La celiachia nei bambini è un disturbo molto diffuso

La celiachia nei bambini
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La celiachia nei bambini è un disturbo molto diffuso in Italia. Questa patologia, infatti, non affligge solo gli adulti ma si manifesta anche nei bambini, arrecando fastidi sin dai primi mesi di vita di un neonato. Non è facile, però, per genitori e medici ricondurre subito alla celiachia i disturbi che il bambino presenta, poiché la sintomatologia non è chiara e precisa e può essere confusa con altre malattie.

Bambini e celiachia, parliamone!!! La celiachia è uno dei disturbi più diffusi al mondo, colpisce circa l’1% della popolazione in Europa e Nord America. La prevalenza di questa malattia è più elevata tra le persone che hanno parenti di primo grado affetti da celiachia (dal 10 al 15%). Il fatto che la diffusione sia aumentata solo nei paesi sviluppati negli ultimi decenni, sottolinea il ruolo importante che hanno uno o più possibili fattori scatenanti ambientali diversi dal glutine.

È dimostrato che il background genetico è il fattore principale di predisposizione alla celiachia, mentre l’interazione tra fattori genetici e ambientali che regolano l’equilibrio tra tolleranza e risposta immunitaria al glutine è ancora poco conosciuta. S’ipotizza che alcune pratiche potrebbero favorire la risposta immunitaria al glutine come le infezioni intestinali, la quantità e la qualità di glutine ingerito, una predisposizione a livello intestinale e, non ultimo, le abitudini alimentari infantili.

Bambini e celiachia, quando è giusto introdurre il glutine?

Nei paesi industrializzati la pratica più diffusa è introdurre il glutine a 6 mesi di età, tuttavia quando sia meglio iniziare non è stato ancora rigorosamente indagato. Ci sono però alcuni studi che indicano una finestra di tempo, tra i 4 e i 7 mesi, durante i quali l’introduzione del glutine potrebbe facilitare l’induzione alla tolleranza. In questo senso, lo studio più importante è stato svolto in Svezia tra gli anni 1980 e 1990 il quale ha dimostrato che l’introduzione di una piccola quantità di glutine durante l’allattamento dei neonati tra i 4 ei 6 mesi di età, riduce il rischio di malattia celiaca.

Il discordo è assai diverso per i bambini ad alto rischio, ossia quei bambini con predisposizione genetica dove uno o entrambi i genitori sono celiaci. In questi casi molti medici consigliano l’introduzione del glutine ritardata in quanto questo ritardo può consentire la maturazione di una piccola barriera intestinale.

Recentemente la comunità scientifica ha fatto però su questo punto un passo indietro. In particolare, ricerche importanti, tra cui una italiana (Celiprev), hanno concluso che non ci sono finestre temporali per i bambini ad alto rischio. Purtroppo, non fa differenza, quando introdurre il glutine, così come la durata dell’allattamento materno, il solo fattore importante rimane la predisposizione genetica. L’unico beneficio dell’introduzione tardiva del glutine è la maggiore tolleranza ai sintomi. Un bambino di uno anno affronta meglio i disagi della malattia di un bambino di pochi mesi.

Non ci sono, invece, problemi a proporre cibi contenente glutine ai bambini di sei mesi se non c’è rischio ereditario.

Cos’è la celiachia

La celiachia, è un’intolleranza permanente al glutine, ciò significa che non ci sono possibilità di guarigione. Inoltre la celiachia nei bambini ha una base genetica, quindi tende a manifestarsi in quei soggetti geneticamente predisposti. La celiachia rientra anche fra le malattie autoimmuni, ciò significa che il glutine ingerito viene respinto dall’intestino che lo considera nocivo. Ogni volta che un bambino ingerisce il glutine il sistema immunitario reagisce in modo errato e viene danneggiato l’intestino.

I primi segnali della celiachia nei bambini emergono nella fase dello svezzamento, cioè quando vengono introdotti nella dieta altri alimenti oltre il latte quali pastina, biscotti e tutte quelle pietanze contenenti glutine. In una prima fase il bambino mostra un malessere generale che si protrae nel tempo senza mai dare segnali positivi: il piccolo soffre di diarrea e vomita spesso dopo aver ingerito cibo.

Inoltre il bambino è nervoso, irascibile e durante la notte piange e dorme poco. Così l’ansia e le preoccupazioni dei genitori aumentano e alcuni di loro pensano addirittura che i loro figli siano affetti da gravi patologie o da altri problemi perché si accorgono che, col passare del tempo, la condizione del bambino non migliora.

Molto spesso nemmeno i pediatri, in prima battuta, sono in grado di identificare nella celiachia la causa del malessere dei piccoli. Ha così inizio il pellegrinaggio presso specialisti e ospedali per risalire all’ origine della patologia di cui soffre il bambino.

Altri sintomi possono essere:

  • arresto della crescita
  • scarso sviluppo del tono muscolare
  • eccessivo dimagrimento in breve tempo

La celiachia ha anche ripercussioni sul piano psicologico, oltre che su quello fisico. Il bambino è scontroso, assente, apatico, non sorride, rifiuta il gioco e la compagnia dei coetanei.

mangiare pane

Diagnosi

L’ unica mossa possibile rimane quella della diagnosi precoce, con la quale il bambino evita di incorrere in futuro in altre patologie. Oltre al tradizionale prelievo di sangue, l’esame più sicuro per scoprire la celiachia nel bambino è la biopsia intestinale. Quest’ultimo è un esame invasivo ma il bambino è sottoposto ad una anestesia locale per sedarlo e viene utilizzato un sondino molto più piccolo e sottile rispetto a quello usato per gli adulti. L’esame consiste nel prelevare una piccolissima quantità di mucosa intestinale per analizzarla.

Dieta e stile di vita

Per evitare i disturbi provocati dalla celiachia nei bambini è fondamentale eliminare il glutine dalla dieta, seguire un’alimentazione sana e un stile di vita attivo e sereno, così da sostituire sin da subito nella vita del piccolo i cibi a base di glutine con altri alimenti. In questo modo già in età adolescenziale il ragazzo avrà imparato a fare a meno del glutine senza molti sacrifici.

In questa situazione i genitori giocano un ruolo importantissimo. E’ fondamentale che si attivino per informare del problema l’asilo e tutte le strutture frequentante dal piccolo in modo da evitare spiacevoli inconvenienti. Dal punto di vista morale è bene che responsabilizzino il bambino senza però ingigantire la sua condizione e soprattutto senza farlo sentire diverso e limitarlo nella vita quotidiana.

L’importante è non scoraggiarsi e non percepire la celiachia come una malattia vera e propria per non permetterle di limitare i piccoli piaceri quotidiani legati alla tavola. Con un po’ di buona volontà e qualche piccolo accorgimento, i celiaci possono godere di una buona qualità di vita.

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22-01-2015
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