Una giornata come tante altre, ma oggi voglio raccontervela

Una giornata come tante altre, ma oggi voglio raccontarvela. Non sono riuscita a chiudere occhio e la mia notte insonne ha maturato un’infinità di pensieri. Ho riflettuto su quanto dipendo emotivamente dalle persone che mi sono accanto, e su quanto questo sia sbagliato, tanto per me quanto per loro.

Ho riflettuto su quanto sia forte il mio bisogno di vivere accanto a coloro che amo giorno dopo giorno. Non in ogni singolo momento, certo, ma se almeno quel tanto che basta per potermi sentire in qualche modo amata e accettata incondizionatamente da qualcuno e amare e accettare incondizionatamente qualcuno.

Ho riflettuto sul perché la vita deve sempre chiudere i cerchi nel peggior modo possibile, e sul perché quando pensi di aver attraversato un deserto ed essere arrivata ad un’oasi di serenità scopri in realtà che si trattava solo di un miraggio, e che il deserto è di nuovo lì intorno a te, più ostile e immenso che mai e devi ricominciare il viaggio senza sapere se da qualche parte esiste per te una vera oasi.

Be’, immagino che queste siano riflessioni che prima o poi toccano a tutti… E in verità non oso nemmeno immaginare in quali pensieri si ritrovano ora moltissime delle persone che durante il terremoto in Cile o ad Haiti  hanno perso tutto ciò che avevano e si ritrovano a dover ricominciare daccapo un’intera vita… in molti casi anche privati delle persone care.

Per questo poi mi sento in colpa per i miei pensieri e le mie riflessioni, perché i miei problemi sono niente di fronte ai loro problemi. D’altronde, ognuno di noi – e lo so che suona orribile, e non voglio sembrare la persona egoista che pensa solo a sé e se ne frega del prossimo – ha la propria vita, e per quanto le preoccupazioni altrui possano essere – e sicuramente sono – molto più gravi e seri, alla fine sono sempre i nostri a sembrarci i più importanti… proprio perché sono i nostri.

E la vita è la nostra. E gli affetti sono i nostri. E il fatto che qualcuno se ne possa andare via ti fa mancare la terra sotto i piedi, e ti lascia un vuoto dentro che non riesci proprio a colmare con la ragione, per quanto questa ragione sia sacrosanta.

Ciò che più mi fa male, però, è il non essere riuscita ad essere lì nel momento del vero bisogno. Quello è il mio vero fallimento. Perché una persona che ti vuole bene riesce a farti ascoltare la sua voce. E non ti da modo né tempo né spazio di pensare che è necessario un cambiamento tanto radicale. Lotta con te. Ti sta vicino. Ti da un aiuto concreto. Non ti impone la sua volontà, quella no, mai. Ma si lascia ascoltare…

Mi sono lasciata tenere in disparte per il bene generale, rispettando decisioni su cui non ero per niente d’accordo, come faccio sempre, e ho cercato solo di esserci per qualcuno che aveva bisogno della mia presenza, del mio aiuto o quantomeno del mio consiglio. Non so se il mio amore,  la mia vicinanza, la mia mano, il mio sostegno valga qualcosa. Ma so che voglio lottare per qualcosa di prezioso. E so che non posso permettermi di perdere il sole che illumina le mie giornate. Perché senza sole…

 

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