Fagottini al succo di arancia e porri: il sapore agrodolce trionfa a tavola

Fagottini al succo di arancia e porri

Un’idea gustosa e pratica: fagottini al succo d’arancia e porri.

I fagottini al succo di arancia e porri sono l’esempio di come non tutte le preparazioni salate richiedano, di fatto, tanti ingredienti e tanto impegno. Chi voglia assecondare la stagionalità dei cibi che si portano in tavola troverà in questo piatto la sua panacea, se realizzato nel periodo invernale, stagione d’eccellenza in cui trionfano le arance.

Per tale ragione, questi fagottini, oltre ad essere golosi e pratici da realizzare e da servire, sono una vera e propria miniera di vitamina C, un ottimo modo di consumare in maniera alternativa questa potenza della natura, pensata da Madre Natura per darci una sferzata di energia e rafforzare il nostro sistema immunitario contro i consueti attacchi di stagione.

Le qualità nutrizionali dei fagottini succo di arancia e porri

Chi è stufo di preparare la carne nel più comune dei modi, ossia in padella, può dilettarsi nella realizzazione di questi fagottini al succo di arancia e porri. Esiste un’altra variante altrettanto golosa e nutriente, a base di due prodotti tra i più conosciuti e diffusi della tradizione gastronomica italiana, ossia la salsiccia e il tacchino: i fagottini di melanzane al forno.

Versatili e nutrienti questi possono essere preparati in padella, alla brace, alla piastra ed anche al cartoccio. Si consumano in un sol boccone e possono essere preparati anche con un certo anticipo: al momento di consumarli, basterà riscaldarli magari con l’accorgimento di versarvi sopra, una volta ben caldo, un po’ del loro goloso brodino.

Fagottini al succo di arancia e porri

La versione vegetale dei fagottini al succo d’arancia e porri

Chi, per necessità o per scelta, preferisce le verdure alla carne potrà trovare una golosa consolazione nei fagottini vegetariani di scarola. Questi fagottini vegetariani rappresentano un’idea gustosa per un goloso picnic, possono essere realizzati facilmente e sono ricchi di importanti proprietà nutrizionali, quelle della scarola, utile per depurare il fegato e dalle nostre nonne considerata panacea di tutti i mali.

I fagottini al succo di arancia e porri, tornando a noi, rappresentano una pietanza che mette d’accordo tutti, un piatto sorprendente ed originale, che all’aspetto evoca un secondo piatto a base di pezzetti di carne e patate, ma che da questo si distingue per originalità e gusto. Se siete stufi di realizzare i soliti piatti, forse è il momento di andare controtendenza, seguendo questi preziosi suggerimenti.

Ed ecco la ricetta dei Fagottini al succo di arancia e porri

Ingredienti per 4 persone

  • 600 gr. di carne di vitello a fette
  • 400 gr. di porri
  • 4 cucchiai di erbe aromatiche tritate (salvia, rosmarino, timo)
  • 4 arance bio
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 2 cucchiai di miele di castagno
  • q.b. sale

Preparazione

Lavate e mondate i porri, tagliateli a tocchetti e metteteli in una padella con l’olio caldo.

Lasciateli rosolare per 5 minuti, poi unite il miele e fateli caramellare su fiamma bassa per un minuto. Versate il succo di 2 arance e mezza e fate cuocere fino a quando il fondo di cottura si sarà ristretto.

Mettete le fette di carne su un tagliere e spolverizzatele con poco sale e le erbe aromatiche da entrambi i lati.

Arrotolatele a involtino, legatele con spago da cucina e mettete i fagottini in una teglia coperta con carta forno. Terminate con un filo d’olio il succo dell’arance rimasta e infornate a 180°C per 10 minuti (il forno deve essere ben caldo).

Estraeteli dal forno, lasciateli raffreddare un poco, eliminate lo spago e tagliateli in tre tocchetti. Metteteli nel piatto di portata bagnandoli con il fondo di cottura dei porri, che disporrai nel piatto a mo’ di decorazione.

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


09-03-2019
Scritto da: Tiziana Colombo
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