Allergia allo iodio: sintomi e diagnosi

Anche se lo iodio non è comunemente incluso nell’elenco degli allergeni, fare attenzione ai sintomi che può provocare in alcune persone è fondamentale, dal momento che permette di evitare problemi legati a eventuali choc anafilattici.

Questa ipersensibilità è molto rara, ma è comunque bene conoscerne i sintomi in quanto lo iodio, oltre che nel nostro corpo, è presente nelle tinture madri ma anche in alcuni alimenti, come per esempio il pesce e determinati tipi di latticini.

I sintomi dell’allergia allo iodio

Parlare dei sintomi dell’allergia allo iodio significa prima di tutto considerare i casi meno gravi, ossia le reazioni di tipo topico, come per esempio dermatiti da contatto e rash cutanei.

Se in seguito a un test ci si accorge di essere allergici a questo elemento, è fondamentale farlo presente in ospedale se si ha in programma un esame che prevede l’utilizzo dello iodio come mezzo di contrasto.

Il quadro che ho appena descritto rappresenta solo una parte dei sintomi dell’allergia allo iodio che, per quanto riguarda la sintomatologia, coinvolge tutto il corpo.

Quando, come nel caso delle TAC, non ci si limita a un contatto cutaneo, le reazioni possono aggravarsi notevolmente e uscire dall’ambito dello sfogo cutaneo.

In caso di ingestione, infatti, si può parlare di una sintomatologia che si concretizza con mal di pancia, vertigini, palpitazioni, nausea e difficoltà di respiro.

Come trattare i sintomi dell’allergia allo iodio

Essendo l’allergia allo iodio molto rara, può capitare di rendersi conto di soffrirne quando già i sintomi hanno fatto la loro comparsa.

Cosa bisogna fare in questi casi? Se la sintomatologia riguarda solo l’ambito cutaneo è necessario rivolgersi al proprio medico curante, che può prescrivere una crema a base di corticosteroidi per alleviare l’eruzione cutanea.

In casi più gravi, quando l’allergia allo iodio si manifesta tramite sintomi come le palpitazioni, il medico può intervenire somministrando farmaci come l’amiodarone, che permette di tenere sotto controllo gli episodi di fibrillazione.

Cosa si può dire invece sulla diagnosi? Che avviene tramite patch test, una procedura molto semplice che consiste nell’applicazione di cellette riempite con determinate sostanze sulla schiena del paziente.

Dopo circa 48 ore di permanenza delle suddette – lasso di tempo durante il quale il paziente non può lavarsi la schiena – si procede con il controllo della sintomatologia e, attraverso l’analisi dei pomfi, all’eventuale diagnosi dell’allergia allo iodio e alle altre sostanze inserite nelle cellette.

Tra gli alimenti che ne sono più ricchi troviamo oltre al sale, i pesci di mare ed i crostacei ma troviamo anche le uova, il latte vaccino e la carne

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