Il glogg, il particolare vin brulé della Scandinavia
Glogg, un vin brulè ancora più aromatico del solito
Il glogg è una ricetta originaria della Scandinavia che ha molto in comune con il nostro vin brulè. Anche l’etimologia è simile: “glogg” è la contrazione di “glodgat vin”, ovvero vino caldo; “vin brulè” significa invece “vino bruciato”. La ricetta è comunque abbastanza diversa. Le differenze principali sono due: nel glogg non di rado si aggiunge almeno un super alcolico, inoltre il ruolo delle spezie è più importante, sia in termini di abbondanza che di varietà. Nello specifico del glogg che vi presento oggi si segnala la presenza della vodka e di ben tre spezie. Inoltre la bevanda è guarnita anche con elementi croccanti, come le mandorle.
Al netto di queste differenze, il glogg non è affatto difficile da realizzare. L’unica sfida è rappresentata proprio dalla fase di riscaldamento del composto, che è sempre a rischio di essere carbonizzato. Fondamentale è evitare l’ebollizione e mantenere la fiamma a un livello basso. Il glogg, esattamente come il nostro vin brulè, dà il meglio di sé quando viene servito caldo, infatti è consumato principalmente durante il periodo invernale o natalizio.
Ricetta glogg
Preparazione glogg
Per preparare il glogg iniziate sbucciando lo zenzero e riducendolo a fette abbastanza sottili. In un pentolino versate il vino, le spezie, la scorza d’arancia e lo zucchero. Accendete a fiamma media e scaldate il tutto per 5-7 minuti, mescolando di tanto in tanto per favorire lo scioglimento dello zucchero.
Quando lo zucchero si è ormai sciolto, abbassate il fuoco e proseguite la cottura per 30 minuti, evitando però che il composto vada in ebollizione, o che si attacchi sul fondo del pentolino.
Poi integrate la vodka e proseguite per altri 10 minuti, sempre a fiamma bassa, mescolando con maggiore frequenza. Filtrate la bevanda e servitela calda, guarnendo con mandorle sgusciate e uva passa.
Ingredienti glogg
- 1 lt. di vino rosso secco
- 1 dl. di vodka
- 75 gr. zucchero di canna
- buccia di mezza arancia
- un pezzettino di zenzero
- una stecca di cannella
- mezzo cucchiaino di cardamomo in polvere
- 1 stella d’anice
- 4/5 chiodi di garofano
- 25 gr. di uvetta sultanina
- 25 gr. di mandorle.
Un focus sulla vodka
La vodka gioca un ruolo importante nella ricetta del glogg. In primo luogo ne aumenta il tasso alcolico. La vodka di per sé ha 40 gradi, dunque se si considera che ne utilizza un intero decilitro per ogni litro di vino è facile intuire l’impatto sulla bevanda. Lato sapore, invece, la vodka agisce sottotraccia senza interferire più di tanto, d’altronde se ne utilizza una versione liscia, priva di aromi particolari. Sia chiaro, nessuno vi vieta di utilizzare prodotti diversi, tali da modificare anche il sapore del glogg. In questo caso, però, vi consiglio una vodka agli agrumi, che possa interagire bene con la scorza di arancia, un altro ingrediente fondamentale di questa ricetta.
Nondimeno, vi consiglio di scegliere con cura il brand. Per quanto il sapore è del tutto neutro, le differenze tra un brand e l’altro si avvertono. Non fate l’errore di considerare la vodka come un ingrediente di contorno, un ruolo che in effetti ricopre in altre preparazioni.
Quale zucchero utilizzare nel glogg?
Una componente fondamentale del glogg, proprio come accade per il vin brulè tradizionale, è lo zucchero. Lo zucchero contribuisce ad arricchire il vino, conferendogli quella dolcezza necessaria a trasformarlo in bevanda “invernale”. Il primo aspetto da tener presente è la dose. Lo zucchero non deve essere presente in dosi massicce, in particolare dovreste utilizzarne 75 grammi ogni litro di vino. Il secondo aspetto riguarda invece la tipologia.
Di zuccheri ce ne sono tanti: bianchi, bruni, semolati, fini ed extrafini. Per l’occasione, vi consiglio di andare sul sicuro e di optare per lo zucchero semolato bianco. Semolato perché, per quanto possa sembrare strane, si scioglie meglio rispetto allo zucchero fine. Inoltre è meglio lo zucchero bianco perché quello bruno produrrebbe effetti collaterali tutt’altro che gradevoli. Il riferimento è ai residui di melassa che apportano sentori di caramello, che stonano per definizione con il sapore acidulo del vino.

Quali aromi usare per il glogg?
Tra le peculiarità del glogg, almeno rispetto al “nostro” vin brulè, vi è l’assoluta centralità delle spezie. Queste non solo esercitano un peso specifico maggiore, ma sono anche molto varie. Il vin brulè richiede solo i chiodi di garofano e la cannella, il glogg invece suggerisce anche l’impiego di anice, zenzero e cardamomo. Ogni spezia contribuisce a modo suo a valorizzare la bevanda. La cannella aggiunge un tocco dolce, i chiodi di garofano una nota esotica e delicata, mentre l’anice aggiunge ulteriore dolcezza e dei sentori “erbosi”. Il cardamomo poi garantisce note floreali, infine lo zenzero si impone con il suo sentore pungente.
Alcuni potrebbero storcere il naso di fronte a una tale abbondanza di spezie. Tuttavia è bene specificare che questa è solo una delle tante versioni di glogg che si trovano in giro. In realtà potete esercitare un certo margine di discrezione in merito alle spezie, togliendone qualcuna e inserendone altre.
Il contributo della mandorle
Un’altra peculiarità del glogg è la guarnizione, che è piuttosto abbondante. Essa è data dall’uva passa e dalle mandorle, che vengono tuffate nella bevanda. L’uva passa garantisce un’ulteriore dolcezza e una forte componente zuccherina. Le mandorle, invece, garantiscono maggiore corpo e un sapore unico. Ovviamente vanno sgusciate prima di essere inserite nel glogg. Vale la pena parlare delle mandorle, che cambiano più di ogni altro ingrediente il volto di questa versione scandinava del vin brulè. Per esempio pochi sanno che le mandorle, se consumate con moderazione, fanno bene alla salute.
Il riferimento è all’abbondanza di antiossidanti, presenti anche sotto forma di vitamina E, come anche di grassi benefici, che aumentano l’apporto calorico ma impattano in modo positivo sulla salute del cuore. Si segnala poi una certa abbondanza di sali minerali, tra cui spiccano fosforo, magnesio, potassio e manganese.
Ricette di bevande ne abbiamo? Certo che si!
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