Dentifrici senza glutine : una sana e buona abitudine

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Lavare i denti senza rischi? Ecco i dentifrici senza glutine o nichel tested

Lavare i denti è un’operazione di grande importanza ed è una buona abitudine farlo tre volte al giorno per mantenere la bocca pulita ed eliminare i residui di cibo che, altrimenti, potrebbero accumularsi e diventare dannosi.

Generalmente qualsiasi dentifricio dovrebbe essere senza glutine e potrebbe essere utilizzato da tutti i celiaci mentre è più difficile trovare quelli “nichel tested”

Questa informazione, però, va presa con le pinze e – fermo restando che per i celiaci il rischio risiede nell’ingestione della sostanza e non nel semplice contatto con la stessa – come si suol dire, “la prudenza non è mai abbastanza”.

Infatti, per quanto i rischi siano minimi e forse anche nulli, è sempre preferibile ricorrere all’uso di prodotti che riportino la dicitura “Gluten Free”, soprattutto nel caso in cui a soffrire di celiachia siano i bambini che possono ingerire la sostanza. i dentifrici non devono essere “senza glutine”, neanche nel caso dei bambini perché non rappresentano un pericolo.

È ormai dimostrato che cosmetici e detergenti (compresi i dentifrici appunto) non sono nocivi né per il celiaco né per chi soffre di dermatite erpetiforme, anche se contengono glutine, in quanto il loro utilizzo è topico (cute, capelli, labbra, occhi, cavo orale…) e non implica contatto con la mucosa intestinale (non si tratta di prodotti da ingerire).

Quindi anche per cosmetici e detergenti diciture specifiche non sono affatto necessarie e, nel caso non siano presenti, non costituiscono un rischio per il celiaco.Inoltre, i dentifrici non dovrebbero essere mai ingeriti indipendentemente dal rischio glutine e il consiglio, nel caso di un bambino, è quello di utilizzare comunque una quantità minima sotto la stretta supervisione di un adulto.

I bimbi tra i 2 e 4 anni spesso, per giocare o per assaporare il dentifricio, tendono ad ingerire il prodotto. Proprio per questo motivo, è meglio evitare ogni presenza di sostanze che possono trasformarsi in potenziali rischi per la salute.

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Caratteristiche del dentifricio “Gluten Free”: cosa deve contenere?

Spesso utilizziamo il glutine come addensante e la sua presenza (seppur in minima quantità) è facile da rilevare nei dentifrici.  Premesso che la maggior parte dei dentifrici può essere tranquillamente utilizzata dai celiaci, se il prodotto è dichiaratamente senza glutine, quasi sicuramente conterrà un derivato della cellulosa che lo rende comunque efficace, tanto da non aver nulla da invidiare agli altri prodotti appartenenti alla stessa categoria.

È importante che nell’INCI risultino sostanze quali lo xilitolo, utile nella prevenzione di carie, bicarbonato di sodio che ha il compito di proteggere i denti e fosfato di calcio, responsabile della ri-mineralizzazione dei denti e che svolge un’azione anti-tartaro.

Un dentifricio senza glutine che si rispetti deve contenere anche olii naturali che lascino in bocca una sensazione di freschezza e pulizia.

Rischi del dentifricio che contiene glutine: quali sono?

Qualora si risultasse intolleranti al glutine e non si sopportasse un determinato dentifricio che lo contiene, la bocca accenderebbe campanelli d’allarme immediati, manifestando fastidiosi sintomi. Dalle carie alle ferite, dalla perdita progressiva dello smalto ai denti scheggiati, dalla placca alle bolle ed alle macchie: questi sono i disturbi che possono interessare la bocca nel caso in cui i celiaci utilizzino dentifrici che contengono la sostanza in questione.

Proprio per evitare che si verifichi tale situazione, il consiglio che voglio darvi è quello di scegliere sempre dentifrici (ed anche collutori) possibilmente con dicitura gluten free.

Se non presente, ricorda sempre di leggere l’INCI dei prodotti che intendi acquistare e preferisci quelli più naturali e che siano, possibilmente, anche biologici. Se riesci a rispettare queste linee guida ed avere gli accorgimenti necessari vedrai che l’allergia non sarà più un problema ma potrà essere gestita tranquillamente, riducendo al minimo o del tutto annullando i rischi

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.


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