Intolleranza alle solanacee, come combatterla al meglio

Intolleranza alle solanacee
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Cosa sono le solanacee?

Per comprendere i rischi e i meccanismi che stanno dietro all’intolleranza alle solanacee è necessario capire cosa si intenda per solanacee. Il termine è, infatti, scientifico e potrebbe non dire nulla ai più. In buona sostanza le solanacee sono tutte le specie vegetali che contengono la solanina. L’elenco è incredibilmente lungo, e comprende anche molte specie commestibili, alcune di consumo abituale. Giusto per fare qualche esempio, melanzane, pomodori, patate bianche e peperoni sono tutti solanacee. 

Dunque, si può ben intuire come l’intolleranza alle solanacee sia una condizione davvero scomoda, in grado di impattare profondamente sullo stile alimentare. Una conseguenza, questa, che nell’immaginario collettivo è assegnata alla celiachia, ma che nelle realtà è persino più “invalidante”. Va comunque detto che l’intolleranza alle solanacee si caratterizza per uno spettro di gravità molto più variabile rispetto agli altri tipi di intolleranze e allergie. Sicché un individuo può essere leggermente intollerante, e sopportare discretamente bene l’assunzione della sostanza incriminata; come può essere gravemente intollerante, e convivere con un livello di sensibilità estremo, tale da rendere pericolosa anche la minima contaminazione.

La differenza tra allergia e intolleranza

Per avere un quadro completo dell’intolleranza alle solanacee è necessario operare una distinzione tra intolleranze e allergie. Spesso, infatti, vengono considerate sinonimi, in realtà indicano due condizioni patologiche diverse. L’allergia scatena una reazione auto-immune in cui l’organismo riconosce l’allergene come “nemico” e cerca di combatterlo, dando origine a numerosi sintomi. Nell’intolleranza, invece, vi è una sostanziale incapacità di digerire la sostanza incriminata.

Non è un caso che i sintomi dell’allergia siano anche sistemici, mentre quelli dell’intolleranza siano sostanzialmente digestivi. Questo pone in essere una differenza in termini di gravità. Pur essendo potenzialmente invalidante, se non altro dal punto di vista sociale, l’intolleranza è di norma meno pericolosa dell’allergia.

peperoni

I sintomi da tenere d’occhio nell’intolleranza alle solanacee

Come ho appena accennato, i sintomi dell’intolleranza alle solanacee afferiscono sostanzialmente all’apparato digerente. Di norma si hanno gonfiori addominali, meteorismo, nausea e diarrea. Tuttavia, in rari casi, si rileva anche della stanchezza, e in casi ancora più rari gonfiore e dolore alle articolazioni. Insomma, i sintomi sono quasi del tutto identici alla più famosa intolleranza al lattosio, al netto delle differenze sulla sostanza scatenante (lattosio vs solanacee). In genere i sintomi si manifestano dopo qualche ora dall’ingestione, ma possono rimanere latenti per 2 o 3 giorni.

Questi sintomi porgono il fianco a dinamiche che rendono difficoltosa la diagnosi. Infatti, sono a-specifici, nel senso che possono essere ricondotti a tantissime altre patologie. Ciò è uno dei motivi per cui molti intolleranti alle solanacee scoprono di esserlo molto tardi, quando ormai l’apparato digerente ha subito dei danni di lungo periodo. Discorso diverso per i problemi respiratori, che sono di norma molto gravi. In tal caso siamo ben oltre l’intolleranza alimentare e viene richiesto un soccorso medico tempestivo.

Come scoprire l’intolleranza alle solanacee?

Esistono due metodi per capire se si è intolleranti alle solanacee, uno empirico e uno scientifico. Ovviamente vanno utilizzati entrambi: il primo per formulare una ipotesi, il secondo per comprovarla. Il metodo empirico è davvero semplice e consiste nella pratica della diete a sottrazione. In buona sostanza, posta l’esistenza di sintomi gastrointestinali, si esclude dalla dieta prima una classe di cibi, poi un’altra e un’altra ancora. Quando i sintomi non compaiono, allora la sostanza incriminata è quella più recentemente esclusa. Non è un metodo rapido, anzi richiede delle settimane. Infatti, tra una “dieta” e l’altra possono trascorrere 3-5 giorni. Questo intervallo di tempo non è scelto a caso, ma corrisponde alla tempo massimo entro cui si manifestano i sintomi.

La diagnosi vera e propria, comunque, avviene per  mezzo di alcuni test. Quello più affidabile è l’ELISA, il cui scopo è monitorare e rilevare il livello di anticorpi specifici. Funziona sia con le intolleranze che con le allergie, dal momento che entrambe (con intensità diverse) scatenano una mirata produzione anticorpale.

pomodori or

Come rimediare ai danni dell’intolleranza?

Di norma, non esiste una cura per le intolleranze. Alcune terapie prevedono l’assunzione di enzimi, come per esempio l’intolleranza al lattosio. Essa può essere tenuta a bada – con risultati non eccezionali – per mezzo dell’assunzione di enzima lattasi. Tuttavia, gli intolleranti al lattosio si trovano in una condizione migliore rispetto agli intolleranti alle solanacee. I primi, infatti, hanno a disposizione versioni delattosate degli alimenti che, di norma, non potrebbero consumare (latte senza lattosio, yogurt senza lattosio etc.). I secondi non hanno questa fortuna in quanto non è possibile togliere la sostanza incriminata da un ortaggio.

Dunque, l’unica soluzione è evitare quegli alimenti. Una rinuncia non da poco, seppure necessaria. Si tratta, infatti, di evitare frutta a verdura di uso comune. Purtroppo è una scelta da adottare in quanto una condizione prolungata di intolleranza latente e non trattata genera danni di lungo periodo all’apparato digerente. Nello specifico compromette seriamente la flora intestinale, tale per cui anche la digestione di altre sostanze appare difficoltosa. In quel caso, previa rimozione delle solanacee dalla propria dieta, è possibile procedere con un reintegro della flora intestinale. Come fare? Una soluzione è rappresentata dall’assunzione di probiotici. Queste sostanze, che altro non sono che batteri, sostengono l’organismo nella sintesi delle vitamine del gruppo B e K, nonché di tanti altri nutrienti.

Non tutti i mali vengono per nuocere

L’intolleranza alle solanacee può essere considerata a tutti gli effetti un sacrificio, o come minimo un fastidio, viste le rinunce da fare. Patate, peperoni, pomodori e peperoncini non rappresentano la base di ogni regime alimentare, ma ne fanno comunque parte integrante. Ci si potrebbe consolare con la consapevolezza di trovare altrove i nutrienti necessari a una dieta equilibrata. Si va in questo modo alla ricerca di alimenti alternativi che non contengono degli anti-nutrienti. Una dinamica, questa, che ricorda la volpe che cerca di arrivare all’uva, ma che ha un fondamento scientifico.

I pomodori, per esempio, contengono il licopene, che è un antiossidante fondamentale per l’organismo. Tuttavia, sono anche ricchi di acido ossalico che limita l’assorbimento del calcio, un’eventualità rischiosa per chi soffre di osteoporosi. Per quanto riguarda le melanzane, si segnala l’abbondanza di solanina (compresa anche negli altri alimenti incriminati). La solanina, se consumata in discrete quantità, può peggiorare i sintomi della psoriasi. Certo, rinunciare alle melanzane significa anche rinunciare alle antocianine, che sono tra gli antiossidanti più utili in natura.

In genere tutti i tipi di solanacee sono acidificanti, dunque, non sarebbero proprio il massimo qualora si soffrisse di acidità o di reflusso gastroesofageo. Di norma ciò non rappresenta un elemento limitante, anche perché basta una dieta equilibrata, o comunque non troppo sbilanciata, per rendere la rinuncia alle solanacee tutt’altro che drammatica. Dunque, accettate il dato di fatto ed eliminate le solanacee dalla vostra dieta senza alcun timore, se siete intolleranti a questo tipo di sostanze.

patate

Un approfondimento sull’intolleranza alle patate

L’intolleranza alle patate è una condizione piuttosto rara, ma che vanta una sua rilevanza dal punto di vista clinico. In primis perché le patate figurano tra gli alimenti più consumati del pianeta, in secondo luogo perché i sintomi possono essere molto fastidiosi, e persino invalidanti. Senza contare che l’espressione “intolleranza alle patate” nasconde un’intolleranza alimentare più diffusa, che riguarda le solanacee in generale. Si dovrebbe parlare, infatti, di intolleranza alle solanacee, dunque la questione riguarda in contemporanea tanti altri alimenti e non solo il celebre tubero. Detto ciò, l’intolleranza alle patate pone in essere i medesimi quesiti diagnostici e terapeutici di tutti gli altri disturbi che, a vario titolo, comportano una difficoltà o un’incapacità di assimilare certe sostanze. In primo luogo la necessità di distinguere correttamente tra intolleranza e allergia.

Nell’immaginario collettivo esse sono considerate sinonimi, ma in realtà configurano condizioni diverse. Nell’intolleranza, vi è una incapacità o una estrema difficoltà a digerire certe sostanze, magari per l’assenza di determinati enzimi (come il lattasi per il lattosio). Nell’allergia, invece, vi è un’errata reazione del sistema immunitario, che considera la sostanza come un nemico, trasformandola in allergene. Nel caso dell’intolleranza i sintomi emergono da qualche ora a qualche giorno dopo l’assunzione della sostanza. Nel caso dell’allergia, i sintomi sono pressoché immediati, proprio perché il sistema immunitario reagisce in fretta. In ogni caso, vi è comunque un’attivazione anticorpale, sebbene con caratteristiche e quantità differenti.

Le intolleranze alimentari correlate con l’intolleranza alle patate

Come già anticipato, quando si parla dell’intolleranza alle patate si dovrebbe fare riferimento all’intolleranza alle solanacee. Non è un dettaglio di poco conto, anzi è un passaggio propedeutico ad una gestione efficace dei disturbi. Il rischio è di evitare solo uno degli alimenti “pericolosi”, e continuare ad assumere tutti gli altri, con ovvie conseguenze dal punto di vista clinico. Dunque, chi manifesta una difficoltà nel consumo delle patate, nella stragrande maggioranza dei casi, manifesta la medesima difficoltà nel consumo di altri ingredienti. La lista purtroppo è molto lunga, anche perché comprende tutti quegli alimenti, di ovvia origine vegetale, che contengono la solanina.

Il riferimento è in particolar modo ai peperoni, alle melanzane, ai pomodori e al peperoncino. Tutti alimenti che, in misura diversa, appartengono alla dieta mediterranea e, in generale, agli stili alimentari considerati equilibrati. Per quanto concerne le cure, la cattiva notizia è che non esistono. Come non esistono le cure alle intolleranze alimentari in generale. Ciò non implica una mancata soluzione al problema, infatti è possibile gestire il disturbo semplicemente evitando gli alimenti incriminati. Ciò all’inizio può sembrare difficile, o limitante, ma dopo un po’ di tempo ci si fa l’abitudine. Da un lato abbiamo una lista incredibilmente lunga di cibi da eliminare, è vero, ma dall’altro abbiamo molte possibilità e alternative.

I sintomi dell’intolleranza alle patate

Vale la pena di approfondire i sintomi di chi teme di soffrire di intolleranza alle patate o, per meglio dire, alle solanacee. I sintomi possono essere di varia intensità in quanto esistono vari gradi di intolleranza. Le forme più gravi reagiscono anche alle contaminazioni, ma per fortuna sono molto rare. Le forme medie e lievi reagiscono alla quantità che in genere è presente in una decina di grammi, dunque basta un assaggio per sentirsi male.

A quali sintomi si va incontro? Ebbene, la sintomatologia va divisa in due macro-categorie. La prima comprende i disturbi gastrointestinali, che sono molto frequenti: nausea, diarrea, mal di stomaco e vomito. La seconda macro-categoria comprende i disturbi per così dire sistemici, che sono frutto dell’azione del sistema immunitario. In questo caso troviamo spossatezza, dermatiti e dolori articolari. I disturbi gastrointestinali sono più frequenti dei sistemici, ma non è raro che compaiano in contemporanea. Il quadro clinico, in definitiva, è identico alle altre intolleranze alimentari e a quello delle allergie alimentari, ma fino ad un certo punto.

Come si diagnostica questo tipo di intolleranza?

Diagnosticare un’intolleranza alimentare, e nello specifico alle patate, è allo stesso tempo semplice e difficile. E’ semplice perché, ad oggi, sono disponibile dei test specialistici molto affidabili. E’ difficile perché spesso le intolleranza alimentari agiscono sottotraccia, favorite da una a-specificità dei sintomi. Spesso l’intolleranza non è la prima ipotesi a venire formulata, quindi vi è la necessità di individuare quanto prima la sostanza incriminata. In questi casi, spesso e volentieri, si procede con le diete a sottrazione, ovvero si elimina un ingrediente o una classe di ingredienti alla volta, e si attende l’insorgere dei sintomi. Il procedimento è lungo in quanto è necessario attendere qualche giorno prima di cambiare assetto, ed eliminare un secondo ingrediente o classe di ingredienti.

Per quanto concerne i test, questi hanno lo scopo prevalente di verificare un aumento della produzione anticorpale. In molti casi vengono utilizzati come conferma al tipo di intolleranza a cui si è soggetti. L’iter diagnostico, dunque, è molto complesso, e coinvolge sia l’elemento clinico che quello strumentale. Alcuni test sono più specifici di altri. Quello per l’intolleranza al lattosio, infatti, è molto specifico e preciso. In questi casi vengono rilevate le reazioni che la mancata digestione scatena, e in particolare la loro “aggressività”.

batata rossa

Come sostituire le patate?

Come abbiamo visto, intolleranza alle patate significa “intolleranza alle solanacee”. Dunque vi è la necessità di sostituire nella nostra dieta tutte le solanacee, e non solo le patate. Di base, si tratta di individuare degli alimenti capaci di esprimere le medesime proprietà nutrizionali, nel rispetto di un requisito fondamentale, ossia l’assenza della solanina. La lista di ingredienti privi di solanina, ma ugualmente nutrienti, è per fortuna lunga, benché spesso composta da prodotti di consumo non abituale.

Un ottimo sostituto della patata è la patata americana, o “batata”. Nonostante il nome, infatti, questo alimento non è una vera patata e soprattutto non è una solanacea. Il gusto è diverso, marcatamente dolce, ma le proprietà nutrizionali sono molto simili. Per quanto concerne il pomodoro, e soprattutto la salsa al pomodoro, essa può essere sostituita dal classico pesto. Infine, le melanzane possono essere sostituite dalle zucchine, specie in occasione di preparazioni tradizionali come la parmigiana.

Qualche ricetta per convivere al meglio con l’intolleranza alle patate

In questo paragrafo vi suggerisco alcune ricette a prova di intolleranza alle patate, o meglio alle solanacee. Meritano certamente una menzione gli gnocchi di patate americane. Gli gnocchi sono tra i piatti più difficili da escludere per gli intolleranti alle solanacee, ma questa ricetta rappresenta un ottimo compromesso, anzi per certi versi è migliore dell’originale. Il procedimento è molto semplice, e non differisce da quello degli gnocchi classici.

Per quanto concerne il pomodoro, vi consiglio di utilizzare la relativa salsa con il pesto. In questo caso le alternative sono numerose, ma ve ne propongo una in particolare. ossia il pesto di carote viola. Questo tipo di pesto, in quanto a consistenza e “dolcezza”, è simile alla salsa di pomodoro. Anche in questo caso il procedimento è molto semplice e simile a quello del pesto tradizionale. L’unica differenza risiede nella necessità di integrare lo yogurt bianco, che aggiunge corpo e acidità. Trovate la ricetta all’interno della preparazione degli spaghetti con pesto di carote viola e pinoli.

Infine, la parmigiana di zucchine in vasocottura, che è un ottimo sostituto della classica parmigiana di melanzane. Oltre ad essere una pietanza leggera e gustosa, è anche un’occasione per scoprire un metodo di cottura particolare, che può dare molte soddisfazioni in cucina.

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28-05-2021
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Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Tiziana Colombo aka Nonnapaperina. Questo spazio nato è per caso 2004 come una sorta di diario che utilizzavo per condividere una passione. Una passione messa a dura prova dalla diagnosi di intolleranza al nichel prima e al glutine e al lattosio poi: una diagnosi inaspettata che mi ha fatto patire mezza vita. La colpa era sempre lo stress. Mi sono sentita completamente persa e in rete le notizie non erano sempre di aiuto. Non mi sono scoraggiata e ho cercato di trovare una soluzione! Dare un’informazione corretta. Ma da sola non potevo farcela!

Cosi nel 2012 ho fondato l’Ass.Il Mondo delle Intolleranze APS, di cui sono oggi il Presidente. Ad oggi siamo diventati una realtà importante e un punto di riferimento per tantissime persone, chef, aziende e medici. Abbiamo un comitato scientifico formato da professionisti e un gruppo di lavoro incredibile. Ognuno di noi ha un suo ruolo e tutti gli aspetti vengono vagliati con cura. Vogliamo dare un’informazione corretta e responsabile e siamo a disposizione dei nostri utenti.

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