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Associazione Italiana Celiachia: l’inchiesta di Report

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Articolo scritto da
Tiziana Colombo

Pubblicato il
11/11/2015 alle 13:58

Ass. Italiana Celiachia

Associazione Italiana Celiachia: l’inchiesta di Report. Il 19 ottobre è andata in onda nel corso del programma Report un’inchiesta dedicata ai prodotti alimentari per chi soffre di cattivo assorbimento del glutine. L’Associazione Italiana Celiachia, che raccoglie circa 55.000 persone affette da questa malattia, ha commentato ufficialmente il servizio.

Il diritto alla dieta salva la vita

L’inchiesta di Report ha portato alla luce come, in diversi casi, i prodotti alimentari senza glutine risultino caratterizzati dalla presenza di olio di palma e da un basso contenuto di fibre, sostanze essenziali per il benessere dell’organismo umano.

Sotto accusa è finito il decreto Veronesi, un provvedimento entrato in vigore nel 2001 che consente a chi soffre di celiachia di ricevere un rimborso spese per l’acquisto degli alimenti privi di glutine, molto più costosi in Italia rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea, dove le aziende italiane che producono alimenti che non contengono il complesso proteico incriminato esportano con grande frequenza.

L’Associazione Italiana Celiachia, attraverso la diramazione di un comunicato ufficiale, ha fatto chiarezza sulla cosa, ricordando come lo Stato copra finanziariamente solo il 35% del fabbisogno calorico dei soggetti affetti da celiachia, ai quali vengono forniti prodotti controllati con attenzione.

La dieta fondamentale per la vita sociale

Nel comunicato di risposta all’inchiesta di Report, l’Associazione Italiana Celiachia non ha solo sottolineato come la dieta rappresenti l’unica soluzione per tenere sotto controllo i sintomi della celiachia, ma ha anche posto l’accento sulla sua importanza nella costruzione di una vita sociale serena e soddisfacente, soprattutto in bambini e adolescenti, che possono sentirsi esclusi per via dell’impossibilità di mangiare come gli altri.

Attenzione è stata dedicata anche al nodo del maggior prezzo dei prodotti privi di glutine. Tale situazione, almeno in Italia, è dovuta al carico di costi relativi a ricerca e sviluppo. Sempre nelle righe del comunicato ufficiale AIC si parla dell’impegno costante orientato a evitare sprechi, obiettivo che passa dalla sensibilizzazione del consumatore finale e dal contenimento della spesa alimentare complessiva, che sfiora ogni anno i 215 milioni di euro.

Solo in questo modo, mettendo in primo piano anche la questione della sostenibilità finanziaria (il riso che è senza glutine, avendo un prezzo simile a quello normale, non viene infatti rimborsato), è possibile ottimizzare la filiera dei prodotti privi di glutine e tutelare davvero i consumatori che soffrono di celiachia.

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