguamiel”. Il succo viene poi trasferito nelle cisterne, dove subisce una robusta fermentazione con l’aiuto di lieviti naturali derivanti dall’agave stessa. L’ultima fase è quella della distillazione, che viene realizzata per mezzo di alambicchi. Ovviamente, a seguito della distillazione viene selezionato solo il “cuore”, mentre il liquido posto in sommità e sul fondo viene scartato.

tequila

I vari tipi di tequila

Di tequila ne esistono due categorie: 100% Agave e Mista. Molti di voi hanno probabilmente assaggiato la tequila almeno una volta. Descriverne il gusto in modo univoco, però, è piuttosto complicato, viste le tante varietà ufficiali in circolazione. Tuttavia, la tequila più diffusa, di qualità media o medio-bassa che si acquista al supermercato, ha un sapore che ricorda l’acquavite. E’ dotata, però, di un carattere più forte, molto più aromatico e raramente balsamico. Il sapore è complesso e spesso tagliente, quindi non facile da apprezzare nella forma “liscia”.

Per quanto concerne la gradazione, la tequila di qualità (quella artigianale) vanta ben 55 gradi, invece quella “commerciale” ne hai circa 40. Esistono comunque numerose varietà di tequila, oltre a quelle da supermercato. Ecco le principali.

Tequila blanco. E’ una tequila invecchiata poco, al massimo due mesi. Il sapore è decisamente aromatico e cristallino, mentre il colore è spiccatamente chiaro. Per molti è questa la tequila perfetta, ossia quella più pura.

Tequila joven. A dispetto del nome, questa tequila è un blend, ovvero è frutto dell’unione tra la variante blanco e la variante non eccessivamente invecchiata. Il sapore cambia molto da marchio a marchio e a secondo delle modalità con cui si realizza il blend.

Tequila reposado. E’ una variante dal sapore meno aromatico e più deciso. E’ invecchiata più di 60 giorni, in media per tre o quattro mesi.

Tequila anejo. E’ una variante discretamente invecchiata, in media per un anno intero. L’invecchiamento ha luogo in botti di legno dalla capacità inferiore ai 600 litri.

Tequila extra anejo. L’invecchiamento avviene in botti del medesimo tipo, ma dura per tre anni. E’ la tequila più forte e dal gusto più aspro. E’ probabilmente la più complicata da consumare e dedicata ai veri intenditori.

Un distillato ottimo liscio e nei cocktail

La tequila è uno dei distillati più amati e più diffusi, sebbene sia raro riuscire a gustare un prodotto di qualità eccelsa. Quelle riservate al commercio al dettaglio, spesso, non reggono il confronto con i veri distillati, a meno che non si decida di salire di prezzo. Ciononostante, la tequila è entrata nell’immaginario delle feste, secondo un approccio di consumo che fa letteralmente drizzare i capelli ai puristi, ossia la tequila con sale e limone. Di base, questo metodo non permette di gustare il distillato al meglio e non la valorizza affatto. Ma a questa “pratica” sono legati i ricordi di molti, specie in età giovanile.

Molto più interessante, se proprio si rigetta il consumo “liscio”, è il filone dei cocktail. Alcuni sono molto buoni e in grado di rendere onore al distillato. La maggior parte dei cocktail a base di tequila vedono la partecipazione di sciroppo di granatina e dei succhi di frutta, e in particolare gli agrumi. Alcuni nomi sicuramente saranno noti ad alcuni di voi: Tequila Sunrise, Angelo di fuoco, Margarita, Tequila bum bum, La Fenice, Pocholito e molti altri ancora.

Alcolici e celiachia

Il binomio alcolici e celiachia porta sempre con sé una serie di dubbi e quesiti, soprattutto perché non tutti sono in grado di distinguere le categorie degli stessi in funzione di quanto sancito in merito a questo settore. In questo articolo pertanto vedremo di fare chiarezza, per capire quali alcolici si possono consumare, quali no e per quelli in cui sono necessarie delucidazioni.

Partiamo col dire che vini, spumanti, champagne e distillati privi di aromi e altre sostanze sono sempre idonei. Però questa distinzione non per tutti risulta chiara e comprensibile, soprattutto per chi non è un intenditore in materia. Qui di seguito vedremo pertanto di fornire qualche nozione in più grazie alla quale potrete bere un cocktail con maggior serenità.

Distillati e acquaviti vengono ottenuti tramite distillazione e, ove in purezza ovvero non addizionati di aromi, risultano idonei.

In questa categoria rientrano:

  • Assenzio
  • Brandy
  • Cachaça
  • Calvados
  • Cognac
  • Gin
  • Grappa
  • Ouzo
  • Rum
  • Tequila
  • Vodka
  • Whiskey
  • Bourbon
  • Scotch

Se tali e quali questi possono essere sempre consumati ma, al contrario, se aromatizzati possono essere considerati a rischio. Facendo un esempio pratico la grappa liscia è sempre consentita, mentre se si desidera assaggiare della grappa liquirizia, questa deve riportare la dicitura “senza glutine” per essere considerata sicura. Medesimo discorso vale per la vodka liscia e la vodka alla menta, per esempio.

Alcune persone si stupiscono del fatto che distillati come whisky, vodka e gin possano essere bevuti sebbene derivati da cereali contenenti glutine. Ebbene, dagli studi fatti dall’Autorità Europea per la Sicurezza degli Alimenti (EFSA), è emerso che queste bevande, attraverso il processo di distillazione, eliminano ogni eventuale traccia di glutine e relative possibili contaminazioni.

Ricette gelatine ne abbiamo? Certo che si!

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