Manioca al forno, l’ingrediente carioca che regala benessere e gusto

manioca al forno

Manioca al forno, dal Brasile l’ingrediente carioca che regala benessere e gusto Uno schiocco di dita ed il piatto è pronto: chi non ha il desiderio di portare in tavola sapori prelibati e genuini con il minimo sforzo? “Impossibile” potrebbe dire qualcuno.

Ed invece no, non lo è. Se lo si è pensato evidentemente si fa parte della schiera di coloro che non conoscono e, pertanto, non hanno mai cucinato la manioca.

Conosciuta anche con i nomi di “Yuca”, “Aipim” e “Cassava”, la manioca altro non è che una pianta dalle straordinarie proprietà benefiche. Le sue origini sono quelle sudamericane e, direttamente dal colorato e vivacissimo Brasile, arriva una ricetta perfetta per coloro che vogliono mangiare con gusto senza mai rinunciare al benessere: la manioca al forno!

Ma partiamo dall’inizio: la manioca è una radice che appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae che, oltre che in Sudamerica, è molto diffusa nelle zone dell’Africa subsahariana.

La yuca, in qualsiasi zona tropicale, viene impiegata in tantissime ricette ed è protagonista assoluta dei regimi alimentari tipici di queste aree. Pianta dai valori nutrizionali importanti, questa radice a tubero si classifica al terzo posto – a livello planetario – come fonte assoluta di carboidrati, dei quali appunto ne è ricchissima.

Dal lungo processo di lavorazione della manioca che si divide in diverse fasi – a partire da quello del lavaggio in appositi sacchi di stoffa fino ad arrivare a quello del setaccio – si ottiene una farina granulosa e vischiosa molto pregiata.

Si tratta della “tapioca”, composta per circa l’87% da amido ed utilizzata in cucina come un vero e proprio jolly per la preparazione di piatti saporiti.

manioca

Manioca: Le caratteristiche della radice

Ma come è fatta la manioca? È una radice che si sviluppa in lunghezza fino a raggiungere gli 80 cm e, man mano che va verso l’alto, tende ad assottigliarsi alla sua estremità. Il suo diametro può arrivare a circa 5 cm e se la sua buccia è tipicamente marrone, una volta eliminata, lascia spazio ad una polpa soda e dura, di colore giallastro oppure bianco.

Questa pianta ha origini antichissime ed, in un certo senso, costituisce parte dell’identità del Brasile, dove viene coltivata da millenni e millenni.

Non è un caso che essa rappresenti una delle maggiori fonti nutritive per l’alimentazione dei sudamericani e di coloro che vivono parte centrale del continente. Si tratta di una pianta considerata indispensabile da sempre, tanto è vero che – conferma di ciò – ne è la sua ormai capillare diffusione anche nel resto del mondo.

Ma la manioca può essere di due tipologie differenti che risultano opposte per caratteristiche e sapore: infatti, questa radice può essere dolce ed, in questo caso, è facilmente riconoscibile dalla sua scorza sottile e rugosa e dalle foglie verdi, oppure dal sapore amaro, tipico di quando la radice si presenta con una buccia liscia e le foglie di colore rosso.

In merito al sapore, possiamo dire che ricorda quello dei tuberi a noi molto conosciuti, ovvero le patate con le quali condivide anche la presenza dell’amido e di carboidrati.

Un’altra cosa che si deve sapere e che, quando si pulisce la manioca per cucinarla, qualora la polpa dovesse presentare parti più scure, è opportuno procedere all’ eliminazione delle stesse in quanto il loro colore rivela una radice eccessivamente matura e, pertanto, certamente non fresca.

manioca al forno

I valori nutrizionali e le proprietà della manioca

Energizzante naturale, la manioca è un tubero che si distingue per l’elevato contenuto di carboidrati.

Lipidi e proteine sono presenti in quantità certamente non considerevoli ed è bene sottolineare che questa radice è comunque ricca di fibre ma completamente priva di colesterolo.

Le sue caratteristiche la rendono certamente alimento ideale quasi per tutti, ma non per coloro che – dovendo perdere peso – sono costretti a seguire un preciso regime alimentare ipocalorico, per chi soffre di diabete mellito di tipo 2 e per coloro ai quali siano stati diagnosticati i trigliceridi alti.

Libero spazio alla manioca in tavola sia per i celiachi sia per gli intolleranti al lattosio, così come per tutti coloro che seguono un’alimentazione vegetariana e vegana.

Per ogni 100 grammi di prodotto, l’organismo assimila circa 200 calorie e questa dose conta più di 36 grammi di carboidrati.

La manioca è apprezzata in particolar modo da chi soffre di disturbi intestinali e di frequenti mal di stomaco: infatti, il consumo regolare della radice, garantisce il benessere dell’apparato digerente e contrasta anche la stipsi e la pigrizia intestinale.

Uno tra i vantaggi della manioca è, senza dubbio, la possibilità di gustare questa radice in tantissimi modi diversi. Generalmente utilizzata come primo piatto, data l’elevata presenza di carboidrati, la manioca viene prevalentemente servita fritta oppure al forno.

Dopo aver scoperto tutti i segreti di questo eccezionale tubero, ora è arrivato il momento di svelare il procedimento per preparare la manioca in modo davvero rapido ma pur sempre gustoso e con pochissimi ingredienti.

Quella della manioca al forno è una ricetta davvero semplice e rapida per portare in tavola il sapore e gli odori del Brasile.Allora, non costa nulla tuffarsi nel magico mondo carioca: con la manioca si fa un vero e proprio viaggio nel gusto. Buon appetito!

Ecco la ricetta della manioca al forno

Ingredienti per 4 persone

  • 1 manioca
  • 8 cucchiai di olio di semi consentito
  • sale q.b.

Preparazione:

  • Accendere il forno a 180° e lasciare che si riscaldi per bene;
  • Intanto, pulire la manioca avendo cura di tagliare in due le radici per il lato della lunghezza;
  • Eliminare eventuali porzioni scure e dure della polpa, generalmente presenti nel centro della radice;
  • Dividere il tubero in pezzi di circa 5 cm;
  • A questo punto, aggiungere l’olio e mescolare per bene affinché tutte le parti si condiscano;
  • Disporre i pezzi della radice di manioca su una teglia rivestita di carta forno e aggiungere una manciata di sale;
  • Infornare la teglia ad un’altezza media, in modo che sia nella parte centrale del forno e lasciare cuocere per 30 minuti;
  • Servire come più si gradisce;
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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


21-05-2020
Scritto da: Tiziana Colombo
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