Sformatini di formaggio per il tuo antipasto

sformatini di formaggio ridotta

Sformatini di formaggio in quantità!

Il termine “sformato” indica un composto fatto cuocere in uno stampo e servito per l’appunto ‘sformato’ su un piatto di portata. Per questo tipo di preparazione, ovvero quello degli sformatini di formaggio, comune alle cucine di molti paesi, si impiegano gli ortaggi più diversi, vari tipi di carni o anche carni e verdure assieme; altri sformati ancora si realizzano con riso, pasta e semolino.

In questo caso, andremo invece ad utilizzare uova, latte senza lattosio, Parmigiano grattugiato, burro chiarificato, un paio di caprini, prosciutto cotto e gallette di quinoa polverizzate al posto del pan grattato. Insomma, si avrà una ricetta carica di nutrienti, in particolare proteine, vitamine e minerali. Ma adesso andiamo a scoprire come si preparano gli sformati.

I trucchi per preparare al meglio gli sformati

Nel caso della verdura, il procedimento è abbastanza semplice: gli ortaggi vanno scottati per una decina di minuti, quindi si tritano fini o si passano al setaccio, si uniscono generalmente a uova frullate, besciamella, mollica di pane inzuppata e aromi vari, e poi si versa il composto in stampi col buco, rettangolari o di altra forma a piacere, ben imburrati e spolverizzati di farina o di pane grattugiato. È molto importante che il rivestimento dello stampo sia omogeneo per garantire in tal modo che lo sformato esca perfetto e non invece ‘terremotato’ .

Se al posto delle verdure si usano carni, pesci, salumi oppure formaggi, il procedimento non cambia: gli ingredienti possono essere impiegati crudi o già cotti, ma devono essere comunque sminuzzati. Tutti gli sformati e anche gli sformatini di formaggio che andremo a preparare oggi, possono essere cotti a bagnomaria per un tempo che può variare da un’ora a un’ora e mezza (in questo caso il composto resta molto morbido), oppure al forno per un tempo di un’ora circa (in questo caso si forma in superficie una crosticina dorata e croccante).

Appartengono alla famiglia degli sformati anche alcuni impasti fatti cuocere in un involucro di pasta brisé. A parte questo, ricordatevi che per giudicare se uno sformato è giunto a cottura, basta introdurre un bastoncino di legno e verificare che questo esca ben asciutto.

A tavola con i gustosi sformatini di formaggio

Gli sformati possono essere serviti come antipasto, al posto del primo piatto o della carne (magari con guarnizioni di verdure) in pasti di tono decisamente casalingo, e come contorni. Non importa quando: ogni volta che avrete voglia di mettervi all’opera, sarà il momento di portarli in tavola.

Infatti, gli sformatini di formaggio si rivelano molto versatili e adatti ad ogni occasione. Perciò, io ve li spiego oggi e voi li farete tutte le volte che vorrete! Mi raccomando, scegliete con cura gli ingredienti!

Ingredienti per 4 persone:

  • 3 uova intere;
  • 1 bicchiere di latte delattosato
  • 5 cucchiai di parmigiano grattugiato 36 mesi;
  • 20 gr. di burro chiarificato
  • 2 caprini Caprì Mauri
  • 1/2 fetta di prosciutto cotto
  • q.b. pane grattugiato (gallette di quinoa polverizzate)
  • q.b. sale;

Preparazione

Spennellate l’interno di 4 scodelline o formine con del burro sciolto e spolverizzatele con il pane grattugiato. Sul fondo di ogni scodellina mettete dei pezzettini di formaggio e di prosciutto cotto.

In una ciotola sbattete le uova con il latte, il parmigiano reggiano grattugiato e un pizzico di sale, poi versate il composto nelle scodelline preparate e fatele cuocere a bagnomaria sul fornello per 10-12 minuti o finché la crema si sarà rappresa.

Dopo qualche minuto sformate il contenuto delle scodelline sul piatto di portata e servite.

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


13-07-2011
Scritto da: Tiziana Colombo
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