Panna cotta alla lavanda, un dessert speciale
Panna cotta alla lavanda, un dessert profumato
La panna cotta alla lavanda è un dessert gustoso, dal gradevole impatto visivo, niente affatto pesante. E’ una ricetta tipica della Francia e nello specifico della Provenza. In quelle zone, infatti, la lavanda viene spesso utilizzata quale ingrediente culinario. La sua presenza rende questo dolce molto elegante, in grado di sprigionare un gradevole profumo e differenziarsi rispetto alle tante panne cotte che vengono prodotte in tutta Europa. Tra l’altro è anche molto semplice da preparare e non pone in essere grandi difficoltà, anche qualora non siate avvezzi alla preparazione di questo genere di dessert.
L’elemento caratteristico di questo dolce è appunto rappresentato dalla lavanda. In Italia non vanta una grande tradizione in cucina, piuttosto i suoi fiori vengono impiegati più come decorazione che come ingrediente. Eppure può dare molto anche in questo senso, l’importante è non esagerare con le dosi, non tanto per le controindicazioni (praticamente inesistenti) quanto piuttosto per il loro peso dal punto di vista gustativo. Se si utilizza troppa lavanda il rischio è che copra tutti gli altri sapori. In questa ricetta le dosi consigliate sono davvero minime, sufficienti ad insaporire in modo equilibrato e senza coprire. Vi consiglio di dare una chance a questo panna cotta alla lavanda, anche perché esercita numerose proprietà benefiche, tra cui quelle antispasmodiche e carminative.
Ricetta panna cotta alla lavanda
Preparazione panna cotta alla lavanda
- Per la preparazione della panna cotta alla lavanda prendete una grande ciotola e mescolate con cura il latte, la panna e lo yogurt.
- Aggiungete anche il fruttosio e aspettate che si sciolga.
- Poi mettete tutto in un pentolino, aggiungete i fiori di lavanda e accendete a fiamma moderata.
- Scaldate il composto per circa 5 minuti (non fatelo bollire), poi spegnete e fate intiepidire.
- Nel frattempo immergete la colla di pesce in una ciotola con l’acqua fredda e fatela ammollare per almeno 10 minuti.
- Terminato questo lasso di tempo, scolate e strizzate la colla di pesce, poi aggiungetela al composto di panna, latte e yogurt.
- Arricchite con l’essenza di vaniglia, poi mescolate con cura il tutto.
- Filtrate la crema così ottenuta e versatela in quattro ciotoline.
- Fatela riposare in frigo fino al momento del servizio (lasciatela almeno qualche ora).
- Prima di consumarla versate qualche goccia di vaniglia e guarnite con un po’ di lavanda.
Ingredienti panna cotta alla lavanda
- 200 gr. di panna liquida consentita
- 50 ml. di latte intero consentito
- 70 gr. di yogurt intero consentito
- 30 gr. di fruttosio
- 7 gr. di colla di pesce
- 1 cucchiaino e 4 spighette di fiori di lavanda
- 1 cucchiaino di essenza di vaniglia
Perché abbiamo utilizzato il fruttosio?
Il fruttosio, utilizzato nella panna cotta alla lavanda, è lo “zucchero” che si trova nella frutta. Molti di voi hanno approcciato al fruttosio magari per caso, perché lo hanno visto tra lo zucchero di canna e lo zucchero bianco all’interno dei bar. In effetti lo scopo del fruttosio è esattamente quello di dolcificare cibi e bevande. Ma perché utilizzare il fruttuoso piuttosto che lo zucchero semplice? Ebbene, i motivi sono numerosi. Il più importante è legato all’indice glicemico.
A differenza dello zucchero, infatti, il fruttosio presenta un indice glicemico estremamente basso. Ciò significa che può essere consumato senza timori o preoccupazioni anche da chi soffre di diabete. Questa caratteristica torna utile anche alle persone sane, in quanto gli alimenti con basso indice glicemico inibiscono il senso della fame.

Per il resto il fruttosio si comporta esattamente come qualsiasi altro elemento dolcificante. Anche in questo caso il consiglio è quello di non esagerare, in quanto il sentore dolce gioca su delicati equilibri, soprattutto quando si tratta di valorizzare un dessert come la panna cotta alla lavanda.
In questa ricetta il fruttosio va inserito quasi subito, non appena sono stati messi a scaldare la panna e il latte. C’è da dire, poi, che a differenza di altri dolcificanti (come il miele) il fruttosio non aggiunge niente in termini di gusto, dunque può essere considerato uno dei dolcificanti “perfetti “.
Quale latte usare per il nostro dessert?
Quando si parla di panna cotta, nello specifico di panna cotta alla lavanda, è sempre necessario fare un ragionamento sui latticini da utilizzare. In questo caso andrebbero utilizzati panna e latte intero, che in questo genere di preparazioni “performano meglio” rispetto alle varianti scremate.
La presenza della panna e del latte stimola però un interrogativo circa la compatibilità di questa ricetta con i regimi dietetici degli intolleranti al lattosio. In effetti, in linea teorica, la panna cotta alla lavanda non potrebbe essere consumata da chi manifesta questo disturbo. Tuttavia il problema è possibilmente aggirabile, infatti è sufficiente sostituire la panna e il latte con analoghi delattosati, ovvero privi di lattosio.
Prodotti di questo tipo in genere non presentano differenze in termini di gusto e proprietà nutrizionali rispetto alle varianti normali. Il processo di rimozione del lattosio, infatti, è tutto sommato naturale, in quanto prevede l’impiego dell’enzima lattasi (prodotto dal nostro organismo). Il procedimento, tra l’altro, non incide minimamente sul gusto, sicché le due tipologie di prodotto sono praticamente indistinguibili l’una dall’altra.
La panna cotta può entrare nella dieta come dessert occasionale, non come dolce quotidiano. Contiene panna, latte e dolcificante, quindi va considerata una preparazione ricca. Per inserirla con equilibrio conviene servire porzioni piccole, abbinarla a pasti non troppo pesanti e non aggiungere topping molto zuccherini. Una guarnizione leggera, come frutta fresca o pochi fiori eduli, è più che sufficiente.
Panna cotta, un mondo da scoprire
La panna cotta è un dessert molto diffuso, non a caso è il più ricorrente nei menù di ristoranti, trattorie e pizzerie. Proprio per questo non stupisce la presenza di così tante varianti che giocano sul topping, ovvero sulla salsa dolce che funge da condimento. I più interessanti sono quelli a base di caramello, composte di frutta e cioccolato fuso.
Il caramello aggiunge un contrasto tra note dolci e note tostate, ma apporta anche una consistenza vellutata che avvolge la panna cotta senza comprometterne la delicatezza.
Le composte di frutta, dal canto loro, apportano freschezza e acidità. Nondimeno bilanciano la cremosità della preparazione con una leggera nota frizzante, mentre la loro consistenza morbida si abbina a tutto il resto. Il cioccolato fuso, infine, intensifica la dolcezza con un gusto ricco e aromatico. Allo stesso tempo crea un contrasto tra la sua densità e la leggerezza della panna cotta (che dipende dalla durata della cottura).
Il contributo dello yogurt nella panna cotta alla lavanda
La panna cotta alla lavanda che vi presento qui è diversa dalle altre per la presenza della lavanda, ma anche per l’impiego dello yogurt. Quest’ultimo deve essere intero ma non yogurt greco, in modo da preservare la naturale morbidezza della panna cotta e non impattare sul suo sapore con note troppo acide.
Lo yogurt, anche se non di tipo greco, fa bene alla salute. Il motivo di ciò risiede nel contenuto di fermenti lattici vivi, che favoriscono l’equilibrio della flora intestinale, migliorando la digestione e sostenendo il sistema immunitario.
Contiene anche proteine ad alto valore biologico, che favoriscono il mantenimento della massa muscolare e donano un senso di sazietà prolungato. Apporta anche grassi salutari che contribuiscono all’assorbimento delle vitamine liposolubili, come la vitamina D, essenziale per la salute delle ossa. Infine, come buona parte dei derivati del latte, abbonda di calcio e fosforo, che supportano rispettivamente le ossa, i denti e le facoltà cognitive.
I dolcificanti alternativi della panna cotta alla lavanda
Abbiamo visto che questa panna cotta alla lavanda chiama in causa un dolcificante fuori dal comune, il fruttosio. La scelta è interessante perché il fruttosio dolcifica in modo efficace e, soprattutto, non aggiunge un aroma proprio troppo marcato. In una panna cotta come questa, ossia profumata e moderatamente complessa, gli equilibri sono delicati: il latte, la panna, lo yogurt, i fiori di lavanda e l’essenza di vaniglia concorrono alla creazione di un dessert fuori dal comune, che tende un po’ troppo alla dolcezza. Per questa ragione occhio al dolcificante, quindi se si opta per una alternativa bisogna valutarla al meglio.
Al netto di ciò si può considerare lo zucchero semolato. È la soluzione più semplice e prevedibile, in quanto dolcifica senza introdurre note aromatiche troppo forti e si scioglie bene nel composto caldo. Rispetto al fruttosio, però, può richiedere una quantità leggermente superiore, perché il potere dolcificante percepito è diverso. Va quindi dosato con attenzione, assaggiando il composto prima del riposo in frigorifero.
Un’altra possibilità è lo zucchero di canna chiaro. Dona una sfumatura più rotonda e leggermente caramellata, ma non dovrebbe essere troppo integrale. Uno zucchero di canna molto scuro rischierebbe di coprire la lavanda e di modificare anche il colore della panna cotta. E’ meglio quindi scegliere una varietà chiara e fine.
Anche il miele può essere usato, ma con più prudenza. A tal proposito conviene scegliere un miele delicato, come quello di acacia o un millefiori leggero. Un miele di castagno, per esempio, sarebbe troppo intenso. Anche lo sciroppo d’acero può funzionare, ma porta una nota boschiva e caramellata che allontana il dessert dalla sua eleganza floreale. Infine si può valutare l’eritritolo, utile per chi vuole ridurre l’apporto di zucchero. Ha un gusto abbastanza neutro, ma può lasciare una lieve sensazione fresca. In una panna cotta alla lavanda non è necessariamente un difetto, purché venga usato con moderazione.
Quale yogurt utilizzare
Abbiamo visto il ruolo che lo yogurt gioca in questa ricetta, tuttavia rimane da capire quale utilizzare. La scelta, a mio parere, dovrebbe essere tra lo yogurt greco e quello bianco cremoso.
Lo yogurt bianco cremoso è secondo me la scelta più coerente. Ha una consistenza morbida, si amalgama facilmente con latte e panna e non irrigidisce troppo il composto. Inoltre, se è intero, contribuisce a dare rotondità al dessert senza appesantirlo come farebbe un eccesso di panna. Il suo gusto è delicatamente acidulo, ma resta discreto. In una panna cotta alla lavanda questo è un vantaggio, perché lascia spazio al profumo dei fiori e alla nota della vaniglia.
Lo yogurt greco, invece, ha una struttura più densa e compatta. Può essere utile se si desidera una panna cotta più corposa, quasi più vicina a un dolce al cucchiaio ricco. Tuttavia presenta due rischi. Il primo riguarda la consistenza, ossia può rendere il risultato meno vellutato, soprattutto se non viene stemperato bene con latte e panna. Il secondo riguarda il gusto, infatti la sua acidità è più evidente e può entrare in competizione con la delicatezza della lavanda.
Questo non significa che lo yogurt greco debba essere escluso per forza. Può funzionare in una variante più moderna, magari con una coulis di frutti rossi o una decorazione più fresca. Tuttavia, per rispettare l’impostazione della ricetta, lo yogurt bianco cremoso intero rimane preferibile. Meglio sceglierlo naturale, senza zuccheri aggiunti e senza aromi, in quanto la vaniglia e la lavanda devono essere le vere protagoniste.
La panna cotta alla lavanda può essere accompagnata da un digestivo delicato, capace di non coprire il profumo floreale del dessert. Sono adatti un liquore alla camomilla, un limoncello leggero, un rosolio o un liquore agli agrumi servito ben freddo. Meglio evitare distillati troppo aggressivi o amari, in quanto sono molto intensi e rischierebbero di “schiacciare” la lavanda e la vaniglia.
FAQ sulla panna cotta alla lavanda
Chi ha inventato la panna cotta?
L’origine della panna cotta è incerta, ma si ritiene che sia nata nelle Langhe, in Piemonte, all’inizio del XX secolo. Alcune fonti suggeriscono che la ricetta derivi da preparazioni simili della tradizione francese o ungherese. Ad ogni modo la pratica di mescolare e cuocere panna e latte potrebbe essere molto antica.
Come condire la panna cotta?
La panna cotta può essere accompagnata da salse alla frutta, come fragole, lamponi o mango, per avere un contrasto fresco. Si abbina bene anche al caramello, al cioccolato fuso o al miele. Chi desidera un tocco croccante può guarnire il tutto con la granella di frutta secca, scaglie di cioccolato o biscotti sbriciolati. Invece chi desidera un sapore intenso può impiegare la liquirizia e il caffè.
Come aromatizzare la panna cotta?
La panna cotta può essere aromatizzata con vaniglia, scorza di agrumi, cannella o caffè. Ma vanno bene anche spezie come cardamomo e anice stellato, tutti ingredienti che aggiungono profondità al piatto. In questo caso ho optato per la lavanda, che aggiunge delicatezza e un tocco floreale.
Che sapore ha la lavanda?
La lavanda ha un sapore floreale e leggermente erbaceo, valorizzato da note dolci e fresche. Il suo gusto ricorda vagamente il rosmarino, con un retrogusto delicatamente amaro. Se viene usata con moderazione aggiunge eleganza a dolci e infusi, mentre utilizzata in eccesso può risultare troppo intensa e simile al sapone.
Ricette di panna cotta ne abbiamo? Certo che si!
TI POTREBBE INTERESSARE
Pie di rabarbaro senza glutine con fragole e...
In breve: la pie di rabarbaro senza glutine è una crostata coperta con frolla friabile, ripieno di rabarbaro, fragole e albicocche, e cottura in forno a 180°C. Richiede circa 35 minuti di lavoro, 1...
Coffee jelly: il dolce al caffè tra anime...
Ricetta coffee jelly con agar agar in breve: tempo 10 minuti + riposo, difficoltà bassa, porzioni 4. Dessert freddo al cucchiaio, gusto di caffè netto e pulito. Versione vegetariana, senza...
Gelato al sale marino: versione classica e ghiacciolo...
Gelato al sale marino: cosa cambia tra coppetta e stecco Gelato al sale marino in breve: qui trovi due ricette con la stessa idea di fondo. La prima è il gelato al sale marino classico, cremoso, da...




















