bg header
logo_print

Il bicerin, una storica bevanda torinese tutta da gustare

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Ricetta proposta da
Tiziana Colombo

Pubblicato il
11/03/2022 alle 13:00

bicerin
Ricette per intolleranti, Cucina Italiana, cucina regionale
Ricette vegetariane
Ricette senza glutine
Ricette senza lattosio
preparazione
Preparazione: 01 ore 00 min
cottura
Cottura: 01 ore 00 min
dosi
Ingredienti per: 4 persone
Stampa
4.3/5 (4 Recensioni)

Il bicerin, un’idea che viene da lontano

Oggi vi presento il bicerin o bavareisa torinese, una bevanda tradizionale piemontese. Ha alle spalle qualche secolo, infatti secondo la leggenda è stata preparata per la prima volta nel caffè Al Bicerin nel lontano 1763, in un periodo proficuo per questo genere di locali. Al Bicerin non era solo luogo di relax, ma anche di dibattiti filosofici e culturali. Per inciso, il caffè Al Bicerin c’è ancora oggi, sospinto dal carattere leggendario di questa bevanda.

Ricetta bicerin

Preparazione bicerin

Come si fa il bicerin? Per la ricetta del bicerin il primo passo da fare è preparare il caffè. Il caffè andrebbe fatto all’italiana, quindi con la moka. Poi prendete un pentolino, accendete il fuoco e versate il latte e il cioccolato. Quando il cioccolato si è sciolto incorporate anche lo zucchero.

Continuate a mescolare mantenendo la fiamma bassa. Quando l’amalgama è completa, versate il composto nel bicchiere. Poi aggiungete il caffè e arricchite con uno strato di panna montata e con la cannella in polvere.

Ingredienti bicerin

  • 4 tazzine di caffè espresso
  • 30 ml. di latte intero consentito
  • 200 gr. di cioccolato fondente al 75%
  • 50 ml. di panna fresca consentita
  • q. b. di zucchero semolato
  • q. b. di cannella in polvere.

Il bicerin era la bevanda preferita di Alexandre Dumas e ne parla in uno dei suoi libri. Ernest Hemingway lo ha inserito nella sua lista di 100 cose da salvare come patrimonio dell’umanità. Lo scrittore Umberto Eco lo ha menzionato nel suo romanzo Cimitero di Praga con dovizie di particolari. Un altro pezzo della nostra storia come Camillo Benso conte di Cavour si sedeva fuori dal famosissimo Caffè e aspettava l’uscita dei reali in visita al Santuario della Consolata.  Ne era entusiasta anche Pablo Picasso insieme a molti altri personaggi famosi.

Il suo segreto risiede nella semplicità. Unire il caffè, il cioccolato fondente, il latte e la panna è un’idea all’apparenza banale ma azzeccatissima. Il gusto intenso del caffè si mescola con i sentori corposi e leggermente aromatici del cioccolato fondente. La panna e il latte aggiungono inoltre una spiccata morbidezza. A Torino il bicerin è una vera e propria istituzione. Viene servito in bicchieri e trasparenti e non in tazza.

Infine troviamo lo zucchero e la cannella, che vivacizza il tutto. Benché ben codificata, anche perché fregiata del bollino PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), il bicerin conta una variante meno diffusa rispetto alla ricetta originale. Essa spicca per l’assenza della panna, che viene sostituita dal fiordilatte. Il sapore è ovviamente simile, ma un po’ più acidulo.

Le insospettabili proprietà del cioccolato fondente

Il vero protagonista del bicerin torinese è il cioccolato fondente. Il suo sapore è inconfondibile e impatta notevolmente sul risultato finale assieme al caffè. Il cioccolato fondente è probabilmente l’alimento più amato dal pianeta, persino più della variante al latte. La buona notizia è che è anche nutriente, il riferimento è all’abbondanza di sali minerali, come il magnesio, che fa bene alla circolazione. Inoltre il cioccolato fondente contiene molti antiossidanti, che aiutano a prevenire il cancro. Infine fa bene all’umore in quanto stimola la dopamina, una verità confermata anche dalla scienza.

L’unico difetto del cioccolato fondente è l’apporto calorico. Nella migliore delle ipotesi si superano di poco le 500 kcal per 100 grammi. Ad ogni modo più sale di gradazione e più è calorico Il motivo è semplice: la quota del cacao è maggiore, e il cacao è più calorico dello zucchero e del latte. Aggirare questo limite è relativamente semplice, basta consumare il cioccolato in dosi moderate e senza abusarne.

bicerin

Quale tipo di latte utilizzare per la bevanda bicerin?

Per un buon caffè bicerin è necessario anche il latte per sciogliere bene il cioccolato fondente. Tuttavia occorre scegliere il tipo di latte giusto, ovvero quello intero. Che differenza c’è tra il latte intero e il latte parzialmente o totalmente scremato? Ebbene, il latte intero conserva tutti i suoi grassi, mentre gli altri due tipi di latte ne conservano meno o sono del tutto assenti, come nel latte totalmente scremato. Di conseguenza cambia anche l’apporto calorico, che è rispettivamente di 65 kcal per 100 ml, 45 kcal e 30-35 kcal. Perché va utilizzato proprio il latte intero? Per lo stesso motivo che ne giustifica l’uso nelle ricette di pasticceria, ossia perché ha un sapore più forte, intenso e gradevole.

I grassi di certo incidono sulla linea, ma contribuiscono a dare gusto alla ricetta. Inoltre è bene che il latte sia intero, visto che deve bilanciare due ingredienti dominanti come il caffè e il cioccolato fondente. Non dobbiamo dimenticarci che il bicerin ospita anche la cannella, che è una delle spezie più utilizzate in assoluto. In questo caso la cannella addolcisce e aromatizza. Mi raccomando, però, di non esagerare con le dosi in quanto è in grado di coprire benissimo gli altri sapori, vanificando il delicato equilibrio formato dalla panna, dal latte, dal cioccolato e dal caffè.

Come preparare un buon caffè con la moka?

Insieme al cioccolato fondente, il caffè è l’ingrediente che emerge più chiaramente nel bicerin, dunque è necessario che sia veramente buono. In questo caso si consiglia di preparare il caffè con la moka, un procedimento facile ma non del tutto scontato. Preparare un caffè perfetto è molto difficile e quasi un’arte, tuttavia qualche consiglio mirato vi aiuterà a portare a casa il risultato. Il primo consiglio è di non avere fretta: la fiamma deve essere molto bassa e il caffè deve risalire lentamente. Inoltre, fate attenzione a non bruciare il caffè, dunque spegnete la fiamma non appena sentite il classico borbottio.

Un altro consiglio riguarda il livello dell’acqua. Per quanto si possa desiderare un caffè ristretto, la moka va riempita fino a metà della valvola. Ovviamente è bene non andare oltre, altrimenti si ottiene un caffè troppo diluito. Infine assicuratevi che il filtro e la guarnizione siano ben posizionati, altrimenti il caffè rischia di non uscire o strabordare fuori dalla moka stessa. Il vero segreto per un buon caffè all’italiana, comunque, è scegliere una miscela di alta qualità. A tal proposito non è il caso di suggerire marche, ma sentitevi liberi di esplorare.

Ricette caffè particolari ne abbiamo? Certo che si!

4.3/5 (4 Recensioni)
Riproduzione riservata

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare HTML tags e attributi:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

TI POTREBBE INTERESSARE

Gin Fizz al mirtillo e lavanda

Gin Fizz al mirtillo e lavanda, una gradita...

Gin Fizz al mirtillo e lavanda in breve: pronto in circa 15 minuti, difficoltà bassa, per 2 bicchieri. Il segreto è una purea di mirtilli ben filtrata e lo sciroppo di lavanda dosato con mano...

Mamajuana: cos’è davvero il drink simbolo della Repubblica Dominicana Mamajuana: perché oggi incuriosisce sempre di più Mamajuana è una parola che attira subito l’attenzione, ma spesso viene spiegata in modo sbrigativo. C’è chi la chiama rum aromatizzato, chi liquore alle spezie, chi la lega solo ai viaggi ai Caraibi. In realtà il suo fascino nasce proprio dal fatto che non si lascia chiudere in una formula troppo corta: la mamajuana è prima di tutto un infuso alcolico dominicano che mette insieme rum, vino rosso, miele, cortecce, radici ed erbe. È una di quelle bevande che raccontano un luogo molto più di tante cartoline. Quando si guarda una bottiglia di mamajuana si vede già un mondo: il vetro colmo di liquido rosso scuro, i legni immersi, il profumo caldo, il gesto lento di chi la versa in piccoli bicchieri. Se amate i distillati dal gusto pieno, potete leggere anche questa guida ai migliori rum, così da entrare ancora meglio nel suo universo. Consiglio della nonna: la mamajuana non va letta come un semplice superalcolico da bere in fretta. Dà il meglio quando la si assaggia piano, cercando miele, spezie, legno e quella nota calda che resta in bocca a lungo. Negli ultimi tempi se ne parla di più anche in Italia, perché cresce la voglia di scoprire bevande legate a un territorio vero, con una storia alle spalle e un gusto che non somiglia ai soliti liquori da scaffale. La mamajuana risponde bene a questa voglia di novità, ma lo fa con un’anima antica, popolare, piena di racconti e gesti tramandati. Chi segue Nonna Paperina sa che mi piace farvi scoprire cibi e bevande che aprono la porta a una cucina più ampia, più viva, più curiosa. In questo caso il viaggio porta nella Repubblica Dominicana, la stessa terra che regala anche prodotti splendidi come il cacao dominicano, ricco di storia e di gusto. In breve: la mamajuana è una bevanda tipica della Repubblica Dominicana, fatta con rum, vino rosso, miele, erbe, cortecce e radici. Non è una ricetta fissa, perché ogni famiglia e ogni zona può avere il suo modo di farla. In genere è senza glutine e senza lattosio, ma non è vegana nella forma classica per via del miele. In cucina e a tavola colpisce per il gusto caldo, speziato e un po’ dolce, che la rende diversa dai liquori più comuni. Mamajuana: cos’è e come si gusta Che cos’è la mamajuana La mamajuana è una bevanda che nasce da una macerazione. Dentro la bottiglia si mettono cortecce, radici, erbe e spezie, poi si aggiungono rum, vino rosso e miele. Il risultato non è uguale a un classico liquore alle erbe e non è nemmeno simile a un rum liscio: sta nel mezzo, ma con una sua voce chiara. Il bello è proprio qui. La mamajuana non punta sulla purezza di un solo ingrediente, ma sull’incontro di più anime. Il rum porta calore, il vino rosso dà corpo, il miele ammorbidisce, mentre erbe e legni lasciano una scia più profonda. Quando è fatta bene, non risulta pesante né stucchevole. Ha invece un gusto largo, pieno, che cambia mentre la si beve. Molti la scoprono in vacanza e se ne innamorano perché ha un profumo che resta in mente. Però la mamajuana non è solo una curiosità da viaggio. È una bevanda di casa, da regalo, da tavola, da chiacchiera lenta. Proprio per questo merita un articolo più preciso e meno svelto del solito. La mamajuana tra storia e racconto popolare Quando si parla di mamajuana si entra in un mondo in cui storia e racconto popolare si toccano. Le sue radici vengono legate alla tradizione dei Taíno, il popolo che viveva sull’isola di Hispaniola prima dell’arrivo degli europei. In origine si parla di un uso delle erbe in forma di infuso; con il tempo, e con l’arrivo degli alcolici, quella base si è trasformata nella bevanda che conosciamo oggi. Questo passaggio spiega bene perché la mamajuana venga vista come qualcosa di più di un drink. Nella cultura dominicana è una presenza che unisce memoria, casa, festa e anche un po’ di leggenda. La sua fama di bevanda “tonica” o afrodisiaca fa parte di questo immaginario, ma va letta per quello che è: un racconto popolare, non una promessa da prendere alla lettera. Se vi piace andare alla fonte delle tradizioni, potete scoprire di più qui sul mondo taíno. È un passaggio utile anche per capire perché la mamajuana venga sentita come una bevanda identitaria, e non come una semplice moda del momento. Lo sapevi che… In molti casi il nome mamajuana richiama anche il tipo di bottiglia usata per la macerazione. Già questo ci dice quanto contenitore, rito e bevanda siano legati tra loro. Che gusto ha la mamajuana Il gusto della mamajuana cambia da bottiglia a bottiglia, ed è una delle sue cose più belle. In alcune versioni il miele si sente di più e il sorso è più morbido. In altre esce prima la nota del rum, con un finale più asciutto. Poi arrivano le spezie, il legno, qualche punta balsamica o amara che rendono tutto più ricco. Chi prova la mamajuana per la prima volta si aspetta a volte un rum dolce, quasi da dessert. Non è così. Certo, può avere una vena morbida, ma resta una bevanda con carattere. Non punta solo sul dolce: gioca sul contrasto tra calore, spezie e fondo erbaceo. Proprio per questo va capita, non solo bevuta. Il colore tende al rosso scuro o al rubino carico. Anche l’aspetto conta, perché prepara già il palato. Nel bicchiere piccolo e trasparente la mamajuana colpisce subito, e quel colpo d’occhio fa parte dell’esperienza tanto quanto il profumo. Come si beve la mamajuana e quando offrirla La mamajuana si beve spesso in piccole dosi. Non è una bevanda da bicchieri grandi o da consumo frettoloso. Si serve di solito a temperatura ambiente oppure con poco ghiaccio, così da non spegnere troppo i profumi. In questo ricorda certe bevande da fine pasto che hanno bisogno di un momento loro. Sta bene dopo cena, ma può trovare spazio anche in un contesto conviviale, quando si vuole portare in tavola qualcosa che faccia parlare. Ha quella forza gentile che accende la curiosità degli ospiti. In una cena a tema caraibico o in un finale di serata con cioccolato fondente e frutta secca può dire davvero la sua. Per chi ama il mondo dei drink ma cerca anche opzioni più leggere in altri momenti, segnalo pure queste idee di cocktail analcolici al caffè, ottime quando si ha voglia di un bicchiere curato ma senza gradi alti. Te lo dico io: la mamajuana non va servita troppo fredda. Quando il freddo è eccessivo, miele, spezie e note di legno si chiudono e il sorso perde fascino. Mamajuana e intolleranze: cosa sapere davvero Qui entriamo in un tema caro a Nonna Paperina: capire se un prodotto può stare bene in una cucina attenta a esigenze diverse. La mamajuana, nella sua forma più classica, nasce con ingredienti che non contengono lattosio. In molti casi può essere anche senza glutine, perché si basa su rum, vino rosso, miele ed elementi vegetali. Detto questo, è bene fare un passo in più di prudenza. Se acquistate una bottiglia pronta, leggete sempre l’etichetta. Nelle versioni industriali o turistiche possono entrare aromi, zuccheri aggiunti o altri ingredienti che cambiano il profilo del prodotto. Inoltre la forma tradizionale non è vegana, perché il miele è una parte centrale della ricetta. C’è poi un punto che vale per tutti: resta una bevanda alcolica. Quindi non è il caso di caricarla di virtù che non le spettano. Si può gustare con piacere, si può inserire in un racconto di cucina di casa e di viaggio, ma senza trasformarla in qualcosa che non è. Come scegliere una buona mamajuana Se volete comprare una buona mamajuana, il primo passo è capire se preferite una bottiglia già pronta oppure un kit da completare a casa. La prima scelta è più comoda. La seconda è più coinvolgente, perché vi fa entrare nel gesto della macerazione e vi lascia costruire il gusto un po’ alla volta. Una buona mamajuana si riconosce dal suo equilibrio. Il miele non deve coprire tutto, il rum non deve bruciare e basta, le spezie non devono diventare un miscuglio confuso. Anche l’occhio vuole la sua parte: vedere radici, legni e colore pieno aiuta a capire subito se siamo davanti a un prodotto curato. Per una lettura più ampia sul contesto dominicano della bevanda, potete approfondire qui. Se invece volete ripassare la base del distillato che ne segna il cuore, c’è anche una pagina utile sul rum. Curiosità: una delle cose più affascinanti della mamajuana è che non esiste una sola ricetta “vera” valida per tutti. Ogni bottiglia può avere un tono suo, e proprio questa libertà ne fa una bevanda viva. FAQ sulla mamajuana La mamajuana è solo rum aromatizzato? No, definirla solo rum aromatizzato è riduttivo. La mamajuana unisce di solito rum, vino rosso, miele, erbe, radici e cortecce, quindi ha una struttura più ricca e più ampia. Che sapore ha la mamajuana? Ha un gusto caldo, speziato, un po’ dolce e con un fondo di erbe e legno. In alcune versioni si sente di più il miele, in altre il rum o la parte speziata. La mamajuana si beve fredda o a temperatura ambiente? Di solito rende bene a temperatura ambiente o con poco ghiaccio. Se è troppo fredda perde una parte del suo profumo e del suo fascino. La mamajuana è senza glutine? Spesso sì, ma non bisogna dare tutto per scontato. Se comprate una bottiglia pronta controllate sempre etichetta e ingredienti, così evitate sorprese. La mamajuana è adatta a chi non consuma lattosio? Nella ricetta classica non ci sono ingredienti con lattosio. Anche qui, però, vale la regola di leggere bene la composizione delle versioni già confezionate. La mamajuana è vegana? Nella forma più nota no, perché contiene miele. Esistono versioni riviste, ma la ricetta tradizionale non rientra in una scelta vegana. Blocco SEO Keyword principale: mamajuana SEO Title: Mamajuana: cos’è e come si beve il drink dominicano Meta title: Mamajuana dominicana: storia, gusto e consigli Slug: /2026/04/mamajuana-il-rum-aromatizzato-della-repubblica-dominicana/ Meta Description: Mamajuana, drink simbolo della Repubblica Dominicana: cos’è, che gusto ha, come si beve e cosa sapere su miele, spezie e rum.

Mamajuana: cos’è davvero il drink simbolo della Repubblica...

In breve: la mamajuana è una bevanda tipica della Repubblica Dominicana, fatta con rum, vino rosso, miele, erbe, cortecce e radici. Non è una ricetta fissa, perché ogni famiglia e ogni zona può...

il cardinale

Cardinale cocktail: storia, ricetta e perché resta l’aperitivo...

Origine romana e immaginario della Dolce Vita Il cocktail Cardinale sboccia nella Roma internazionale degli anni Cinquanta. Tra Via Veneto e l’Excelsior il bar è un teatro di incontri: attori,...