Le Crepes al farro : ottima base per ricette dolci o salate

Crepes al farro

Una scelta per la tua salute: la farina di farro

Se cercate di mangiare il più sano possibile, sicuramente avrete letto molto riguardo i processi di raffinamento delle farine, spesso accusati di nuocere alla nostra salute. Ebbene, proprio la farina bianca di tipo 00 è quella generalmente indicata nelle ricette tradizionali per la preparazione delle crepes. La farina bianca è tuttavia spesso accusata d’essere portatrice di “calorie vuote”, tra le ragioni che hanno causato una diffusa obesità ed una tendenza generale alle patologie metaboliche. Senza affrontare in questa sede un discorso così ricco d’implicazioni, ci limitiamo a sottolineare quanto buona potrà essere una valida alternativa, ossia la farina al farro, ingrediente madre delle nostre crepes al farro.

Il farro è un cereale particolarmente resistente in natura e quindi per questo coltivato senza particolari apporti chimici o concimi, fatto che si traduce in una farina di ottima qualità e “pulita” da eventuali sostanze chimiche. Il consumo di questo tipo di farina ed i suoi derivati è consigliato a chi ha problemi di digestione del pane tradizionale, in quanto meno calorica e più leggera. Sottolineiamo tuttavia che il farro, in quanto cereale, contiene glutine e per tanto non è indicato per una dieta specifica per la celiachia.

Dolci o salate, a te la scelta con le crepes al farro!

Di cosa avete voglia oggi? Dolce o salato? In ogni caso preparare le crepes al farro sarà la scelta giusta. Le crepes, più di qualsiasi altra preparazione di base, si presta ottimamente sia alla realizzazione di pietanze salate che ad eccellenti dessert.

Per questo motivo la ricetta che segue rischia di diventare una delle vostre preferite, da appuntare e tenere sempre a portata di mano, per ogni occasione e perfino per ospiti dell’ultimo minuto… Noi, vi abbiamo avvertiti!

Crepes al farro

Ogni occasione è giusta per una buona crepe

Le crepes, dolci o salate che siano, si prestano a tantissime ricette. Cambiandone la farina, la composizione o la farcitura, potrete utilizzare le crepes per liberare la fantasia! Giusto qualche suggerimento che vi sia d’ispirazione: con le crepes non si sbaglia mai! Con le crepes al farro, ancora meglio.

Come antipasto? Magari con una bella farcitura di funghi oppure ricotta e spinaci oppure ancora, perché no, un buon ragù. Quel che preferite andrà bene! Come piatto unico? Una ricca porzione di crepes ben farcite sarà più che nutriente, a pranzo o a cena. E se le proponessimo dolci? A colazione, a merenda o come fine pasto, le crepes farcite a piacere con marmellata, crema o cacao, saranno un’irrinunciabile delizia.

Ed ecco la ricetta delle crepes al farro:

Ingredienti per 4 persone:

  • 100 gr. di farina di farro
  • 1 uovo
  • 1,9 dl di latte Accadi
  • 1 pizzico di sale
  • q.b. di olio extravergine d’oliva

Preparazione:

Sbattete in una coppetta l’uovo sgusciato ed unite la farina con un pizzico di sale. Versate il latte e frullate il tutto con un mixer ad immersione, fino a che il composto non appaia liscio e privo di grumi. Se il composto dovesse sembrarvi eccessivamente denso, versate qualche altra goccia di latte, andando a tentativi. Se, invece, dovesse restare troppo liquido, aggiungete un altro po’ di farina.

Coprite dunque il contenitore con l’impasto con della pellicola e lasciate il tutto a riposo per circa 30 minuti. Scaldate una padella (l’ideale sarebbe una crepiera con un diametro di 16 cm) e spennellatela con dell’olio. Quando sarà ben scaldata, sollevate la padella dal fuoco e versate una mestolata di pastella. Aiutatevi ruotando la padella con un gioco di polso o con l’apposito utensile in legno da crepiera per stendere l’impasto e renderlo sottile e tondeggiante.

Appoggiate quindi la padella sul fuoco ed attendente fino a che il bordo non tenda ad alzarsi. Appena la crepe si sarà dorata, giratela e terminate la cottura dall’altro lato. Rimuovetela dunque dal fuoco e ripetete l’operazione con le altre crepes fino ad esaurimento del composto.

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


05-02-2019
Scritto da: Tiziana Colombo
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