Salvia fritta, un pezzo di rosticceria alternativo
Salvia fritta, un’idea per un fast food all’italiana
La salvia fritta senza birra è una ricetta di rosticceria molto semplice da realizzare e allo stesso tempo diversa da tutte le altre. D’altronde, l’ingrediente da friggere è proprio la salvia, o per lo meno le sue foglie, una scelta abbastanza fuori dall’ordinario. Vi assicuro, però, che il risultato è straordinario. La frittura a suo modo esalta il sapore della salvia, che si trasforma in un alimento non più di supporto, ma capace di fungere da protagonista. Cosa dire della salvia? In primo luogo, è una delle specie aromatiche più utilizzate e di più antica tradizione. Era nota ai Romani, per cui fungeva anche da erba sacra. Il sapore della salvia è unico e difficile da descrivere. Di norma si abbina perfettamente con il pesce e con le carni leggere, ma non disdegna un ruolo nei minestroni più corposi.
Le sue foglie sono abbastanza coriacee da resistere alla cottura, e persino alla frittura. Da qui l’idea di trattarlo come un qualsiasi ingrediente da fritto misto. In questo caso si prepara una pastella, si frigge il tutto per pochi istanti e si realizza così un pezzo di rosticceria gustoso e diverso dal solito. Nonostante venga sottoposta ad altissime temperature, la salvia mantiene quasi intatti i suoi principi attivi. E’ astringente, dunque utile in caso di problemi gastrointestinali, nausea e diarrea. Inoltre, contribuisce a regolare la flora intestinale e riduce la sudorazione eccessiva. Infine, è ricca di sostanze che aiutano a prevenire il cancro.
Per quanto concerne la pastella per la salvia fritta, essa è realizzata con la farina e con l’acqua frizzante ghiacciata. L’acqua frizzante è utile in quanto garantisce un fritto voluminoso, croccante al punto giusto e leggero. Inoltre, permette al fritto di assorbire una quantità minima di olio.
Ricetta salvia fritta
Preparazione salvia fritta
- Per preparare la salvia fritta lavate le foglie sotto l’acqua corrente, poi asciugatele delicatamente con della carta assorbente da cucina.
- Intanto occupatevi della pastella. Trasferite in una ciotola la farina e unite poco per volta l’acqua frizzante ghiacciata, mescolando con energia con una frusta. Lo scopo è di evitare la formazione di grumi, fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo.
- Infine salate quanto basta.
- In un tegame grande versate l’olio per friggere.
- Accendete la fiamma e, quando l’olio è a temperatura, intingete le foglie di salvia nella pastella e poi immergetele nell’olio ben caldo. Dovete friggere la salvia fino a completa doratura.
- Poi fate scolare bene le foglie di salvia fritta su un foglio di carta assorbente da cucina e servite.
Ingredienti salvia fritta
- 20 foglie di salvia di medie dimensioni
- 150 ml. di acqua frizzante ghiacciata
- 50 gr. di farina di riso
- q. b. di olio per friggere
- un pizzico di sale
Le proprietà della farina di riso
La pastella della salvia da friggere è realizzata con una farina che si differenzia dalla classica farina doppio zero, ossia la farina di riso. Essa viene considerata come una sorta di ripiego, in quanto senza glutine e quindi compatibile con le necessità di chi soffre di intolleranze alimentari e dei celiaci. Può regalare però molte soddisfazioni, infatti è leggera, priva di grassi, e ricca di sali minerali e vitamine. E’ anche ricca di amido, che può tornare utile negli impasti.
La sua spiccata leggerezza permette di realizzare una pastella “efficace”, che favorisce un fritto croccante, ma allo stesso tempo leggero. Fate attenzione alla proporzione tra gli ingredienti. Occorre una parta di farina ogni tre parti di acqua. Se disattendete questa semplice regola, la pastella risulterà troppo liquida (quindi la panatura assorbirà troppo olio) o troppo densa (quindi la panatura si sfalderà facilmente).

Salvia fritta, le alternative alla farina di riso
Come abbiamo visto, la salvia, prima di essere fritta, deve essere cosparsa di farina. A tal proposito vi ho proposto la farina di riso, che fa decisamente il suo dovere ma non è l’unica soluzione possibile. Di base si possono ottenere ottimi risultati anche con altre farine, purché si tenga conto della loro struttura e del tipo di effetto che si vuole ottenere con la frittura. L’alternativa più immediata e accessibile è la farina doppio zero, che aderisce bene alla superficie della foglia e crea una crosticina sottile, meno friabile rispetto a quella della farina di riso ma comunque piacevole. Il risultato è leggermente più regolare e dà una sensazione più morbida al palato. È una scelta adatta se si desidera una salvia fritta più omogenea, magari pensata come accompagnamento a un piatto principale.
E’ interessante anche la farina di semola rimacinata, che regala una croccantezza più rustica e un colore leggermente dorato. La grana, seppur fine, è diversa dalla farina 00 e dà una sensazione più marcata al palato. È ideale quando si vuole una salvia fritta dal carattere più deciso, magari da abbinare a carni o formaggi saporiti. Mi raccomando, questo tipo di farina va usata con parsimonia, poiché uno strato troppo spesso rischia di coprire l’aroma della salvia.
Per chi cerca un risultato molto secco e croccante vi suggerisco invece l’amido di mais. La sua capacità di creare una pellicola leggera e asciutta lo rende simile alla farina di riso. Tuttavia, aderisce meno naturalmente alle foglie, quindi conviene asciugare bene la salvia e premere leggermente l’amido sulla superficie.
Per rendere la salvia fritta più leggera occorre lavorare su tre aspetti: copertura, temperatura e scolatura. Uno strato sottile di farina o una pastella molto fluida evitano l’assorbimento di olio. Inoltre, l’olio deve essere ben caldo in modo che la frittura sia rapida e asciutta. Dopo la cottura la salvia va scolata su carta assorbente e non coperta per evitare la condensa.
Come friggere bene?
C’è chi storcerà il naso di fronte all’idea di una salvia fritta in pastella. Il motivo è semplice, il fritto non è visto di buon occhio da molte persone, specie se fortemente salutiste. In effetti, non è il metodo di cottura più salutare, e men che meno il più dietetico. Ciononostante, reputo che ogni tanto vada fatto uno strappo alla regola. Anche perché c’è fritto e fritto. Se si frigge bene, gli effetti collaterali di questo metodo di cottura sono ridotti al minimo. Ecco qualche accorgimento utile. Abbondare con l’olio. Più olio c’è, meglio è. Può sembrare una mossa controintuitiva, ma non lo è affatto. Se la frittura non è completamente ad immersione, gli ingredienti rischiano di toccare la padella e di assorbire ancora più olio. Quindi, non abbiate paura di sprecare olio, entro certi limiti si può riutilizzare.
Fare attenzione alla temperatura. E’ probabilmente l’accorgimento più importante. E’ vitale immergere gli ingredienti solo quando l’olio ha raggiunto la temperatura adatta. Esistono metodi grossolani per controllare la temperatura, come l’immersione dello stecchino: se l’olio sfrigola, allora è pronto. Il consiglio è però di utilizzare un termometro da cucina. In questo caso la temperatura da raggiungere è pari a 176 gradi.
L’olio più idoneo per la frittura
Per le foglie di salvia in pastella, e in generale per qualsiasi tipo di frittura, è importante scegliere un buon olio. Di base, si dovrebbe optare per un olio leggero, meno pesante e quindi poco invasivo. L’olio di semi di mais è una buona soluzione, sebbene abbia un punto di fumo leggermente basso e quindi rischia di bruciarsi. E’ bene optare anche per l’olio extravergine, se di assoluta qualità. Il suo punto di fumo è alto, quindi si mantiene più facilmente integro.
Far riposare il fritto per tutto il tempo necessario. Per ridurre la quantità di olio, è bene avvolgere il fritto nella carta da cucina, e per lungo tempo. Occhio anche agli schizzi. Un segreto sta nella “salatura” della padella. Prima di versare l’olio, si getta un po’ di sale. In questo modo tenderà a non schizzare una volta raggiunta la temperatura.
Salvia fritta senza birra o con la birra, due alternative a confronto
Quando si parla di salvia fritta, oltre alla semplice infarinatura, entra spesso in gioco la pastella. Qui la scelta più comune è tra la versione senza birra e quella con la birra, due approcci che portano a risultati diversi sia in termini di consistenza che di gusto. Partiamo dalla pastella senza birra, che è generalmente più neutra. Questo tipo di pastella si ottiene mescolando farina e acqua (o acqua frizzante) con un pizzico di sale. Il vantaggio principale è il controllo, infatti il sapore resta pulito mentre la salvia rimane la protagonista con un aroma erbaceo che emerge con chiarezza. Se si usa acqua molto fredda (o frizzante), si ottiene comunque una buona leggerezza, poiché lo shock termico in frittura favorisce una crosta ariosa.
La pastella con la birra, invece, introduce una componente aromatica in più. La birra apporta anidride carbonica, che rende la pastella più leggera, mentre gli zuccheri favoriscono una doratura più marcata. Il risultato è una salvia fritta più croccante e fragrante, con una nota leggermente amarognola o maltata, a seconda del tipo di birra utilizzata. La birra chiara e leggera conferisce equilibrio, invece la birra scura rischia di coprire la salvia e di scurire troppo la frittura.
Oltre alla salvia anche altre erbe aromatiche si prestano bene alla frittura, se vengono trattate con attenzione. Rosmarino e alloro, ad esempio, diventano croccanti e sprigionano profumi intensi, ideali come guarnizione. Il basilico, invece, se viene fritto rapidamente offre una nota sorprendente, ma va maneggiato con cura perché è delicato. Anche il prezzemolo e la maggiorana possono essere fritti, soprattutto come elemento decorativo.
FAQ sulla salvia fritta
Posso friggere la salvia senza alcuna farina?
Si, è possibile friggere la salvia anche senza farina, ma il risultato cambia. La foglia diventa croccante soprattutto sui bordi, con un effetto più secco e un gusto molto intenso. È una soluzione adatta come guarnizione o elemento aromatico, meno come snack vero e proprio. Serve olio ben caldo e tempi brevissimi per evitare che la salvia diventi amara o troppo fragile.
Qual è l’olio migliore per friggere la salvia?
Un olio con punto di fumo elevato è la scelta più sicura. L’olio di arachide è molto adatto perché regge bene le alte temperature e ha un sapore neutro. Anche un buon olio di semi di girasole alto oleico funziona bene. L’olio extravergine può essere usato ma con attenzione, in quanto deve essere stabile e non troppo aromatico, altrimenti rischia di interferire con il profumo della salvia.
Perché la salvia fritta a volte risulta amara?
L’amaro della salvia fritta può dipendere da diversi fattori. Una cottura troppo lunga è la causa più comune, quindi la salvia va fritta per pochi secondi. Anche l’olio non sufficientemente caldo porta a una frittura lenta e a un assorbimento eccessivo. Infine, alcune foglie troppo mature sono naturalmente più amare, per questo è meglio scegliere della salvia fresca e profumata.
Posso preparare la salvia fritta in anticipo?
La salvia fritta dà il meglio appena fatta. Prepararla in anticipo significa perdere croccantezza, perché l’umidità dell’aria ammorbidisce la foglia. Se necessario si può friggere poco prima del servizio e tenerla in forno tiepido e ventilato per pochi minuti, ma non coperta. In ogni caso è preferibile friggerla all’ultimo momento.
Con cosa posso servire la salvia fritta?
La salvia fritta è molto versatile. Può essere servita come antipasto o stuzzichino, magari con un pizzico di sale e scorza di limone. È ottima come guarnizione per carni arrosto, burro fuso, gnocchi o ravioli. Funziona bene anche su formaggi freschi e su vellutate, dove aggiunge un contrasto croccante e un profumo erbaceo deciso.
Ricette piatti da strada ne abbiamo? Certo che si!
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