Come scegliere un buon melone? Ecco alcuni trucchetti

Melone
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Le caratteristiche del melone

Il melone è uno dei frutti più apprezzati in assoluto. Fa parte dell’agroalimentare “mediterraneo” da millenni, dal momento che era conosciuto e amato già in età classica. Nel corso dei secoli sono emerse tantissime varietà, a tal punto che oggi il melone è tra i frutti con il maggior numero di varianti botaniche. Da questo punto di vista si distinguono due macro-categorie di meloni: quelli raccolti a maturazione e i precoci. I primi si consumano nella veste di frutto, invece i secondi come se fossero ortaggi. Non a caso di questa categoria fanno parte le varietà più bizzarre, che con il melone “classico” non condividono nemmeno la forma.

Le proprietà nutrizionali variano da un tipo di melone all’altro. I meloni da “frutto”, però, sono tutto sommato simili. Condividono, infatti, alcune caratteristiche, come la presenza di betacarotene, che garantisce il colore giallo-arancio e funge da precursore della preziosissima vitamina C. Altra caratteristica ricorrente è proprio l’abbondanza di vitamina C, che esercita una funzione antiossidante e sostiene il sistema immunitario. Infine, risulta ricco l’apporto di fibre e povero quello di grassi, grazie all’ottima presenza di acqua. In ogni caso l’apporto calorico è davvero minimo, al di sotto delle 80 kcal per 100 grammi.

Il Cantalupo, il melone per eccellenza

Quando si parla del melone, è impossibile non soffermarsi sulle tantissime varietà che ne arricchiscono la coltivazione. Qui descrivo le varietà più importanti, partendo dalle cantalupo, fino a quelle tipiche del sud e del nord Italia. Infine, parlerò delle varietà più bizzarre, sia nelle forme che nei colori, principalmente appartenenti alla macro-categoria dei meloni precoci.

Cantalupo Charentais. E’ il melone più diffuso e apprezzato, quello che si trova con estrema facilità anche al supermercato. Le dimensioni sono medie, la buccia è liscia, e il colore variabile tra il verde chiaro e il giallo. La polpa è arancione, densa e ricca di succo. Il sapore, infine, è dolce e abbastanza aromatico.

Bellegarde. E’ una varietà “vecchia” del Charentais. Si caratterizza per una polpa molto soda e meno succosa rispetto agli altri meloni. La forma è generalmente allungata, per intenderci più simile a un pallone da rugby. All’interno il frutto si presenta con un arancione brillante e con un sapore molto corposo.

Carmelitana Nera. E’ una varietà poco diffusa alle nostre latitudini, ma che si fa apprezzare per le dimensioni “over-sized” e per la buccia tendente al giallo scuro. La polpa è simile al Bellegarde, così come l’aspetto e il gusto.

Il prescott White Background. E’ il Cantalupo più grande in assoluto, infatti può pesare anche 4 kg. La forma è quasi sempre allungata e la buccia è innervata, inoltre presenta una polpa estremamente succosa e saporita, di colore rosso-arancio.

melone bianco

Le varietà del sud Italia e delle Isole

Le varietà del sud Italia e delle isole si caratterizzano, in genere, per una polpa estremamente succosa, ricca di acqua e tendenzialmente dolciastra. Tuttavia, sono dotate di una propria specificità.

Il purceddu di Alcamo. Questa varietà prende il nome dalla forma, che ricorda vagamente la testa del maiale. La buccia tende al verde chiaro, mentre la polpa si presenta bianco-verdastra. E’ noto anche come “melone di pane” in virtù della morbidezza della sua polpa e del suo candore. Viene impiegato nel consumo a crudo e per realizzare succhi e granite.

Il cartucciaru di Paceco. E’ una sotto-variante del purceddu di Alcamo, anche perché le coltivazioni sono separate da pochi chilometri. E’ molto simile in quanto a sapore e compattezza. A differire, però, è la forma che si presenta allungata. La buccia, invece, è tendente al giallo.

Il melone sardo. E’ una delle varietà più singolari. Il suo aspetto suggerirebbe una polpa molto morbida e succosa, invece si presenta soda e quasi croccante. Di contro, è molto dolce e dotato di una gradevole varietà cromatica, che si regge su varie tonalità del verde (verde scuro la buccia e verde brillante la polpa).

Melone napoletano. Tra le varietà del sud Italia, la napoletana spicca per la buccia scura, tendente tra il verde e il nero. Si caratterizza per un sapore dolce e una consistenza simile ai meloni siciliani. Le dimensioni, invece, sono contenute e non oltre i 500 grammi. Il melone napoletano è impiegato soprattutto per il consumo a crudo, ma si presta anche alle commistioni con alimenti salati.

Le varietà del nord Italia e d’Europa

Sebbene non sia possibile generalizzare, le varianti del nord Italia e continentali si fanno apprezzare per una polpa più soda e per un gusto più corposo, tendente all’aromatico più che al dolce.

Il melone Calvenzano. E’ tipico della Bassa Bergamasca. Si caratterizza per un sapore estremamente dolce, per le dimensioni contenute e per una polpa soda. E’ perfetto per gli abbinamenti più “chic”, come quelli con il prosciutto crudo.

Il melone Viadanese. E’ un IGP tipico mantovano. Si caratterizza per la polpa compatta, di colore arancione e per un sapore lievemente dolciastro. Nella cucina lombardo-orientale è utilizzato anche come ripieno per i tortelli, visto il suo aroma spiccato, che è in grado di emergere sugli altri ingredienti.

Il melone retato. Non è esattamente una varietà esclusiva del nord Italia o dell’Europa continentale, ma merita di essere posto in questa sezione in virtù di una spiccata facilità di coltivazione (resiste anche ai climi più rigidi). Il melone retato spicca per il sapore equilibrato e per la polpa mediamente compatta. E’ riconoscibile per la buccia retata, ossia ricca di striature. Questa varietà è impiegata soprattutto per i dolci, proprio in virtù del suo equilibrio. A tal proposito, ottima è la cheesecake al melone retato senza cottura.

Le varietà più bizzarre

Infine, ecco un elenco delle varianti più “strane” di melone, almeno dal punto di vista estetico. In effetti le caratteristiche di questi tipi di melone sono davvero uniche e bizzarre.

Il melone rospo. E’ forse la varietà più bizzarra. Assomiglia a una zucca, più che a un melone. In ogni caso si tratta di una specie piuttosto variabile, che cambia radicalmente da frutto a frutto. La buccia, ad esempio, può essere verde o arancione. Il sapore, invece, è abbastanza corposo e molto aromatico, tanto da coprire le note dolci del frutto. Viene coltivato soprattutto nel reggiano ed è utilizzato come ortaggio da ripieno.

Il melone Carosello. E’ una varietà tipica della Puglia, che fa parte della macro-categoria “precoce”. Questa varietà ricorda proprio i cetrioli, con un sapore corposo e poco dolce. Viene impiegato per preparare alcuni primi, ma anche per condire antipasti rustici, come l’acquasala, realizzata con pane vecchio bagnato, olio e pomodoro.

Il melone serpente. Questa varietà appare affine al cetriolo, ma con un colore che va dal verde chiaro al verde brillante. La polpa è estremamente compatta, ma poco coriacea. Il sapore, infine, è un misto tra il melone e il cetriolo. Viene utilizzato per il consumo a crudo, ma anche per la produzione di bevande salutari.

Il melone amaro. E’ la varietà meno conosciuta, anche perché inadatta al consumo a crudo. Infatti, viene utilizzata come pianta medicinale, in grado di contrastare alcune patologie gravi, come il diabete di tipo 2. E’ un eccellente regolatore dell’insulina e viene apprezzato anche per la sua portata antiossidante, superiore a quella delle varietà da consumo.

Come scegliere un buon melone?

Anzitutto va ricordato che è un emblema dell’estate a tavola. Per la sua freschezza e per la sua bontà, ma soprattutto per la sua versatilità. Può essere protagonista indistintamente di tutti i pasti della giornata.

Può essere assunto a colazione, durante uno spuntino oppure come pietanza principale a pranzo o a cena. Magari accompagnato da un ottimo prosciutto crudo: un abbinamento classico ma sempre di successo, proprio perché i due sapori si sposano alla perfezione, valorizzandosi l’uno con l’altro.

E’ ottimo anche per preparare frullati e granite: entrambi sono buoni rimedi per combattere la calura. Il melone può anche essere utilizzato per un risotto alternativo, lo squisito risotto al melone.

Vi segnalo qualche trucco

Comprare un melone, come del resto un’anguria, comporta a volta un piccolo rischio: ovvero quello di incappare in un esemplare non eccelso, diciamo così. Questo purtroppo non dipende dal fruttivendolo. È un po’ come fare il lancio della monetina: può capitare testa o croce, in questo caso un melone buono o meno buono.

Il trucchetto più classico resta quello di bussare dolcemente sulla buccia con la mano chiusa: se il suono vi risulta per così dire sordo, allora quel melone potrebbe essere maturo al punto giusto. Mentre al contrario se avvertite un rimbombo, un suono vuoto, allora quel melone potrebbe essere non ancora arrivato alla giusta maturazione.

Alcuni esperti consigliano anche di ricorrere al nostro istinto olfattivo: se il frutto emana un profumo dolce, ecco che potrebbe risultare un buon affare. Un altro possibile indizio riguarda il picciolo, che non dovrebbe risultare eccessivamente secco in caso di frutto arrivato a una buona maturazione.

Dovrebbe essere morbido, facile a staccarsi. Insomma i consigli su come “investigare” dal fruttivendolo o tra i banchi di mercati e supermercati non mancano. Certo rimane l’incognita di fondo, anche dopo aver provato con gli esperimenti di cui sopra. Se il melone è veramente maturo al punto giusto e soprattutto buono lo potrete sapere davvero solo provandolo!

Farfalle con melone bianco e feta, una perfetta delizia estiva

Le farfalle con melone bianco e feta è il classico primo estivo che privilegia un abbinamento di sapori non eccessivamente forti e una certa dose di colore. Non a caso, questa insalata di farfalle e melone bianco, vanta anche un impatto visivo notevole. Insomma, è una piccola gioia per gli occhi e per il palato. La ricetta, come spesso accade in questi casi, è davvero semplice. Si tratta infatti di condire la pasta con ingredienti a crudo, quali appunto la feta e il melone bianco. In virtù di quest’ultimo ingrediente la pietanza assume un sentore agrodolce, che spicca al primo assaggio ma è tutt’altro che ingombrante (non copre gli altri sapori).

Tra gli ingredienti più sui generis di questa ricetta spicca la feta. Con questo termine, come molti di voi già sapranno, si indica un formaggio tipico greco, che da oltre dieci anno gode del marchio DOP. E’ un formaggio a media-lunga stagionatura, ma che conserva ancora una spiccata morbidezza. E’ realizzato con il latte di capra o di pecora, da qui il suo colore straordinariamente bianco. Il suo contributo per questa ricetta è davvero intuitivo, ma anche significativo. Banalmente, va a formare il condimento della pasta fredda, in questo caso le farfalle.

Per quanto riguarda i valori nutrizionali, la feta si difende molto bene. Non è molto grasso, dal momento che apporta meno di 260 kcal ogni 100 grammi (molto meno del parmigiano per intenderci). Le proteine rappresentano il 14% (una percentuale insolita per un formaggio di questo tipo). I carboidrati abbondano e rappresentano il 42%. La feta è anche ricca di amminoacidi essenziali, che impattano positivamente sulla salute. Per quanto riguarda il gusto, si segnala una certa sapidità ma anche una delicatezza al palato, rara per quei formaggi anche solo mediamente stagionati.

I tanti pregi nutrizionali del melone bianco

Uno dei protagonisti di queste farfalle con melone bianco è proprio il melone. Anche perché è merito di questo frutto se l’insalata di pasta fredda può essere considerata agrodolce (almeno parzialmente). Il trattamento che questa ricetta riserva al melone bianco è semplice, anzi banale: la sua polpa va tagliata a cubetti, condita e utilizzata per insaporire la pasta, tutto qui. Il melone bianco si caratterizza per un sapore lineare, ma allo stesso tempo molto riconoscibile, inoltre possiede valori nutrizionali davvero eccellenti.

Farfalle con melone bianco

Il riferimento è in particolare all’apporto di vitamine, come la vitamina C, che contribuisce a rafforzare il sistema immunitario. Per quanto riguarda i sali minerali, si segnalano elevatissime concentrazioni di potassio. L’apporto calorico, va detto, è davvero basso, dal momento che non va oltre le 40 kcal per 100 grammi. Per nulla trascurabile nemmeno l’apporto di fibre.

Tutta la bontà delle olive taggiasche

La farfalle con melone bianco sono valorizzate anche dalla presenza delle olive taggiasche. Si tratta di un’aggiunta gradevole, che gioca un ruolo significativo in quanto conferisce un tocco di sapore più, smorzando l’approccio equilibrato offerto dalla feta e dal melone bianco. Tra l’altro, le olive taggiasche sono tra le varietà più apprezzate, sia per il gusto che per le loro capacità nutrizionale.

Prima di affrontare l’argomento, vorrei sgomberare il campo da un pregiudizio: le olive taggiasche, come qualsiasi altro tipo di olive, non è affatto calorico. Questo falso mito è frutto dell’accostamento con l’olio, che però prevede nella fase di preparazione un impiego di un numero straordinario di olive. Le taggiasche, ad ogni modo, spiccano per le concentrazioni elevate di vitamina A, B, C ed E, nonché di sali minerali quali ferro, sodio, fosforo, magnesio e potassio. Contengono, poi, abbondante acido oleico, che è una sostanza con funzione antiossidante ed effetti benefici sul cuore.

Ecco la ricetta delle farfalle con melone bianco e feta:

Ingredienti per 4 persone:

  • 320 gr. di farfalle consentite;
  • ½ melone bianco;
  • 50 gr. di olive taggiasche;
  • 150 gr. di feta consentita
  • qualche foglia di menta;
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva;
  • q. b. di sale e pepe;
  • q. b. di feta.

Preparazione:

Per la preparazione delle farfalle con melone bianco iniziate togliendo la scorza dal melone e poi tagliatelo in due. Se vi risulta difficile tenere il melone in una mano e il coltello nell’altra (può capitare se il frutto è molto grande) procedete così: tagliate via le due estremità, appoggiate il melone verticalmente e poi con un coltello grande applicate una pressione decisa. Ad ogni modo, riducete una metà del melone a pezzi piccoli, anche irregolari se preferite. Versate i pezzi del melone in una terrina e conditeli con olio, un po’ di sale e di pepe. Poi mettete la feta tagliata a pezzi, una manciata di olive taggiasche (denocciolatele se preferite) e poche foglie di menta. Ora cuocete la pasta, scolatela al dente, raffreddatela sotto un getto d’acqua (potete utilizzare direttamente lo scolapasta) e inseritela nella terrina. Mescolate e servite.

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2 commenti su “Come scegliere un buon melone? Ecco alcuni trucchetti

  • Dom 24 Lug 2016 | goran ha detto:

    beh… premendo dalla parte opposta al picciolo deve risultare cedevole ma non troppo… basta provarne due tre e si riconosce la sensazione. Se la punta del dito affonda lievemente… come un muscolo teso il melone è “buono”

    • Lun 25 Lug 2016 | Tiziana ha detto:

      Grazieeee provero’

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