Grano Saraceno, un’ottima alternativa senza glutine in cucina

Il grano nero, più comunemente noto come grano saraceno, rappresenta un’alternativa sempre più presente sulle nostre tavole.

Si tratta di una pianta annuale appartenente alla famiglia delle poligonacee e non alle graminacee, come si potrebbe erroneamente pensare.

Grazie alle sue proprietà nutrizionali, il grano saraceno è un cereale che può essere utilizzato come alternativa al riso: è composto soprattutto da amido (25% amilosio e 75% amilopectina) e viene catalogato dai nutrizionisti come una sorta di ibrido a metà tra un cereale e un legume.

Il grano saraceno non contiene glutine ed è quindi alimento ideale per i celiaci e per coloro che soffrono di altre intolleranze alimentari.

Il consumo è da moderare alle persone intolleranti al nichel.

Per gli sportivi poi è un toccasana, perché contiene un valore proteico paragonabile a quello di carne, uova e formaggi presentando però un livello inferiore di grassi. 

La cottura di questo cereale è molto semplice, è sufficiente sciacquare bene il grano prima di cuocerlo.

Occorre utilizzare una parte di grano saraceno e due parti di acqua o brodo lasciando cuocere per circa 30 minuti a fiamma bassa, finché non l’acqua non sarà assorbita. Successivamente si può condire a piacere.

Il ricorso frequente al grano saraceno in cucina comporta sicuramente dei benefici al sistema circolatorio e cardiovascolare, aiutando ad abbassare il colesterolo cattivo (LDL).

Tra le altre cose è il solo cereale a contenere la rutina, sostanza in grado di sciogliere i ristagni e i depositi di adipe agevolando l’ossigenazione dei tessuti e il rinforzo dei capillari.

Non da ultimo va considerato l’alto contenuto di magnesio che riduce il rischio di diabete abbassando la glicemia e aumentando il senso di sazietà.

Il grano saraceno inoltre rappresenta un valido alleato nella prevenzione dei calcoli biliari, l’utilizzo di cibi integrali ricchi di fibre insolubili aiuta il transito intestinale portando a una diminuzione della secrezione degli acidi biliari.

È stato dimostrato che assumendo una quantità maggiore di fibre, si riduce notevolmente il rischio di sviluppare questa patologia.

Basta un incremento di 5 grammi di fibra insolubile per diminuire il rischio del 10%.

Dai semi e dalle foglie di questa pianta è possibile ottenere un ottimo infuso. I semi dovranno essere precedentemente tostati in una padella a fuoco lento e successivamente lasciati in infusione per 5 minuti.

I semi si apriranno come fossero una stella bianca a cinque punte, da cui il nome di tè stellato.

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