Le abbuffate natalizie, alcuni consigli per porre rimedio

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Le abbuffate, un rischio anche per chi soffre di intolleranze alimentari

Natale e Capodanno sono tempi di abbuffate. Buona parte della tradizione italiana, infatti, si fonda sul mangiare bene e tanto. Il richiamo di un pasto luculliano è per molti irresistibile, senza contare i fuori-pasto, che negli ultimi giorni dell’anno, sia per una certa predisposizione d’animo che per le continue visite a parenti e amici, abbondano particolarmente. Tra cenoni, pranzi, panettoni, pandori e torroni non ci facciamo mancare niente. Le abbuffate non fanno certo bene al nostro organismo, e non solo per il rischio di prendere peso. Ecco, dunque, una piccola guida per rimediare alle abbuffate e risolvere i problemi che rischiano di pesare sulla nostra salute, a breve e a lungo termine.

La questione, va detto, riguarda tutti, anche chi soffre di problemi alimentari. Si pensa, infatti, che un celiaco o un intollerante al lattosio abbiano meno occasioni di andare oltre le normali porzioni. D’altronde, la lista di cibi compatibili con questa patologia si presuppone essere davvero ristretta. In realtà, l’imbarazzo della scelta riguarda anche chi soffre di intolleranze, sensibilità e allergie in generale. La varietà di alimenti è così abbondante che anche gli intolleranti possono cedere al richiamo delle abbuffate.

Cosa accade al nostro corpo quando si mangia troppo?

Prima di presentare le soluzioni per smaltire le abbuffate, è bene inquadrare il problema, ovvero descrivere le conseguenze di un pasto con i fiocchi, come quelli che si fanno a Natale o nelle occasioni importanti. Come ho già accennato, non è solo una questione di linea e di forma fisica. Non vi è solo il rischio di prendere qualche chilo, in gioco c’è la salute, e in particolare quella dell’apparato digerente. Nella stragrande maggioranza dei casi gli effetti si sviluppano nel breve termine e non lasciano strascichi. Tuttavia, se quella delle abbuffate diventa un’abitudine, il rischio di soffrire nel lungo periodo aumenta in modo esponenziale.

Il rischio più importante riguarda le infiammazioni delle mucosa intestinale. Se si mangia davvero tanto, l’intestino non riesce a “digerire” il tutto in tempi rapidi, dunque si formano dei veri e propri “intasamenti”. Di norma, questi si risolvono spontaneamente nel giro di qualche giorno, ma questo ritardo può risultare sufficiente a infiammare la mucosa. Lo stato di infiammazione, a sua volta, genera danni, che possono portare a una situazione di colon irritabile.

Gli effetti su stomaco e peso

Per quanto concerne lo stomaco, invece, si può assistere alla produzione di succhi gastrici, come reazione a questa “invasione di cibo”. I sintomi sono, appunto, acidità di stomaco, crampi, dolori etc. Tutto ciò viene esacerbato da uno stile di vita sedentario, che per molti rappresenta la norma in inverno, vista la frequenza ridotta con cui si sta all’aperto. Se parliamo di sintomi tangibili, alle abbuffate spesso seguono gonfiore, meteorismo, senso di pesantezza, stanchezza e mal di testa. Buona parte di questi disturbi sono dovuti alla presenza di tossine, che vengono smaltite in un lasso di tempo maggiore del solito.

Ovviamente, non va sottovalutata la questione del peso. Il fabbisogno medio, tra uomini e donne, è di 2000 kcal circa. Ebbene, con una singola abbuffata, ipotizziamo un pranzo di Natale mediamente abbondante, si superano le 2.500 kcal. Ora considerate anche gli altri pasti della giornata, i fuori pasto, il Capodanno etc. Si comprende bene come il rischio di prendere anche 3-4 chili durante le Feste sia tutt’altro che raro.

Come accelerare il recupero dopo un’abbuffata

La buona notizia è che recuperare dalle abbuffate è relativamente semplice. Certo, occorre sapere come fare e impegnarsi un po’. Ecco quattro soluzioni complementari, ossia che non si escludono a vicenda.

Fare esercizio fisico. Non è necessario cimentarsi in corse a perdifiato. Se lo scopo è stimolare la digestione, basta una passeggiata. Di norma, è consigliabile compiere 10.000 passi al giorno, che corrispondono a circa 4 km o, se volete, a tre quarti d’ora di camminata. Tutto ciò vale a maggior ragione in caso di abbuffata.

Bere acqua idrogenata. Ovvero, acqua con idrogeno molecolare. Si tratta di una sostanza caratterizzata da un intenso potere antiossidante. Esso spinge le tossine a muoversi verso la superficie delle cellule, in modo che la loro espulsione avvenga con maggiore rapidità. 

Assumere zuccheri “sani”. Questo consiglio può sembrare un controsenso, visto che le abbuffate sono spesso a base di zuccheri. Tuttavia, il concetto deriva dal fatto che un’assunzione eccessiva di zuccheri non può comportare una repentina e completa privazione, in quanto il corpo va in astinenza e ciò potrebbe portare a diversi disagi. Il consiglio, quindi, è di assumere zuccheri anche durante la settimana successiva alle abbuffate, ma in misura gradualmente minore. Soprattutto è bene cambiare fonte, ossia al posto dei classici panettoni, pandori e torroni, è più indicato consumare dei succhi di frutta preparati al momento. 

Eliminare gli insaccati e i salumi. Il danno più consistente dei salumi è la presenza abbondante di sale. Tuttavia, il sale non crea dipendenza (a differenza dello zucchero), dunque può essere eliminato senza troppi problemi. Rinunciare ai salumi per un po’ di tempo è un accorgimento irrinunciabile, in quanto il sale riduce la presenza di acqua nel corpo, necessaria per digerire i pasti più impegnativi e complessi.

Crema budwig

Crema budwig per una colazione dopo le abbuffate

Oggi vi presento una ricetta molto particolare, la crema budwig. E’ una ricetta il cui scopo va oltre il mero nutrimento e sfocia nel terapeutico. E’ infatti uno dei capisaldi del metodo Kousmine, alla cui elaborazione ha contribuito la dott.ssa Johanna Budwig, che come si evince dal nome è anche l’autrice della ricetta. Il metodo Kousmine si basa sul principio secondo cui i tumori possono essere prevenuti o rallentati se si segue una dieta a base di molecole “attive”. Da qui la necessità di elaborare una dieta che tenga conto di queste molecole e che riservi loro uno spazio importante. Dunque una dieta a base di vitamine e acidi grassi omega 3 e omega 6. Il metodo è stato nel corso del tempo raffinato e attualmente consta di alcune regole che a prima vista appaiono di buon senso: sana alimentazione, consumo limitato di cibi acidi, igiene intestinale etc.

Va detto che il metodo Kousmine non è stato approvato dalla comunità scientifica, anzi i suoi creatori sono entrati spesso in contrasto con essa. Tuttavia chi lo pratica rileva alcuni oggettivi miglioramenti. In ogni caso, almeno per quanto concerne la dieta, appare un metodo equilibrato a prescindere dalla presenza o meno di un tumore o del rischio di contrarlo. La crema Budwig segue i principi del metodo Kousmine, infatti può essere definita una colazione ricca di vitamine, sali minerali, acidi grassi omega tre e omega sei. La ricetta è semplice e alla portata di tutti, inoltre è anche molto gustosa. Insomma merita una chance, come minimo nella veste di “alternativa” alla classica colazione mediterranea.

Le principali caratteristiche dello Skyr

La ricetta originale della crema budwig prevede lo yogurt bianco o greco. Mi sono permessa, però, una piccola variazione sul tema, sostituendo questo ingrediente con lo Skyr di Exquisa. Una sostituzione giustificata dalla volontà di inserire un alimento dietetico, gustoso e nutrizionalmente valido. Non si tratta di un vero e proprio yogurt, anche se il sapore è molto simile a quello dello yogurt greco. Il processo di produzione vede come protagonista il caglio, dunque è tecnicamente un formaggio.

Si difende molto bene dal punto di vista nutrizionale, infatti è ricco di proteine, povero di grassi e poco calorico. Inoltre, contiene molto calcio e una discreta dose di vitamine. Lo Skyr è originario dell’Islanda, ma ultimamente è “sbarcato” in Italia grazie all’opera di importazione e adattamento di alcune aziende come Exquisa, da sempre attenta ai prodotti gustosi e dalle eccellenti proprietà nutrizionali. Lo Skyr può essere impiegato sia nelle preparazioni dolci che in quelle salate, visto il suo sapore neutro e gradevole.

Le proprietà nutrizionali dei semi di lino

La ricetta della crema budwig vede come protagonisti anche i semi di lino. Si tratta di un alimento poco utilizzato in cucina ma che può dare molte soddisfazioni, sia culinarie che nutrizionali. Il suo sapore è gradevole e apprezzabile da tutti i palati, inoltre è aromatico e molto delicato. I semi di lino, inoltre, sono molto nutrienti, il riferimento è al notevole apporto di sali minerali. Contengono  anche molto ferro, più della carne, magnesio e potassio.

I semi di lino abbondano di acidi grassi omega tre, quasi come i pesci azzurri. Queste sostanze impattano positivamente sulla salute del sistema nervoso centrale e dell’apparato cardiovascolare, abbassando il colesterolo cattivo. Il risvolto della medaglia è un maggiore apporto calorico, ma basta semplicemente non esagerare. I semi di lino sono anche ricchi di fibre, che come sicuramente già saprete, fanno bene all’apparato digerente, contribuendo a risolvere lievi problemi di stipsi. Un etto di semi di lino apporta circa 530 kcal, tuttavia vengono utilizzati in dosi davvero minime.

Ecco la ricetta della crema budwig:

Ingredienti per 2 persone:

  • 1 vasetto di Skyr,
  • 2 cucchiai abbondanti di semi di lino,
  • 60 gr. di mandorle,
  • 2 cucchiai di grano saraceno,
  • 2 cucchiaini di miele,
  • succo di mezzo limone,
  • 2 mandarini,
  • q. b. di chicchi di melagrana.

Preparazione:

Per la preparazione della crema budwig iniziate versando nel bicchiere del mixer i semi di lino e il grano saraceno. Poi azionate il mixer e macinate per bene il tutto. Intanto sbucciate il mandarino e fatelo a spicchi.

Ora prendete una ciotola e mettete lo Skyr, 2 cucchiaini di miele, il mix di grano saraceno e semi di lino e il succo di limone. Mescolate per bene fino a ottenere un composto uniforme. Ora servite la crema in un bicchiere da cocktail guarnendo con gli spicchi di mandarino, un po’ di mandorle tritate grossolanamente e qualche chicco di melagrana.

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05-01-2021
Scritto da:

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Pochi sanno che mi chiamo Tiziana Colombo. Tutti, nel mondo del wewb, mi conoscono come Nonnapaperina. Questo spazio nato è per caso 2004 come una sorta di diario che utilizzavo per condividere una passione. Una passione messa a dura prova dalla diagnosi di intolleranza al nichel prima e al glutine e al lattosio poi: una diagnosi inaspettata che mi ha fatto patire mezza vita. La colpa era sempre lo stress. Mi sono sentita completamente persa e in rete le notizie non erano sempre di aiuto. Non mi sono scoraggiata e ho cercato di trovare una soluzione! Dare un’informazione corretta. Mi sono sentita per molto tempo un vero “Don Chisciotte”. Ora la situazione è migliorata ma abbiamo ancora molto lavoro da fare.

Ma da sola non potevo farcela! Cosi nel 2012 ho fondato l’Ass.Il Mondo delle Intolleranze APS, di cui sono il Presidente in carica. Ad oggi siamo diventati una realtà importante e un punto di riferimento per tantissime persone, chef, aziende e medici. Abbiamo un comitato scientifico formato da professionisti e un gruppo di lavoro attivo e dinamico. Ognuno di noi ha un suo ruolo e tutti gli aspetti vengono vagliati con cura. Vogliamo dare un’informazione corretta e responsabile e siamo a disposizione dei nostri utenti. Torna a pensare positivo e mangiare con gusto. Ti garantisco che è possibile.

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