Zaru soba: tutta la purezza della cucina giapponese
Zaru soba o spaghetti con alga nori: a voi la scelta
Ho chiamato questa ricetta zaru soba o spaghetti con alga nori per sottolinearne la versatilità, e la possibilità di sostituire la soba con un tipo di pasta più congeniale agli italiani. A prescindere dalla scelta che farete, e a patto di seguire fedelmente la ricetta, vi ritroverete con un piatto dall’aspetto e dai sentori esotici, ma adatto anche al gusto mediterraneo, certamente buonissimo. L’unica accortezza riguarda il tipo di spaghetti, se propendete per questi ultimi: devono essere finissimi, meglio se n. 11 o n. 12.
Per il resto, a rendere il piatto davvero speciale rispetto a tutti i primi che in genere si consumano ogni giorno a tavola è la salsa. In primo luogo perché, sulla falsariga delle tradizioni giapponesi, non viene mischiata alla pasta bensì riposta in ciotole a parte, a mo’ di intingolo. Secondariamente perché proprio la salsa è realizzata con alcuni alimenti tipicamente giapponesi, in parte estranei alla cultura culinaria occidentale.
Ricetta zaru soba
Preparazione zaru soba
- Versate in una casseruola tre tazze di brodo dashi, la salsa di soia, il mirin, lo zucchero e il katsuobushi.
- Portate a ebollizione, poi filtrate e riponete in frigorifero.
- Nel frattempo ritagliate un foglio di alga nori e riducendolo a filetti sottili (potete utilizzare le forbici). Adesso cuocete per cinque minuti la soba in abbondante acqua salata.
- Scolate la pasta, poi “lavatela” sotto un getto di acqua fredda; infine mescolatela sott’acqua con le mani.
- Versate la pasta nei piatti e spolverizzate con i filetti di alga nori e un cipollotto tagliato finemente.
- Ponete poi in ciotole la salsa realizzata in precedenza, il daikon grattugiato, il wasabi e il cipollotto rimasto. In questo modo i commensali potranno condire a piacimento la zaru soba.
Ingredienti zaru soba
- 250 gr. di soba
- 10 gr. di katsuobushi
- 1 foglio di alga nori
- mezzo daikon
- 4 cucchiai di mirin
- 1 cucchiaio di zucchero
- 1 cucchiaio di wasabi
- 2 cipollotti
- 3 tazze di brodo dashi
- mezza tazza di salsa di soia
Wasabi: una piccantezza diversa dal solito
Chi prova il wasabi per la prima volta rimane stupito (oltre che scosso). Infatti è definita sì una salsa piccante, ma di una piccantezza che nulla a che vedere con il classico peperoncino. Il wasabi brucia parecchio ma lo fa in un modo strano, quasi impossibile descrivere a parole. D’altronde, è proprio questa la sua forza: un’offerta gustativa del tutto particolare. Il consiglio, ovviamente, è di andarci piano, come fareste con il più piccante dei peperoncini occidentali.

Il wasabi non è solo piccante ma anche estremamente aromatico. Proprio per questo motivo viene integrato in buona parte delle ricette di stampo orientale. In questo caso nello zaru soba contribuisce a dare alla salsa un tocco esotico e aromatico allo stesso tempo. Vi avverto: il sapore è talmente strano che alcuni, la prima volta che lo provano, storcono il naso. Anche i più scettici, però, con il tempo imparano ad apprezzarlo.
I sentori orientali del brodo dashi
Il brodo dashi, utilizzato nello zaru soba, è una pietanza tipicamente orientale. Anzi, per essere precisi, è uno degli alimenti di supporto più apprezzati nella cucina giapponese. Tecnicamente è un brodo di pesce molto leggero, quasi trasparente. Di base viene utilizzato un po’ come il nostro brodo, dunque come liquido di cottura ma spesso viene inserito “a crudo” in alimenti cotti a parte.
Nonostante l’estrema leggerezza, il brodo dashi è molto nutriente. Dà il meglio di sé con i noodles, o meglio ancora con la zaru soba, in quanto non copre il gusto della pasta ma anzi la valorizza. Viene venduto in forma istantanea ma vi consiglio di prepararlo in prima persona, se avete molto tempo a disposizione (la preparazione non è né rapida né semplice).
La cucina giapponese si fonda su principi di equilibrio, stagionalità e rispetto dell’ingrediente. Ogni elemento viene selezionato con cura e lavorato in modo da esaltarne le caratteristiche naturali, evitando trasformazioni eccessive. Il concetto di gusto umami gioca un ruolo centrale, contribuendo a creare una certa profondità anche in piatti apparentemente semplici. Un altro aspetto fondamentale è l’attenzione alla presentazione, che deve essere armoniosa e coerente con il contenuto del piatto.
Il contributo del daikon nello zaru soba
La lista degli ingredienti dello zaru soba comprende anche il daikon. Con questo termine si intende una radice appartenente alla famiglia delle Brassicacee, la stessa dei ravanelli, dei cavoli e delle rape. E’ particolarmente diffuso in Giappone e in generale nell’Asia orientale, dove viene consumato sia crudo che cotto. Sul piano estetico ricorda una grossa carota bianca, ma la consistenza e il sapore sono del tutto diversi.
Nello specifico presenta una freschezza pungente e lievemente piccante, che può ricordare vagamente il rafano, ma in una versione più delicata e meno invasiva. Se viene consumato crudo e grattugiato, come nella ricetta dello zaru soba, aggiunge una nota rinfrescante e leggermente acre che contrasta piacevolmente con la sapidità della salsa di soia.
Il daikon vanta un buon profilo nutrizionale, infatti è povero di calorie ma ricco di acqua, fibre e vitamina C. Inoltre contiene enzimi naturali che aiutano il corpo a metabolizzare meglio i grassi. Infine esercita una buona funzione digestiva, infatti viene spesso inserito nei piatti a base di amido (come i noodles) per favorire la digestione e rendere il pasto più leggero. In occasione di questa ricetta, il daikon viene grattugiato e utilizzato un po’ come il Parmigiano. All’occorrenza può essere anche mescolato alla salsa.
L’importanza della salsa di soia
La salsa di soia gioca un ruolo fondamentale per la ricetta dello zaru soba. Nello specifico funge da liquido di cottura della pasta. Nondimeno può essere utilizzata come condimento a parte, disposto in ciotoline, all’interno delle quali intingere gli spaghetti.
La salsa di soia si fa apprezzare per il suo sapore umami, ottenuto da una particolare combinazione di sapidità, acidità e intensità. La salsa di soia si ottiene dalla fermentazione della soia con grano tostato, acqua e sale. Il processo può durare diversi mesi per sviluppare al meglio gli aromi, proprio per questo la salsa di soia è un ingrediente così prezioso nella cucina giapponese.
Benché tendenzialmente sapida la salsa di soia può risultare utile all’organismo. Nello specifico contiene antiossidanti e sostanze che stimolano la digestione, inoltre nelle versioni fermentate naturalmente sono contenute buone quantità di probiotici.
Il mirin, un ingrediente essenziale per lo zaru soba
La lista degli ingredienti dello zaru soba comprende anche il mirin. Il mirin, così come tutti gli ingredienti aromatici di questa ricetta, funge da fondo per la cottura dei soba. Ma cos’è il mirin? Il mirin è una sorta di vino di riso dal sapore dolce e leggermente alcolico, utilizzato quasi esclusivamente per cucinare. Rispetto al sakè si rivela meno alcolico e più zuccherino.
In alcune versioni della ricetta il mirin viene combinato con il brodo dashi e con la salsa di soia per creare la tsuyu, ovvero il condimento tipico in cui intingere i soba freddi. Questi elementi sono presenti in questa ricetta, quindi l’effetto è più o meno lo stesso.
Cosa bere con lo zaru soba con alga nori?
Quando si porta in tavola un piatto come lo zaru soba, l’abbinamento con la bevanda giusta non è un dettaglio secondario ma parte integrante dell’esperienza gastronomica. Il problema è che stiamo parlando di una preparazione fredda, caratterizzata da sapori delicati ma ben definiti, che fanno da spola tra le note dolci del mirin, la sapidità dell’alga nori e la freschezza pungente del daikon. Per questa ragione è importante scegliere bevande che accompagnino senza coprire i sapori.
Una delle opzioni più coerenti è il sake, in particolare quello servito freddo, che prende il nome di reishu. Si caratterizza per le sfumature leggermente fruttate e la struttura morbida, che si integrano bene con il profilo aromatico dello zaru soba, creando continuità tra piatto e bevanda. In alternativa si può optare per un tè verde giapponese, come il sencha, che grazie alle sue note vegetali e alla leggera astringenza aiuta a pulire il palato, dunque valorizza ogni boccone.
A chi preferisce una bevanda con maggiore corpo vi propongo una qualsiasi birra giapponese di tipo lager. La sua carbonazione e il finale leggermente amaro bilanciano la dolcezza del mirin e la consistenza dei noodles. E’ ottimo anche il genmaicha, un tè verde con riso tostato. Questa bevanda può essere una soluzione interessante, soprattutto per chi cerca un equilibrio tra freschezza e note calde. Infine, per un’alternativa analcolica più creativa, si può considerare un’acqua aromatizzata con zenzero e scorza di limone. Questa combinazione richiama alcuni elementi tipici della cucina giapponese e contribuisce a esaltare la leggerezza complessiva del piatto senza appesantire.
Come condire lo zaru soba in modo mediterraneo
Lo zaru soba che vi presento qui viene condito secondo i dettami della cucina giapponese, ovvero con alga nori, daikon e mirin. Tuttavia è possibile conferire al piatto un tocco mediterraneo. Come? Ovviamente agendo sui condimenti. Si potrebbe pensare a una reinterpretazione che mantenga la struttura originaria, ma introduca ingredienti tipici della tradizione mediterranea. Certo, si deve lavorare per analogia più che per sostituzione.
Per esempio il mirin può essere rielaborato attraverso una combinazione di aceto di mele e una piccola quantità di miele, in modo da ottenere un equilibrio tra dolcezza e acidità simile al prodotto originale. Il daikon, invece, può essere affiancato o sostituito da finocchio crudo tagliato sottilissimo, che offre una croccantezza analoga e una freschezza aromatica ben riconoscibile.
Un altro intervento possibile riguarda l’introduzione dell’olio extravergine di oliva, che viene utilizzato con grande moderazione. L’obiettivo non è snaturare il piatto, ma aggiungere una lieve rotondità al gusto complessivo. E le alghe? Le alghe possono rimanere, ma possono altresì essere abbinate a una leggera grattugiata di scorza di limone, che aggiunge una componente agrumata capace di dialogare con gli altri ingredienti.
Chi desidera una variante più ricca può inserire pomodorini maturi tagliati a metà, che apportano dolcezza e una lieve acidità. Anche le erbe aromatiche, come basilico o prezzemolo, possono giocare un ruolo importante. In particolare possono sostituire parzialmente il profilo aromatico tipico della cucina giapponese, pur mantenendo una certa coerenza nel piatto. Il risultato è una versione ibrida dello zaru soba, che conserva la leggerezza e l’equilibrio del piatto originale ma introduce richiami mediterranei. È fondamentale, però, mantenere un approccio misurato, ossia ogni ingrediente deve inserirsi senza coprire gli altri, preservando la semplicità e l’armonia che caratterizzano questa preparazione.
Lo zaru soba e il ramen rappresentano due pilastri della cucina giapponese, ma rispondono a logiche completamente diverse. Gli zaru soba sono dei noodles sottili a base di grano saraceno, che vengono serviti freddi e accompagnati da una salsa leggera in cui intingerli. Il ramen, invece, è una preparazione calda e più complessa, costituita da noodles immersi in un brodo ricco a base di carne o pesce, arricchito con ingredienti come uova, carne, alghe e verdure. Anche l’esperienza di consumo cambia: gli zaru soba sono ideali nei mesi caldi e puntano sulla leggerezza, mentre il ramen è un piatto più adatto ai periodi freddi e caratterizzato da una maggiore intensità di sapore.
FAQ sullo zaru soba
Cosa significa “soba”?
“Soba” è il termine giapponese che indica gli spaghetti di grano saraceno. Si tratta di un tipo di pasta molto diffusa in Giappone, servita sia calda che fredda. Nella versione “zaru soba”, vengono serviti freddi su un vassoio di bambù (detto appunto zaru), accompagnati da una salsa per intingere e vari condimenti.
Come condire i soba?
I soba si condiscono solitamente intingendoli in una salsa fredda a base di soia, mirin e dashi. A parte si possono aggiungere condimenti come cipollotto tritato, alga nori tagliata a striscioline, daikon grattugiato o una punta di wasabi.
Quanto brucia il wasabi?
Il wasabi ha una piccantezza intensa ma effimera, ossia colpisce il naso più che la lingua, provocando una sensazione pungente che svanisce in pochi secondi. Non è paragonabile al peperoncino, in quanto non brucia ma “punge”.
Cos’è il brodo dashi?
Il dashi è un brodo base della cucina giapponese, preparato con ingredienti ricchi di gusto umami, come l’alga kombu e scaglie di pesce secco (katsuobushi). Nella versione vegetariana si usa solo kombu o funghi shiitake secchi. Il dashi è alla base della salsa per i soba e contribuisce in modo decisivo alla sua profondità aromatica.
Ricette di piatti giapponesi ne abbiamo? Certo che si!
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