Frittata di tarassaco, un’idea squisita e leggera

Frittata di tarassaco

Frittata di tarassaco, una particolare scelta di ingredienti

Oggi vi presento la frittata di tarassaco, un’idea semplice ma geniale per un contorno o un antipasto che sia allo stesso tempo gustoso, salutare e leggero. Da fuori sembra una normale frittata, anche se forse si distingue da quelle classiche per le leggere striature verdi, di cui è responsabile proprio il tarassaco. E’ questo, infatti, l’elemento più particolare di tutta la ricetta, e in un certo senso la caratterizza. Del tarassaco parleremo nel prossimo paragrafo. In questo vorrei soffermarmi sul procedimento, che vi mette di fronte a una scelta: frittura o cottura al forno? Nella sezione “preparazione” vi presento entrambe le possibilità, dunque sta a voi decidere.

La frittata di tarassaco “fritta” è ovviamente più pesante, più grassa e potrebbe essere anche leggermente oliata. Tutto dipende ovviamente dalla quantità di olio che inserite in padella e dall’efficacia della padella stessa. Se questa è antiaderente, ne servirà davvero poco; dunque vi consiglio di utilizzare padelle di questo tipo. Per quanto riguarda la cottura al forno, essa produce una frittata molto più leggera, anche se un po’ più secca. Vi consiglio comunque di adagiare un foglio di carta da forno sulla teglia, prima di partire con la cottura. Questo piccolo accorgimento vi consentirà di “sformare” la frittata in modo rapido e semplice, senza il rischio di comprometterne la forma o addirittura di romperla.

Tutti i pregi nutrizionali del tarassaco

Il tarassaco, utilizzato nella nostra frittata, è una pianta poco conosciuta ai più, che si utilizza anche con finalità gastronomiche sebbene sia poco utilizzata sulle tavole degli italiani. Il suo sapore è molto particolare, dunque ad alcuni potrebbe non piacere. E’ infatti leggermente amarognolo, e ricorda da questo punto di vista la cicoria (che è amata da alcuni e odiata da altri). Come spesso accade in cucina, la bontà del tarassaco è una questione soggettiva. A me piace molto, e lo integro nelle mie ricette ogni volta che posso. Anche perché è un ingrediente che può dare molto sul piano nutrizionale. E’ la classica pianta da erboristeria, dunque esercita anche proprietà terapeutiche o pseudo-terapeutiche.

Frittata di tarassaco

Il riferimento è all’impatto sui processi digestivi, che è nettamente coadiuvante. Il tarassaco è anche un ingrediente depurativo e disintossicante, soprattutto per il fegato. Nello specifico, aumenta la produzione di bile e ne stimola il flusso. Per quanto riguarda gli elementi nutritivi, poi, si segnala una straordinaria concentrazione di potassio, che può essere considerato un ricostituente e un toccasana per la pressione sanguigna. Il tarassaco, poi, è anche ricco di flavonoidi e antiossidanti, sostanze che agiscono in funzione antitumorale e stimolano la rigenerazione cellulare.

Quale formaggio è opportuno usare per questa frittata?

Quando si parla di frittata, a prescindere dagli ingredienti (con tarassaco o altro), è impossibile non parlare anche di parmigiano. E’ infatti una presenza fissa, in quanto insaporisce e contribuisce alla consistenza della frittata. La frittata di tarassaco, ovviamente, non fa eccezione. Ecco, quindi, che emerge il dubbio di sempre: quale parmigiano utilizzare? Premetto che, in linea teorica, per questo genere di preparazione va bene qualsiasi tipo di parmigiano, tuttavia, alcuni “funzionano” meglio di altri. La scelta è ovviamente tra le varie stagionature, personalmente consiglio quelle a medio-bassa stagionatura. Nella fattispecie, infatti, il parmigiano non è un condimento finale, bensì un ingrediente, dunque deve amalgamarsi alla perfezione con l’uovo. Le varianti meno stagionate, più morbide e un po’ più ricche di grassi, servono meglio a questo scopo.

Per quanto riguarda il parmigiano in sé, necessita di ben poche presentazioni. E’ uno degli alimenti simbolo del genio agroalimentare italiano, è un formaggio non solo squisito, ma anche straordinariamente nutriente. Il riferimento è alla quantità di proteine, che è straordinariamente elevata, più che nelle carni, come anche all’eccezionale contenuto di calcio. Ovviamente, non difetta nemmeno in termini di vitamine e sali minerali. Insomma, è un alimento eccezionale sotto tutti i punti di vista.

Ecco la ricetta della frittata di tarassaco:

Ingredienti per 4 persone:

  • 8 uova;
  • 400 gr. di tarassaco;
  • 50 gr. di parmigiano reggiano stagionato;
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva;
  • q. b. di sale e di pepe.

Preparazione:

Per la preparazione della frittata di tarassaco iniziate scaldando il forno e impostando una temperatura di 180 gradi. In una ciotola rompete le uova e sbattete sia l’albume che il tuorlo con una forchetta. Sbucciate il tarassaco, lavatelo e lessatelo leggermente per 5 minuti. Passato questo lasso di tempo, scolatelo per bene e fatelo raffreddare. Poi tagliatelo e ponetelo in una ciotola, aggiungeteci le uova sbattute, un po’ di pepe, sale e il parmigiano.

Sbattete nuovamente per bene ed amalgamate il tutto. Ora versate un po’ di olio in una padella e cuocete la frittata alla solita maniera. In alternativa potete optare per la cottura al forno. In questo caso coprite una teglia con delle carta da forno umida (prima bagnatela e poi strizzatela). Versateci su la frittata e cuocetela al forno per 40 minuti, controllandola ogni tanto. Quando dovrete servire, sarà più semplice togliere la frittata dalla teglia proprio grazie alla carta da forno. Buon appetito!

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


15-06-2020
Scritto da: Tiziana Colombo
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