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Dal passato al presente: la radice di Rutabaga

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Articolo scritto da
Tiziana Colombo

Pubblicato il
23/09/2016 alle 08:49

radice di Rutabaga

Una radice dorata per cambiare i contorni d’inverno

La rutabaga può dare una svolta alla solita teglia di verdure: sotto la buccia spessa nasconde una polpa soda, dal gusto che ricorda la rapa ma lascia spazio a una dolcezza piacevole. Se vi incuriosisce e non sapete da dove cominciare, il forno è un buon primo passo. Bastano pezzi regolari, olio ed erbe per scoprire come cambia quando i bordi prendono colore.

A guardarla intera sembra un ortaggio poco disposto a farsi conoscere. Poi la tagliate, appare il giallo della polpa e già viene voglia di metterla in pentola. È proprio il tipo di verdura che trova posto nelle giornate fredde, tra una zuppa per la sera e un contorno da portare in tavola ancora caldo, con il cucchiaio da passarsi.

Consiglio della nonna
Per il primo assaggio cuocetene una parte da sola, con olio e poco sale. Aggiungete gli altri sapori dopo averla assaggiata: capirete meglio quanta dolcezza e quanta nota di cavolo porta nel piatto.

Non servono preparazioni lunghe o ingredienti difficili per darle spazio. Potete affiancarla a patate e carote, lasciarla a cubetti in una minestra oppure schiacciarla per un contorno morbido. Se vi piace conoscere le radici meno comuni, anche la pastinaca offre un bel confronto: ha forma, profumo e dolcezza diversi.

Il bello è partire da un gesto che conoscete già e cambiare un solo ingrediente. Per esempio, il purè di pastinaca mostra quanto una radice possa trovare posto accanto a un secondo senza restare sempre a pezzi. Con la rutabaga potrete cercare una consistenza simile, regolando il liquido sulla polpa cotta e ben scolata.

rutabaga al forno

Rutabaga: che sapore ha e come usarla in cucina

La rutabaga, detta anche rapa svedese o navone, è un ortaggio da radice della famiglia dei cavoli. Ha una parte commestibile tondeggiante, buccia robusta e polpa spesso gialla, più compatta di quella della rapa comune. Il gusto unisce una nota dolce a un richiamo al cavolo, che cambia secondo la varietà e la cottura. Potete usarla al forno, lessata, nelle zuppe o in un purè; se è tenera, si presta anche a un piccolo assaggio crudo, grattugiata fine. È una scelta pratica per variare i contorni nei mesi freddi senza dover imparare una preparazione da zero.

Per portarla in tavola scegliete esemplari sodi e pesanti rispetto alle dimensioni, lavateli e togliete la buccia prima di tagliare la polpa. I pezzi piccoli cuociono più in fretta, mentre quelli grandi richiedono più tempo perché il calore raggiunga il centro. In forno il gusto si concentra e i bordi possono dorare; con acqua o vapore la polpa si ammorbidisce senza formare una crosta. Patate, carote, timo e un poco di limone sono compagni facili da dosare. Al naturale è priva di glutine e lattosio: per mantenere queste qualità nel piatto contano anche i condimenti, il brodo e gli altri ingredienti aggiunti.

pure di rutabaga

Rutabaga e rapa: come distinguerle

La rutabaga appartiene alla specie Brassica napus, mentre la rapa comune appartiene a Brassica rapa. Sono ortaggi imparentati, ma non identici. Quando li confrontate sul tagliere, nella rapa svedese trovate in genere una polpa più densa e spesso gialla; molte rape comuni hanno invece un interno bianco. Il colore aiuta, ma da solo non basta a identificare tutte le varietà.

La buccia può avere zone giallastre e una parte superiore violacea. Anche le dimensioni cambiano, quindi non scegliete soltanto in base alla grandezza. In cucina, la differenza più utile è la consistenza: sostituire una rapa con il navone può richiedere un taglio più piccolo o una cottura più lunga. Controllate sempre il centro di un pezzo prima di spegnere il fuoco.

Non confondetela neppure con il cavolo rapa, del quale si mangia soprattutto il fusto ingrossato sopra il terreno. La parentela con i cavoli spiega invece bene il profumo della rutabaga: sotto la dolcezza resta una nota vegetale decisa. Se siete abituati a contorni molto delicati, cominciate mescolandola alle patate; potrete aumentare la sua presenza quando avrete capito quanto vi piace.

taglio della rutabaga

Scegliere e pulire la rapa svedese

La rutabaga è legata alle raccolte autunnali e alla cucina dei mesi freddi. La disponibilità cambia secondo la zona e la provenienza: dal fruttivendolo potete chiedere anche del navone o della rapa svedese. Cercate una radice soda e senza zone molli, con buccia integra e senza segni di marciume. Un esemplare pesante rispetto al volume è una scelta migliore di uno che sembra leggero e avvizzito.

Prima di sbucciarla, lavatela sotto acqua corrente e rimuovete la terra dalle piccole pieghe. Asciugatela, eliminate le estremità e create una base piatta da appoggiare al tagliere: così non rotola mentre lavorate. Togliete la buccia con un coltello adatto, procedendo a piccoli tagli controllati. Se la superficie è cerata, rimuovete anche tutto il rivestimento insieme alla buccia.

Dividete la polpa in fette e poi in pezzi di misura simile. Questo semplice accorgimento evita di avere cubetti già sfatti accanto ad altri ancora duri. Per il forno potete lasciare bocconi più grandi; per una zuppa veloce meglio dadi piccoli. Se trovate un interno molto legnoso, non aspettatevi che una cottura lunga lo trasformi in una crema liscia: la qualità di partenza conta quanto il procedimento.

Come cuocere la rutabaga senza coprirne il gusto

Per la cottura al forno, asciugate i pezzi, conditeli con olio e distribuiteli in un solo strato. Come punto di partenza potete usare un forno statico a 200 °C e controllare dopo circa 30 minuti: il tempo finale dipende dalla misura dei pezzi e dal forno. Girateli durante la cottura e aspettate che la forchetta entri facilmente. La superficie deve prendere colore, mentre l’interno resta morbido.

La lessatura è comoda quando volete schiacciare la polpa. Immergete i cubetti in acqua in leggero bollore e cominciate a controllarli dopo circa 20 minuti, proseguendo se il centro oppone resistenza. Scolateli bene prima di ridurli in purè: se resta troppa acqua, il contorno diventa lento. Aggiungete poi olio e poco liquido caldo alla volta, fermandovi quando raggiungete la consistenza che cercate.

Nelle zuppe la rutabaga può restare a dadini oppure essere frullata insieme alle altre verdure. Nel primo caso tagliatela abbastanza piccola da cuocere nei tempi della minestra; nel secondo tenete da parte un po’ di brodo e unitelo solo dopo aver frullato. La densità si corregge meglio alla fine. Per una teglia mista potete prendere spunto dalla pastinaca al forno, controllando però ogni ortaggio perché i tempi possono essere diversi.

Errore da evitare
Non riempite troppo la teglia. Quando i pezzi sono ammassati trattengono umidità e fanno fatica a dorare: meglio una teglia più larga o due infornate.

insalata di rutabaga

Abbinamenti, assaggio crudo e idee per servirla

Il lato dolce della rutabaga trova equilibrio con una nota acidula. Provate qualche goccia di limone sui pezzi arrostiti, aggiunta dopo la cottura, oppure un condimento leggero con aceto di mele. Versatene poco e assaggiate: deve dare freschezza, lasciando sentire la radice. Timo e rosmarino accompagnano il forno, mentre il prezzemolo aggiunto alla fine porta un profumo più fresco.

Con le patate ottenete un contorno dal gusto più morbido; con le carote accentuate la parte dolce. Accanto a un coniglio arrosto, la polpa schiacciata raccoglie bene il fondo di cottura. Per un piatto vegetale potete servirla con lenticchie e un cereale, tenendo distinti i pezzi invece di mescolare tutto: ogni boccone avrà una consistenza diversa.

Potete mangiare la rutabaga anche cruda quando la polpa è tenera, dopo averla lavata e sbucciata. Grattugiatela fine o ricavate fettine molto sottili e provatene una piccola quantità con mela e carota. Il taglio sottile rende l’assaggio più piacevole, ma non elimina le fibre dure di una radice legnosa. Se sotto i denti risulta tenace, destinate quella parte alla cottura e scegliete un esemplare più tenero per l’insalata.

Proprietà alimentari e cucina senza glutine e lattosio

La rutabaga apporta carboidrati, fibre e minerali, tra cui potassio, con pochi grassi al naturale. Il suo interesse a tavola sta anche nella possibilità di variare le verdure e le consistenze. Per orientarvi nelle scelte quotidiane potete consultare le Linee guida per una sana alimentazione del CREA: il valore del pasto dipende dall’insieme di alimenti, porzioni e abitudini, non da una sola radice.

La rutabaga fresca è naturalmente senza glutine. Per servirla a chi ha la celiachia, considerate però la preparazione completa: brodo pronto, salse e pangrattato possono cambiare l’idoneità del piatto. Usate prodotti adatti e lavorate con mani, utensili e piani puliti, evitando il contatto con briciole o farine con glutine. L’ABC della dieta del celiaco di AIC aiuta a distinguere gli alimenti permessi da quelli da controllare.

È anche priva di lattosio al naturale. Per un purè potete usare olio extravergine e acqua di cottura, oppure latte senza lattosio se volete un gusto più cremoso. Quest’ultimo contiene comunque le proteine del latte e non è una scelta adatta a chi è allergico al latte. Se aggiungete una bevanda vegetale, sceglietela non zuccherata e controllate gli ingredienti in base alle esigenze di chi mangerà con voi.

scelta della rutabaga

Conservare la rutabaga e recuperare gli avanzi

Tenete la radice intera e non lavata nel cassetto delle verdure, protetta da un sacchetto per alimenti. Se è fresca e integra, in frigorifero può conservarsi fino a circa tre settimane: controllatela durante questo periodo, perché le condizioni di partenza fanno la differenza. Lavate e tagliate soltanto la quantità che vi serve, quando possibile, per proteggere la polpa rimasta.

Per congelarla a cubetti, lavatela, sbucciatela e tagliatela, poi sbollentatela per 3 minuti. Raffreddatela subito in acqua e ghiaccio, scolatela e confezionatela in porzioni prima di metterla in freezer. Sono indicazioni specifiche riportate nella guida dell’Università dell’Illinois, in inglese, che descrive anche il congelamento della polpa già cotta e schiacciata.

Se a cena avanzano alcuni pezzi cotti, riponeteli presto in frigorifero in un contenitore chiuso. Potrete aggiungerli a una zuppa o schiacciarli per un piccolo contorno, usando solo il liquido necessario a scaldarli senza asciugarli. Basta poi un filo d’olio e qualche foglia di timo: quella radice dall’aspetto un po’ severo torna in tavola morbida, calda e pronta da raccogliere con il cucchiaio.

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