Ghiaccioli di lucuma e banane: una delizia estiva

Ghiaccioli di lucuma e banane

Cos’è la lucuma

Come suggerisce il nome, la lucuma è il protagonista della ricetta dei ghiaccioli di lucuma e banane. E’ un frutto molto particolare. Praticamente sconosciuto in Italia, è invece piuttosto famoso nel sud America, dove è consumato da almeno un millennio. E’ infatti originario delle valli andine. Di forma tondeggiante ma leggermente oblunga, ricorda un incrocio tra un fico e una pera. Il suo sapore è molto dolce e intenso. C’è chi lo assimila alla zucca, chi invece all’albicocca. Quando ha raggiunto la maturazione, la polpa è farinosa, sebbene alcune varietà si caratterizzino per una grana pastosa, simile a quella dell’avocado.

E’ un frutto molto apprezzato non solo per il suo sapore, ma anche per le eccellenti proprietà nutrizionali. La lucuma, infatti, vanta elevate concentrazioni di betacarotene, vitamina A, vitamina B2, sali minerali e ferro. Contiene inoltre la niacina, una sostanza che limita la formazione di colesterolo. Sebbene gli studiosi si interroghino sulle ragioni di una tale proprietà, la lucuma è anche un antinfiammatorio naturale e un rigenerante cellulare.

Ghiaccioli di lucuma e banane: tre ingredienti, una infinità bontà

La ricetta dei ghiaccioli di lucuma e banane è molto semplice. La preparazione prevede un semplice passaggio al frullatore e il riempimento degli stampi. Inoltre, si caratterizza per la presenza di soli tre ingredienti: la già citata lucuma, la banana e l’acqua di cocco. Pochi, certo, ma sufficienti per realizzare ghiaccioli squisiti, nonché diversi dai classici ghiaccioli cui tutti siamo abituati.

Ghiaccioli di lucuma e banane

I ghiaccioli di lucuma e banana, infatti, si differenziano dai classici ghiaccioli per almeno due caratteristiche. In primis, per il sapore estremamente dolce, che li rendono praticamente un dessert. Secondariamente, per la genuinità. La lucuma, come spiegato nel paragrafo precedente, non è solo un frutto dal sapore delizioso, ma anche un alimento ricco di proprietà benefiche.

L’importanza del cocco

Il terzo ingrediente della ricetta dei ghiaccioli di lucuma e banane è l’acqua di cocco. Può apparire come un’aggiunta secondaria, un alimento finalizzato a integrare la presenza – evidentemente importante – della lucuma e della banana. In un certo senso è così, ma il ruolo che l’acqua di cocco in questa deliziosa ricetta è più importante di quanto si possa pensare.

In primo luogo, aggiunge una componente liquida al composto da frullare, essenziale per l’integrità dei ghiaccioli stessi. Secondariamente “spezza” e rende meno dolciastro il sapore del ghiacciolo stesso, che altrimenti potrebbe risultare eccessivo. Infine, in virtù delle caratteristiche molecolari dell’acqua di cocco, contribuisce a rendere più solido e meno friabile il ghiacciolo.

Ecco la ricetta dei ghiaccioli di lucuma e banane

Ingredienti per 2-3 ghiaccioli:

  • 1 frutto di lucuma
  • 1 banana
  • 200 ml di acqua di cocco

Preparazione:

Lavate e sbucciate la lucuma. Tagliate a metà il frutto in modo da rimuovere con facilità il grosso nocciolo. Dopodiché, tagliate la polpa a pezzettini. Sbucciate la banana e tagliatela a fettine. Inserite nel bicchiere del mixer la lucuma, la banana e il latte di cocco.

Azionate e frullate fino a quando non otterrete un composto completamente liquido. Versate il composto negli stampini e conservate in freezer. Dopo circa 9 ore, i ghiaccioli saranno pronti per essere consumati.

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


21-08-2019
Scritto da: Tiziana Colombo
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