Tartara di manzo ai frutti tropicali, un secondo esotico
Tartara di manzo ai frutti tropicali, un piatto da cucina sperimentale
La tartara di manzo ai frutti tropicali è un secondo piatto di alta classe che adotta un approccio gourmet nella preparazione della carne. D’altronde è la categoria “cruditè” a valorizzare la carne cruda, rendendola non solo commestibile ma anche squisita. E’ in realtà un’arte che coinvolge aromi, condimenti, metodologie di taglio e impiattamento.
In questo caso specifico il sapore intenso del filetto di manzo viene premiato da ingredienti all’apparenza inconciliabili, come la papaya e il mango. L’abbinamento, per quanto bizzarro, funziona in quanto il sapore tra il dolce e l’acidulo dei frutti crea un contrasto interessante con il sapore sapido e delicato della carne.
Al netto di queste particolarità, realizzare la tartara di manzo ai frutti tropicali è molto semplice ed ovviamente non è necessaria alcuna cottura. Il procedimento si riduce al taglio e alla composizione degli ingredienti.
Vi consiglio di preparare la tartara di manzo ai frutti tropicali quando volete stupire i commensali e avete poco tempo a disposizione. Bastano pochi minuti e un minimo di attenzione nella manipolazione della carne per portare in tavola un secondo squisito e diverso dal solito.
Ricetta tartara di manzo
Preparazione tartara di manzo
- Battete il filetto di manzo su un tagliere aiutandovi con un coltello, quindi conditela con l’olio, il limone, il pepe e la metà del sale.
- Pulite il mango e rimuovetene la buccia e successivamente tagliatelo a cubetti dello spessore di circa 3 mm; sottoponete allo stesso processo la papaia e infine unitela al mango.
- Impiattate mettendo in un coppapasta 1/4 dell’impasto di carne come primo strato e 1/4 quarto del composto di frutta come secondo strato.
- Cospargete le tartare con il sale rimanente, decorate a piacere e servite.
Ingredienti tartara di manzo
- 480 gr. di filetto di manzo
- 160 gr. di papaia
- 160 gr. di mango
- 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
- 2 cucchiai di succo di limone
- 2 gr di sale maldon
- qualche grano di pepe di timut
Perché abbiamo usato la papaya e il mango?
I veri protagonisti di questa tartara di manzo ai frutti tropicali sono gli ingredienti che le consentono di emergere rispetto alle altre ricette di carne, nello specifico sono la papaya e il mango. Si tratta di frutti tropicali che spiccano per i colori vivaci tendenti all’arancione. Un dettaglio non di poco conto, in quanto pone in essere un bel contrasto con il rosa altrettanto vivace della carne cruda.
Il loro sapore è molto particolare, tra il dolce e l’acidulo. Ad ogni modo ricorda vagamente il nostro melone giallo, o “melone di pane”. A differenza di tanti altri frutti tropicali, la papaya e il mango sono poco calorici, inoltre contengono molte vitamine, sali minerali e sostanze peculiari come il betacarotene. Il betacarotene è responsabile del colore ma funge anche da catalizzatore per l’assorbimento della vitamina A, a sua volta fondamentale per la salute della pelle e della vista.
In occasione di questa ricetta la papaya e il mango vengono semplicemente tagliati a cubetti piccolissimi e posti sulla carne ben condita, formando così una copertura vivace e dall’aspetto gradevole.

Un tocco di classe per la tartara di manzo ai frutti tropicali
La tartara di manzo ai frutti tropicali si fregia della presenza di due ingredienti speciali: il pepe di Timut e il sale di Maldon, che fungono da condimento. Essi aggiungono un ulteriore tocco esotico alla ricetta, conferendole così una personalità spiccata e un carattere gourmet. Ma cosa sono nello specifico questi particolari ingredienti?
Il pepe di Timut non è vero pepe ma una bacca. Viene chiamato così perché in effetti ricorda il pepe nell’aspetto. Il suo sapore è comunque molto aromatico e ricorda sia il pompelmo che il limone.
Il sale di Maldon, invece, è un sale dall’aspetto particolare che si fa apprezzare per i fiocchi “giganti” e dalla consistenza croccante. Da il meglio di sé su tutte quelle preparazioni che prediligono il sale grosso, come la carne al sangue o le cruditè. Prende il nome dall’omonima località situata sull’estuario del fiume Blackwater, nell’Essex dell’Inghilterra.
Il segreto per una tartare davvero impeccabile risiede nella scelta del taglio e nella precisione in fase di preparazione. Il manzo deve essere freschissimo, magro e tenerissimo, preferibilmente filetto o fesa. Il taglio al coltello ne conserva la struttura e la succosità, evitando l’effetto “pappa”, tipico delle lavorazioni meccaniche. Anche il condimento va calibrato con attenzione, a tal proposito occorrono pochi ingredienti, freschi e dosati con cura.
Come preparare una tartara di manzo squisita e sicura
Il concetto di tartara spaventa, in quanto il consumo di carne cruda espone ad alcuni rischi se non si rispettano delle norme ben precise. Tanto per cominciare la carne deve essere ben frollata, in modo da risultare priva dei materiali di scarto tipici della fase di pre-macellazione. Inoltre, deve essere conservata ad una temperatura di poco superiore agli zero gradi. Infine va servita a una temperatura intorno ai 15 gradi, affinché possa mantenersi “sana” anche durante il consumo.
Fondamentale è anche la scelta del taglio, infatti solo alcuni tagli si prestano alla preparazione della tartare come il filetto, lo scamone e il codone.
La tartare di manzo potrebbe essere anche marinata leggermente, in modo da ridurre il rischio di proliferazione batterica. La marinatura può coinvolgere una vasta gamma di ingredienti, ma in genere non mancano mai l’olio, il succo di limone e il sale. L’importante è associare una base sodica a una componente acida e una grassa.
Tartare di manzo, anzi no di frutta!
Come avete visto, la tartara di manzo che vi presento qui è arricchita da uno strato di papaya e mango a cubetti, che riprendono forme e consistenze della carne. Lo strato di frutta impatta così tanto da spianare la strada a tante interessanti varianti, basta sostituire la papaya e il mango con altra frutta. Per esempio potete usare l’ananas, capace di apportare una nota acidula e fresca, che non solo vivacizza la preparazione ma contribuisce ad ammorbidire la carne grazie alla bromelina. L’ananas è perfetto per chi desidera un contrasto netto tra la dolcezza del frutto e la sapidità della carne, arricchendo il piatto senza creare disequilibri.
Una seconda alternativa molto suggestiva è rappresentata dai fichi freschi e aromatici, che con la loro dolcezza naturale creano un ottimo legame con la tartare, rendendola più raffinata e avvolgente. I fichi, inoltre, aggiungono una componente visiva scenografica, soprattutto se vengono scelti nelle varietà più scure. Un’opzione sorprendente è anche l’utilizzo della pesca noce ben soda. La sua croccantezza crea un gioco di consistenze piacevolissimo, mentre la dolcezza leggera non entra in conflitto con la carne cruda, anzi la valorizza.
Anche il kiwi giallo rappresenta un’alternativa interessante rispetto al kiwi verde, in quanto è meno acidulo, più morbido e più uniforme nella dolcezza, quindi adatto a chi desidera un profilo aromatico ma equilibrato. Può andare bene anche il frutto della passione, che si presta a versioni più particolari, in quanto la sua polpa gelatinosa e i suoi semini croccanti, donano al piatto un carattere pungente e aromatico.
Chi desidera una variante mediterranea può invece pensare agli agrumi. A tal proposito penso all’arancia, tagliata in piccoli segmenti e privata della pellicina, che aggiunge una freschezza delicata e un profumo che cambia il volto del piatto. Altrettanto valida è la melagrana, in cui i chicchi esplodono in bocca con un succo dolce-acidulo, offrendo una croccantezza irregolare che arricchisce la tartare con un dinamismo tutto nuovo.
In questo caso la frutta può fare quindi molto di più che decorare, ossia può definire l’identità e la struttura del piatto. La tartare diventa così un campo di sperimentazione, un terreno in cui il manzo incontra sapori insoliti ma compatibili, trasformando una ricetta classica in un’esperienza sensoriale originale. L’importante è mantenere l’equilibrio, scegliendo frutti maturi ma non troppo morbidi, calibrandone la quantità ed evitando di coprire il gusto delicato della carne.
Per servire la tartare in totale sicurezza è essenziale acquistare carne certificata per il consumo a crudo, che va conservata correttamente e manipolata con rapidità. Una buona pratica è abbatterla in freezer a -18 °C per almeno 24 ore, riducendo il rischio microbiologico. Anche utensili puliti, superfici fredde e porzioni preparate all’ultimo momento contribuiscono a un piatto sicuro e di qualità.
Cosa bere con la tartare di manzo con papaya e mango?
Abbinare il vino alla tartare di manzo con papaya e mango significa trovare un punto d’incontro tra tre componenti diverse: la carne cruda (che è delicata ma strutturata), la frutta tropicale (che porta dolcezza e acidità) e il condimento, che prevede limone, pepe, sale e olio.
In questo scenario il vino deve quindi accompagnare, pulire il palato e amplificare gli aromi senza risultare invadente. Una delle scelte più sensate è il rosato strutturato. Penso ad esempio al Cerasuolo d’Abruzzo, che combina note fruttate decise con una buona acidità e un corpo sufficiente a reggere la presenza del manzo. Si tratta di un rosato versatile, capace di sostenere la dolcezza del mango e della papaya senza perdere la sua identità.
Sono apprezzabili anche alcuni vini rosati salentini, più morbidi e vellutati ma capaci di funzionare bene, soprattutto se la tartare è condita in modo semplice. Chi preferisce il bianco può orientarsi verso un Sauvignon Blanc. Il suo bouquet (che spesso richiama il frutto della passione, le erbe aromatiche e il pompelmo) crea un parallelo naturale con il profilo tropicale del piatto. Inoltre, la sua acidità pulisce la bocca e dona una sensazione di leggerezza tra un boccone e l’altro.
Un’altra etichetta vincente è il Gewürztraminer secco, un vino aromatico e capace di abbracciare la dolcezza della frutta senza eccessi. Il suo tocco speziato rende l’assaggio più complesso e intrigante. Se amate le bollicine, nulla vi vieta di optare per un Metodo Classico Brut. Le bollicine fini alleggeriscono la parte grassa della carne, mentre il profilo secco del vino bilancia il sapore dolce della frutta. Idem per il Franciacorta Satèn, che grazie alla sua eleganza “morbida”, si rivela perfetto per un piatto che unisce leggerezza e freschezza.
Infine, si potrebbe pensare ad alcuni cocktail. A tal proposito funzionano bene quelli leggerissimi a base di gin botanico, soprattutto se vengono serviti come aperitivo in abbinamento alla tartare. In questi casi l’importante è evitare gli aromi troppo aggressivi o le gradazioni elevate, che cancellerebbero le sfumature del piatto. Per chi ama sperimentare propongo inoltre il sidro secco artigianale, che risulta leggero, fruttato e acidulo, con un profilo aromatico che dialoga molto bene con il mango e con la papaya. Offre una sensazione di freschezza continua e un gusto piacevole al palato.
FAQ sulla tartara di manzo
Perché si dice “tartara”?
Il nome deriva dal popolo dei tartari, che consumavano la carne cruda e ben frollata.
Che differenza c’è tra tartara e carpaccio?
L’unica differenza sta nel taglio. La tartara prevede il taglio a cubetti minuscoli, mentre il carpaccio a fette sottilissime. Il tipo di carne e l’approccio al condimento sono però identici.
Come battere la tartara?
Il consiglio è di battere la carne con il piatto di un coltello, piuttosto che con strumenti più pesanti. In questo modo si evita di rovinare la carne e causare la fuoriuscita dei succhi.
Come capire se la tartare è buona?
Un indice di “bontà” è la sensazione che trae il palato al primo assaggio. Se si avverte una marcata scioglievolezza, quasi come se la carne si sciogliesse in bocca, allora la tartara è stata preparata a puntino.
Ricette di tartare ne abbiamo? Certo che si!
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