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Sciroppo di tamarindo, una preparazione dal gusto unico

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Ricetta proposta da
Tiziana Colombo

Pubblicato il
23/05/2024 alle 07:17

Sciroppo di tamarindo
Ricette per intolleranti, Cucina Italiana
Ricette vegetariane
Ricette senza glutine
Ricette senza lattosio
preparazione
Preparazione: 01 ore 00 min
cottura
Cottura: 00 ore 45 min
dosi
Ingredienti per: 4 persone
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Sciroppo di tamarindo: il sapore e gli usi in cucina

Lo sciroppo di tamarindo è una preparazione versatile che vanta un certo numero di applicazioni, superiori a quelle dei classici sciroppi. D’altronde questo tipo di sciroppo propone un sapore diverso dal solito, ossia dolce e allo stesso tempo aspro e acidulo, in grado di determinare un’esperienza davvero unica.

Anche la preparazione è diversa dal solito, infatti non si tratta di bollire acqua, zucchero e tamarindo ma di creare una sorta di bevanda, facendo bollire a lungo la sua polpa. Per quanto concerne l’aspetto non si differenzia da quello degli altri sciroppi, infatti si presenta con una tonalità scura, tendente al marrone, all’amaranto e alla vinaccia.

Come utilizzare lo sciroppo di tamarindo? Tanto per cominciare può essere impiegato per realizzare drink e cocktail. Ovviamente fate attenzione alle proporzioni, quella esatta consiste in cinque parti di acqua e una parte di sciroppo. Lo sciroppo di tamarindo può essere impiegato anche come topping, magari a beneficio di dessert dal sapore delicato, sormontati da panna o da creme leggere. Infine, può essere utilizzato come ingrediente decorativo, un po’ come accade con le glasse, e può aromatizzare creme e impasti di vario tipo.

Ricetta sciroppo di tamarindo

Preparazione sciroppo di tamarindo

  • Per preparare lo sciroppo di tamarindo dovrete innanzitutto fare bollire l’acqua.
  • Poi aggiungete la polpa di tamarindo e cuocete per 20 minuti a fiamma molto bassa.
  • Terminata la cottura filtrate il liquido e aggiungete lo zucchero in una quantità doppia rispetto al peso del liquido stesso.
  • Infine fate bollire per altri 20 minuti e lasciatelo raffreddare prima di usarlo.

Ingredienti sciroppo di tamarindo

  • 1 kg. di polpa di tamarindo
  • q. b. di zucchero di canna
  • 2 lt. di acqua

Tutta la bontà del tamarindo e le sue proprietà nutrizionali

Lo sciroppo di tamarindo ci da modo di approfondire l’argomento su un frutto particolare che si differenzia dagli altri sotto tutti i punti di vista: aspetto, gusto, proprietà nutrizionali e usi.

Il tamarindo si presenta come un baccello, simile agli edamame o alle nocciole. Esso nasconde una polpa di colore amaranto – rossastra dalla consistenza morbida e dal sapore complesso. Questo aspetto viene associato da alcuni al caramello e agli agrumi, ma varia in base al grado di maturazione. Di base può essere dolce e gradevolmente aspro.

Come molti frutti esotici il tamarindo apporta molte calorie, sebbene non giunga ai livelli del cocco e dell’avocado. Per la precisione apporta 97 kcal per 100 grammi, inoltre è ricco di vitamina C, potassio, magnesio e fibre. Anzi, è tra gli alimenti di origine vegetale più ricchi di fibre in assoluto. Contiene anche una dose rilevante di betacarotene, sostanza che agevola l’assorbimento della vitamina A ed esercita una discreta funzione antiossidante.

Come si coltiva il tamarindo?
La coltivazione del tamarindo richiede un clima caldo, un terreno ben drenato e molta esposizione solare. Si tratta di un albero tropicale che non tollera bene il freddo, quindi va coltivato in piena terra solo nelle zone molto miti, in alternativa si ricorre alla coltivazione in vaso. Dopo la germinazione, che avviene facilmente dai semi, l’albero cresce lentamente ma diventa molto resistente. Ha bisogno di irrigazioni moderate, poiché teme i ristagni, e di potature leggere per mantenere una chioma equilibrata. I frutti maturano tra fine estate e inizi autunno.

Dove acquistare lo sciroppo di tamarindo e quanto costa

Lo sciroppo di tamarindo può essere preparato in casa, ma può anche essere acquistato già pronto. A dire il vero non sempre si trova al supermercato, dunque è necessario rivolgersi altrove o ad un e-commerce online. Da questo punto di vista le scelte non mancano. Amazon permette di andare sul sicuro, anche se potrebbe offrire solo prodotti commerciali, dalla scarsa valenza artigianale.

Vi propongo invece alcuni shop, che ho già provato, dei principali brand di sciroppo. Su tutti campeggia Fabbri, che è specializzato nella produzione di sciroppi classici ed esotici; quest’ultima categoria comprende anche lo sciroppo al tamarindo. Stesso discorso per Everli, il cui sciroppo di tamarindo spicca per le elevati concentrazioni del frutto e per un sapore ancora più intenso. Potreste optare anche per brand meno conosciuti ma dalla forte valenza artigianale. Un esempio è Zini, una distilleria che si diletta anche nella produzione di sciroppi, spiccando per la varietà di prodotti e per il rispetto quasi maniacale della tradizione.

Non rimane che rispondere a un’ultima domanda: quanto costa lo sciroppo di tamarindo? Per fortuna costa solo un po’ di più rispetto agli sciroppi più comuni. Al netto di offerte e promozioni, il prezzo si aggira tra i 10 e i 15 euro. Solo alcuni sciroppi gourmet, afferenti a brand prestigiosi, sfiorano i 20 euro.

Sciroppo di tamarindo

Lo sciroppo di tamarindo in cucina

Il tamarindo, nonostante le sue peculiarità, è un ingrediente molto versatile. Può essere consumato a crudo, anche se tale utilizzo è raro, o può essere usato per preparare sciroppi e condimenti. In ogni caso è bene porre la massima attenzione al grado di maturazione del frutto, in quanto potrebbe rivelarsi troppo acidulo al palato.

Il tamarindo, o per meglio dire la sua polpa trattata, può fungere da ingrediente per le marinature in quanto conferisce un sapore acre e dolce allo stesso tempo, che valorizza carne, pesce e verdure. Non a caso il tamarindo compare nelle più raffinate ricette di tartare.

Ma il tamarindo può partecipare anche alla preparazione di salse, intingoli e vari tipi di pasta. Anche in questi casi viene chiamato in causa per il suo sapore complesso e leggermente acidulo. Infine, come si evince dalla ricetta di oggi, può essere trasformato in un versatile sciroppo da utilizzare per valorizzare le proprie ricette.

Quale zucchero utilizzare nello sciroppo di tamarindo?

Nonostante il suo contenuto di zuccheri, lo sciroppo di tamarindo necessita del contributo dello zucchero. Si, ma quanto zucchero usare e di che tipo? Per quel che concerne la quantità dipende dalle caratteristiche del liquido ottenuto con la cottura della polpa di tamarindo. Di base andrebbe utilizzata una quantità di zucchero dal peso doppio rispetto a quello del liquido. Dal momento che alcuni tamarindi cedono più acqua di altri non è possibile quantificare una regola generale che valga sempre e comunque.

Per quanto concerne la tipologia vi consiglio di andare sul sicuro utilizzando lo zucchero bianco semolato. E’ meglio lo zucchero bianco perché è neutro e capace di esercitare la sola funzione dolcificante. Altri zuccheri, come lo zucchero bruno, apporterebbero sentori di caramello troppo contrastanti.

Inoltre, lo zucchero è bene sceglierlo semolato perché, per quanto possa sembrare strano, si scioglie meglio rispetto allo zucchero fine. Un dettaglio non di poco conto se si considera che lo sciroppo, proprio in quanto tale, deve risultare perfettamente liscio e regolare.

Il tamarindo in cucina
Il tamarindo trova molte applicazioni culinarie: dalla preparazione di sciroppi e succhi fino all’impiego in salse e piatti salati. La polpa, sciolta in acqua, diventa un potente acidificante naturale, perfetto per marinature, chutney e curry. La polpa del tamarindo è protagonista di bevande rinfrescanti, ma anche di dolci al cucchiaio e gelatine. In alcune cucine il tamarindo viene utilizzato per bilanciare la dolcezza dei dessert o l’untuosità delle carni. Infine, grazie al suo sapore complesso, si presta a ricette creative e moderne.

Come rendere ancora più buono lo sciroppo di tamarindo?

Lo sciroppo di tamarindo che vi presento qui è molto semplice, in quanto realizzato solo con la polpa del frutto, un po’ di zucchero e acqua. Una ricetta essenziale, capace di restituire alla perfezione il carattere agrodolce del tamarindo. Tuttavia, proprio questa semplicità rappresenta il presupposto per la personalizzazione, soprattutto sul fronte dell’aromatizzazione. L’idea di fondo è arricchire lo sciroppo senza coprire il sapore del tamarindo, ma accompagnandolo con contrasti e sfumature che lo rendano più versatile.

Per esempio, si può aggiungere una piccola quantità di zenzero fresco grattugiato, che conferisce un leggero pizzicore e una nota erbacea che valorizza la freschezza del frutto. Un’altra soluzione è l’aggiunta della scorza di lime o di arancia: basta lasciarla in infusione durante la cottura e rimuoverla prima di filtrare. Il risultato è uno sciroppo più profumato, perfetto per cocktail, granite e bevande estive.

Se si desidera ottenere una preparazione più intensa e corposa si può aggiungere una punta di cannella o un seme di cardamomo. La cannella esalta la parte dolce, mentre il cardamomo regala un sottofondo balsamico e leggermente mentolato. In alternativa si può introdurre un tocco piccante con un pezzettino di peperoncino fresco, da rimuovere prima del raffreddamento. Una scelta insolita ma ideale per dare personalità ai mocktail o ai dessert da fine pasto. Infine, per una versione più esotica, si può aggiungere un cucchiaino di acqua di fiori d’arancio o qualche foglia di menta da filtrare prima dell’imbottigliamento. L’importante è mantenere l’equilibrio, ossia lo sciroppo deve sempre avere il gusto del tamarindo.

Del tamarindo non si butta via niente…o quasi

Il tamarindo è una risorsa in cucina molto più ampia di quanto si creda. La polpa è la parte più utilizzata, con essa si prepara lo sciroppo, ma anche succhi, salse, chutney e marinature. Il succo di tamarindo, in particolare, è una delle preparazioni più apprezzate. Vanta un gusto quasi unico, dall’acidità spiccata ma piacevole, ideale per rinfrescare il palato o per essere impiegato come base in cocktail e bevande estive. È diffuso in molti paesi africani, sudamericani e asiatici, ma negli ultimi anni sta trovando spazio anche nella cucina europea grazie alla sua capacità di conferire una nota originale e vivace.

La polpa può essere utilizzata anche per insaporire piatti salati. Per esempio, basta stemperare la polpa del tamarindo in un po’ di acqua calda e aggiungerla a una marinatura per carni bianche o pesce, ottenendo così una combinazione perfetta tra acidità, dolcezza e aromaticità. Nella cucina indiana, invece, il tamarindo è impiegato per preparare salse piccanti o agrodolci da accompagnare allo street food. Infine, nella cucina thailandese contribuisce alla preparazione del celebre Pad Thai, mentre in quella mediorientale viene usato per insaporire minestre e stufati.

Anche i semi, sebbene meno utilizzati, possono diventare ingredienti interessanti. Una volta estratti e liberati dai residui di polpa, possono essere tostati e utilizzati per preparare farine o addensanti naturali. La buccia, invece, è l’unica parte che quasi sempre si scarta, poiché è troppo dura e poco adatta ad essere lavorata. Il resto del frutto, però, è un piccolo tesoro gastronomico, perfetto per chi ama sperimentare in cucina senza sprechi.

Lo sciroppo di tamarindo è una risorsa per la mixology

Ho appena accennato al fatto che lo sciroppo di tamarindo può essere impiegato per la preparazione di cocktail creativi e inediti. Qui ne propongo tre. Il primo è una sorta di sour dal profilo esotico, che si può ottenere mescolando rum chiaro, succo di lime, una piccola dose di sciroppo di tamarindo e ghiaccio. Il risultato è un drink vivace nel quale la dolcezza dello sciroppo viene bilanciata dalla freschezza agrumata e dalla struttura del distillato. Per completarlo si può aggiungere una scorza di lime oppure una foglia di menta, giusto per enfatizzare la sensazione di freschezza.

Il secondo cocktail è più vicino a un long drink dissetante. In questo caso basta unire sciroppo di tamarindo, soda ben fredda, succo d’arancia rossa e una piccola parte di bitter aromatico. Si tratta di una proposta meno alcolica, o addirittura analcolica se si elimina il bitter con alcol, ma comunque interessante perché gioca su contrasti ben precisi: la rotondità del tamarindo, la nota fruttata dell’arancia e la lieve amarezza finale. È un drink che si presta bene anche all’estate, basta servirlo in un bicchiere alto con abbondante ghiaccio.

Il terzo è forse il più curioso perché richiama certe soluzioni speziate della tradizione orientale. Si può preparare con tequila, sciroppo di tamarindo, succo di pompelmo rosa e un tocco minimo di peperoncino o paprika dolce affumicata sul bordo del bicchiere. Qui il tamarindo lavora molto bene perché accompagna la personalità decisa della tequila e crea un ponte tra la parte agrumata e quella speziata. Mi raccomando, non esagerate con le dosi per evitare che il cocktail perda equilibrio e si trasformi in un insieme troppo carico.

Come rendere più dolce il succo di tamarindo

Il succo di tamarindo possiede un profilo gustativo molto particolare, che tende a unire acidità, una dolcezza appena accennata e una nota scura quasi terrosa. È proprio questa complessità a renderlo interessante, ma non tutti la apprezzano allo stesso modo. Alcuni potrebbero desiderare una versione più dolce, capace di risultare più immediata al palato o più adatta a determinate preparazioni.

Il metodo più semplice consiste nell’aggiunta di un dolcificante. Lo zucchero è la soluzione più diretta, soprattutto se il succo viene leggermente scaldato per favorirne lo scioglimento. In alternativa si può usare il miele, che oltre alla dolcezza apporta una sfumatura aromatica ulteriore, oppure lo sciroppo d’agave, utile per chi cerca un gusto più neutro e una consistenza fluida. Funziona bene anche lo zucchero di canna, specie se si vuole mantenere una certa coerenza con il carattere intenso del tamarindo.

Un’altra strada consiste nell’amalgamare il succo di tamarindo con altri succhi naturalmente più dolci. Penso al succo d’arancia, che è una buona soluzione perché addolcisce senza cancellare del tutto l’identità del tamarindo. Idem per il succo di mango o di ananas, soprattutto se si desidera una bevanda più esotica e morbida. Chi vuole addolcire senza appesantire troppo può anche intervenire sulla diluizione. A volte il succo di tamarindo risulta non soltanto poco dolce, ma anche molto concentrato. Una piccola aggiunta di acqua fredda, magari insieme a qualche cubetto di ghiaccio, può renderlo più equilibrato e meno spigoloso. Non è una vera dolcificazione, ma modifica la percezione gustativa complessiva.

Occhio alla conservazione dello sciroppo di tamarindo

Come accade per molte preparazioni casalinghe, anche lo sciroppo di tamarindo richiede un minimo di attenzione nella conservazione. Non basta prepararlo bene, ma bisogna anche fare in modo che mantenga nel tempo sapore, consistenza e sicurezza dal punto di vista alimentare. Questo aspetto è importante soprattutto quando lo si realizza in casa senza conservanti e con procedimenti artigianali.

Una volta pronto, lo sciroppo va trasferito in bottiglie o barattoli sterilizzati perfettamente puliti e asciutti. Il contenitore deve poter essere chiuso in modo ermetico, così da limitare il contatto con l’aria e con le contaminazioni esterne. Dopo il riempimento lo sciroppo andrebbe lasciato raffreddare completamente prima di essere riposto. Il luogo ideale per conservarlo dopo l’apertura è il frigorifero. La bassa temperatura aiuta a rallentare il deterioramento e a preservare le caratteristiche organolettiche. In generale, se la preparazione è stata eseguita correttamente e lo sciroppo contiene una buona quantità di zucchero, può durare anche per diverse settimane.

Per allungarne la durata è utile usare sempre utensili puliti quando si preleva lo sciroppo, evitando di introdurre cucchiai sporchi o residui di altre bevande. È una precauzione semplice, ma può fare molta differenza. La buona notizia è che si può capire facilmente se lo sciroppo sta andando a male. Mi riferisco al cambiamento marcato dell’odore, alla comparsa di muffe, alle fermentazioni anomale o all’alterazione evidente della consistenza. Anche un semplice rigonfiamento del tappo, se presente, può essere un indizio da prendere sul serio.

FAQ sullo sciroppo di tamarindo

Che gusto ha lo sciroppo di tamarindo?

Lo sciroppo di tamarindo ha un gusto complesso che coniuga note dolci e acidule. Il tamarindo è apprezzato per il suo sapore distintivo, spesso descritto come un mix di agrumi e caramello con un leggero retrogusto aspro. Lo sciroppo conserva queste caratteristiche, risultando versatile per svariati usi in cucina.

Come si fa lo sciroppo di tamarindo?

Per preparare lo sciroppo di tamarindo è necessario “cuocere” la polpa di tamarindo in acqua bollente, poi va filtrato e va aggiunto lo zucchero.

Che frutto è il tamarindo?

Il tamarindo è il frutto dell’omonimo albero, originario delle zone tropicali. Ha una forma a baccello con un guscio marrone, che racchiude una polpa appiccicosa, i semi e i filamenti fibrosi. La sua polpa è apprezzata per il sapore agrodolce e viene utilizzata in diverse cucine, soprattutto nell’Asia meridionale, in America Latina e in Africa.

A cosa fa bene il tamarindo?

Il tamarindo è noto per le sue proprietà benefiche. È ricco di vitamina C, potassio e magnesio, oltre a contenere importanti antiossidanti (come il betacarotene). Contribuisce alla digestione grazie all’abbondanza di fibre e sortisce effetti lassativi. È anche usato per alleviare il mal di stomaco e può avere effetti anti-infiammatori.

Ricette di sciroppi ne abbiamo? Certo che si!

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