Lampredotto in umido, un secondo piatto della cucina toscana
Lampredotto in umido, le frattaglie al loro meglio
Il lampredotto in umido è uno dei secondi piatti toscani più famosi in assoluto. Si tratta dell’abomaso del bovino, più comunemente noto come trippa, cotta in aceto e passata di pomodoro. Di base viene consumato come un normale secondo, tuttavia è molto diffusa l’abitudine di consumarlo ben scolato, come farcitura di abbondanti panini imbottiti.
In questa versione assume le sembianze di perfetto pasto da street food, come tra l’altro testimonia la presenza di chioschetti e venditori ambulanti durante le feste e le sagre toscane. Non puoi andare a Firenze e non mangiare il panino con lampredotto condito con salsa verde! Il lampredotto è squisito in quanto valorizza alla perfezione l’ingrediente principale, uno dei quattro stomaci dei bovini (o abomaso che dir si voglia). Stiamo parlando di una frattaglia dalle mille qualità. In primis non è affatto grassa come si pensa, anzi un etto di trippa viaggia sotto le 110 kcal.
In compenso si caratterizza per gli eccellenti valori nutrizionali. Le proteine sono pari al 16%, di poco inferiori a quelle dei tagli più nobili. Abbondante è anche la presenza di sali minerali, tra cui spiccano il potassio, il calcio e il fosforo. E’ presente anche il sodio, ma in quantità non esagerate. Per quanto concerne le vitamine, si segnalano buone dosi di vitamine appartenenti al gruppo B.
lampredotto ricetta tradizionale
Preparazione lampredotto in umido
- Per la preparazione del lampredotto in umido iniziate lavando con estrema cura il lampredotto, poi fatelo a pezzi piccoli e cuocetelo in una soluzione di acqua e mezzo bicchiere di aceto. Dovrebbero bastare dieci minuti dall’inizio del bollore.
- Trascorso questo lasso di tempo scolate il lampredotto e lavatelo nuovamente sotto l’acqua fredda.
- In una padella soffriggete per appena 1 minuto due spicchi di aglio insieme a 6 cucchiai di olio d’oliva, poi unite il lampredotto e abbassate la fiamma.
- Cuocete così per 5 minuti, o fino a quando il lampredotto non sarà completamente rosolato.
- A questo punto integrate il burro chiarificato, la passata di pomodoro e i rametti di rosmarino.
- Condite con il sale, il pepe e portate a bollore.
- Ora abbassate la fiamma al minimo e proseguite la cottura per 90 minuti, integrando con dell’acqua man mano che il sugo si addensa. Il tempo di cottura è importante.
- Quando è tutto ben cotto, servitelo con del pane consentito che servirà per la scarpetta. Espressione in disuso (che io adoro) che vuol dire raccogliere il sugo! Buon appetito!
Ingredienti lampredotto in umido
- 800 gr. di lampredotto
- mezzo bicchiere di aceto di vino rosso
- 300 gr. di passata di pomodoro o pomodori pelati
- 2 spicchi d’aglio
- 20 gr. di burro chiarificato
- 2 rametti di rosmarino
- 6 cucchiai di olio extravergine di oliva
- q. b. di sale
- q. b. di pepe
Il ruolo dell’aceto di vino rosso nel lampredotto in umido
L’aceto di vino rosso è uno degli ingredienti più importanti del lampredotto in umido, benché possa apparire come un ingrediente di supporto, poco impattante sul risultato finale. In realtà è assolutamente necessario per cuocere bene la trippa. Nello specifico, interviene nella prima fase della cottura, ossia quella che prevede un lungo passaggio in pentola. L’aceto di vino rosso purifica la frattaglia sia in senso letterale sia in senso organolettico. Infatti ne contrasta l’acidità, rendendo il suo sapore più appetibile e in un certo modo lineare. Senza l’aceto di vino rosso, il gusto del lampredotto risulterebbe troppo intenso e a tratti sgradevole.
Di certo, per chi non è avvezzo alla cucina toscana, questo uso dell’aceto potrebbe apparire come una soluzione davvero particolare. D’altronde l’aceto viene di norma utilizzato per marinare, dunque per preparare cruditè, carpacci etc. Si usa, ovviamente, anche come condimento per le carni e per le verdure, in questi casi è preferibile l’aceto balsamico. Tuttavia abbiate cura di non esagerare con le dosi, dal momento che l’aceto tende a sovrastare il gusto caratteristico della trippa.
Le principali proprietà del burro chiarificato
Il burro è uno degli ingredienti principali del lampredotto in umido. Anche in questo caso siamo di fronte a un uso particolare di un ingrediente tradizionale. Di norma il burro viene impiegato per cuocere o per favorire la cottura, quando si tratta di carne e verdure. Nella fattispecie del lampredotto in umido, però, il suo ruolo è diverso. Infatti figura come ingrediente vero e proprio. Per questo motivo occorre fare attenzione alla tipologia di burro da utilizzare. Il consiglio è di optare per il burro chiarificato al posto del burro standard. La differenza tra le due varietà riguarda la caseina, che nel burro chiarificato è del tutto assente.

In virtù di ciò, si presenta con un sapore molto più leggero, in grado di non coprire gli altri ingredienti. Tra l’altro l’assenza della caseina permette al burro di resistere alle elevate temperature, un dettaglio non da poco se si considera che il lampredotto deve cuocere a lungo.
Un’altra caratteristica positiva riguarda chi soffre di intolleranze alimentari, infatti il burro chiarificato è completamente senza lattosio. L’unico vero difetto del burro chiarificato riguarda la portata calorica, essendo molto più grasso rispetto al burro standard. Non è esattamente un problema grave in quanto, a parità di utilizzo, il burro chiarificato richiede dosi inferiori. Ad ogni modo siamo sulle 800-900 kcal per 100 grammi. Per un lampredotto in umido di otto persone bastano solo 20 grammi di burro chiarificato, dunque niente paura.
Poche spezie, ma accuratamente selezionate
Uno dei pregi del lampredotto in umido è la semplicità. Come potete evincere voi stessi la lista degli ingredienti è molto breve. Tale filosofia è declinata anche sul fronte degli aromi, che sono pochi ma ben studiati per garantire un perfetto equilibrio. Nello specifico il lampredotto alla fiorentina richiede l’uso dell’aglio fresco e del rosmarino. Sull’aglio non c’è molto da dire, d’altronde si tratta di uno degli alimenti più utilizzati in cucina. E’ un bulbo dall’aroma inconfondibile, che spicca per l’abbondanza di sali minerali e per l’allicina, un ottimo antiossidante.
Anche il rosmarino è uno dei protagonisti della cucina italiana da nord a sud. Il rosmarino, come molte piante aromatiche, si fregia di valori nutrizionali che sfociano nel quasi terapeutico. E’ infatti un discreto analgesico e un buon antinfiammatorio. Inoltre è anche ricco di antiossidanti, che contrastano i radicali liberi e agiscono in funzione antitumorale. Entro certi limiti può essere considerato anche un digestivo.
Cosa bere con il lampredotto in umido?
Il lampredotto in umido è un secondo piatto delizioso, che parla al cuore degli amanti della cucina più verace. Proprio per questo va accompagnato degnamente, e se possibile con un buon vino toscano. Il Chianti, per esempio, rappresenta una soluzione classica ma eccellente. Si tratta di un vino strutturato, persistente e con una giusta acidità per contrastare la morbidezza del piatto.
Per questo secondo piatto va bene anche un buon vino rosato secco, soprattutto se si preferisce qualcosa di più fresco. Questo tipo di vino rinnova il palato tra un boccone e l’altro senza coprire i sapori del lampredotto.
Alcuni, però, fanno una scelta diversa. Specialmente d’estate scelgono di accompagnare il piatto con una birra artigianale toscana, magari ambrata e poco gasata. A tal proposito le soluzioni sono numerose se si considera il valore delle birre artigianali toscane. Ne cito alcune: la De Neri, la Del Moro, la Dell’Elba, la Maremmana. L’importante è che la bevanda selezionata rispetti lo spirito originario del piatto, valorizzandone il gusto profondo e intenso.
Il lampredotto può essere consumato da molte persone, ma non è necessariamente adatto a tutti. Chi ha difficoltà digestive, sensibilità verso le frattaglie o segue diete molto controllate dovrebbe valutarne quantità e condimento. Il problema spesso non è il lampredotto in sé, ma il modo in cui viene preparato: grassi, sale, pane e salse possono renderlo più impegnativo. In caso di patologie specifiche è sempre meglio chiedere indicazioni personalizzate.
Il lampredotto toscano: un mondo di ricette
Il lampredotto è il simbolo dell’amore della cucina toscana per i tagli formalmente meno nobili, ma non meno preziosi, della carne. A dimostrazione di ciò troviamo tante ricette locali che vedono come protagonista proprio il lampredotto.
Una delle preparazioni più celebri è quella del panino con il lampredotto, servito tradizionalmente con salsa verde e con una spolverata di pepe. In questa forma è protagonista dello street food e delle tante fiere locali che vivacizzano l’estate toscana. Ma il lampredotto può diventare anche un protagonista nei primi piatti, come nei risotti arricchiti dal suo fondo di cottura, o in ragù abbinati a verdure di stagione.
Nondimeno è facile trovare ricette casalinghe che usano il lampredotto trifolato con cipolla, prezzemolo e vino bianco. Alcuni lo propongono anche in versione estiva, ossia tagliato a striscioline sottili e condito con olio, limone e menta. In tal modo dà vita a una sorta di insalata tiepida e molto gustosa. La verità è che il lampredotto si presta a infinite interpretazioni, tutte accomunate dal rispetto per la tradizione e dalla volontà di recuperare ingredienti meno diffusi ma decisamente versatili. Si tratta di nobilitare un taglio di carne dal gusto unico.
Un versione dietetica del lampredotto in umido
Il lampredotto in versione dietetica è una sfida difficile, ma non impossibile. Il principio base è il seguente: alleggerire il condimento senza impoverire il gusto. Dalla nostra parte vi è il fatto che il lampredotto, di per sé, non è necessariamente un ingrediente pesante, ma lo diventa se si associa a soffritti abbondanti, grassi aggiunti, pane in quantità generose e salse troppo ricche. Per una variante più leggera, quindi, conviene mantenere la lunga cottura e il profilo aromatico, ma ridurre al minimo gli elementi più calorici.
Un primo intervento riguarda la fase iniziale. Invece di rosolare il lampredotto con molto olio e burro chiarificato, si può preparare un fondo più leggero con poca acqua, uno spicchio d’aglio, rosmarino, sedano, carota e cipolla tritati finemente. L’olio extravergine può essere aggiunto in quantità minima, magari un solo cucchiaio per l’intera preparazione, oppure a crudo alla fine. In questo modo si conserva il profumo dell’olio senza impiegarlo come grasso di cottura.
La passata di pomodoro può rimanere, perché dà corpo e sapore, generando un impatto calorico contenuto. Si può però scegliere una passata semplice senza zuccheri aggiunti, aumentando leggermente la parte vegetale con pomodoro fresco, carote o cipolla dolce. Il lampredotto va poi cotto lentamente, aggiungendo acqua o brodo vegetale leggero quando il sugo si restringe. La cottura prolungata permette di ottenere morbidezza senza molti grassi.
Per rendere il piatto ancora più dietetico è meglio evitare il panino e servirlo come secondo, accompagnato da verdure cotte o crude. Penso a bietole ripassate con pochissimo olio, cicoria lessa, cavolo cappuccio marinato o finocchi al vapore, tutti contorni adatti perché aumentano il volume del pasto e bilanciano il sapore intenso della frattaglia. Infine fate attenzione al sale. Il lampredotto può essere molto saporito già di suo, quindi conviene dosare il sale alla fine. Il risultato sarà meno ricco della versione tradizionale, ma più leggero, digeribile e comunque fedele allo spirito del piatto.
Un focus sulla cucina di carne toscana
La cucina toscana è tra le più apprezzate in Italia. Si tratta una cucina diretta (“pane al pane e vino al vino”), essenziale e profondamente legata al territorio. Non cerca quasi mai preparazioni troppo elaborate, ma valorizza la qualità della materia prima, le procedura di cottura e l’uso misurato degli aromi.
Il suo simbolo più celebre è la bistecca alla fiorentina, araldo di una tradizione che mette al centro la carne, il fuoco e pochi condimenti. Sale, pepe, olio buono e una cottura precisa bastano a costruire un piatto identitario.
Accanto ai tagli nobili, però, la Toscana ha sempre conferito grande importanza anche al quinto quarto. Trippa, lampredotto, fegatini, lingua e altre frattaglie raccontano una cucina popolare, nata dall’esigenza di non sprecare nulla. Il lampredotto, in particolare, è diventato uno dei simboli di Firenze, servito sia in umido che nel classico panino da strada. È un esempio perfetto di come un taglio povero possa diventare una specialità gastronomica.
Molto importante è anche la tradizione degli umidi e degli stracotti. Carni bovine, cinghiale, lepre e selvaggina vengono spesso cotte lentamente con vino, pomodoro, erbe aromatiche e verdure. Queste preparazioni esprimono un gusto profondo e richiedono tempo, ma non necessariamente tecniche complesse. Sono piatti di pazienza, più che di virtuosismo.
A occupare un altro spazio rilevante è il maiale. Il riferimento è ai salumi, alla finocchiona, al lardo, ai prosciutti e alle salsicce. Essi dimostrano quanto la norcineria sia radicata nella regione. Anche qui emerge un tratto tipico della cucina toscana: sapori netti, pochi fronzoli, grande attenzione alla conservazione e alla stagionatura. Nel complesso la cucina di carne toscana alterna rusticità e nobiltà. Può essere semplice, come una fetta di carne alla brace, o complessa, come un ragù di selvaggina. In ogni caso resta una cucina concreta, costruita su ingredienti riconoscibili, cotture perfette e una forte identità territoriale.
FAQ sul lampredotto in umido
Cos’è il lampredotto?
Il lampredotto è una parte dello stomaco bovino, e più precisamente l’abomaso. Fa parte del cosiddetto quinto quarto, ovvero quella categoria di tagli che in passato erano meno richiesti e dunque più economici. In Toscana, e in particolare a Firenze, il lampredotto è diventato il re del cibo di strada grazie alla sua capacità di trasformarsi in un piatto gustoso, economico e profondamente identitario.
Cosa si fa con il lampredotto?
Con il lampredotto si possono realizzare tantissime preparazioni, sia tradizionali che creative. Oltre al celebre panino è possibile cucinarlo in umido, trifolato, grigliato o addirittura usarlo come ingrediente per ripieni di pasta fresca. Alcuni chef contemporanei lo inseriscono in piatti gourmet, combinandolo con ingredienti inusuali come il tartufo, il cavolo nero o le lenticchie speziate.
Il lampredotto fa ingrassare?
Il lampredotto non è particolarmente calorico, infatti contiene proteine e una quantità moderata di grassi, specialmente se viene cucinato in modo semplice. Tuttavia, quando viene servito nel panino con salse e condimenti ricchi, il contenuto calorico aumenta in modo esponenziale. Il segreto è sempre nella moderazione e nella scelta degli abbinamenti giusti.
Che si mangia in Toscana di secondo?
In Toscana i secondi piatti sono spesso a base di carne e riflettono una lunga tradizione contadina. Oltre al lampredotto troviamo la trippa alla fiorentina, il peposo dell’Impruneta, lo spezzatino con patate, l’arista di maiale e la bistecca alla fiorentina. Non mancano però piatti a base di cacciagione, come il cinghiale in umido, o preparazioni più semplici come le frittate di verdure, gli sformati e le zuppe rustiche.
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