Che cos’è il favismo? Eccovi tutte le risposte

Il termine favismo è una patologia metabolica genetica che colpisce più di 400 milioni di persone al mondo, con una frequenza più alta nelle popolazioni del bacino Mediterraneo, Medio Oriente, Asia e Africa.
La causa è la mutazione di un gene situato sul cromosoma X (per questo motivo gli uomini sono maggiormente colpiti dalla malattia, mentre le donne sono portatrici sane) che codifica per una particolare proteina: l’enzima glucosio-6 fosfato deidrogenasi (G6PD).
Questo enzima è importante per la protezione della membrana dei globuli rossi dai danni ossidativi causati da numerosi farmaci e sostanze. In particolare, nelle persone affette da favismo l’insufficiente attività di questo enzima si manifesta la distruzione dei globuli rossi (emolisi) e conseguente anemia e ittero.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO ha classificato in tutto il mondo cinque varianti di favismo per quantità di enzima G6PD e gli effetti che ne conseguono per la popolazione
È bene specificare che esistono 5 varianti fondamentali del deficit da G6PD, con diverso profilo clinico, che si differenziano a seconda di quanto l’attività enzimatica sia compromessa. In particolare, l’ anemia emolitica si manifesta a intermittenza e molto frequentemente nelle varianti più gravi, la I e la II, in cui l’attività enzimatica è molto bassa. Nella variante III, l’ anemia si scatena solo in seguito a esposizione di fattori scatenanti. Le varianti IV e V non hanno un quadro clinico rilevante.
I principali fattori scatenanti sono:
- alimentari: l’ingestione o inalazione di vapori derivanti da fave secche o fresche (da cui il nome favismo) e piselli, preparazioni erboristiche a base di Verbena.
- chimiche: naftalina, trinitrotoluene
- farmacologiche: in particolare si suddividono classi di farmaci con rischio sicuro di attacco emolitico e farmaci a rischio lieve. Appartengono alla prima classe alcuni antibiotici usati per il tratto gastroenterico e urinario( furazolidone, nitrofurantoina, sulfametoxazolo, acido nalidixico), antipiretici/antiinfiammatori (aspirina). Nella seconda classe troviamo svariati farmaci tra cui il paracetamolo (tachipirina).
Dopo l’esposizione ai fattori scatenanti, il paziente con favismo manifesta i seguenti sintomi:
- carnagione e sclere oculari (la parte bianca dell’occhio) giallastre
- urine scure
- nei casi gravi collasso cardiocircolatorio e rottura di circa il 50% dei globuli rossi
Per quanto riguarda l’ingestione di fave, è bene specificare che non sempre si manifesta nell’immediato una sintomatologia grave: a volte la crisi emolitica acuta si scatena dopo svariate assunzioni di fave nel corso degli anni. Per questo motivo, il fatto di aver ingerito questi legumi senza gravi conseguenze, non dimostra di non essere predisposti alla malattia.
La diagnosi del favismo è importante
Generalmente si decide di procedere con accertamenti medici in seguito a episodi emolitici evidenziati in famiglia o nel soggetto stesso (magari proprio a seguito di ingestione di fave o farmaci).
Il test più diffuso è un semplice prelievo di sangue in cui si analizzano parametri che escludono patologie con sintomi simili. In particolare:
- la conta dei globuli rossi per valutare una eventuale diminuzione del loro numero.
- Enzimi epatici come transaminasi, fosfatasi alcalina e gammaGT per escludere epatiti o altre patologie che provocano ittero
- Test di Coombs per valutare se l’anemia è di tipo autoimmune
Il possibile trattamento
Gli interventi medici in questo caso sono o successivi all’anemia (trasfusioni di sangue e rimozione della milza) oppure si basano principalmente sulla prevenzione (evitare fave, piselli e farmaci e altre sostanze a rischio).
Una pubblicazione recente sul Journal of dietary supplement (“The Protective Role of Anise Oil in Oxidative Stress and Genotoxicity Produced in Favism”) evidenzia gli effetti preventivi dell’estratto di Pimpinella anisum (una pianta dalle note aromatiche simili a finocchietto, liquirizia e anice) sia sulla diminuzione di emoglobina, ematocrito, glucosio 6P deidrogenasi, transaminasi e proteine totali, sia sull’aumento di bilirubina e fosfatasi alcalina causati dal favismo.
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