Panna cotta : un’alchimia di dolci sapori con pochissimi ingredienti

panna cotta

Il dolce al cucchiaio della nostra tradizione: la panna cotta

La panna cotta vanta una storia antichissima. Le sue origini sono controverse: alcuni ritengono che siano stati i francesi i primi a introdurlo nella loro gastronomia, altri gli ungheresi, altri ancora addirittura gli arabi. Una cosa è certa: l’arte di preparare una crema che possa avere un aspetto simile a quello di un budino, da gustare al cucchiaio, è approdata anche nel nostro paese, con gran successo.

Al limone, al lime, alla pesca e persino alla soia e allo zafferano. Davvero gli amanti dei dolci e della fantasia in cucina avranno da sbizzarrirsi nella preparazione di questa delizia al cucchiaio. La panna cotta è apprezzata da nord a sud e ben oltre i confini nazionali e viene servita con salse ai frutti di bosco, al caramello, al cioccolato e con frutta fresca di stagione di ogni genere, che variano anche in base a luogo in cui viene preparata.

Un dessert semplice dagli ingredienti semplici

Questo dessert è semplice, proprio come lo sono ingredienti che lo compongono. Chi ama gli agrumi, con il loro sapore acidulo e fresco, potrà provare due varianti di questo dessert davvero unici ed originali: quella al lime e quella al limone, agrumi questi troppo spesso erroneamente considerati la stessa cosa. Degna di nota è anche la variante allo zafferano, dal colore unico e inconfondibile.

La panna cotta al limone si fa veicolo di vitamina C, fibre e pectina. E’ sana e genuina, almeno tanto quanto lo è quella al lime, frutto esotico questo notoriamente considerato un brucia-grassi tutto naturale dall’elevato tenore in antiossidanti, ottimo come disintossicante e depurativo per il nostro organismo, un ingrediente questo, dunque, speciale per un dolce altrettanto speciale.

Tutto il sapore e il profumo dell’autunno nella panna cotta

Chi ama la frutta autunnale sa bene che dovrà approfittarne per tempo: questa frutta fa capolino nelle corte giornate degli ultimi mesi dell’anno per pochissimo tempo. Chi dunque intenda darsi alla preparazione della panna cotta come ricetta base da accompagnare ai frutti più amati dell’autunno dovrà assolutamente provare la panna cotta ai cachi. Un pieno di antiossidanti e di vitamina C tutto golosità.

Che la panna cotta si abbini con grande facilità proprio a tutto è facile da immaginare. Tuttavia, il contrasto di colori e di sapori che si ottiene preparando una particolare variante di questo dessert, più precisamente la panna cotta all’albicocca, questo lo si deve solo provare per capire. In questo caso, l’immaginazione deve dare spazio alla degustazione per un’esperienza sensoriale organolettica davvero unica

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.


08-09-2018
Scritto da: Tiziana Colombo
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