Insalata di ravanelli e finocchi , fresca e leggera

Insalata di ravanelli e finocchi

Insalata di ravanelli e finocchi, fresca e leggera, preso tutti gli ingredienti direttamente nel mio orto. Il gusto del ravanelli e dei finocchi ben si sposano in un’insalata semplice e delicata. Prima di vedere la ricetta però, volevo dirvi due cose su queste verdure che magari non sapete. Partiamo dai ravanelli.

Come scegliere i ravanelli?

La cosa buffa è che prima di tutto dovete controllare le foglie. L’avreste mai detto? Dovrebbero essere luminose, fresche e piene di vita insomma. Se sono flosce, scure o hanno macchie vuol dire che i ravanelli sono vecchi o non li hanno conservati in modo corretto. Potete addirittura mangiarle le foglie. Lavatele e frullatele con noci, olio d’oliva e formaggio per fare un pesto o saltatele in padella con verdure e cereali. Seconda cosa: i ravanelli dovrebbero essere duri. Se sentite che sono morbidi, girate al largo. Non vanno bene per l’insalata.

La radice del ravanello, vale a dire la parte che mangiamo, cresce sottoterra, protetta da insetti volanti. Non dimenticatevi però delle formiche e degli altri animaletti che vivono lì. Controllate che non ci siano buchi e difetti quindi anche nella radice, non solo nelle foglie. Per quanto riguarda la cottura invece, c’è chi li ama saltati qualche secondo in padella, senza esagerare. Cucinarli di più infatti compromette gusto e colore.

Quali parti dei finocchio si mangiano?

Tutte. E scommetto che non lo sapevate, esattamente come per i ravanelli. Provate il bulbo gratinato o con patate, nell’insalata greca, con il sedano o con i ravanelli come vi consiglio io. O ancora: con il cous cous. I gambi, dopo aver tolto tutte le foglie, si possono mettere in forno a 93 gradi per 3 ore, poi spegnetelo e lasciateli asciugare lì tutta la notte. Sono utili per fare il brodo o al posto del sedano nelle ricette. E le foglie? Mica le butto! Le uso come qualsiasi altra erbetta fresca.

Insalata di ravanelli e finocchi

Sono perfette per fare un pesto, un’insalata di uova o di patate o per guarnire una zuppa ad esempio. I semi invece sono più famosi, visto che li vedo sempre in vendita al supermercato. In realtà sono frutti, ma li chiamiamo semi. Forse li conoscete nella salsiccia e nei cracker, ma potete metterli anche nelle ricette con il cavolo oppure usarli come mentine!

E non è finita qui: rimane il polline. Mi spiego meglio. Lo spolvero sulla carne e il pesce, insieme ai funghi o persino sul gelato. Cercatelo nei negozi specializzati o online. Se invece avete finocchi in giardino, potete raccoglierlo voi stessi: avrete un bel polline giallo a disposizione, ci vuole solo un po’ di pazienza. Ora che sapete tante cose in più su queste due verdure, che ne dite di leggere la ricetta dell’insalata che preparo sempre?

I ravanelli contengono una quantità minima di nichel percui puo’ essere inserita nella dieta a rotazione una volta alla settimana. Oggi è sabato percui per me via libera!!!

Un’ottima insalata di ravanelli e finocchi

Vi servono davvero pochi ingredienti facilmente reperibili anche al supermercato. Vediamoli insieme!

Per quanto riguarda i ravanelli i pareri dei nutrizionisti sono contrastanti. Chi dice che sono a basso contenuto di nichel e chi dice il contrario. Seguendo una dieta a rotazione per il recupero della tolleranza io li introduco nei giorni di dieta libera e con moderazione e non ho disturbi.

Ingredienti per 4/6 persone

  • 2 mazzetti ravanelli
  • 2 finocchi
  • il succo 1 limone
  • 2 cucchiai olio extravergine d’oliva
  • q.b. sale e bacche di pepe rosa

Preparazione

Lavate e mondate i ravanelli e i finocchi. Affettateli sottilmente con la mandolina.

Riunite in un’insalatiera le verdure e preparate il condimento emulsionando il succo di limone con l’olio, il sale e le bacche di pepe rosa in una ciotolina

Condite al momento di servire e decorate con qualche ciuffetto dei finocchi.

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


23-04-2016
Scritto da: Tiziana Colombo
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