Cioccolata innamorata, piccolo elisir di benessere

Cioccolata innamorata
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Cioccolata innamorata, una buonissima bevanda adatta a tutti. Anche agli intolleranti. Anzitutto partiamo col dire che il cioccolato è uno di quei piaceri a cui si rinuncia più a malincuore quando si inizia una nuova dieta. In realtà utilizzando un po’ di buon senso, è possibile consumare tranquillamente questo alimento. Conciliandolo con gli altri cibi previsti dal piano dietetico settimanale.

La parola cioccolata deriva dall’azteco chocolatl, e theobroma significa «cibo degli dei». Gli aztechi usavano la cioccolata molto prima che gli spagnoli giungessero in Messico.

Il cioccolato è fatto con i semi, sorta di fave di un albero (cacao) originario delle pianure tropicali dell’America centrale e meridionale; lo si coltiva da tanto tempo che forse oggi non vi sono alberi spontanei. In condizioni naturali l’albero può raggiungere un’altezza di circa 12 metri, ma nelle piantagioni va dai 4 agli 8 metri. Ha foglie verde scuro, brillanti e coriacee, lunghe spesso più di 30 cm, mentre i fiori e i frutti simili a bozzoli pendono appesi a corti steli direttamente dal tronco e dai grossi rami. I frutti sembrano meloni scanalati e appuntiti, che da verdi diventano giallo-arancio o rossi quando sono maturi, e allora questi alberi sembrano decorati per il Natale. All’interno del frutto c’è una polpa rosata, in cui sono adagiate le fave, incolonnate intorno al nucleo centrale. Oggi esistono molti ibridi e molte varietà, che si staccano anche considerevolmente da questa descrizione generale.

Fino al XVI secolo il cioccolato era sconosciuto in Europa e in Asia. Fu notato per la prima volta nel 1502 quando, durante il suo quarto viaggio, Colombo lo trovò sul carico di un battello indiano nel golfo di Honduras; fu portato in Spagna da Cortés nel 1520. In quel periodo era una bevanda importante per gli aztechi. Secondo Prescott, l’imperatore Montezuma ne chiedeva cinquanta brocche al giorno.

All’inizio gli spagnoli cercarono di mantenere il segreto intorno alla cioccolata, ma il suo uso si diffuse per gradi in Europa come bevanda rara e squisita per i ricchi. La prima casa del cioccolato fu aperta a Londra nel 1657, ma l’alto costo doganale lo tenne fuori dalla portata dei poveri fino al 1825.

Cioccolata innamorata, lo studio

Se consumate bevande calde avrete una propensione alla generosità e un rapporto disteso con i vostri colleghi. O in generale con le persone con cui entrerete in contatto. Godetevi quindi una cioccolata innamorata da condividere. Lo afferma un recente studio condotto da Lawrence Williams, ricercatore della University of Colorado. Sostiene in sostanza che le persone che bevono caffè o cioccolata calda nutrono più fiducia verso gli altri. Sono dunque maggiormente altruiste ed espansive rispetto a chi consuma abitualmente caffè o tè ghiacciato.

Questa relazione tra bevande calde e rapporti umani più calorosi sarebbe legata, secondo lo studioso, all’idea di fondo che il calore fisico sia strettamente connesso al calore psicologico. Dal momento che la psiche umana associa temperature calde e rassicuranti all’infanzia e al contatto materno.

Le persone che hanno problemi di nichel possono prepararla e gustarla solo se in inserita in una dieta a rotazione. Il cioccolato è  uno degli alimenti con il più alto contenuto di nichel

Cioccolata innamorata

Cioccolata innamorata, il benessere

Oggi il cacao è coltivato in molti paesi con clima umido tropicale, soprattutto nel Ghana e nell’America tropicale. L’aroma non dipende soltanto dalla varietà, ma anche dall’abilità nella preparazione. Una volta mature, le bacche vengono staccate dall’albero e aperte; se· ne estraggono quindi i semi e la polpa sugosa. I semi si fanno fermentare, e questo è un processo importante perché l’aroma del cacao si sviluppa proprio durante la fermentazione, ed è pure importante la «qualità di conservazione». I semi non fermentati non si possono trasformare in cioccolato. I semi si fanno poi asciugare sparpagliati al sole, e devono essere rimossi spesso. È in questa fase che da rossi assumono il caratteristico colore bruno-cacao.

I semi vengono allora inviati alle fabbriche, dove sono selezionati e classificati, poi arrostiti, quindi pestati in grani o in pezzettini, e il fragile involucro del seme viene separato dal resto. A questo punto i semi sono pronti per essere macinati. Si tratta di un processo molto lungo; l’abilità e l’accuratezza con cui viene compiuto sono vitali per la buona qualità del cioccolato finito.

I semi del cacao contengono troppo grasso (burro di cacao) per poter preparare le bevande, ma ne contengono troppo poco per formare un blocco di cioccolato. Nel 1820 un olandese, Van Houten, scopri il modo per eliminare parte del grasso. Questo migliorò la qualità della cioccolata liquida e d’altra parte rese possibile la fabbricazione di cioccolata solida, che è cioccolato con zucchero e un’aggiunta di burro di cacao. L’infaticabile Van Houten trattò quindi il cioccolato liquido con un alcale e creò la polvere di cacao. Questo rese la cioccolata più scura e ne distrusse in parte l’aroma, ma neutralizzò l’acidità e formò residui di sapone. Il sapone fece si che il cacao si amalgamasse meglio col liquido. Più tardi, in Svizzera, nel 1876, Peter inventò il cioccolato al latte.

La cioccolata liquida ha un colore piii chiaro e un aroma migliore del cacao, è piuttosto grassa e normalmente contiene zucchero. Il cacao è più scuro, meno dolce e grasso, più facile da mescolare, ma gli manca il buon aroma del cioccolato. Quanto alle cioccolate solide, contengono un’alta percentuale di grasso e di zucchero, ma il cioccolato amaro per cucina ne contiene meno della cioccolata in tavolette. È importante che il cuoco afferri queste distinzioni.

Il cioccolato è adoperato soprattutto come aroma nei piatti dolci (torte, confetture e salse) e come bevanda. Nell’ultima sono compresi non solo il cioccolato liquido e il cacao, ma anche un liquore, crème de cacao, ottenuto mettendo in infusione cacao in polvere, vaniglia, chiodi di garofano e macis, distillando e aggiungendo zucchero. Di solito risulta eccessivamente dolce.

In Spagna e in Italia il cioccolato viene adoperato anche come aroma insieme alla cipolla, all’aglio, al pomodoro, all’olio e alle spezie nei piatti di carne e soprattutto di cacciagione. L’aroma del cioccolato amaro si amalgama bene coi piatti piccanti: il risultato è interessante e un poco di dolce sta bene ed è anche necessario. In Messico viene aggiunto alla polvere di peperoncino.

Più in generale il cioccolato da sempre è associato a una punta di benessere. Non è un caso che il “cibo degli dei” sia identificato con la felicità. Molti studi hanno acclarato come la bevanda in questione contenga la serotonina, definita da alcuni come l’ormone dell’allegria.

Nel senso che attiva la regolazione del sonno e dell’attività sessuale. Poi abbiamo la feniletilamina, ovvero la stessa sostanza chimica che il cervello rilascia quando ci innamoriamo. Da qui l’idea di chiamarla “cioccolata innamorata”.

Non solo. In questo campionario possiamo annoverare la difenildantonina, una sostanza con effetti antidepressivi e l’anandamide, il cui nome deriva da ananda, che sta per “pace” in sanscrito, ovvero un elemento per certi versi raffrontabile al tetraidrocannabinolo, principio attivo della marijuana. Ma qui non c’è droga! C’è solo una bontà che scalda il cuore e l’anima!

Ingredienti per 2 persone

  • 2 dl latte consentito (riso, mandorle, cocco etc)
  • 1 dl panna vegetale fresca
  • 4-5 cucchiai cacao amaro Zaini
  • 4 cucchiai zucchero di cocco
  • 1 cucchiaino fecola di patate

Preparazione

Mescolate in un pentolino il cacao, lo zucchero e la fecola di patate; aggiungete poco alla volta il latte freddo, sempre mescolando con una frusta in modo da amalgamare perfettamente gli ingredienti, mettete sul fuoco e portate quasi a bollore, mescolando ancora per evitare di formare grumi.

Suddividete la cioccolata ben calda nelle tazze, tenendone da parte qualche cucchiaio per la decorazione, e completate con la panna ben fredda semimontata.

Ritagliate da un foglio di carta da forno un quadrato e arrotolatelo in modo da formare un cono. Versatevi dentro la cioccolata tenuta da parte e “disegnate” un cuoricino sulla panna. Servite con frollini a forma di cuore.

Se volete preparare la cioccolata in versione “afrodisiaca”, aggiungete alla bevanda un po’ di cannella e qualche chiodo di garofano o un fiore di anice stellato. Secondo la tradizione, queste spezie, soprattutto i chiodi, hanno il potere di risvegliare i sensi.

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28-02-2010
Scritto da:

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Pochi sanno che mi chiamo Tiziana Colombo. Tutti, nel mondo del wewb, mi conoscono come Nonnapaperina. Questo spazio nato è per caso 2004 come una sorta di diario che utilizzavo per condividere una passione. Una passione messa a dura prova dalla diagnosi di intolleranza al nichel prima e al glutine e al lattosio poi: una diagnosi inaspettata che mi ha fatto patire mezza vita. La colpa era sempre lo stress. Mi sono sentita completamente persa e in rete le notizie non erano sempre di aiuto. Non mi sono scoraggiata e ho cercato di trovare una soluzione! Dare un’informazione corretta. Mi sono sentita per molto tempo un vero “Don Chisciotte”. Ora la situazione è migliorata ma abbiamo ancora molto lavoro da fare.

Ma da sola non potevo farcela! Cosi nel 2012 ho fondato l’Ass.Il Mondo delle Intolleranze APS, di cui sono il Presidente in carica. Ad oggi siamo diventati una realtà importante e un punto di riferimento per tantissime persone, chef, aziende e medici. Abbiamo un comitato scientifico formato da professionisti e un gruppo di lavoro attivo e dinamico. Ognuno di noi ha un suo ruolo e tutti gli aspetti vengono vagliati con cura. Vogliamo dare un’informazione corretta e responsabile e siamo a disposizione dei nostri utenti. Torna a pensare positivo e mangiare con gusto. Ti garantisco che è possibile.

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