L’acetosa, una pianta aromatica sottovalutata

acetosa

Un focus sull’acetosa

Oggi parliamo dell’acetosa (o erba brusca), una pianta erbacea perenne aromatica che può dare molte soddisfazioni in cucina, sebbene sia molto sottovalutata da questo punto di vista. Cresce in abbondanza nelle nostre campagne e persino ai bordi delle strade, vista la sua adattabilità ai climi più disparati e le scarse esigenze in termini di terreno. Ovviamente, può essere coltivata anche nel proprio giardino. L’acetosa si presenta con un arbusto di dimensioni tutto sommato ridotte e molto slanciato. I fiori sono piccoli, irregolari e vantano un bel colore rossastro. Le foglie si distinguono per un verde brillante tendente al chiaro, per le dimensioni considerevoli e per i bordi frastagliati. Sono molto tenere, ma necessitano di una breve cottura, infatti assomigliano per consistenza agli spinaci. Coltivare le foglie di acetosa è relativamente semplice.

Un po’ più complicato, invece, se si intende tirare su un prodotto non solo commestibile, ma anche buono. Per esempio, se si opta per una posizione molto soleggiata, le foglie di acetosa acquisiranno un sapore un po’ acido. Il terreno, poi, dovrebbe essere permeabile, drenante e piuttosto morbido. I semi non vanno posti in profondità, bastano infatti un paio di centimetri dalla superficie. Dal momento che le radici possono essere anche piuttosto estese, è bene che i semi siano posizionati a 40 centimetri di distanza l’uno dall’altro. Per quanto concerne la cura della pianta, l’acetosa non richiede chissà quale impegno, infatti resiste molto bene anche alla siccità. Stesso discorso per il controllo delle infestanti e il monitoraggio dello stato di salute. L’acetosa non è facilmente attaccabile dai parassiti. L’unico si verifica quando il terreno è gravato da acqua stagnante.

Le proprietà nutrizionali di questa pianta aromatica

L’acetosa non è solo una pianta commestibile e saporita, ma fa anche bene. Infatti, è ricca di vitamina C, che giova al sistema immunitario e aiuta a prevenire il cancro. Discorso analogo per la vitamina A, che fa bene soprattutto alla vista. L’acetosa non difetta nemmeno in quanto a sali minerali. Il riferimento è all’apporto più che soddisfacente di potassio, calcio, ferro, acido ossalico e zinco. Il potassio aiuta l’organismo a svolgere molte attività, circolazione sanguigna in primis. Il calcio fa bene alle ossa e aiuta a prevenire malattie a carico dell’apparato scheletrico (soprattutto negli anziani).

Lo zinco, analogamente alla vitamina C, supporta il sistema immunitario. Come molte verdure a foglia verde, l’acetosa è ricca di acqua e di fibre, dunque può essere considerata sia depurativa che digestiva. In genere il profilo nutrizionale è abbastanza simile a quello degli spinaci, che impongono un’attenzione maggiore in termini di coltivazione.

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Le differenti varietà di acetosa

L’acetosa viene spesso confusa con l’acetosella. A ingannare è certamente il nome, decisamente simile. Tuttavia le due specie non hanno molto a che vedere, infatti l’acetosa è imparentata con il rabarbaro, l’acetosella con le ossalidi. L’acetosa è una pianta da insalata o da minestra. L’acetosella, invece, è più una pianta da tisana, sebbene le sue foglie possano partecipare a contorni particolari, se non addirittura sperimentali.

Ciò non significa che l’acetosa non abbia le sue varietà. Le più diffuse sono l’acetosa da giardino e l’acetosa francese (più diffusa in Italia). Entrambe hanno un sapore acidulo e agrumato, ma l’acetosa francese è un po’ più carica da questo punto di vista. La differenza più marcata riguarda le dimensioni, infatti la varietà francese può raggiungere anche il mezzo metro. Non si segnalano, invece, differenze a livello di coltivazione, sebbene i differenti climi giochino un ruolo preponderante. Tuttavia, in natura si trova più spesso l’acetosa francese.

L’acetosa nella medicina naturale

L’acetosa è da sempre utilizzata nella medicina naturale. In alcuni frangenti riveste il ruolo di “rimedio della nonna”, a testimonianza della sua efficacia dal punto di vista curativo. L’uso medico dell’acetosa è cresciuto a dismisura durante il XVI secolo, quando lo scorbuto ha iniziato a mietere più vittime rispetto al passato. Lo scorbuto è infatti causato da una carenza cronica di vitamina C, sostanza che abbonda nell’acetosa.

L’acetosa veniva utilizzata anche per uso esterno, a mo’ di cataplasma. In particolare, veniva reputata efficace per la cura degli ascessi. Inoltre, veniva strofinata sulla cute, un po’ come si fa con le foglie di aloe vera, per curare le bolle da contatto con piante irritanti (ad esempio ortiche). Infine, la già citata abbondanza di acqua la rende alquanto depurativa. In questo caso si opta per il decotto, una preparazione compatibile con l’acetosa vista la consistenza delle sue foglie.

Come usare questa pianta in cucina

L’acetosa può giocare un ruolo importante in cucina. Tanto per iniziare può essere protagonista di insalate verdi, in quanto è compatibile con il consumo a crudo. Tuttavia, alcuni potrebbero non gradirla in questa veste, in quanto le foglie fresche sono discretamente coriacee. Un loro abuso a crudo, poi, può portare ad alcuni effetti collaterali. Tanto vale cuocerle, come si fa con le foglie della verza o con gli spinaci. In questo caso può essere sempre utilizzata per le insalate, ma soprattutto per le minestre e le zuppe.

L’acetosa può dare vita ad alcuni abbinamenti gustosi, per quanto poco praticati. Per esempio, si sposa bene con la frutta, in quanto contrasta la dolcezza con un sentore tra l’amarognolo e l’acidulo. Più spesso le foglie di acetosa vengono bollite, unite ad altri ingredienti (principalmente spezie) e frullate in modo da ottenere salse e creme. Queste salse possono valorizzare carni (soprattutto bianche) e pesci. Nondimeno, possono essere utilizzate come spalmabili per le farciture di torte salate.

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