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Ciccioli di maiale: guida, ricetta e tradizioni italiane

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Ricetta proposta da
Tiziana Colombo

Pubblicato il
28/01/2021 alle 13:54

ciccioli
Ricette per intolleranti, Cucina Italiana
Ricette senza glutine
Ricette senza lattosio
preparazione
Preparazione: 00 ore 15 min
cottura
Cottura: 02 ore 00 min
dosi
Ingredienti per: 4 persone
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4.5/5 (6 Recensioni)

Ciccioli di maiale: la ricetta tradizionale e come prepararli

Se ami i sapori autentici della tradizione contadina italiana, i ciccioli di maiale rappresentano una chicca imperdibile: croccanti, saporiti e carichi di storia, sono un esempio virtuoso di cucina povera e di recupero. Nati durante la lavorazione del maiale per produrre lo strutto, questi piccoli bocconi raccontano la genialità delle famiglie rurali nell’utilizzare ogni parte dell’animale. Gustati da soli, magari con del pane rustico appena sfornato, oppure inseriti in ricette creative, i ciccioli portano in tavola un gusto deciso che conquista ancora oggi, anche nelle versioni moderne e gourmet.

Preparare i ciccioli fatti in casa richiede pazienza, ma è una vera soddisfazione: si usa il grasso del maiale, tagliato a cubetti e cotto lentamente fino a diventare dorato e friabile. Questo alimento tradizionale è perfetto sia come antipasto rustico, sia per impreziosire torte salate, pizze o fragranti focacce. E se cerchi altre idee per antipasti dal carattere unico, scopri anche la selezione di antipasti del nostro sito.

Curiosità: I ciccioli di maiale sono il simbolo di come la cucina tradizionale italiana riesca a trasformare ingredienti semplici e umili in autentiche prelibatezze da condividere. Vengono chiamati anche “le patatine del contadino” per la loro irresistibile croccantezza!

Oggi i ciccioli vengono rivisitati anche per piatti gourmet o proposti in abbinamento a formaggi tipici e conserve; sono amati dagli chef che vogliono portare sulle tavole un tocco di rusticità. Oltre a essere un comfort food per i nostalgici, rappresentano una scelta perfetta per chi ama i sapori intensi e genuini. Per altre ispirazioni golose, esplora anche la nostra raccolta di secondi piatti!

Ricetta ciccioli di maiale

Preparazione ciccioli di maiale

  • Tagliate il lardo fresco di maiale a fettine sottili e irregolari, evitando pezzi troppo spessi.
  • Mettete le fettine in una casseruola dal fondo spesso e aggiungete l’acqua.
  • Cuocete a fiamma molto bassa e mescolate spesso. Poco alla volta il grasso inizierà a sciogliersi e le fettine si ridurranno.
  • Proseguite la cottura fino a quando le fettine avranno perso buona parte del grasso e saranno diventate dorate.
  • Scolate i ciccioli dal grasso fuso con una schiumarola.
  • Pressateli ancora caldi per eliminare altro grasso e ottenere la forma sottile, irregolare e sfogliata tipica dei ciccioli.
  • Condite con sale e pepe e lasciate raffreddare prima di servirli.
  • Filtrate il grasso rimasto nella casseruola e raccoglietelo in un contenitore: raffreddandosi diventerà strutto.
Preparazione: 15 minuti
Cottura: circa 2 ore
Difficoltà: facile
Calorie: variabili secondo la resa finale

Ingredienti ciccioli di maiale

  • 300 g di lardo fresco di maiale con qualche parte carnosa e tagliato a fettine
  • 30 ml di acqua
  • 2 g di sale
  • 1 g di pepe nero macinato al momento.

I ciccioli di maiale sono le parti solide che restano dopo la cottura lenta del grasso suino durante la preparazione dello strutto. Il calore scioglie una parte del grasso, mentre piccoli frammenti di tessuto e parte carnosa si dorano. Una volta scolati possono essere pressati per eliminare altro grasso e poi conditi con sale, pepe o aromi secondo la tradizione locale. Per questo non tutti i ciccioli hanno la stessa forma: alcuni sono piccoli e friabili, altri più compatti e altri ancora vengono venduti in pezzi da tagliare.

La distinzione più utile è proprio questa: lo strutto è la parte grassa liquida che solidifica raffreddandosi, i ciccioli sono la parte solida. La lavorazione cambia da territorio a territorio e non esiste una ricetta unica per tutta Italia. Cambiano il tipo di grasso utilizzato, la presenza di parti carnose, la pressatura e gli aromi. È anche il motivo per cui termini come cicoli, friccioli, sgrisciuli o sossoli non vanno trattati come semplici errori di scrittura: in diversi territori raccontano vere tradizioni locali.

ciccioli

Cosa sono davvero i ciccioli

Dalla cottura del grasso allo strutto

Per capire cosa sono i ciccioli bisogna osservare ciò che accade durante la cottura del grasso. Con il calore una parte si fonde e diventa liquida. È la base dello strutto. I frammenti solidi rimasti perdono acqua e parte del grasso, si restringono e assumono un colore dorato o bruno.

La pressatura serve a far uscire altro grasso. Può essere leggera oppure più energica e incide molto sulla consistenza finale. Un cicciolo ben pressato tende a essere più asciutto e compatto; quando viene sbriciolato può diventare friabile e croccante. Le forme più morbide mantengono invece una quota maggiore di grasso.

Per questo è difficile dare un solo valore nutrizionale valido per ogni prodotto. Un cicciolo molto pressato non ha la stessa composizione di uno più morbido. Anche la quantità di parte carnosa cambia. È quindi più corretto leggere i valori riportati dal produttore quando si acquista un prodotto confezionato, invece di attribuire a tutti i ciccioli gli stessi numeri.

Errore da evitare
Non confondete ciccioli, lardo e strutto. Il lardo è un prodotto ricavato dal tessuto adiposo del maiale e può essere salato e stagionato; lo strutto è grasso fuso e poi raffreddato; i ciccioli sono la parte solida rimasta dalla fusione del grasso.

Ciccioli fritti, freschi, secchi e pressati

La ricerca online usa spesso espressioni come ciccioli fritti, ma nella lavorazione tradizionale non vengono necessariamente immersi in olio come una normale frittura. Cuociono a lungo mentre il loro stesso grasso si scioglie. Verso la fine della lavorazione la parte solida si trova quindi immersa nel grasso fuso e diventa dorata.

Anche le parole ciccioli freschi, ciccioli secchi e ciccioli pressati possono indicare prodotti diversi da un produttore all’altro. “Pressati” descrive abbastanza bene una fase della lavorazione; “secchi” e “freschi” vengono invece usati anche in senso commerciale. Conviene quindi osservare consistenza, forma e indicazioni riportate sulla confezione.

Non sono nemmeno un salume stagionato nel senso classico del termine. Possono trovarsi al banco dei salumi e derivano dalla lavorazione del maiale, ma il processo principale è la cottura e separazione dello strutto, non una lunga stagionatura.

I ciccioli nelle tradizioni regionali italiane

La parte più affascinante arriva quando ci si sposta sulla carta geografica. Le fonti regionali sui Prodotti Agroalimentari Tradizionali confermano che sotto il nome ciccioli convivono lavorazioni diverse. Per questo è meglio parlare di una famiglia di tradizioni piuttosto che cercare una sola ricetta nazionale.

ciccioli emilia romagna

Emilia-Romagna: ciccioli emiliani, modenesi e romagnoli

L’Emilia-Romagna è uno dei territori più legati ai ciccioli. La scheda regionale dei prodotti tradizionali descrive una lavorazione a base di carne e grasso suino, con cottura prolungata, pressatura, sale e aromi. La produzione è diffusa in più province ed è molto legata alle zone di Piacenza e Reggio Emilia.

I nomi cambiano anche all’interno della regione. Nella documentazione regionale compaiono termini locali come grassei, suprasè e sbrislon. Nelle ricerche sono molto frequenti anche ciccioli modenesi, ciccioli romagnoli e ciccioli bolognesi. Ciò che li unisce è il rapporto stretto con la lavorazione del maiale e con una cucina nella quale grasso, pane e polenta avevano un ruolo quotidiano.

I ciccioli sbriciolati possono entrare negli impasti oppure accompagnare antipasti e polenta. Per continuare il viaggio nella cucina emiliana si possono incontrare anche piatti come i calzagatti modenesi o i pisarei e fasò, che raccontano lo stesso mondo di ricette robuste, ingredienti semplici e cucina domestica.

ciccioli lombardi

Lombardia: ciccioli, ciccioli mantovani e greppole

In Lombardia è importante fare una precisazione. L’elenco regionale dei PAT registra separatamente ciccioli della provincia di Pavia, ciccioli mantovani e greppole. Non conviene quindi usare sempre “greppole” come semplice sinonimo dei ciccioli mantovani.

Questa distinzione è preziosa perché mostra quanto possa cambiare una preparazione anche all’interno della stessa regione. Forma, percentuale di parte magra, pressatura e consistenza possono creare prodotti con una propria identità. Nell’elenco lombardo compaiono perfino i ciccioli d’oca della Lomellina, ulteriore prova del fatto che la tecnica non è legata a una sola variante.

L’abbinamento più immediato resta la polenta. Non sorprende che prodotti nati durante la stagione fredda siano rimasti vicini a uno dei cibi più radicati nella cucina lombarda. La parte sapida e grassa dei ciccioli trova nella polenta un accompagnamento semplice, capace di assorbire e bilanciare il gusto.

Marche: cicoli, ciccioli e sgrisciuli

Nelle Marche la scheda regionale parla esplicitamente di cicoli, ciccioli o sgrisciuli e ne estende la tradizione all’intero territorio regionale. Tra le materie prime sono indicati lardo, pancetta e grasso perirenale o addominale, insieme a sale, pepe nero e alloro; può comparire anche il rosmarino.

Il risultato tradizionale viene descritto come asciutto e granuloso, con piccoli grumi bruno-dorati. Si possono mangiare da soli oppure utilizzare per dare sapore a schiacciate e crescie. È un esempio molto chiaro di come il cicciolo passi facilmente da alimento da mangiare in purezza a ingrediente per gli impasti.

Il legame con le crescie permette anche di capire quanto pane e lavorazione del maiale siano intrecciati nella cucina del Centro Italia. Sul sito trovate già la crescia di Pasqua: è una preparazione diversa, ma aiuta a conoscere una delle famiglie di lievitati più importanti della tradizione marchigiana.

ciccioli campani

Campania: perché si chiamano cicoli

In Campania la grafia cicoli non è un errore. Regione Campania documenta il prodotto con questo nome nelle zone di Mugnano del Cardinale e Quadrelle, in provincia di Avellino. Il grasso del maiale viene lavorato per ottenere la sugna; la parte solida rimasta, dopo la spremitura, forma i cicoli.

Qui il loro uso in cucina diventa ancora più evidente. Entrano nelle pizze e nelle torte rustiche e fanno parte di un patrimonio culinario che utilizza la sugna e i suoi derivati in moltissime preparazioni. Il casatiello tradizionale, per esempio, può comprendere cicoli insieme ai salumi.

Esiste inoltre una “cicola del Cilento”, lavorazione distinta che comprende anche carne cotta e finocchietto selvatico. È un buon esempio del motivo per cui non conviene mettere sotto una sola definizione tutti i prodotti campani che nascono dalla lavorazione del grasso suino.

Veneto e Toscana: sossoli e friccioli

In Veneto sono documentati i ciccioli della Val Leogra, chiamati anche sossoli. La tradizione vicentina parte dal grasso suino destinato allo strutto. Durante la cottura le parti solide diventano più scure e croccanti e vengono poi separate dal grasso liquido.

La Toscana ci porta invece verso i friccioli. Nell’elenco regionale dei prodotti tradizionali compare la “focaccia con i friccioli”, indicata anche come “ciaccia con i friccioli”. È proprio la famiglia di preparazioni cercata spesso come ciaccia coi ciccioli: i pezzetti entrano nell’impasto e trasformano un pane semplice in una preparazione ricca e rustica.

Questi esempi bastano per capire perché un elenco infinito di soprannomi regionali rischia di confondere. È più utile sapere quali lavorazioni sono documentate e in che modo entrano davvero nella cucina del territorio.

Te lo dico io
Quando trovate un nome locale che assomiglia a “ciccioli”, non date per scontato che indichi lo stesso prodotto. Guardate sempre come viene preparato: tipo di grasso, parte carnosa, cottura, pressatura e uso finale raccontano molto più del nome.

ciccioli veneti

Come si mangiano i ciccioli

I ciccioli di maiale si possono mangiare da soli in piccole quantità, ma la cucina regionale dimostra che danno il meglio quando incontrano pane, polenta e impasti. La loro sapidità permette di usarne pochi per dare molto gusto.

Sbriciolati su una polenta calda aggiungono una parte croccante. Negli impasti di pane, focacce e crescie distribuiscono piccoli punti saporiti. Le Marche li usano nelle crescie, la Toscana nella ciaccia con i friccioli, la Campania nelle torte rustiche e l’Emilia-Romagna li lega da tempo a focacce e polenta.

Se li servite come antipasto, accompagnateli con qualcosa che alleggerisca il boccone: pane semplice, verdure dal gusto leggermente amaro oppure sottaceti possono creare un buon contrasto. Non serve aggiungere molti altri ingredienti grassi, perché i ciccioli hanno già un gusto molto pieno.

Un’altra buona idea è usarli come ingrediente e non come portata principale. Pochi ciccioli sbriciolati possono completare una focaccia, una torta salata o una porzione di polenta senza rendere il piatto pesante.

ciccioli

Ciccioli e cucina inclusiva: cosa controllare

La ricetta casalinga proposta qui usa solo grasso di maiale fresco, acqua, sale e pepe. Non prevede quindi ingredienti a base di latte né farine. Per questo la preparazione base è senza lattosio e non contiene ingredienti con glutine.

Il discorso cambia quando si acquistano ciccioli già pronti. Aromi, miscele di spezie e altri ingredienti possono cambiare da produttore a produttore. Se il glutine o altri allergeni sono un problema, la scelta va fatta leggendo bene l’etichetta del prodotto acquistato.

Non è utile attribuire ai ciccioli indicazioni generiche valide per ogni esigenza alimentare. Cambiano la ricetta, gli aromi, la quantità consumata e il prodotto di partenza. È meglio partire dalla composizione reale di ciò che si porta in tavola.

Come conservare i ciccioli fatti in casa

I ciccioli casalinghi non vanno considerati un prodotto da conservare per settimane a temperatura ambiente. Dopo la preparazione lasciateli perdere il calore in eccesso, proteggeteli e trasferiteli in frigorifero senza lasciarli a lungo sul piano della cucina.

Per una preparazione domestica è prudente consumarli in tempi brevi. Le indicazioni generali del CREA ricordano che molti alimenti cotti o aperti vanno consumati entro pochi giorni e che il frigorifero deve lavorare intorno ai 4-5 °C. I prodotti confezionati fanno invece storia a sé: seguite sempre temperatura e data indicate dal produttore.

Se volete conservarli più a lungo, potete congelare piccole porzioni ben protette. Il Ministero della Salute indica per gli alimenti cotti congelati in casa tempi orientativi di uno o due mesi. Dopo lo scongelamento, però, la consistenza può risultare meno croccante rispetto al prodotto appena preparato.

Evitate invece di considerare il semplice sottovuoto domestico come un lasciapassare per tenere i ciccioli a temperatura ambiente. Il sottovuoto da solo non rende un alimento cotto stabile fuori dal frigorifero.

Domande sui ciccioli

Ciccioli e cicoli sono la stessa cosa?

Il termine “cicoli” viene usato davvero in alcune tradizioni regionali, soprattutto in Campania e nelle Marche. Può indicare prodotti della stessa famiglia dei ciccioli, ma ricette e lavorazioni locali non sono sempre identiche.

I ciccioli sono un salume?

Vengono spesso venduti insieme ai salumi, ma non sono un insaccato stagionato. Nascono soprattutto dalla cottura del grasso suino per ottenere lo strutto e dalla raccolta della parte solida rimasta.

Bisogna sgrassare i ciccioli comprati?

In genere i ciccioli venduti pronti hanno già subito la fase di scolatura o pressatura prevista dal produttore. Non occorre ripetere automaticamente l’operazione a casa. Se sono molto grassi, potete tamponarli leggermente o usarli in piccole quantità.

Perché alcuni ciccioli sono duri e altri morbidi?

Dipende dalla materia prima, dalla durata della cottura e soprattutto dalla quantità di grasso eliminata. Una pressatura più intensa tende a dare un prodotto più asciutto e compatto.

Come rendere croccanti i ciccioli?

Il punto più importante è la cottura lenta: il grasso deve uscire senza bruciare la parte solida. Se i ciccioli sono già pronti e hanno perso croccantezza, potete scaldarne una piccola quantità in forno per pochi minuti e servirli subito.

Che differenza c’è tra ciccioli e strutto?

Nascono dalla stessa lavorazione ma sono due prodotti diversi. Lo strutto è la parte grassa liquida che viene filtrata e poi solidifica raffreddandosi; i ciccioli sono i frammenti solidi che restano dopo la fusione e possono essere scolati e pressati.

Idee per antipasti ne abbiamo? Certo che si!

4.5/5 (6 Recensioni)
Riproduzione riservata

4 commenti su “Ciccioli di maiale: guida, ricetta e tradizioni italiane

  • Gio 11 Gen 2024 | gabriele ha detto:

    chiedo se i ciccioli del supermercato vanno sgrassati grazie

    • Dom 14 Gen 2024 | Tiziana Colombo ha detto:

      Gabriele so che quelli del supermercato sono già sgrassati. Ma chiedo al commesso del banco per sicurezza

  • Sab 26 Lug 2025 | Antonella ha detto:

    Per favore mi dai la ricetta della crescia con i ciccioli?

    • Lun 4 Ago 2025 | Colombo Tiziana ha detto:

      Ciao, ti lascio la ricetta che mi ha dato la mia amica Laura

      Ingredienti (per 2 crescie grandi)
      500 g farina 0
      15 g lievito di birra fresco (oppure 5 g secco)
      250 ml acqua tiepida
      50 g strutto (oppure olio evo, ma non è tradizionale)
      200 g ciccioli ben scolati e sminuzzati
      10 g sale
      1 cucchiaino di zucchero
      Pepe nero q.b. (facoltativo)

      Procedimento
      Attiva il lievito
      Sciogli il lievito e lo zucchero in un po’ di acqua tiepida. Lascia riposare 10 minuti finché inizia a fare schiuma.

      Impasto
      In una ciotola grande (o in planetaria), metti la farina, il lievito attivato, l’acqua restante e inizia a impastare. Aggiungi lo strutto (oppure olio), il sale e, se vuoi, una macinata di pepe.

      Incorpora i ciccioli
      Quando l’impasto è elastico e omogeneo, aggiungi i ciccioli tritati. Impasta ancora qualche minuto per distribuirli bene.

      Prima lievitazione
      Copri e lascia lievitare in luogo tiepido per circa 2 ore, fino al raddoppio.

      Forma le crescie
      Dividi l’impasto in due, forma due dischi o filoni alti circa 2 cm. Adagiali su teglie con carta forno.

      Seconda lievitazione
      Fai riposare un’altra ora coperti da un canovaccio.

      Cottura
      Cuoci in forno statico a 200°C per 30-35 minuti, finché la superficie è dorata e croccante.

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