Cocktail alla lucuma, un regalo dalla civiltà Inca

Cocktail alla lucuma

Sabato pomeriggio e aperitivo casalingo da organizzare. Cosa preparare? Un ottimo cocktail! Se poi è anche salutare meglio ancora! Oggi voglio suggerirvi una ricetta che ha davvero tantissime proprietà benefiche per il corpo e che chiama in causa un frutto che arriva da lontano, ossia la lucuma.

La lucuma, un regalo dalla civiltà Inca

Le civiltà precolombiane ci hanno regalato tantissimi spunti dal punto di vista culinario. Alle popolazioni che vivevano nel continente americano prima dell’arrivo degli europei dobbiamo tantissimo. Il loro contatto quotidiano con la natura ha permesso infatti di sviluppare una sapienza che non ha eguali, e della quale raccogliamo ancora oggi i frutti. Uno di questi frutti – in ogni senso della parola – è la lucuma, che appartiene alla famiglia della sapotaceae.

Dal punto di vista fisico si presenta come un frutto dalla forma oblunga, con un sapore che, secondo alcuni, ricorda vagamente quello dello sciroppo d’acero.

La lucuma, che può raggiungere un peso non superiore ai 200 grammi, può essere consumata in vari modi, sia cruda sia cotta. In ogni caso, come vedremo assieme nelle prossime righe, rappresenta una soluzione caratterizzata da importanti proprietà, che le hanno fatto guadagnare l’appellativo di Oro degli Inca.

Cocktail alla lucuma

Lucuma, l’Oro degli Inca

Non è solo il colore giallo ad aver fatto guadagnare alla lucuma l’appellativo di Oro degli Inca, ma soprattutto le sue importanti proprietà curative. A cosa sono dovute? In primo luogo alla presenza di betacarotene, una sostanza che, come ben sa chiunque abbia un minimo di dimestichezza con le proprietà della frutta e della verdura, influenza in maniera decisiva la qualità della vista.

Come non parlare poi dell’importante quantità di vitamine del gruppo B e di sali minerali come il potassio e il calcio, fondamentali per reintegrare le energie in seguito a un allenamento particolarmente intenso, ma anche dopo una giornata faticosa. Perfetto per chi soffre di intolleranza al lattosio, il cocktail alla lucuma chiama in causa altri due ingredienti speciali come la banana e il cocco.

Dove potete trovare la lucuma, la cui polvere è ottima anche per sostituire lo zucchero (soluzione molto adatta a chi soffre di diabete)? In qualsiasi negozio che si occupa della commercializzazione di prodotti naturali. A questo punto non resta che mettersi all’opera con la preparazione del cocktail, non trovate? Vi assicuro che in pochi minuti porterete in tavola una delizia unica, che lascerà soddisfatti i vostri ospiti e che vi permetterà di servire qualcosa di davvero buono per la salute!

Ed ecco la ricette del Cocktail alla lucuma

Per 2/3 bicchieri

  • 2 frutti di lucuma
  • 1 banana
  • 200 ml di acqua di cocco

Preparazione

Lavate e pelate la lucuma. Tagliate a metà e togliete il grosso nocciolo.Pelate la banana. Tagliate a pezzetti la lucuma e a fettine la banana

Inserite nel bicchiere del frullatore la frutta e l’acqua di cocco ed azionate.

Servite con dei cubetti di ghiaccio

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


16-11-2015
Scritto da: Tiziana Colombo
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