Cremor tartaro: cos’è, a cosa serve e come si usa

Una polvere discreta che risolve molti impasti
Tenete il cremor tartaro in dispensa quando volete montate più stabili, dolci soffici e impasti salati che crescono in forno senza lunghe attese. Questa polvere bianca ha un gusto quasi neutro e lavora in modi diversi: da sola aiuta albumi e spume, mentre insieme al bicarbonato forma un agente lievitante rapido.
Non confondetelo però con una bustina già pronta. Il cremor tartaro puro è la parte acida della miscela; per far aumentare di volume torte, muffin o focacce veloci serve anche il bicarbonato. Quando le due polveri incontrano l’umidità dell’impasto liberano anidride carbonica, e le piccole bolle rendono la massa più ariosa.
Non aggiungete cremor tartaro puro pensando che sostituisca da solo il lievito per dolci. Controllate se la confezione contiene già bicarbonato e amido oppure se avete acquistato il solo tartrato acido di potassio.
Osservate il suo lavoro nelle preparazioni ricche di albumi: la massa diventa lucida, fitta e più facile da unire agli altri ingredienti. È lo stesso principio che sostiene l’angel cake al tè matcha, dove la struttura della torta dipende in gran parte da una montata ben tenuta.
Usatelo anche quando desiderate un sapore pulito, senza l’aroma vanigliato di alcuni lieviti da pasticceria. Nei muffin al grano saraceno e lamponi, per esempio, la miscela con bicarbonato e amido lascia spazio al gusto della farina e della frutta.

Il cremor tartaro è il tartrato acido di potassio, una polvere che deriva dai sali dell’acido tartarico presenti nell’uva e nel vino. In cucina usatelo da solo per rendere più stabili albumi montati, meringhe e spume, oppure unitelo al bicarbonato per ottenere una reazione lievitante rapida. Non è un lievito vivo e non richiede ore di riposo: la produzione di gas comincia quando le polveri vengono bagnate, quindi preparate la teglia e scaldate il forno prima di completare l’impasto.
Per una miscela casalinga pesate due parti di cremor tartaro, una parte di bicarbonato e una parte di amido di riso o di mais. Prendete questa proporzione come punto di partenza, poi rispettate sempre la dose indicata dalla ricetta e controllate la confezione, perché il prodotto può essere puro oppure già completo. Negli albumi e negli sciroppi usate invece il prodotto puro: qui deve stabilizzare la struttura o limitare i cristalli, non produrre gas. Scegliete quindi la dose in base alla funzione. Conservate le polveri ben chiuse e asciutte. Se cucinate senza glutine, distinguete il cremor tartaro tal quale dai preparati con più ingredienti: per questi ultimi scegliete una confezione con una chiara indicazione di idoneità.
Cos’è il cremor tartaro e da dove arriva
Il nome chimico del cremor tartaro è tartrato acido di potassio, chiamato anche bitartrato di potassio o idrogenotartrato di potassio. Il composto si presenta come una polvere bianca, poco solubile in acqua fredda e quasi priva di odore. Sulle etichette può comparire anche come E336(i); la sigla E336 indica la famiglia dei tartrati di potassio.
La sua storia parte dall’uva. Durante la vinificazione una parte dei sali tartarici può formare cristalli e depositarsi nei recipienti o nelle bottiglie. Questi depositi vengono raccolti e purificati per ottenere un prodotto adatto all’uso alimentare. Non si tratta quindi di lievito di birra ridotto in polvere, né di un microrganismo.
La normativa europea sui tartrati include i tartrati di potassio E336 tra gli additivi autorizzati e ne regola gli impieghi nelle varie categorie di alimenti. In cucina domestica, però, la distinzione più utile resta quella tra prodotto puro e miscela pronta: leggete sempre l’elenco degli ingredienti prima di stabilire la dose.
Cremor tartaro nelle ricette dolci e salate
Negli albumi il cremor tartaro abbassa il pH e rende la schiuma più regolare. Aggiungetene una piccola quantità quando gli albumi iniziano a diventare spumosi, poi versate lo zucchero poco alla volta se state preparando una meringa. Non aumentate la dose per ottenere una montata più ferma: troppo acido può cambiare il gusto senza portare un vero vantaggio.
Guardate un esempio concreto nei Petit Mont Blanc con base di meringa, dove basta la punta di un cucchiaino per due albumi. Lo stesso aiuto può essere utile nelle spume vegetali: quando montate l’acquafaba, una piccola dose rende la massa più compatta e semplice da lavorare.
Negli impasti dolci e salati abbinatelo al bicarbonato. La reazione libera anidride carbonica, che resta presa nella massa e si espande con il calore. Usate questa soluzione per cake, pancake, muffin, biscotti morbidi, torte salate e focacce veloci; non aspettatevi però il profumo o la trama di un impasto maturato con lievito di birra.
Il cremor tartaro aiuta anche nelle preparazioni ricche di zucchero. Una punta in sciroppi, caramelle o glasse può ridurre la formazione di cristalli grossi e lasciare una superficie più liscia. Dosatelo con prudenza e seguite la ricetta: in questo uso non serve il bicarbonato, perché lo scopo non è far crescere un impasto.
Dosi, bicarbonato e tempi giusti
Partite dalla confezione. Se trovate scritto soltanto cremor tartaro o tartrato acido di potassio, avete un prodotto puro. Se nell’elenco compaiono anche bicarbonato e amido, avete già un agente lievitante completo e non dovete aggiungere un’altra quota di bicarbonato, salvo diversa indicazione della ricetta.
Per preparare una miscela semplice pesate 8 g di cremor tartaro, 4 g di bicarbonato e 4 g di amido: otterrete 16 g di polvere lievitante. Questa quantità è un riferimento pratico per un impasto con circa 500 g di farina, ma non è una regola valida per ogni torta. Uova, grassi, zucchero, acidità e densità cambiano la spinta necessaria; se la ricetta fornisce una dose precisa, seguitela.
Setacciate insieme le polveri per distribuirle in modo uniforme. Preparate prima stampo, teglia e forno, poi unite gli ingredienti liquidi e infornate senza lasciare la ciotola sul piano. Una parte della reazione parte appena arriva l’acqua: aspettare troppo significa perdere gas prima che la struttura del dolce o del salato possa trattenerlo.
Assaggiate il risultato, non l’impasto crudo. Un retrogusto amaro o simile al sapone segnala spesso troppo bicarbonato o una miscela poco bilanciata. Riducete la base alcalina e non aggiungete cremor tartaro a caso: pesare pochi grammi con una bilancia precisa dà risultati migliori dei cucchiaini colmi.
Sostituti del cremor tartaro: scegliete in base all’uso
Prima di sostituirlo chiedetevi quale lavoro deve svolgere. Se serve a stabilizzare gli albumi, usate qualche goccia di succo di limone; se deve far crescere un impasto insieme al bicarbonato, sostituite l’intera coppia con un lievito chimico adatto alla ricetta. Cambiare un solo elemento può lasciare troppo acido o troppo bicarbonato nella massa.
Per meringhe e spume il succo di limone è la scelta più semplice. Aggiungetelo all’inizio della montata in piccola dose, senza versarne tanto da rendere liquida la massa. Anche l’aceto bianco può svolgere la stessa funzione, ma sceglietelo solo quando il suo aroma non disturba il risultato.
Per torte e muffin usate una polvere lievitante già bilanciata nella stessa quantità totale prevista dalla ricetta, poi eliminate sia il cremor tartaro sia il bicarbonato indicati separatamente. Controllate se il prodotto contiene aromi: una bustina vanigliata può andare bene in un dolce, mentre in una preparazione salata è meglio un lievito istantaneo neutro.
Se l’impasto contiene già yogurt, latticello, succo di limone o un altro ingrediente acido, il bicarbonato può reagire senza cremor tartaro, ma la dose va costruita sulla ricetta. L’Irish soda bread mostra bene questo principio: l’acidità dei latticini attiva il bicarbonato e permette di infornare il pane senza un riposo lungo.
Glutine, lattosio e sicurezza: leggete l’etichetta
Alla domanda «il cremor tartaro fa male?» non rispondete con un sì o un no generico. È un additivo alimentare autorizzato e va usato nelle quantità culinarie previste. Non trattatelo come un integratore e non aumentate le dosi pensando di rendere un impasto più leggero; se dovete seguire limiti specifici per il potassio o altre indicazioni cliniche, chiedete consiglio al professionista che vi segue.
Il cremor tartaro puro, tal quale, non contiene glutine. L’ABC della dieta senza glutine di AIC lo inserisce tra gli ingredienti permessi quando è venduto da solo. Fate invece più attenzione alle polveri lievitanti composte da più ingredienti: se preparate per una persona celiaca, scegliete una confezione con la dicitura “senza glutine”.
Il prodotto puro non contiene neppure latte o lattosio. Nei preparati completi controllate comunque l’elenco degli ingredienti, soprattutto quando sono presenti aromi o altri componenti. Distinguete inoltre l’idoneità della polvere da quella dell’intera ricetta: un agente lievitante senza glutine o senza lattosio non rende adatto un dolce preparato con farina di frumento, latte o burro comuni.
Conservate il cremor tartaro in un contenitore ben chiuso, lontano dal vapore e da fonti di calore. Se forma piccoli grumi, setacciatelo; se ha preso umidità o non conoscete da quanto tempo è aperto, sostituitelo. Una polvere asciutta, pesata bene e usata con lo scopo giusto è tutto ciò che serve per passare dagli albumi lucidi ai muffin salati senza misteri.
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