Biscotti occhi di bue: tanta fragranza per una colazione sana

occhi di bue

La golosità sposa la salute con i biscotti occhi di bue

I biscotti occhi di bue sono deliziosi biscotti di pasta frolla farciti con marmellata, fragranti e ideali per addolcire i nostri pomeriggi e le nostre colazioni mattine. Questo biscotto, dal nome curioso che condivide quello delle uova preparate in padella, deve la sua origine proprio alla forma dell’occhio dell’omonimo animale, con la bontà di un biscotto largo e grande, tutto da mordere.

Ricetta senza glutine che promette successo a tavola dunque quella dei biscotti occhio di bue realizzati con farina di riso! Questa farina è consigliabile anche ai non celiaci, in quanto ricca di vitamina B, utile per chi soffre di problemi gastrointestinali di vario tipo. Una farina leggera e molto versatile, che garantisce diversi benefici per la salute, quindi ideale da sostituire alla farina comune.

È amore ogni giorno con i frollini a forma di cuore

Un altra versione romantica, tutta “love”, dei biscotti occhi di bue è quella dei frollini di mais alla confettura di more. La loro forma di cuore attira l’attenzione anche dei piccini, avvezzi purtroppo a consumare merendine preconfezionate zeppe di conservanti e coloranti senza essere pienamente coscienti di quanto nocive possano essere per la loro salute. Allora, perché non preferire anche per loro la genuinità a tavola?occhi di bue

La salute dipende anche e soprattutto dal cibo allora prendiamoci cura di noi con preparazioni anche belle da vedere che catturino anche la vista, oltre al palato. La dolcezza prende forma in questi biscottini ideali per tutte le occasioni 21…ogni giorno può essere ricco di passione ed ogni giorno dovremmo aggiungere un pizzico di fantasia e di amore anche a tavola.

Le farine alternative per la preparazione dei biscotti occhi di bue

Visto che la parola d’ordine deve essere sempre genuinità a tavola, chi gradisce questo tipo di biscotto ma preferisce l’impiego di altre farine altrettanto sane, leggere e senza glutine, potrà darsi alla realizzazione in cucina di tutte le versioni che abbiamo menzionato. Una cosa è certa: le farine alternative sono il trend del momento, e se così è qualche ragione deve pur esservi.

I biscotti occhi di bue son fatti con ingredienti semplici e genuini, rispettosi delle intolleranze alimentari e della scelta di prendersi cura della salute a tavola. In quest’ottica, si è sempre pensato alle rinunce, ma queste non sono necessarie se i cibi che scegliamo, pur golosi, sono realizzati con ingredienti sani, non trattati, nel rispetto del nostro benessere psico-fisico.

Ed ecco la ricetta degli Occhi di bue

 Ingredienti per 6 persone

  • 210 gr. di burro chiarificato
  • 210 gr. di zucchero di canna finissimo
  • 420 gr. farina di riso consentita
  • 5 uova
  • 8 gr. gomma di guar
  • Scorza grattugiata di un’arancia non trattata
  • Un pizzico di sale
  • Zucchero a velo consentito
  • Farina di riso finissima per lo spolvero
  • 300 gr. marmellata o confettura a vostro piacere consentita

Preparazione

Preparate la pasta frolla. Disponete il burro e lo zucchero in una terrina e lavorate con le mani velocemente; aggiungete poco per volta la farina di riso miscelata in precedenza con la gomma di guar e lavorare il tutto molto energicamente.

A questo punto unite le uova, la scorza d’arancia e amalgamate bene il tutto, incorporando man mano la farina ed il sale.

Impastate delicatamente per ottenere un composto omogeneo e compatto; una volta pronta la pasta frolla, datele la forma di un panetto basso, avvolgetela nella pellicola trasparente e ponetela in frigorifero per almeno 1 ora.

Riprendete la pasta frolla e lavoratela qualche minuto su una spianatoia, stendetela con il matterello fino allo spessore di circa 4-5 mm, con una rotella a punta bucate la frolla; prendete un coppa pasta diametro 6 cm, con una coppa pasta del diametro di 10 cm formate 30 cerchi e poneteli su una leccarda foderata con la carta forno.

Con l’impasto che avanza stendete un’altra sfoglia e ricavate altri 30 dischi dello stesso diametro, che andrete a forare al centro con una formina più piccola (4 cm di diametro).

Posizionate anche questi biscotti sulla leccarda e cuocete il tutto in forno preriscaldato a 180°, per 15 minuti. Appena la superficie sarà dorata, sfornateli e lasciateli raffreddare su una gratella.

Prendete ora i dischi interi e spalmatevi sopra la marmellata, avendo cura di metterne un po’ di più al centro.

Ricoprite infine con i biscotti forati e spolverizzate con abbondante zucchero a velo.

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


16-03-2019
Scritto da: Tiziana Colombo
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