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Dragoncello o estragone: come usarlo in cucina, come coltivarlo e con cosa sta bene

dragoncello o estragone

Un mazzetto di dragoncello cambia subito il profumo dei piatti

Il dragoncello (detto anche estragone) è una delle erbette che, appena la triti, ti fa venire voglia di apparecchiare. Ha un profumo tra anice e sedano, fresco e “verde”, e in cucina basta pochissimo per dare personalità a uova, pollo, pesce, patate e salse.

È amatissimo nella cucina francese, ma in Italia ha una storia bella viva, soprattutto in Toscana. E non serve essere chef: ti spiego come sceglierlo, come usarlo senza coprire tutto, come conservarlo e anche come tenerne una piantina sul balcone.

La dritta “da cucina”: se è la prima volta che lo usi, parti con poco. Il dragoncello è come un profumo: meglio aggiungerne ancora alla fine, che esagerare subito.

Se cucini per intolleranti, qui vai serena: il dragoncello è un’erba, quindi è naturalmente senza glutine e senza lattosio. Il punto è solo scegliere bene gli altri ingredienti con cui lo abbini (salse, yogurt, maionese, ecc.).

E poi c’è una cosa che mi piace tanto: quando il piatto è semplice (uova, patate, pollo alla piastra), il dragoncello ti regala quella sensazione “da bistrot” senza complicarti la vita.

Per altri profumi di spezie ed erbette da usare in modo furbo, puoi leggere anche questa pagina sul cardamomo e la guida alle ricette senza glutine e senza lattosio.

Dragoncello: guida completa per sceglierlo e usarlo bene

In breve:
• Che cos’è: un’erba perenne dal profumo tra anice e sedano.
• Come si usa: soprattutto fresco, tritato fine, aggiunto a fine cottura o nelle salse fredde.
• Quanto metterne: poco, poi assaggi e aggiungi.
• Con cosa sta bene: uova, pollo, pesce, patate, pomodori, ricotta e formaggi freschi.
• Per chi è adatto: perfetto anche per cucina senza glutine e senza lattosio (dipende dalla ricetta).
• Cosa ricordare: se lo scaldi troppo a lungo, perde profumo.

dragoncello o estragone

Che cos’è il dragoncello e come riconoscerlo

Il dragoncello si chiama Artemisia dracunculus ed è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asteracee. Fa foglie strette e lunghe, di un verde scuro vivo, con un profumo subito evidente se le strofini tra le dita.

In buone condizioni può arrivare a circa un metro, con fusti eretti e ramificati. In estate può fare piccoli fiori gialli, ma nelle varietà più “da cucina” i semi validi sono rari: per questo spesso si moltiplica dividendo i cespi o con talee.

Il nome richiama il “piccolo drago”: in tante tradizioni popolari si racconta che fosse un’erba utile contro i morsi di animali velenosi, e nei giardini dei monasteri era considerata una pianta “da tenere”.

Se vuoi una lettura di base e ordinata su coltivazione e descrizione botanica, puoi approfondire qui: scheda sul dragoncello (Agraria.org).

Storia e cucina: Francia e Toscana, due modi di amarlo

Il dragoncello arriva in Europa occidentale nel Medioevo, portato lungo rotte di scambi e viaggi. In Italia si diffonde presto, e in Toscana trova terreno e abitudini perfette: è lì che diventa un’erba “di casa” per salse e carni.

In Francia, invece, entra nel gruppo delle fines herbes insieme a cerfoglio, erba cipollina e prezzemolo. È il profumo tipico di omelette, salse eleganti e piatti leggeri ma pieni di gusto.

La cosa bella è che questi due mondi si parlano benissimo: anche una semplice insalata di patate può diventare “francese” con un cucchiaio di salsa allo yogurt e un trito fine di dragoncello.

E se ti piace l’idea di cucinare “a profumi”, tienilo come jolly: quando un piatto ti sembra piatto, spesso non serve più sale… serve un’erba fatta bene.

Quando aggiungerlo: nelle preparazioni calde, mettilo quasi alla fine. Nelle salse fredde, lascialo riposare 10 minuti: il profumo si “sveglia” e si sente meglio.

Dragoncello francese o russo: quale scegliere al supermercato o dal vivaio

Qui c’è un punto importante: non tutto l’estragone profuma allo stesso modo. Le due tipologie più comuni sono dragoncello francese e dragoncello russo.

Il francese è quello più ricercato in cucina: profumo più netto, più fine, più “pulito”. Di solito non si riproduce bene da seme, quindi lo trovi come piantina o come mazzetto fresco.

Il russo è più resistente e spesso cresce da seme senza problemi, ma il profumo è più tenue. Va benissimo se vuoi una pianta robusta, ma se l’obiettivo è cucinare “alla francese”, meglio puntare sul francese.

In pratica: se compri un mazzetto fresco e “non sa di niente”, non sei tu… è la varietà o la freschezza. Annusalo sempre, anche da chiuso: deve farsi sentire.

Che sapore ha e con cosa sta bene

Il sapore del dragoncello è fresco e deciso, con richiami di anice e sedano e una punta pepata. È un profumo che dà subito l’idea di cucina curata, anche se stai facendo la cosa più semplice del mondo.

Con le uova è un amore: omelette, strapazzate, uova sode ripiene. Con le carni bianche (pollo, tacchino, coniglio) funziona perché alleggerisce e profuma senza coprire.

Con pesce e frutti di mare sta benissimo se la cottura è dolce: cartoccio, forno, padella rapida. Sulle verdure (patate, asparagi, pomodori, insalate) ti aiuta a farle sembrare “finite”, complete.

E con i formaggi freschi (ricotta, caprino, spalmabili) è perfetto per creme, farciture e salse da cucchiaio.

Come usarlo in cucina: idee pratiche che sembrano ricette (ma sono semplici)

Non ti serve una ricetta lunga: ti basta una base e due mosse. Qui sotto trovi idee “da tutti i giorni”, pensate per essere rapide e adattabili anche a chi evita glutine o lattosio (basta scegliere ingredienti giusti).

1) Uova strapazzate profumate: fai le uova come sempre, spegni il fuoco e aggiungi dragoncello tritato e un filo d’olio. Se vuoi, una grattata di limone.

2) Insalata di patate furba: patate lesse, sale, olio, succo di limone e dragoncello. Se ti va, 2 cucchiai di yogurt senza lattosio per farla cremosa.

3) Pollo “da bistrot”: petto di pollo in padella, sale, limone, poi a fuoco spento dragoncello tritato. Con contorno di insalata o finocchi, sei a posto.

4) Pesce al cartoccio: merluzzo o orata con pomodorini, olio, limone e dragoncello. Cuoci e apri il cartoccio a tavola: profumo garantito.

5) Salsa veloce per verdure: ricotta (anche senza lattosio) + olio + sale + dragoncello tritato. Allunga con poca acqua se la vuoi più morbida.

6) Pomodori con “twist”: pomodori a fette, sale, olio, qualche goccia di aceto di vino bianco e dragoncello. Sembra una sciocchezza, ma cambia tutto.

Se vuoi fare una sola prova per capirlo davvero, parti dalle uova: sono il banco di prova perfetto perché l’erba si sente subito.

Errore comune: tritarlo troppo in anticipo e lasciarlo all’aria. Meglio tritare e usare subito, oppure tritare e coprire con pellicola a contatto.

conservazione dragoncello

Come conservarlo: fresco, in freezer, secco

Il dragoncello dà il meglio da fresco. Se hai un mazzetto, trattalo come un bouquet: accorcia i gambi, mettilo in un bicchiere con un dito d’acqua e copri le foglie con un sacchetto. In frigo dura più giorni.

Se vuoi salvarlo a lungo, il freezer è la strada più comoda: trita le foglie, mettile nei cubetti del ghiaccio con un filo d’olio e congela. Poi prendi un cubetto quando ti serve.

Se lo compri secco, usalo con mano leggera. È comodo, ma il profumo è più “piatto” rispetto al fresco. In quel caso, aggiungilo a fine cottura e non esagerare.Un’altra idea pratica è fare un burro al dragoncello (anche vegetale): mescoli, fai un cilindro nella carta forno, frigo e poi affetti quando serve.

Coltivarlo in vaso o in orto: la piantina che ti salva le salse

In vaso è comodissimo: gli dai luce e un terreno che scarichi bene l’acqua. Lui non ama i ristagni, quindi meglio un vaso con fori e uno strato di argilla sul fondo.

Sta bene al sole o in mezz’ombra luminosa. Se vivi in una zona fredda, in inverno proteggi la base con un po’ di pacciamatura: così la pianta riparte quando torna la bella stagione.

Per moltiplicarlo, il metodo più semplice è dividere il cespo: ne prendi una porzione con radici sane e la sposti in un vaso nuovo. Anche la talea funziona bene se la metti in un terriccio leggero e umido.Raccogli le foglie quando la pianta è in forma, e non “rasarla” tutta insieme: meglio prendere un po’ per volta, così continua a crescere.

Attenzioni: quando è meglio non esagerare

Usato in cucina, in piccole dosi, il dragoncello è di solito ben tollerato. Le attenzioni servono soprattutto quando si usano forme molto concentrate (infusi molto carichi, estratti, olio essenziale).

In gravidanza e allattamento, meglio non farne un uso quotidiano in tazze e tazze di tisane: come condimento nel piatto, ogni tanto, in genere non è un problema, ma se hai dubbi chiedi al medico.

Se prendi farmaci che fluidificano il sangue, oppure hai allergie alle Asteracee (come camomilla e affini), vai con cautela e osserva come reagisci.L’olio essenziale è un mondo a parte: è molto concentrato. Non usarlo “a occhio” in fai-da-te, soprattutto se in casa ci sono bambini.

In caso di dubbio: se vuoi usare il dragoncello come tisana o in estratti, parla con un professionista. In cucina, invece, resta un condimento: poco e spesso basta.

aneto

Con cosa sostituirlo se non ce l’hai

Il dragoncello ha un profumo unico, però puoi avvicinarti con piccoli trucchi. Se ti serve nelle uova o nelle salse “alla francese”, prova con erba cipollina e cerfoglio (se lo trovi).

Su pesce e patate, l’aneto è un buon piano B: cambia il profumo, ma resta fresco e adatto. Se vuoi richiamare la nota anisata, puoi usare un’idea semplice: prezzemolo + una puntina di semi di finocchio pestati.

Se stai facendo una salsa fredda, anche menta (poca) e prezzemolo possono dare vivacità, ma lì il risultato diventa un’altra cosa: va benissimo, basta saperlo.Il trucco finale è assaggiare: quando cambi erba, cambia anche la “forza” del profumo. Parti piano e aggiusta strada facendo.

FAQ sul dragoncello

Dragoncello ed estragone sono la stessa cosa?

Sì. “Estragone” è il nome più usato in cucina, “dragoncello” è quello più comune negli orti e nelle schede botaniche: parliamo della stessa erba.

Si usa meglio fresco o secco?

Fresco, quando puoi. Il secco è comodo, ma il profumo è meno vivo. Se usi il secco, mettilo alla fine e non esagerare.

Posso metterlo in cottura lunga, tipo ragù o sughi?

Puoi, ma rischi di perdere gran parte del profumo. Se vuoi sentirlo, meglio aggiungerlo negli ultimi minuti o direttamente nel piatto.

Come lo conservo in frigo senza farlo appassire?

Mettilo in un bicchiere con un dito d’acqua e copri le foglie con un sacchetto. Oppure avvolgi il mazzetto in carta leggermente umida e poi in un sacchetto.

Posso congelarlo?

Sì, ed è anche praticissimo: trita le foglie, mettile nei cubetti del ghiaccio con un filo d’olio, congela e usa un cubetto quando ti serve.

Sta bene con il limone?

Sì, soprattutto con pollo, pesce e salse fredde. Limone + dragoncello è una coppia pulita e profumata.

Ricette con erbe aromatiche ne abbiamo? Certo che si!

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