Gualtiero Marchesi: una grande testimonianza della cucina nel mondo

Gualtiero Marchesi MarcoMayer

Chi non conosceva Gualtiero Marchesi? Chiunque, amanti della buona cucina e non, ha sentito parlare di lui. Per chi non lo sapesse è lo chef che ha aiutato a diffondere i sapori della gastronomia italiana in giro per il mondo, e che purtroppo dal 26/12/17 ci ha lasciati all’età di 87 anni.

Riconosciuto internazionalmente come il fondatore della nuova cucina italiana, ha portato nel Bel paese la rivoluzione della nouvelle cuisine, creando uno stile completamente unico e personale della gastronomia nostrana, aprendo la strada a molti giovani chef contemporanei.

A testimonianza delle sue capacità, è stato omaggiato con una grande carrellata di premi italiani ed esteri. Eppure, Marchesi ha sempre prestato maggior attenzione alle critiche e agli elogi dei suoi clienti. Nonostante sia stato il primo chef italiano a ricevere tre stelle Michelin, nel 2008 decise di restituirle perché non aveva più intenzione di essere giudicato da una guida.

Un grande coraggio, dentro e fuori dalla cucina.

Ai fornelli sapeva essere un’artista, un rivoluzionario e un grande innovatore. Non a caso, lui stesso intendeva la cucina come una forma d’arte, facendosi ispirare anche dalle opere provenienti da altre discipline come la musica o la pittura. Una connessione sviluppata e confermata nel suo libro “Opere” in cui gastronomia e arte diventano un tutt’uno.

Per poter ottenere questa grande trasformazione della cucina italiana, ovviamente, Marchesi aveva una conoscenza profonda degli ingredienti, punto di partenza per creare piatti unici e per poter approfittare di poche materie prime essenziali con cui elaborare grandi pietanze. Tutto ciò è stato frutto non solo dell’intuizione e della sua creatività innata ma anche dello sforzo e di uno studio costante sin dai suoi primi passi nel ristorante “Mercato”, dove iniziò, fin da subito, a trasformare i grandi classici della cucina italiana.

Negli anni, libri, mostre, ricette hanno dimostrato non solo la sua professionalità ma anche il suo carattere sia come uomo che come insegnante dei giovani cuochi.

Lo dico per esperienza, già che ho avuto la fortuna di poterlo incontrare in diverse occasioni, avendo l’opportunità di conoscere anche la persona Gualtiero al di là del cuoco Marchesi. Fra i vari incontri che si sono succeduti nel tempo, sceglierei senza dubbio quella volta che mi invitò a cena. In quell’occasione, mi colpì molto sia la sua vasta esperienza sia la sua umiltà. Durante la cena, mi ha intrattenuto leggendomi il libro che ha scritto per la moglie. Alla fine del nostro incontro, decise di regalarmelo e mi raccontò la vita dei suoi figli, dei quali molti hanno seguito le orme del padre nel campo artistico.

Oltre ai fornelli, Marchesi aveva un grande amore per la musica, passione che condivideva con sua moglie, la pianista Antonietta Cassisa, scomparsa anche lei pochi mesi fa.

Un uomo di una grande cultura oltre di umiltà, ricordo che preferiva essere chiamato “cuoco” e non “chef”, parola con cui molti lo definivano ma che lui non amava troppo, nonostante la sua fama mondiale. Addirittura mi chiese anche un giudizio su un piatto che stava per inserire nella sua carta, un risotto mantecato al profumo di tartufi bianchi e neri. In questa e in altre occasioni ha dimostrato la sua stima per me e per il mio lavoro.

Gualtiero Marchesi ci ha lasciati, eppure se n’è andato lasciandoci un grande bagaglio. La sua testimonianza, le sue ricette, la sua forza saranno presenti per sempre nella storia italiana e nella gastronomia internazionale. Per confermare la sua grande influenza a livello mondiale, è stato girato “Gualtiero Marchesi the Great Italian”, un film sulla sua vita presentato già al Festival di Cannes e poi a New York. “Marchesi si nasce”, come diceva il titolo di un suo libro, e il suo “testamento gastronomico” continuerà a vivere per sempre.

Un abbraccio e un saluto di cuore, ciao Gualtiero!

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