Granita di fragole, viva l’estate! Rinfrescante

granita di fragole

Granita, una gustosa alleata contro il caldo!

Granita di fragole, viva l’estate! Rinfrescante. Le fragole, con il loro colore sgargiante ed il profumo intenso sono un vero e proprio invito per i golosi. Per quanto mi riguarda, una tira l’altra!  Sono buonissime servite anche da sole, ma perché non provare qualcosa di più rinfrescante ed estivo? Perché non una granita di fragole?

La mia è una ricetta semplice e fresca, per un dessert che farà venire a tutti l’acquolina in bocca.

Io ho due segreti: il primo è usare il lime per dare un pizzico di asprezza alle fragole ed esaltarne ancora di più la dolcezza, il secondo è interrompere il processo di congelamento per ottenere una consistenza cremosa e densa.

Il risultato? Una granita con vera frutta fresca, alla maniera siciliana.Non potrete più passare l’estate senza!

La granita di fragole, un dessert della tradizione siciliana

La granita siciliana è un mix perfetto: unisce la cremosità del gelato e la granulosità del sorbetto! Le sue origini risalgono alla dominazione araba, quando gli arabi importarono la ricetta dello sherbet, una bevanda tipica aromatizzata con succhi di frutta e petali di rosa.

L’evoluzione in granita avvenne nel Medioevo, quando si diffuse la professione dei “nivaroli”, in pratica erano uomini che d’inverno andavano a raccogliere la neve sull’Etna e si occupavano di conservarla per utilizzarla anche durante il resto dell’anno.

Per combattere la calura estiva, ne prendevano una ciotola e la ricoprivano di succo o di frutta sminuzzata. Piano piano la ricetta si perfezionò, tanto che la purea di frutta venne incorporata a questo rinfrescante dolce.

Oggi la possiamo gustare in mille varianti, ed è tradizione mangiarla a colazione, accompagnandola con una brioche tiepida e fragrante. Strano vero? Ma buono!

granita alle fragole

Fragole a volontà!

Le fragole sono tra i frutti più amati da grandi e bambini. Sapevate che il suo nome botanico è Fragraria Fresca? È un termine che deriva da come gli antichi romani chiamavano questo frutto così buono, “fragrans”, cioè profumato.

Oltre ad essere molto golose, vantano moltissime proprietà. Sono diuretiche, rinfrescanti, depurative e ricche di vitamine A, B1, B2 e C, fosforo, calcio, ferro e iodio, quest’ultimo è un minerale fondamentale per il funzionamento della tiroide.

Come se non bastasse sono ricche di fibre ed hanno un buon potere saziante, perciò sono uno spuntino ideale nelle diete ipocaloriche. Sono ricche di folati, una vitamina fondamentale per le donne in dolce attesa: la sua carenza può provocare forme di anemia ed altri problemi. Quindi potete farne vere e proprie scorpacciate!

Ed ecco la ricetta della Granita di fragole

Ingredienti per 4/6 persone

  • 600 gr. di fragole mature
  • 100 ml. di acqua
  • 1 cucchiaio di sciroppo alle fragole
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 3 cucchiai di succo di lime

Preparazione

Lavate e mondate le fragole, poi tagliatele a pezzetti e cospargetele con un cucchiaio di zucchero ed il succo del lime.

Mescolate il tutto e mettete da parte per circa 1 ora, in modo che le fragole si macerino.

Nel frattempo passate alla preparazione dello sciroppo: fate bollire l’acqua con due cucchiai di zucchero per circa 5 minuti, finché lo zucchero non sarà diventato quasi completamente trasparente. Lasciatelo freddare completamente.

Frullare le fragole macerate e passate la purea in un colino a maglie fini per eliminare sia i grumi che i semini.

Arrivati a questo punto versate la crema di fragole, lo sciroppo di zucchero e lo sciroppo di fragole in una terrina ed amalgamante il tutto.

Io vi consiglio di disporre il composto in un recipiente a bordi bassi, quindi mettetelo nel congelatore e mescolate ogni mezz’ora per circa 2 ore.

Questo passaggio, che può sembrarvi inutile, in realtà è necessario per far sì che la granita non si ghiacci completamente e rimanga cremosa e densa.

Infine servite la granita decorandola con qualche fragola fresca.

Buon appetito!

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Nota per l’intolleranza al nichel

Cosa s’intende per reattività al nichel e quali sono i sintomi correlati

Una delle condizioni cliniche sempre più comuni è proprio quella della reattività al nichel. Quest’ultima è stata riscontrata in molti soggetti, anche in Italia, e si riconosce grazie alle reazioni sistemiche e da contatto che la condizione può scaturire all’interno dell'organismo o sull’epidermide. L’elemento chimico in questione è contenuto in numerosi alimenti e oggetti che usiamo nella nostra quotidianità. Pertanto, non è facile starne alla larga e i sintomi correlati, alla sua assunzione o al contatto con esso, non possono essere sottovalutati. Nello specifico, la reattività al nichel non mostra segnali immediati, ma bensì ritardati. Infatti, dopo il consumo frequente di alimenti che lo contengono, la percentuale di questo metallo aumenta all’interno del corpo, provocando un’infiammazione che, però, può essere evitata grazie a una dieta a rotazione. I sintomi non sono uguali per tutti, ma solitamente si concretizzano in dermatiti (anche da contatto, dovuti ad esempio all’uso di accessori di bigiotteria), arrossamenti, pruriti cutanei ed eczema. Fino a poco tempo fa, si pensava che la sintomatologia riguardasse solo l’epidermide. Tuttavia, dopo recenti studi, si parla anche di Sindrome da Reazione Sistemica al Nichel (SNAS, Systemic Nickel Allergic Syndrome), che comprende tutti quei problemi sistemici che colpiscono l’apparato respiratorio e tanti altri organi.

Il trattamento da non sottovalutare

L’elemento di cui parliamo non è di per sé un veleno o un metallo nocivo, ma il corpo di coloro che soffrono di reattività al nichel lo percepisce come tale. Pertanto, come accennato, l’infiammazione da cibo può essere evitata grazie a una dieta a rotazione - elaborata successivamente alla diagnosi - che consiste nell’esclusione degli alimenti “colpevoli” solamente per alcuni giorni alla settimana, seguita dalla loro reintroduzione nei giorni successivi. Generalmente, si agisce evitando i cibi che contengono questo metallo in dosi più elevate. Tra questi troviamo i prodotti industriali preparati con grassi vegetali idrogenati e non (all’interno di essi è presente una notevole percentuale di solfato di nichel) e alcuni cereali, in particolare avena e mais. Anche grano saraceno, riso, frumento e miglio sono da tenere d’occhio quando si tratta di reattività al nichel. Infatti, contengono quest’ultimo in quantità inferiore e non preoccupante, ma la farina da essi ricavata può includerne dosi variabili e molte volte superiori a quelle consentite. È necessario prestare una maggiore attenzione a vegetali come asparagi, lenticchie, funghi, spinaci, pomodoro, pere, kiwi, frutta secca e semi oleosi (come ad esempio arachidi, mandorle e nocciole), ma anche al cioccolato. Il pesce e la carne in scatola possono essere consumati solamente nei giorni liberi dalle restrizioni dietetiche. In generale, per chi convive con la reattività al nichel, è utile ricordare che un alimento non è nocivo solo perché contiene questo metallo: lo diventa perché ne contiene troppo e perché si combina con altre sostanze che scatenano la reazione dell’organismo (es. grassi idrogenati usati nella produzione industriale).

Nota per celiaci o sensibili al glutine

Controllate sempre che gli ingredienti che adoperate per la preparazione delle vostre ricette siano adatti ai celiaci e alle persone sensibili al glutine. Verificatene la spiga sbarrata, la presenza sul Prontuario dell’AIC o le indicazioni sull’etichetta del produttore.

Nota per gli intolleranti al lattosio

Dalla nota ministeriale: E’ stata eliminata la dicitura “delattosato”, in quanto precedentemente associata alla dicitura “dietetico”. Si potrà usare al suo posto la dicitura senza lattosio per i prodotti lattiero caseari e per il latte con contenuto di lattosio inferiore a 0,1 g per 100 g o ml


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