Liquore di giuggiole fatto in casa: profumo d’autunno
Un fine pasto dolce, speziato e preparato con calma
Il liquore di giuggiole si prepara lasciando i frutti maturi nell’alcol con scorze di agrumi, vaniglia e chiodi di garofano. Il risultato è un liquore ambrato, dolce e speziato, da servire in piccoli bicchieri dopo il pasto o da regalare in una bottiglia curata.
La ricetta non è difficile, ma ha bisogno di pazienza. Le giuggiole macerano per dieci giorni, poi si aggiunge lo sciroppo freddo e si attende ancora prima di filtrare. Un mese di riposo in bottiglia rende il gusto più unito e meno pungente.
Non unite lo sciroppo caldo all’alcol. Lasciatelo raffreddare del tutto: proteggerete il profumo dei frutti e lavorerete con maggiore cura.
Ho un albero di giuggiole che sa essere molto generoso. Quando i rami si riempiono di frutti bruni e lucidi, questa è una delle preparazioni che mi permette di conservarne il sapore. È anche un bel modo per seguire il ritmo dell’autunno: prima la raccolta, poi l’attesa e infine il momento in cui si stappa la bottiglia.
Se preferite gustare anche il frutto, provate le giuggiole sotto spirito. Per un’altra bottiglia dai colori autunnali trovate anche il liquore al melograno.
Ricetta liquore di giuggiole
Preparazione liquore di giuggiole
- Lavate le giuggiole e asciugatele con cura.
- Prelevate le scorze del bergamotto e dell’arancia evitando la parte bianca.
- Mettete in un vaso a chiusura ermetica le giuggiole con le scorze, il baccello di vaniglia inciso e i chiodi di garofano.
- Versate l’alcol, chiudete il vaso e lasciate macerare al buio per 10 giorni.
- Agitate il vaso una volta al giorno senza aprirlo.
- Scaldate l’acqua con lo zucchero per circa 5 minuti mescolando fino a scioglierlo.
- Lasciate raffreddare del tutto lo sciroppo e unitelo al macerato.
- Chiudete di nuovo il vaso e lasciate riposare al buio per 7 giorni.
- Filtrate il liquore prima con un colino fine e poi con una garza pulita adatta agli alimenti.
- Imbottigliate e fate maturare per 30 giorni in un luogo fresco e lontano dalla luce.
- Servite il liquore fresco in piccoli bicchieri.
Cottura: 5 minuti
Tempo di riposo: 47 giorni
Difficoltà: facile
Calorie: circa 95 kcal per porzione da 30 ml
Ingredienti liquore di giuggiole
- Ingredienti per circa 2.2 litri
- 300 g di giuggiole mature
- 1000 ml di alcol alimentare a 95 gradi
- 1000 ml di acqua
- 500 g di zucchero di cocco
- la scorza di 1 bergamotto non trattato
- la scorza di 1 arancia non trattata
- 1 baccello di vaniglia
- 4 chiodi di garofano.
Per preparare il liquore di giuggiole scegliete frutti maturi ma integri, alcol alimentare a 95 gradi e scorze di agrumi senza la parte bianca. Lasciate macerare giuggiole, bergamotto, arancia e spezie per dieci giorni in un vaso chiuso, al buio, agitandolo una volta al giorno. Preparate poi uno sciroppo con acqua e zucchero di cocco, fatelo raffreddare e unitelo al macerato.
Dopo altri sette giorni filtrate con un colino fine e una garza per alimenti, imbottigliate e aspettate un mese prima dell’assaggio. Il liquore avrà un colore ambrato e un gusto dolce, fruttato e speziato. Servitelo fresco in bicchierini da circa 30 ml, anche con biscotti secchi. La ricetta non contiene latte né farine; chi deve escludere il glutine può controllare le etichette dell’alcol alimentare e delle spezie. È una bevanda alcolica riservata agli adulti e va gustata in piccole quantità.
Come fare il liquore di giuggiole senza errori
Quali giuggiole scegliere?
Usate giuggiole mature, di colore tra il rosso bruno e il marrone, ma ancora sode e senza parti rovinate. I frutti troppo verdi hanno un gusto più aspro; quelli molli o danneggiati non sono adatti a una macerazione lunga. Lavateli bene e asciugateli: l’acqua rimasta sulla buccia diluisce il composto e può renderlo meno limpido.
La giuggiola è legata in modo forte ai Colli Euganei. Il Parco Regionale dei Colli Euganei racconta che ad Arquà Petrarca il giuggiolo cresce in moltissimi giardini e che la festa del frutto si svolge nelle prime domeniche di ottobre. La Regione Veneto include inoltre la Giuggiola dei Colli Euganei nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali.
Macerazione, sciroppo e riposo
La macerazione estrae colore e profumo dalla buccia e dalla polpa. Tenete il vaso lontano dalla luce e agitatelo ogni giorno: in questo modo i frutti cambiano posizione e l’alcol li bagna in modo uniforme. Le scorze devono essere sottili, perché la parte bianca porta una nota amara.
Lo zucchero di cocco dona un colore più scuro e una nota che ricorda il caramello. Potete usare la stessa quantità di zucchero di canna, come già chiarito nelle risposte ai lettori della ricetta: il liquore risulterà un poco più chiaro. Se non trovate il bergamotto, usate la scorza di un limone non trattato. Sul sito trovate anche la marmellata di bergamotto per conoscere meglio il gusto di questo agrume.
Se dopo il primo passaggio il liquore mostra ancora un deposito, lasciatelo fermo per una notte e filtratelo di nuovo con una garza leggermente inumidita. Non schiacciate i frutti: la polpa renderebbe il liquido più torbido.
Come conservare il liquore alle giuggiole
Usate bottiglie di vetro pulite, ben asciutte e con una chiusura in buono stato. Scrivete sull’etichetta il nome e la data di preparazione, poi tenete il liquore in un luogo fresco e al riparo dalla luce. Dopo l’apertura richiudete bene la bottiglia e controllate sempre colore, odore e limpidezza prima del servizio.
Il mese di riposo finale non è un dettaglio: appena filtrato, l’alcol può coprire il frutto. Con il tempo le note di giuggiola, agrumi e spezie diventano più unite. Servitelo fresco, ma non gelato, così il profumo resta facile da sentire.
Liquore e brodo di giuggiole sono la stessa cosa?
Nel linguaggio comune i due nomi vengono spesso usati come sinonimi, ma non indicano sempre la stessa ricetta. Questo liquore nasce dalla macerazione delle giuggiole nell’alcol e dall’aggiunta di uno sciroppo. Il brodo di giuggiole legato alla tradizione dei Colli Euganei può avere formule diverse e comprendere anche altri frutti autunnali. È quindi corretto collegare i due nomi, ma non trattare ogni bottiglia come se avesse ingredienti e metodo identici.
Anche l’espressione “andare in brodo di giuggiole” ha contribuito alla fama del nome: descrive una gioia piena, quasi incontenibile. In cucina, però, conviene tornare alle cose concrete e leggere sempre la ricetta o l’etichetta per capire quale bevanda abbiamo davanti.
Come servire il liquore alle giuggiole
Versatelo in bicchierini piccoli dopo una cena autunnale. La porzione giusta è di circa 30 ml. Si abbina bene a biscotti asciutti, crostate semplici e frutta secca. Con i biscottini alle mandorle crea un finale dolce ma ordinato, perché la mandorla accompagna le spezie senza coprire il frutto.
Potete usarne anche un cucchiaio per profumare una bagna per torte o una composta di pere, purché il dolce sia destinato agli adulti. Chiamarlo “digestivo” indica il modo tradizionale di servirlo a fine pasto, non significa che l’alcol favorisca la digestione. Va bevuto con misura e mai offerto a minori, in gravidanza o prima di guidare.
Un focus sulle giuggole
Le giuggole sono i frutti del giuggiolo, il cui nome botanico è Ziziphus jujuba. La pianta ha origine tra la Cina settentrionale e orientale e la Corea meridionale, ma da molto tempo viene coltivata anche in Italia. I frutti cambiano aspetto durante la maturazione: prima sono verdi e croccanti, poi diventano screziati e infine assumono un colore bruno-rossastro.
Per preparare il liquore conviene scegliere giuggole mature, sode e senza parti rovinate. In questa fase la polpa è più dolce e il profumo è più marcato. Prima della macerazione vanno lavate, asciugate con cura e controllate una per una. Il nocciolo è duro e allungato, quindi non deve essere frullato o spezzato.
Storia e origine del nome
Anche la parola “giuggiola” ha una storia antica. Secondo l’Accademia della Crusca deriva dal latino ziziphus, a sua volta legato al greco ziziyphos. Il liquore prende il nome in modo diretto dal frutto lasciato riposare nell’alcol, dal quale riceve colore, profumo e sapore.
Perché si dice “andare in brodo di giuggiole”?
L’espressione significa essere molto felici o soddisfatti. Secondo l’Accademia della Crusca potrebbe derivare dal più antico modo di dire toscano “andare in brodo di succiole”. Le succiole erano castagne bollite. Con il tempo, la parola poco conosciuta “succiole” sarebbe stata sostituita con “giuggiole”, dal suono simile. Una delle prime testimonianze scritte dell’espressione risale al 1791.
Il brodo di giuggiole di Arquà Petrarca
Ad Arquà Petrarca, nei Colli Euganei, il giuggiolo è presente in molti orti e giardini. Qui è nata anche una bevanda chiamata “brodo di giuggiole”, preparata con giuggiole e altri frutti autunnali. Non è identica al liquore proposto in questa ricetta, ma appartiene alla stessa tradizione. Il legame con questo territorio ha contribuito a rendere ancora più conosciuto il nome.
FAQ sul liquore di giuggiole
Le giuggiole devono essere molto mature?
Devono essere mature ma ancora sode. Sceglietele brune, integre e senza ammaccature: daranno un gusto più dolce senza sfaldarsi durante il riposo.
Si può usare lo zucchero di canna?
Sì, potete sostituire lo zucchero di cocco con la stessa quantità di zucchero di canna. Cambieranno leggermente colore e gusto, mentre il procedimento resta uguale.
Perché resta un deposito sul fondo?
Una piccola parte della polpa o dello zucchero può superare il primo filtro. Lasciate riposare il liquore e passatelo di nuovo attraverso una garza adatta agli alimenti, senza spremere le giuggiole.
Ricette liquori fatti in casa ne abbiamo? Certo che si!
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