Svogliatezza e cefalea nei bambini: attenzione al glutine

Stanchezza cronica e l’odiato mal di testa quotidiano sono sintomi da non sottovalutare in quanto possono celare un’intolleranza alimentare, in particolare quella al glutine.

Parlando di intolleranze alimentari i primi segnali che vengono in mente, forse perché chiari e facilmente percepibili sia nell’adulto che nel bambino, sono quelli gastrointestinali come diarrea, stipsi, meteorismo, oppure le reazioni cutanee.

Non dobbiamo però dimenticare che ci sono disturbi meno concreti ma più subdoli e fastidiosi in quanto si cronicizzano.

Tra questi ci sono, per esempio, l’astenia (o stanchezza cronica), l’odiato mal di testa quotidiano e l’alitosi.

Tali condizioni non sono da sottovalutare perché possono appunto celare un’intolleranza alimentare, in particolare quella al glutine.

Il bambino svogliato o che lamenta cefalea viene spesso inizialmente “sottovalutato” in quanto la madre può essere portata a pensare che stia magari attraversando un momento di stress scolastico.

Nell’occasione il consiglio che mi sento di dare se la cosa persiste è quello di fare riferimento al proprio pediatra, che valuterà lo stato di salute del piccolo.

Dopodiché, se lo specialista esclude cause fisiologiche particolari, è bene fare i dovuti approfondimenti per quel che riguarda le intolleranze alimentari.

Mi è capitato più volte di individuarne al glutine che provocavano proprio i disagi sopra riportati, cui potevano o meno associarsi una crescita rallentata piuttosto che un sintomo a livello intestinale.

Mi ricordo in particolare una bambina di dieci anni afflitta quotidianamente da cefalea.

Dietro parere del pediatra si era già provveduto a far effettuare approfondimenti vari quali il controllo della vista, della postura, della masticazione, ma tutti con esiti negativi.

Anche la celiachia era stata esclusa dalle analisi del sangue. A questo punto è stata intrapresa la via di specifici test genetici, ossia la cosiddettagluten sensitivity”.

Il risultato si è rivelato positivo, cioè la piccola è risultata geneticamente predisposta alla celiachia senza averla manifestata fino a quel momento.

È infatti possibile svilupparla nel tempo, soprattutto se non si riduce il consumo di glutine nella dieta.

Fatto ciò, nel giro di 30 giorni il suo mal di testa è diminuito drasticamente e ora che sono passati circa sei mesi la madre mi aggiorna periodicamente riferendomi che il sintomo è scomparso.

Intolleranza al glutine e celiachia

Quindi si può essere  intolleranti  al glutine anche se gli esami per la diagnosi di celiachia vera e propria danno conclusioni contrarie.

Va detto che ognuno di noi può soffrire di questo problema o essere sensibile al glutine senza che necessariamente sia celiaco. Intolleranti al glutine e celiaci sono infatti due concetti assolutamente differenti.

Il morbo celiaco è una malattia autoimmune diagnosticabile tramite un esame del sangue associato a gastroscopia.

Esiste poi l’intolleranza al glutine, o predisposizione genetica alla celiachia, che presenta importanti differenze dal morbo celiaco, con il quale tuttavia condivide molte delle sintomatologie.

Si tratta dell’incapacità di digerire la gliadina nell’intestino tenue e i sintomi a essa associati sono: disturbi addominali, bruciori di stomaco, acne, eczema, cefalea cronica, stanchezza, cali di glicemia, scarso rendimento scolastico, difficoltà mentali, crampi, stipsi, dissenteria, gastrite, riflusso.

Tale condizione può essere presente anche nel neonato, con indizi quali disturbi del sonno, coliti, rigurgiti e feci maleodoranti.

Svogliatezza e cefalea segnali importanti

L’incidenza di tale patologia sembra essere sei volte maggiore rispetto al morbo celiaco. I

n presenza dei sintomi sopracitati, una volta effettuati gli esami per la ricerca di una possibile forma allergica verso il glutine e verificata l’assenza del morbo celiaco, si procede a una diagnosi  di sensibilità al glutine attraverso un test genetico che valuta appunto un preciso assetto genetico presente nella maggior parte delle persone celiache.

Se il responso è positivo significa essere statisticamente più esposti al rischio di sviluppare celiachia anche se in quel momento tale malattia risulta negativa.

Una volta scoperta un’eventuale predisposizione genetica alla celiachia è bene rivolgersi a un professionista che sarà d’ausilio dando consigli alimentari personalizzati.

Una riduzione dell’apporto di glutine dalla dieta comporta infatti un netto miglioramento della sintomatologia. È bene infine ricordare che il cibo quotidiano dovrà comunque essere nutrizionalmente completo e il più possibile vario.

Il glutine è la proteina del frumento, cereale ampiamente usato da noi mediterranei. Attualmente sono numerosi i prodotti (pane, biscotti, brioche e pizze, solo per citarne alcuni) senza glutine ma è bene fare attenzione perché spesso contengono oltre misura zuccheri e grassi, così da renderli gustosi e gradevoli al palato.

È consigliabile attenersi, per quanto possibile, a cibi naturalmente senza glutine quali legumi, verdure, patate, pesce, carne e uova, che ne sono privi in quanto non appartenenti alla categoria dei cereali.

Ci sono inoltre anche cereali senza glutine (riso, mais, quinoa, miglio, amaranto, grano saraceno) che possono essere usati come ingredienti per zuppe, minestre, insalate, ecc.

La buona notizia è poi che molti panificatori si sono attrezzati per realizzare prodotti da forno (per esempio pane e biscotti) freschi e senza glutine. Attenzione infine a tutto quello che è confezionato, insaccati compresi.

Spesso anche il genere più insospettabile può contenere del glutine impiegato come addensante o conservante negli articoli sigillati.

Ringrazio la drssa Jessica Barbieri per queste preziose informazioni!

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