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Intolleranza al lattosio: scopriamo di cosa si tratta

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Articolo scritto da
Tiziana Colombo

Pubblicato il
26/05/2016 alle 14:30

colazione senza lattosio2

Intolleranza al lattosio: capire i segnali senza rinunce

L’intolleranza al lattosio può comparire con gonfiore, crampi, gas intestinali o diarrea dopo aver mangiato latte e derivati. Questi disturbi, però, non bastano per arrivare da soli a una diagnosi, perché possono dipendere anche da altre cause digestive.

Quando ho scoperto di essere intollerante al lattosio, la mia prima domanda è stata molto semplice: cosa posso portare in tavola senza stare male? Con il tempo ho capito che non esiste una risposta uguale per tutti. C’è chi tollera piccole porzioni, chi sceglie solo prodotti delattosati e chi deve fare più attenzione.

Te lo dico io
Non togliete latte, yogurt e formaggi dalla dieta solo per un sospetto. Prima parlatene con il medico e cercate di capire quali quantità e quali prodotti vi danno davvero fastidio.

Oggi trovare alternative è molto più semplice. Latte, yogurt, panna e formaggi senza lattosio permettono di continuare a cucinare molti piatti di casa, ma serve comunque leggere bene l’etichetta e valutare la propria risposta.

Per approfondire la parte pratica potete leggere la guida su cosa mangiare in caso di intolleranza al lattosio e il mio articolo dedicato al latte senza lattosio. Sono due punti di partenza utili per organizzare la spesa e la cucina quotidiana.

In breve

L’intolleranza al lattosio è la comparsa di disturbi digestivi quando l’intestino non riesce a digerire bene il lattosio, lo zucchero presente nel latte. I sintomi più comuni sono gonfiore, gas, dolore addominale e diarrea. Il breath test è l’esame più usato per confermare il problema. La gestione non richiede sempre l’eliminazione totale dei latticini: quantità tollerata, tipo di prodotto e abitudini a tavola cambiano da persona a persona.

colazione senza lattosio3

Intolleranza al lattosio: come riconoscerla e gestirla

Che cos’è l’intolleranza al lattosio?

Il lattosio è uno zucchero formato da glucosio e galattosio. Per poterlo assorbire, l’intestino tenue usa la lattasi, un enzima che lo divide nei suoi due componenti. Quando la lattasi è presente in quantità ridotta, una parte del lattosio prosegue verso il colon senza essere digerita.

Nel colon, i batteri intestinali usano il lattosio rimasto e producono gas e liquidi. Da qui possono nascere i disturbi tipici. È importante distinguere tra malassorbimento del lattosio e intolleranza: non tutte le persone che digeriscono male questo zucchero avvertono sintomi.

Il Ministero della Salute spiega in modo chiaro il ruolo della lattasi e i disturbi più comuni nella pagina dedicata alle intolleranze al lattosio.

I sintomi dell’intolleranza al lattosio

I sintomi possono comparire entro poche ore dal consumo di un alimento che contiene lattosio. I più frequenti sono gonfiore addominale, gas, crampi, borborigmi e diarrea. Alcune persone riferiscono anche nausea.

L’intensità dipende da più fattori: quantità mangiata, livello di lattasi, composizione del pasto e sensibilità dell’intestino. Un bicchiere di latte bevuto da solo, per esempio, può essere gestito in modo diverso rispetto a una piccola quantità assunta durante un pasto.

Tenere un breve diario può aiutare il medico o il dietista a ricostruire il rapporto tra cibi e disturbi. Non deve diventare uno strumento per togliere molti alimenti senza guida, ma un modo ordinato per raccogliere informazioni.

Errore da evitare
Gonfiore e mal di pancia non indicano sempre un’intolleranza al lattosio. Evitate test improvvisati e diete molto rigide: gli stessi disturbi possono avere origini diverse.

Perché la lattasi può diminuire?

La forma più comune è legata alla riduzione della lattasi con la crescita. Può iniziare nell’infanzia, nell’adolescenza o da adulti e non si presenta nello stesso modo in tutte le persone.

Esiste anche una forma secondaria, che può comparire quando l’intestino tenue è irritato o danneggiato da una malattia o da un’infezione. In questi casi la capacità di digerire il lattosio può migliorare quando viene curata la causa di base.

La forma congenita, presente dalla nascita, è rara. Proprio perché le cause non sono tutte uguali, il percorso deve partire da una valutazione medica e non da una semplice prova fatta in casa.

Come si diagnostica l’intolleranza al lattosio?

Il test più usato è il breath test al lattosio. Dopo aver bevuto una soluzione con lattosio, vengono raccolti più campioni di aria espirata. Se l’idrogeno aumenta oltre i valori attesi, il risultato può indicare un malassorbimento.

La preparazione al test può cambiare in base al centro che lo esegue. Per questo è bene seguire le istruzioni ricevute e comunicare farmaci, antibiotici recenti o altri fattori che potrebbero alterare il risultato.

L’Istituto Superiore di Sanità descrive il breath test come un esame semplice e non invasivo. Potete consultare la scheda sul test per l’intolleranza al lattosio.

Il test genetico può indicare una predisposizione alla riduzione della lattasi, ma non misura da solo i sintomi né la quantità tollerata. Il risultato va letto dal medico insieme alla storia della persona e agli altri esami.

Tiziana Colombo legge l’etichetta di uno yogurt senza lattosio al mercato.

Cosa mangiare con l’intolleranza al lattosio

L’EFSA segnala che molti soggetti con malassorbimento tollerano fino a 12 g di lattosio in una singola dose con sintomi assenti o lievi, ma ricorda anche che la risposta varia molto. Alcuni possono avere disturbi con quantità più basse.

Per trovare il proprio equilibrio, il medico o il dietista può suggerire piccole porzioni, consumo durante i pasti e scelta di prodotti con meno lattosio. Yogurt e formaggi a lunga stagionatura sono spesso gestiti meglio, ma il loro contenuto va verificato e la risposta resta personale.

Nella cucina di tutti i giorni potete alternare prodotti delattosati, bevande vegetali adatte alla ricetta e formaggi con etichetta chiara. Nella guida sui formaggi senza lattosio trovate indicazioni utili per orientarvi, mentre l’articolo sullo yogurt senza lattosio aiuta a scegliere tra le proposte in commercio.

Sostituzione utile
Nelle creme, nei dolci e nelle salse potete usare latte e panna delattosati senza cambiare la ricetta. Le versioni vegetali, invece, possono modificare gusto e consistenza e vanno scelte in base al piatto.

Come leggere le etichette dei prodotti senza lattosio

In Italia la dicitura “senza lattosio” può essere usata quando il residuo è inferiore a 0,1 g per 100 g o 100 ml. L’etichetta deve indicare anche la soglia residua, con una frase come “meno di 0,1 g”.

Per latte e latti fermentati può comparire anche la frase “a ridotto contenuto di lattosio” quando il residuo è inferiore a 0,5 g per 100 g o 100 ml. I prodotti delattosati riportano spesso che contengono glucosio e galattosio, nati dalla scissione del lattosio.

Il lattosio può essere presente anche in prodotti composti, come creme, salse, purè pronti, dolci, cioccolato al latte e alcuni salumi. Leggete l’elenco degli ingredienti e non basatevi solo sul nome del prodotto. Le regole italiane sono spiegate nella pagina del Ministero sugli alimenti senza lattosio.

Intolleranza al lattosio e allergia al latte non sono la stessa cosa

L’intolleranza riguarda la digestione del lattosio e provoca soprattutto disturbi intestinali. L’allergia al latte coinvolge il sistema immunitario e può causare reazioni anche serie. Chi è allergico alle proteine del latte non risolve il problema scegliendo un prodotto delattosato, perché quelle proteine restano presenti.

Questa differenza è essenziale quando si cucina per altre persone. Un latte senza lattosio può essere adatto a chi non digerisce questo zucchero, ma non a chi ha un’allergia alle proteine del latte.

Per chiarire meglio il tema potete leggere la guida sulle differenze tra allergie e intolleranze alimentari e l’approfondimento su allergia alle proteine del latte e intolleranza al lattosio.

Quando serve il parere del medico?

È bene rivolgersi al medico quando i sintomi si ripetono, peggiorano, compaiono anche senza latticini oppure si associano a perdita di peso, sangue nelle feci, febbre o disturbi notturni. Nei bambini ogni modifica importante della dieta deve essere valutata con il pediatra.

Togliere tutti i latticini per lunghi periodi può ridurre l’apporto di calcio, proteine e vitamina D se non vengono scelti sostituti adatti. Un dietista può aiutare a costruire una dieta completa senza rinunce inutili.

La cucina inclusiva parte proprio da qui: conoscere il problema, scegliere con cura e trovare soluzioni che rispettino la persona senza trasformare ogni pasto in una lista di divieti.

FAQ sull’intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio può comparire da adulti?

Sì. La lattasi può diminuire con l’età e i sintomi possono iniziare nell’adolescenza o in età adulta. Può esistere anche una forma secondaria legata a un problema dell’intestino tenue.

Il breath test è doloroso?

No, è un esame non invasivo. Si beve una soluzione con lattosio e si soffia in appositi contenitori a intervalli stabiliti dal centro.

Chi è intollerante al lattosio può mangiare formaggi?

Spesso sì, soprattutto scegliendo prodotti senza lattosio o alcuni formaggi stagionati. La quantità tollerata cambia da persona a persona e va valutata con l’aiuto di un professionista.

Il latte di capra contiene lattosio?

Sì. Anche il latte di capra e quello di pecora contengono lattosio. Cambiare animale non risolve quindi il problema, salvo scegliere una versione delattosata.

I prodotti senza lattosio sono privi di proteine del latte?

No. Nei prodotti delattosati il lattosio viene diviso in glucosio e galattosio, ma le proteine del latte restano. Non sono quindi adatti a chi ha un’allergia alle proteine del latte.

Le compresse di lattasi possono aiutare?

In alcune persone possono ridurre i disturbi quando vengono usate nel modo corretto. È meglio parlarne con il medico o il farmacista, soprattutto se i sintomi non sono ancora stati valutati.

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